Piani di Bobbio (1.650 m s.l.m. circa) – Arrampicata – Via Plaisir: difficoltà: 5b, 5c max – sviluppo 120 m – Esposizione OVEST – SUD OVEST
Non tutte le ciambelle riescono con il buco…
Partiamo di buon mattino sul primo tiro della Via Patrizia, sul versante sud dello Zucco Pesciola, e arrivati in sosta capiamo a malincuore che questa via non fa per noi: richiederebbe infatti quella cosa chiamata “allenamento” per non soffrire troppo sulle sezioni strapiombanti, anche se dotate di ottime prese 😀
Poi ci mettiamo anche del nostro, il percorso non è intuitivo e una protezione veloce posizionata nel punto sbagliato strozza la corda, aggiungendo ulteriore fatica e ragliate varie.
Ci guardiamo in faccia e decidiamo di scendere, visto che i tiri successivi ci immaginiamo cantino la stessa musica e questo era “solo” un 5c.
Siamo in tempo per non buttare la giornata e volendo stare al sole ci dirigiamo sul versante sud ovest del Barbisino, dove avevamo tre alternative, tutte poco documentate: Il Sorriso di Anna e due vie didattiche aperte dalla Scuola Guido della Torre, la via Classica e la Via Plaisir. Ci buttiamo su quest’ultima.
A fine articolo trovate le nostre considerazioni… diciamo che siamo riusciti a non sprecare questa bella domenica autunnale e soleggiata, ma poteva andarci meglio 😉
Avvicinamento
Siamo sul versante orografico destro del Vallone dei Camosci.
Come per la Via Gelida Pipata, da qualsiasi lato arriviate, si segue verso il rifugio Lecco e poco prima di raggiungerlo si prende a sinistra salendo verso l’arrivo dello skilift, con casetta finale in legno ben visibile a monte.
Arrivati alla casetta si prosegue su prato per poche decine di metri fino alle adiacenti pareti, dove si vedono brillare le targhette metalliche alla base della Plaisir (destra) e della Classica (sinistra).
Descrizione dei tiri
L1 – 5b/5c, 20 m – Salire le prime facili roccette sopra la sosta per poi traversare a destra, su roccia e erba, verso una placca compatta, che va salita con movimenti delicati e non scontati; al termine della placca uscire a destra e proseguire in verticale uscendo poi nuovamente verso destra (spit non visibile dal basso). Spostarsi a destra su cengia erbosa per un paio di metri fino alla sosta.
L2 – 5b, 35 m – Dalla sosta proseguire nel canalone di fronte: nella prima parte si alternano salti di roccia solida e cengette erbose, nella seconda parte la roccia diventa rotta e delicatissima, con presenza di detriti e molte cose che si muovono (massima attenzione!). Uscire a destra (spit non visibile dal basso) e proseguire fino alla sosta.
L3 – 4c, 15 m – A sinistra della sosta su un primo tratto verticale, per poi spostarsi decisamente a destra ed uscire sul pilastrino dove si trova la sosta. E’ possibile proseguire camminando su cengia erbosa fino alla base del salto di roccia successivo, dove si trova la sosta (quella di sinistra), intersecando il sentierino che poi ci consentirà di ridiscendere a valle.
L4 – 5a, 20 m – Dalla sosta alla base della parete salire dritti superando un risaltino per poi spostarsi a destra (spit non visibile dal basso) fino alla sosta, sul lato sinistro della parete che si vede dritta di fronte uscendo sul prato.
L5 – 5a, 40 m – Salire verticalmente i primi metri, poi spostarsi verso sinistra fino ad un diedro con andamento da sinistra a destra superato il quale, si devia nuovamente a sinistra superando una serie di brevi muretti fino ad arrivare alla sosta finale, in comune con “Il sorriso di Anna”, su due fittoni.
Discesa
Dalla sosta ci si cala per una 40ina di metri nel versante opposto a quello di salita: si vede sotto la cengia erbosa con il sentierino che, percorso verso destra (faccia a valle) permette di guadagnare una sorta di colletto da cui si può scendere di nuovo nel Vallone dei Camosci.
Giudizio
Non ce ne vogliano gli apritori e la Scuola Guido della Torre, di cui apprezziamo il lavoro e di cui leggiamo spesso le relazioni di salita… non possiamo considerarci degli estimatori di questa via, anche se sicuramente ve ne saranno.
Sicuramente bastanti le protezioni (fittoni), di alcune abbiamo faticato a comprendere la logica vuoi per scomodità vuoi perchè – forse nascendo come via didattica e sportiva – sono collocate in punti poco intuitivi, come a voler cercare “il passo” a discapito della logicità della salita. Questo ovviamente è solo il nostro punto di vista, di persone sicuramente più abituate a scalare su vie classiche (con il senno di poi forse avremmo dovuto scegliere, tra le due, la via “Classica”, ma è andata così).
Soprattutto il secondo tiro l’abbiamo trovato particolarmente sporco, con tratti di erba e roccia discutibile dalla metà in su che lo rendono oltre che poco godibile anche rischioso per chi non sia pratico di ravanage. Fortunatamente noi lo siamo 😀
Nella parte superiore, oltre la cengia, la qualità della roccia migliora decisamente; il primo e l’ultimo tiro della via, in generale, sono divertenti. Soste tutte da collegare.
Evidentemente questa giornata per noi è nata “storta”… avremmo potuto raddrizzarla andando a rimpinzarci di polenta e cervo dopo l’abbandono della Patrizia, ma siamo comunque contenti di non essere caduti in tentazione!
Di seguito, un box con un elenco delle vie ripetute in quest’area, per darvi eventuali rapide alternative da seguire.
– Via Comici / Cassin – Campelli
– Via Bramani – Pesciola
– Via Gasparotto – Pesciola
– Via Casari / Zecca – Pesciola
– Spigolo dei Bergamaschi – Pesciola
– Via Giovani Marmotte – Pesciola
– Cresta Ongania (invernale) – Pesciola
– Via La bella addormentata – Torre della Luna – Pesciola
– Via Don Lodovico (Spigolo del Prete) – Barbesino
– Via Bramani – Barbesino
– Via Gelida Pipata – Barbesino
– Via Normale – Torre Conica
– Via Ga.Mi.2 – Zucco di Pesciola
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