la prima lunghezza della via

Via Don Lodovico (o Spigolo del Prete) – Zucco Barbesino

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BARZIO (LC) – PIANI DI BOBBIO 1.662 m – ZUCCO BARBESINO 1.950 m – Arrampicata – Difficoltà 5c (5a obbl.) – Sviluppo 115 m – Esposizione Ovest

Le vie nelle quali ci sono di mezzo i “Don” sono sempre state una garanzia nella nostra esperienza, e anche questa Don Lodovico non smentisce la nostra tradizione: nessuno scherzo da prete, la via ha come unico difetto quello d’essere troppo corta!

Se non siete dei pigroni come noi vi consigliamo assolutamente di concatenarla con qualcos’altro in zona oppure una volta scesi di fare qualche altro tiro nella sottostante Falesia Era Glaciale (avendo almeno un 6a pulito, altrimenti vi conviene mettere i piedi sotto al tavolo in qualche rifugio sui Piani di Bobbio).

Come riferimento, riportiamo di seguito un elenco delle vie sulle quali abbiamo scritto articoli qui nel gruppo del Pesciola/Campelli:

Avvicinamento

A Barzio, prendere la funivia dei Piani di Bobbio o in alternativa, se vi volete male, raggiungere gli stessi tramite l’eterna strada che parte prima del parcheggio (circa 1h e 45m).

In questa stagione del 2026 essendoci i lavori di rifacimento della funivia, salire con gli impianti è impossibile. Tuttavia una alternativa potrebbe essere quella di parcheggiare sul lato della Valtorta a Ceresola, in corrispondenza del Rifugio Trifoglio, e da lì salire a piedi (450 m di dislivello).

Dai Piani di Bobbio, guardando la facciata della Chiesa isolata in mezzo ai pratoni, bisogna stare a sinistra, seguendo una traccia che passa accanto ai piloni della seggiovia e che punta dritta in direzione del Barbesino.

Al termine dell’impianto troverete una casetta e i cartelli per la falesia l’Era Glaciale che va raggiunta con un breve tratto in salita (10-15 min): la nostra via parte proprio all’inizio della falesia, quasi sullo spigolo della parete (scritta “Don Ludovico” molto sbiadita alla base).

DESCRIZIONE DEI TIRI

  1. L1 – 5c sostenuto e (a tratti) fisico (40 m) – Sfruttare il diedro alla base per alzarsi comodamente, poi si raggiunge una fessura leggermente aggettante che si rimonta con passi non banali fino alla base di un evidente diedro giallo.
    Per entrarci, passo ostico (per fortuna è presente un vecchio cuneo che aiuta a proteggere il passo), poi alzarsi sfruttando la parte esterna del diedro e affrontare l’uscita leggermente strapiombante su piedi e mani piccole.
    Ultimi metri più semplici fino alla sosta. Volendo si può proseguire altri 10 metri su erba ma dalla prima sosta la corda lavora meglio e si può vedere il socio nella parte finale del tiro. Poi salire per erba fino alla parete successiva.
  2. L2 – 4a (20 m) – Breve e piacevole muretto su ottime prese, poi altra mini cengia erbosa fino alla sosta.
  3. L3 – 5a (25 m) – A sinistra della sosta, risalire una paretina con passi iniziali in leggero strapiombo, più facili se si sfrutta il diedro a destra in partenza. Proseguire poi per lame e rocce più lavorate verso sinistra, quindi in verticale su roccia bellissima e con bei movimenti fino alla sosta.
  4. L4 – III/I (30 m) – Salire a sinistra della sosta in una sorta di diedro rimontando una piccola balza. Poi di nuovo a sinistra, facendo attenzione alle molte rocce rotte (vale per tutto il tiro) e erba fino a raggiungere una sosta che sta sulle prime rocce stabili che incontrerete.

Da qui slegarsi e seguire prima in cresta (occhio ai pini mughi e al loro groviglio di rami) e poi per prati verso destra fino ad una sella, dalla quale si scende per sentiero raggiungendo in breve il Rifugio Lecco (15-20 minuti dall’arrivo della via).

Giudizio

Il “difetto” di questa via è che è troppo breve: 3 tiri – il quarto non è classificabile come tiro vero e proprio – tutti belli pur avendo difficoltà diverse ed essendo il primo decisamente più tosto degli altri, condividono bei movimenti e roccia super. Ne vorrete ancora e ancora!

Come quasi tutte le vie qui sul gruppo dei Campelli è stata riattrezzata, anche con soste a fix, risultando quindi protetta; presenti anche vecchi chiodi oltre ai fix, sulle varie lunghezze. Inoltre lungo la via sono presenti frecce gialle, per cui è davvero impossibile sbagliare.


La prima lunghezza se ci si ferma alla sosta è uno dei monotiri più facili della Falesia Era Glaciale, palestra di roccia che si sviluppa tutta alla sua sinistra: quindi, essendo il tiro di scaldo di una falesia abbastanza impegnativa, come 5c richiede un certo ingaggio.

Bellissima la placca del terzo tiro.

Volendo, scendendo come da descrizione sul versante opposto del Berbisino, ci si trova già più o meno nel posto giusto per attaccare altre vie di massimo 5-6 tiri, andando così a “completare” la giornata: su quel versante noi abbiamo in repertorio Gelida Pipata e la Normale alla Torre Conica ma ce ne sono molte altre con difficoltà simili o superiori.

Noi eravamo in modalità pappa e ci siamo fermati al Rifugio Lecco a magnare 😉

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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