Malga Cadino, Breno (BS) 1.800 m s.l.m. – Rifugio Tita Secchi 2.367 m s.l.m. – termine della via 2.800 m circa – Arrampicata – Spigolo Maffei – Difficoltà IV+ max, R2 – Sviluppo 450 m circa – Esposizione Ovest – Dislivello avvicinamento circa 600 m
Seppure il Gruppo dell’Adamello lo conosciamo abbastanza bene, sul Cornone di Blumone – che rappresenta i suoi confini meridionali – non c’eravamo mai stati, nonostante il nome buffo ci avesse spinti più volte a dare un’occhiata sulle mappe.
Il motivo è presto detto: è una discreta vasca da Milano in giornata! Però ripaga sin dal viaggio per arrivare al Passo Crocedomini (1.892 m s.l.m.), dove boschi e ampi verdi pascoli si distendono a perdita d’occhio. E’ un ambiente vagamente simile a quello della Presolana, che si trova sul versante opposto della Val Camonica, ma se quello è il mondo del calcare questo è quello del granito.
Inoltre il Cornone di Blumone domina con il suo profilo… il Lago della Vacca 😀 e chi ci conosce di persona sa quanto entrambi amiamo le mucche! Quindi, le premesse c’erano tutte per una bella giornata in un posto nuovo.
La via non è certo tra quelle che metteremmo nella nostra hit parade, ma – roccia a tratti discutibile a parte – ci siamo divertiti durante tutta la cavalcata, complice anche la buona compagnia di un’altra cordata che abbiamo conosciuto lì per lì (grazie!🍻), l’unica oltre alla nostra a proseguire sullo spigolo.
Inizialmente c’erano altri pretendenti, ma il primo tiro bagnato li ha fatti desistere😉.
L’idea iniziale sarebbe stata quella di fare la Via dei Pilastri Rossi, ben più sostenuta di questa che abbiamo scelto perchè il giorno prima uno dei due non era in forma smagliante e ci sarebbe dispiaciuto non toccare proprio roccia.
Dallo spigolo abbiamo avuto modo di osservarla bene: al di là del fatto che sembra bellissima e che con tutta probabilità la roccia è top, quello che non ci ha convinto e ci ha fatto pensare “forse abbiamo fatto bene” è il cengione detritico che divide in due la via, superato il quale supponiamo sia molto difficile ritirarsi (per qualsiasi ragione occorra farlo). O almeno così ci è sembrato osservando due climbers che hanno vagato a lungo su e giù per il cengione superato il primo zoccolo: se qualcuno che ci legge ha info in proposito sono graditissime… almeno sappiamo cosa aspettarci un domani!
AVVICINAMENTO
A circa 4 km dal Passo Crocedomini, che si raggiunge in auto lungo bellissime e strette strade di montagna, e a 5 km dalla Piana del Gaver si trova Malga Cadino, dove si può lasciare l’auto.
In alternativa, ma solo con auto adeguate, si possono percorrere i restanti 2,5 km di strada sterrata che da Malga Cadino arrivano fin sotto la Corna Bianca, dove c’è un piccolo parcheggio: se doveste trovarlo pieno, cosa possibile in alta stagione, sarà necessario tornare indietro e ripercorrere la strada a piedi 😉 Noi siamo stati fortunati e… mattinieri!
Da qui si segue il sentiero/mulattiera a tratti ottimamente lastricato che, passando alle pendici della Corna Bianca e delle Creste di Laione, porta al Passo della Vacca (2.361 m), da dove è visibile il Rifugio Tita Secchi, che si raggiunge.
Dal Rifugio bisogna traversare per prati verso Nord Est aggirando un piccolo laghetto tenendoselo a sinistra e puntando al già evidente spigolo, che si raggiunge risalendo un breve tratto di ghiaione. A sinistra dello spigolo Maffei, entrando qualche metro all’interno del canale, si rintraccia l’attacco originale della via con scritta “S.M.” alla base.

