Colere (BG), Località Carbonera 1.050 m s.l.m. – Rifugio Albani 1.939 m s.l.m. – Spigolo Nord-Ovest Presolana 2.350 m s.l.m. – Via Castiglioni, Gilberti, Bramani – Difficoltà VI ( V+ obbl.) – Sviluppo 230 m circa
La seconda volta scalereccia in Presolana è andata meglio della prima (lo Spigolo Longo) ma anche a questo giro di giostra abbiamo tribolato un po’: la Regina si fa rispettare, non ti regala nulla!
La grandiosità dell’ambiente e la roccia molto bella, nonostante la fragilità intrinseca a questo tipo di calcare, sono una conferma; la bastionata nord poi è davvero imponente e stupisce sia stato possibile addomesticarla. Quella che abbiamo percorso noi è una via classica, aperta da tre grandi nomi dell’alpinismo nel lontano 1930 e dunque su gradi “umani”: ma accanto ci sono numerose vie più recenti, sportive e alpinistiche, ben più sostenute e da quello che abbiamo visto anche molto frequentate.
Peccato che molte di queste vie avessero come sosta di calata finale proprio la nostra, al termine dello spigolo, quindi anche stavolta non è mancata la ressa sul finale!
Un entusiasta Gabriele, una provata Erica e un abbastanza-terrorizzato-ma-ancora-sul-pezzo Andrea hanno comunque portato a casa, ancora una volta, la via, le corde e la pelle 😉 in ordine inverso di priorità.

A termine articolo trovate il nostro giudizio e qualche info dettagliata in più sulla via, così come scorrendo le foto con le relative didascalie.
Alla fine, stanchi morti e parecchio affamati, siamo stati amorevolmente accolti in qualità di ultimi clienti (strano!!!) dal Pub Pizzeria Nevada alla base degli impianti, che consigliamo vivamente per l’ottima cucina ma anche per la simpatia, che dopo una giornatona così certo non guasta!
AVVICINAMENTO
Si hanno due possibilità, parcheggiando a Colere (BG), in località Carbonera dove partono gli impianti.
La prima è quella per gente seria 😀 , ovvero salire a piedi seguendo il sentiero 402 prima lungo una strada forestale ripida poi con altrettanto ripido sentiero quasi fin sotto al Rifugio Albani, ovvero nei pressi di una sorta di nucleo di edifici abbandonati un tempo destinati ai minatori (2 ore e 30 circa); da qui si sale per traccia fino all’altopiano erboso sotto le pareti seguendo dei radi ometti.
La seconda possibilità è quella che abbiamo scelto noi, gente notoriamente poco seria 😛
Da Colere prendere prima gli impianti Colere-Malga Polzone poi la seggiovia Malga Polzone-Cima Bianca, dove si trova il Rifugio Chalet dell’Aquila. Sbarcati a quota 2.250 metri è il momento di mettersi a camminare… in discesa 😀 😀 lungo la strada sterrata che scende verso sud in direzione del Rifugio Albani: prima di raggiungerlo, sulla destra, si stacca un sentierino in salita che porta sopra l’ampio altopiano che si sviluppa alla base delle pareti nord della Presolana.
Si percorre l’altopiano dirigendosi verso le pareti, senza traccia e senza perdere quota, stando sul lato sinistro della dorsale di Cima Verde (ovvero dell’evidente e pendente dorsale erbosa che arriva fin sotto lo spigolo) fino ad una zona caratterizzata da un meraviglioso “pavimento” calcareo a onde, pianeggiante (vedere foto) e presso cui si ritrova qualche ometto.
Quasi sotto le pareti si stacca una traccia che risale la dorsale con qualche zig-zag (qualche cavetto metallico) fino a scavalcarla, quasi in corrispondenza dello spigolo: da qui siamo praticamente arrivati all’attacco, bisogna solo scendere un paio di metri in un intaglio dove parte la via (circa 30/40 minuti dal Rifugio Chalet dell’Aquila, con un dislivello di circa 150 m).
DESCRIZIONE DELLA VIA
- L1 – III+/III (50 m, 3 ch.) – Dalla selletta attaccare sulla destra dello spigolo cercando di seguire il più possibile la roccia ed evitando l’erba, continuando sempre in leggera diagonale destra fino ad incontrare una sosta intermedia.
Proseguire nella stessa direzione su terreno più appoggiato fino alla parete successiva dove si trova la sosta su chiodi. - L2 – IV (55 m, diversi chiodi e cordini) – Salire in verticale a destra della sosta per un paio di metri e poi seguire una sorta di diedro vegetato verso destra continuando poi su una rampa più facile sempre in quella direzione. Proseguire salendo un diedro più verticale in leggera direzione sinistra, poi per rampa più appoggiata fino alla sosta.
- L3 – IV / II (25 m, 1 cl.) – Salire il diedro con il sasso incastrato a sinistra della sosta (una piccola clessidra per proteggere), quindi proseguire per facili rampe verso sinistra fino ad una sosta intermedia e poi ad una cengia erbosa esposta che si attraversa fino ad incontrare la sosta, poco prima dello spigolo.
