Via Giovani Marmotte – Zucco di Pesciola – breve ma bella!

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PIANI DI BOBBIO (LC) 1.660 m s.l.m. – ZUCCO DI PESCIOLA 2.092 m s.l.m. – Arrampicata – Via Giovani Marmotte – Difficoltà V obbl. – Sviluppo 120 m circa – Esposizione Nord

Weekend di meteo instabile quello appena trascorso e non è stato facile trovare un posto dove scalare in quota, con esposizione nord e senza prendere acqua.

Per fortuna, i Piani di Bobbio sono una riserva inesauribile di roccia fantastica e di vie ce ne sono un’infinità, anche se molte le abbiamo già percorse. Questa Giovani Marmotte ancora mancava all’appello, più che altro per il fatto che è composta da soli 4 tiri e quindi non copre un’intera giornata.

Però al suo termine, è comunque necessario percorrere l’ultimo tratto della cresta Ongania se si vuole arrivare in cima al Pesciola (in alternativa è possibile calarsi) e quindi ne abbiamo approfittato, visto che l’Ongania l’abbiamo fatta solo una volta in invernale molti anni fa.

La via è carina, su roccia quasi sempre ottima e con un paio di tiri particolarmente interessanti e divertenti, quindi vale sicuramente una ripetizione, anche se a nostro avviso nell’insieme è meno bella della Casari / Zecca che abbiamo eletto a nostra preferita 😉

Volendo calarsi, subito accanto all’attacco di Giovani Marmotte si trovano anche le vie Bagliori a Pechino sulla sinistra e Summertime sulla destra, entrambe un po’ più sostenute ma probabilmente altrettanto interessanti, che possono essere un buon modo di scalare ancora un po’ proseguendo la giornata.

Noi invece, giunti sulla vetta, abbiamo incontrato Anna che avevamo conosciuto sulla via Maffei al Cornone di Blumone e così siamo passati rapidamente in modalità “birra tutti insieme” al Rifugio Lecco 😛

AVVICINAMENTO

Raggiunti i piani di Bobbio (in questo 2026 gli impianti sono chiusi. Si può salire a piedi sia da Barzio sia da Valtorta. Noi abbiamo scelto quest’ultima), si risale dapprima verso il rifugio Lecco e successivamente si segue la strada che entra nel vallone dei Camosci.

Al primo bivio sulla destra (sentierino) si abbandona la strada e si scende nel vallone, per poi risalire sul lato opposto, puntando al secondo torrione partendo da destra della bastionata dello Zucco di Pesciola.

Alla base del torrione, guardando in alto, si individua un primo fittone resinato, posto sulla verticale di un diedrino appoggiato da cui si attacca la via.

DESCRIZIONE DEI TIRI

L1 – III / IV+ (30 m) – Dall’attacco salire per facili risalti fino ad un terrazzino erboso, poi attaccare la bella parete di sinistra rimanendo sulla verticale con bei passi nell’ultimo tratto fino ad uscire su erba. Rimontare un paio di blocchi fino alla sosta alla base della parete successiva (2 fittoni da collegare).

L2 – IV / III (25 m) – salire la placca lavorata sopra la sosta, poi la successiva con andamento da sinistra a destra fino alla sosta sotto ad un tetto (2 fittoni da collegare).

L3 – IV – V+ (sinistra) oppure VI (destra) (30 m) – spostarsi decisamente a destra in corrispondenza di una placca con limitrofo diedro; rimontare sulla placca poi scegliere se andare verso sinistra riportandosi sullo spigolo, con roccia molto proteggibile, oppure a destra (non sperimentato) sfruttando il diedro con passi evidentemente più difficili e parrebbe anche meno proteggibili.
La sosta è sempre composta da fittoni da collegare.

L4 – V / IV (30 m) – entrare a destra nello stretto camino e salire i primi due passi un po’ incastrati, per poi uscire subito a sinistra sullo spigolo, che si segue per qualche metro fino a spaccare poi sulla parete opposta del camino, a destra; da qui salire lo spigolo con ultima placchetta finale che porta in vetta.
Dove si spacca a sinistra è presente, sulla verticale, un vecchio chiodo che va ignorato.

Gabri sulla cima del secondo torrione

Proseguimento sulla Cresta Ongania

Dalla croce di vetta del secondo torrione bisogna scendere disarrampicando fino al sottostante intaglio e risalire sul torrione successivo, e così fino alla cima dello Zucco di Pesciola e alla sua Madonnina: anche sulla Cresta Ongania vi sono fittoni e soste, ma il percorso non è obbligato (IV max, spesso III).

Seguendo le tracce di sentiero potrete poi scegliere dove e come salire i vari risalti.

Noi questo tratto l’abbiamo percorso in conserva corta, ma vedete voi!

DISCESA

Giunti alla cima dello Zucco di Pesciola si prende l’evidente sentiero che conduce fino alla sottostante forcella, dalla quale scende il canale della Madonnina, che in pochi minuti vi riporterà alla base della parete.

GIUDIZIO

La via è molto carina, con il terzo e quarto tiro divertenti e caratteristici – soprattutto il quarto tiro con incastro in camino! – mai difficile o ostica. Potremmo definirla puro plaisir, con fittoni e rari chiodi comunque integrabili con protezioni veloci, soste comode e lunghezza dei tiri contenuta.

Essendo composta da soli quattro tiri, a qualcuno potrebbe giustamente restare una gran voglia di arrampicare ancora, anche perché la roccia è come di consueto assai meritevole.
Voglia che comunque può essere parzialmente placata dal fatto che, uscendo sulla vetta del secondo pilastro, per arrivare in cima allo Zucco di Pesciola bisogna per forza percorrere un pezzetto della Cresta Ongania.

Se invece l’idea è quella di fare una “cosa veloce” tra avvicinamento, via, cresta e discesa in doppia, sappiate che sarete al Rifugio Lecco per l’ora di pranzo 😉

Dopo la consueta Gallery vi raccontiamo cosa abbiamo scoperto con evidente ritardo sui Piani di Bobbio… la nostra ignoranza è ben lungi dall’essere colmata!


LO SAPEVATE CHE… 😀

I Piani di Bobbio devono il loro nome al fatto che, anticamente, questo altopiano era terreno di pascolo estivo per le mandrie di proprietà dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio, in Val Trebbia provincia di Piacenza, monastero benedettino e centro monastico antico e importantissimo.
Le mucche se ne facevano di strada per venire in villeggiatura 😀

I complessi calcarei qui presenti, come spesso accade per questo tipo di formazioni, nascondo tra l’altro parecchie grotte tra cui – per rimanere in tema con i ruminanti sopra citati – l’abisso dell Mucca Scivolona!

Speriamo di aver acceso la vostra curiosità e vi lasciamo il link per approfondire, con un bell’articolo di Lecco Today.

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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