DESCRIZIONE DEI TIRI
Riportiamo il percorso da noi seguito, anche se certamente non è l’unico possibile e probabilmente stando più costantemente in spigolo si riesce ad arrampicare in modo più costante, su roccia di migliore fattura e probabilmente su gradi un po’ più sostenuti.
Noi abbiamo cercato di seguire la linea originale arrampicando un po’ ad istinto, ma le protezioni e le soste le abbiamo sempre trovate, quindi probabilmente non abbiamo sbagliato di molto 😉
Segnaliamo che la lunghezza dei tiri è sempre sopra i 35-40 m, ma non è necessariamente esatta nella relazione, in quanto non ricordiamo esattamente quanta corda avanzasse in ogni tiro.
- L1 – III / IV+ / II (55 m) – Dalla scritta S.M. salire la rampa/diedro in diagonale destra fino ad un terrazzino erboso, continuare quindi verso lo spigolo stando leggermente alla sua sinistra (chiodi) fino a quando diventa meno verticale. Sosta su spit con anello e chiodo dopo un breve tratto erboso.
- L2 – II / III (40 m) – Salire per facili rampe tra erba e placche appoggiate fino ad un muretto: superarlo e proseguire ancora qualche metro per erba fino alla sosta. Questo tiro e i successivi due si possono fare in conserva.
- L3 – II / I (40 m) – Superare il piccolo risalto, poi senza difficoltà camminare verso sinistra puntando sempre in questa direzione e salendo erba e roccette fino ad uno spit dove si può sostare.
- L4 – II / III (50 m) – Proseguire senza percorso obbligato superando brevi saltini rocciosi e muovendosi in leggera diagonale destra per ritornare verso lo spigolo fino a trovare la sosta su un terrazzo prima di un tratto più verticale.
- L5 – IV+ / III (40 m) – Si sale in un diedro in spigolo fino al primo chiodo, poi ci si sposta a sinistra e con un passo verticale con poche mani e si guadagna del terreno più appoggiato che si segue, spostandosi infine verso destra in direzione dello spigolo dove si trova la sosta.
- L6 – III / IV (50 m) – Noi ci siamo spostati a sinistra qualche metro per poi alzarci in verticale successivamente rientrando dopo alcuni metri verso lo spigolo, ma forse è più corretto partire da subito in spigolo (non sperimentato). Ad ogni modo si raggiunge una bella parete verticale che si sale fino alla base di un’evidente placca sotto la quale si sosta.
- L7 – IV / III / II (50 m) – Alzarsi e spostarsi a destra dello spigolo (esposto ma facile) fino a raggiungere la cima del torrione, quindi proseguire per terreno più facile fino ad un punto dove si trovano due chiodi vicini (volendo si può sostare). Traversare quindi a sinistra su esile cengia erbosa facendo molta attenzione alla roccia rotta fino alla sosta che si trova appena a sinistra di un diedro, dove riprende la parete.
- L8 – IV+ (45 m) – Salire nel diedro, spesso su roccia da verificare. Spostarsi poi leggermente a sinistra, quindi rientrare a destra raggiungendo una sosta con cordone. Qui noi abbiamo sbagliato e ci siamo spostati qualche metro a sinistra dove sembrava più facile, ma il terreno era orribile e si rompeva tutto, quindi probabilmente bisogna salire dritti per poi spostarsi a sinistra alla fine. Noi abbiamo sostato sotto una specie di pinna poco prima della fine della montagna dove si trova uno spit e si può integrare con friend.
- L9 – III (45 m) – Traversare a sinistra su piccola cengia sotto la pinna rocciosa, poi nel punto più agevole guadagnare la cresta che nel breve si allarga diventando una sorta di terrazzo. Sostare su spuntone dove siete comodi e dove la roccia è solida.
Si prosegue poi camminando fino alle pareti di cresta, si devia a destra su ghiaione prima di raggiungerle e si traversa fino ad una forcella, scendendo poi con qualche facile passo di disarrampicata nell’opposto versante, quello Nord Est, senza raggiungere il passo dritto di fronte.
DISCESA
Dopo essere scesi sul versante Nord Est bisogna seguire in diagonale sinistra il ghiaione (faccia a valle), fino a reperire la possibilità di abbassarsi ulteriormente e in modo semplice verso la traccia della Via Normale (bolli rossi e bianchi) che passa proprio lì sotto.
A questo punto seguendo la normale verso destra si può proseguire fino alla cima del Cornone di Blumone, oppure verso sinistra si rientra direttamente al Rifugio Tita Secchi, superando il Passo di Blumone e scendendo accanto al Lago della Vacca.

GIUDIZIO
A tutti gli effetti una salita alpinistica: seppur non si superi mai il IV grado (alcuni passi, la via è per lo più III per come l’abbiamo fatta noi, poi è complicabile a piacere) bisogna un po’ cercarsela, tentando di rimanere il più possibile sullo spigolo dove ci sono le protezioni costituite da vecchi chiodi e qualche spit, e dove vi è la possibilità di fare sosta (usando qualcosa già in loco e/o attrezzandosela su spuntoni o fessure).
Andare fuori via, anche di poco, significa ritrovarsi su roccia decisamente marcia e pericolosa, mentre sullo spigolo il granito è più affidabile anche se sempre da verificare con attenzione: il dubbio di esserci persi lo spigolo su qualche tratto lo abbiamo avuto, ma le protezioni le abbiamo sempre trovate. Per tutti i motivi suddetti non la consiglieremmo come prima esperienza di via lunga.
Friend e nut di tutte le misure oltre a cordini sono decisamente utili.
Qualche sezione divertente rende meno monotona la cavalcata, soprattutto nella parte più alta.
Più che l’arrampicata in sé merita il panorama, con lo specchio blu del Lago della Vacca alle spalle e una distesa infinita di verdi pascoli tutto intorno. Da qui si può poggiare lo sguardo su quasi tutta la bastionata ovest del Blumone (e anche sulle altre vie di arrampicata!)
Fermarsi al Rifugio Tita Secchi e comunicare su quale via si intende salire è senz’altro una buona idea, ovviamente ripassando al rientro per dare notizia del proprio arrivo e bersi una meritata birra 😉 Tra l’altro è un posto incantevole e da qui la discesa è agevole e veloce.
Disclaimer
Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.


































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