- L4 – IV / VI / V (35 m, 4 ch, 1 spit, 2 cl.) – Dalla sosta, alzarsi 1m e uscire poi a sinistra superando lo spigolo su roccia molto generosa e lavorata ma in massima esposizione (1 cl, 1 ch), salire in verticale e in leggera destra (spit) per poi proseguire proprio sul filo dello spigolo con primi passi atletici ma ben protetti da 3 chiodi (un po’ più facile stando a sinistra).
Uscire poi a sinistra e salire una placchetta (1 clessidra) uscendo su terrazzino dove si può sostare sullo spigolo (2 ch + eventuale friend). - L5 – V+ / VI+ (o V+/A0) / V (35 m, molti chiodi) – Tiro chiave a nostro avviso: seguire la lama ascendente verso sinistra con i piedi in placca fino ad una sosta (3 ch, volendo nel tiro precedente si può proseguire fino a qui).
Salire poi in verticale fino a sotto un tetto con ultimo passo difficile, piegare quindi a destra con passi delicati fino ad uscire in un punto più comodo. Risalire quindi in un diedro verticale (sosta intermedia ma scomoda), aggirare un masso da sinistra verso destra (sprotetto), uscire in traverso a destra su placca (2ch) e infine in verticale fino all’ottima sosta Raumer. - L6 – IV (30 m, 2ch, 1 spit) – Salire il facile camino a sinistra della sosta facendo sempre molta attenzione alla qualità della roccia spesso delicata e instabile. Si arriva sotto un tratto aggettante dove è possibile continuare dritti con un passo più verticale (attenzione: qui roccia molto molto instabile!) per poi proseguire in un altro facile diedro e uscire a destra alla sosta.
Dalla sosta finale volendo si può proseguire fino alla cima vera e propria, ma visto che noi ci siamo arrivati discretamente provati, abbiamo optato per la discesa diretta… oddio diretta è una parola grossa!

DISCESA
La discesa in doppia in questo caso richiede attenzione e presenza, soprattutto se non la si è mai fatta: il rischio incaglio corde è reale, così come quello di caduta massi. Noi abbiamo fatto così:
Dalla sosta finale
CALATA 1, breve, fino alla Sosta di L6 (20 m circa);
CALATA 2, fino al terrazzino di L3, dove si nota un masso a terra con targa metallica che indica la direzione corretta per le successive calate (calarsi dalla parte opposta è a serio rischio incaglio corde, altrimenti non si sarebbero sbattuti a mettere la targa! 50 m circa)
CALATA 3, fino ad una sosta attrezzata intermedia – qui ci si sono incrodate le corde durante il recupero 🙁
(50 m circa)
CALATA 4, fino all’attacco della via da dove siamo partiti (40 m circa)
CALATA 5, breve, fino alla base del ghiaione (15 m circa)
In questo modo tutte le soste utilizzate sono “soste ufficiali”, Raumer con anello di calata.
Dalla base del ghiaione si segue una traccia che riporta all’altopiano con gli ometti, che questa volta si seguono e per traccia permettono di raggiungere l’ex villaggio di minatori, abbandonato, limitrofo al Rifugio Albani. Da qui si segue ancora il sentiero in direzione opposta all’Albani (a meno che non vogliate rifocillarvi) fino a reperire le paline con indicazione per Colere-Carbonera.
A questo punto si scende ripidamente sul sentiero ufficiale: essendo dei tiratardi – era ormai l’imbrunire – noi abbiamo avuto la fortuna di avvistare numerosi camosci nella parte alta, fino a prima del bosco.
GIUDIZIO
Partiamo col dire che l’ambiente è eccezionalmente bello, maestoso, anzi, trattandosi della Regina delle Orobie… regale!
Le pareti nord della Presolana, a vederle, sembrano una muraglia inaccessibile incutendo timore e meraviglia.
Questa via sullo spigolo è stata aperta da Castiglioni, Gilberti, Bramani nel 1930: dunque considerati i mezzi dell’epoca è necessariamente logica e coerente con le debolezze della montagna ma, percorrendola, si capisce anche quanto sia stata – ed è tutt’oggi – ardimentosa.
Non adatta a chi soffre l’esposizione e ai deboli di cuore insomma: la via ha molti passaggi aerei e il 4° e soprattutto 5° tiro non sono per nulla banali. Sono decisamente due bei tiri, fortunatamente quelli più protetti, anzi protetti benissimo: ciò rende possibile anche azzerarli, ma solo in parte.
Il 1° tiro ha roccia meno brutta e vegetata di quanto sembri a guardarlo, mentre sul 6° tiro bisogna stare veramente attenti…
il 2° tiro è facile e piacevole, ben protetto, mentre il 3° è praticamente un tiro di trasferimento (giusto un paio di passi all’inizio).
Utili se non necessari friend medi e medio piccoli e cordini.
E’ una via che definiremmo impegnativa per chi fa questi gradi: non solo e non tanto per l’arrampicata in sè, quanto per l’ambiente e l’attenzione richiesta dall’inizio alla fine. Vi sono anche possibili varianti che si staccano dalle lunghezze “ufficiali”, quindi bisogna far ballare l’occhio.
In tutto questo a noi è pure toccata la fortuna di vedere un’aquila passarci sotto mentre eravamo in parete: talmente vicina da poter scorgere chiaramente il piumaggio gonfiarsi con il vento, mentre planava.
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