Via R2 Monza al Pizzo Boga: plaisir ma non scontata

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LAORCA (LC) 460 m slm – AVVICINAMENTO CIRCA 30 min./150 m – VIA ALPINISTICA D- max V+ (possibili numerose varianti) sviluppo circa 250 m – PIZZO BOGA 865 m slm

Ennesimo weekend invernale con rialzo termico, ennesima giornata calda – pure troppo!

Giocoforza ci dirottiamo sulla roccia, cercando un’alternativa fattibile in giornata che non sia un’affollatissima falesia: scopriamo praticamente dietro casa (così si può considerare il lecchese per chi arriva da Milano) un posto in cui chissà perchè non eravamo mai stati! Ignoranti noi, visto che il Pizzo Boga è praticamente un fratello minore del Medale, che svetta sulla Val Calolden, e – a giudicare dal numero di vie presenti – in passato ampiamente frequentato. Non è che partissimo con chissà quali aspettative, invece questo posto ha riservato sorprese positive:
– in una domenica invernale assolata (quindi perfetta per scalare a queste quote) c’eravamo solo noi su tutto il pizzo
– è vero che le vie sono discontinue (ma abbiamo fatto di peggio a livello di ravanate sulle cengie), è vero che su qualche passo chiave la roccia è parecchio unta, ma in fin dei conti sulla maggior parte dei tiri si scala su ottimo calcare

Insomma male non c’è andata! Leggendo qua e là abbiamo poi appreso che questo posto è carico di storia, come del resto ogni roccia degna di nota del lecchese, lo si capisce anche dal numero e dalla diversa foggia e datazione delle protezioni/chiodi ecc presenti sulle pareti; forse oggi è considerato un po’ demodè, ma per chi vuole fare una via alpinistica tradizionale in condizioni “didattiche” (avvicinamento e discesa brevi, via lunga il giusto e comunque adeguatamente protetta, molteplici vie di fuga ecc) non è da sottovalutarsi, la prima impressione è stata positiva, almeno per noi che odiamo “il casino” in montagna.

Senza voler entrare nella polemica di ciò che è facile/difficile in arrampicata (ognuno si tari su quello che conosce e sui propri limiti), vi diciamo che i gradi sono un po’ strettini: tenetelo in conto.

Avvicinamento

Da Laorca si salgono un paio di tornanti: sul secondo (crediamo) si nota una stradina asfaltata a sinistra che sale: la si imbocca e si procede in auto fino ad uno slargo dove è possibile parcheggiare, di fianco al quale parte una ripida mulattiera cementata con indicazione “Pizzo Boga”, che si risale a piedi.
Dopo un poco si abbandona la campestre seguendo l’indicazione “Boga”, verso destra, su un sentieraccio che costeggia un canale in cemento, al termine del quale si attraversa e si prosegue su sentiero migliore fino a superare un ghiaione e ad arrivare all’attacco della via, segnalato da scritta rossa (20”-30”).

Descrizione dei tiri

Sono presenti numerose varianti, a partire dall’attacco: in genere il loro grado è segnalato con vernice rossa; le frecce rosse lungo il percorso, nel caso la direzione da prendere non fosse così intuitiva, aiutano a non infilarsi su vie più dure: la tentazione viene, perchè sono presenti chiodi e spit “sparsi”

  1. III/IV- (35 m) – variante di sinistra
    Si sale verticalmente su balze rocciose e brevi diedri; noi abbiamo aggirato il grosso masso quasi alla fine del tiro (sulla cui sommità brilla uno spit) imboccando il canalino di destra, forse la soluzione più semplice, per poi traversare sopra verso sinistra e trovare la sosta. Il masso di cui sopra è possibile aggirarlo verso sinistra oppure scalarlo, cosa che alza un po’ il grado.

    Si cammina – arrampica (I-II) tra rocce rotte, grossi massi e boscaglia salendo in verticale e seguendo le frecce rosse sino alla sommità della balza, piegando poi a sinistra, su un sentiero che scende leggermente, sino a raggiungere la parete successiva. Spostarsi a sinistra attraverso un ghiaione fino a trovare l’attacco del secondo tiro (sempre segnalato con la vernice rossa).
  2. IV+ (20 m) – diedro unto
    Si risale il diedro, unto… appunto! ma almeno le mani ci sono, per poi uscire sul suo spigolo a sinistra e trovarsi davanti ad una placchetta corta ma abbastanza infame: sono solo due passi, resi complicati dal fatto che la mano buona si trova in allungo sulla destra e noi …siamo corti. Primo “lancio” di Gabriele in via da primo di cordata (fortunatamente il chiodo è subito sotto!)

    Si cammina nuovamente seguendo le frecce rosse sino alla base di una paretina calcarea con grosse tasche e nessun chiodo: questo sarebbe il tiro di III, che Erica ha vigliaccamente deciso di non fare da prima e che dunque è stato saltato anche dagli altri perchè “inutile”.
  3. III (15 m) risalire la balza su buone fessure oppure aggirarla per roccette sulla sinistra sino alla sommità della parete rocciosa. Proseguire poi per roccette fino alla parete successiva.
  4. IV (35 m) – placca con fessure
    salire la bella placca fessurata e qualche diedrino, seguendo più o meno la verticale e l’andamento delle protezioni presenti.

    Terminato il tiro bisogna spostarsi verticalmente e verso destra, portandosi alla base di una parete con risalti strapiombanti.
  5. IV/V- (30 m) – strapiombi un filo unti
    S risale la parete fin sotto il primo strapiombino di IV, che si supera stando leggermente sulla sinistra (ottime mani, sotto il ciuffo d’erba si nasconde un chiodo che dal basso non si vede!); si risale la placca, spostandosi un po’ a destra per poter alzare i piedi e muoversi di nuovo verso sinistra, superando così il secondo strapiombino un po’ più complesso.

    Ci si ritrova così sotto un’altra parete, dove si può scegliere la variante di destra (forse più facile, ma chissà!) o quella di sinistra che abbiamo preso noi: in entrambi i casi si trovano le consuete scritte rosse.
  6. V+ (20 m) – placca
    Tiro parecchio sostenuto e impegnativo, ma quantomeno ben protetto (anche se dal basso si fatica ad individuare tutti i chiodi e gli spit): si risale la placca bianca, nei primi metri è possibile usare lo spigolo stando un po’ a sinistra dei chiodi, fin sotto ad una parte strapiombante, che andrebbe affrontata. Qui la situazione è molto unta, quindi abbiamo preferito aggirare a sinistra dove c’è una sorta di sosta e dopo un traversino si riesce a rientrare a destra in via, percorrendone gli ultimi metri.
  7. III (15 m)
    Si attraversa camminando la selletta per poi risalire la paretina di fronte a noi, alla sommità della quale c’è una sosta attrezzata: conviene proseguire direttamente nel canalino fino alla cima e fare poi sosta su un cordone.

Discesa

Seguendo le onnipresenti frecce rosse si percorre il breve filo di cresta per poi scendere a sinistra su traccia/sentiero, nel canale che percorre ripido il fianco della montagna: sono presenti cavi metallici e cordoni, per fortuna, perchè il terreno è davvero infido!
In compenso si perde quota rapidamente e in mezz’ora si è di nuovo al sentiero percorso all’andata.

Giudizio

Anche se le protezioni ci sono (anzi sull’ultimo tiro sono assolutamente bastanti) può definirsi una via alpinistica, peraltro facilmente integrabile con friend, dadi e fettucce: non è sempre chiaro dove andare, soprattutto per l’abbondanza di vie e chiodi disseminati in parete, ma questo lascia spazio a infinite varianti.
Come già detto, sopra la roccia è buona, ottima a tratti – salvo nei punti che abbiamo indicato in relazione, comunque sempre aggirabili su altre varianti (spesso più dure).

Nonostante la discontinuità i tiri sono davvero gradevoli, l’ambiente particolarmente tranquillo (avremo avuto fortuna?!) secondo noi il Pizzo Boga merita decisamente una visita!

Nelle foto sotto trovate i passaggi più significativi

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