Via Il Re del Lago e Cima Capi – Val di Ledro

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BIACESA DI LEDRO (427mt) – CIMA CAPI (909mt) – Via di arrampicata tradizionale – Difficoltà V+ (V+ obbl.) – Sviluppo 180mt circa

Sono passati anni dall’ultima vietta fatta insieme al gruppo storico dell’Armata Brancaleone: forse l’ultima era stata lo Spigolo di Vallepiana alla Piramide Casati che risale ormai a due anni fa.
E’ stato divertente fare di nuovo una via insieme, anche perché il tempo passa, ma minchioni eravamo e minchioni siamo rimasti: strada sbagliata all’andata (3h e mezza invece di 2h), avvicinamento sbagliato (dispersi nel bosco per 2 ore) e via portata a casa nonostante la partenza a mezzogiorno, ma con chiappe molto strette e sporcando le mutande come ai bei tempi! 😉

Comunque la giornata è andata benissimo e oltre a portare a casa la via (e la pelle) abbiamo anche concluso in bellezza arrivando fino alla Cima Capi tramite la via ferrata F. Susatti che regala una vista assolutamente magnifica sulla punta settentrionale del Lago di Garda e sulla splendida valle in cui sorgono Riva del Garda, Torbole ed Arco.
Anche solo questa parte sarebbe valsa il prezzo del biglietto.

Altra scoperta non di poco conto è stata quella di trovare un sacco di grotte e costruzioni della prima guerra mondiale, alcune esplorabili e con cunicoli che proseguono per centinaia di metri.
Noi ne abbiamo esplorati solo alcuni, ma volendo si può andare lassù anche solo per questa ragione.

Ma passiamo all’argomento principale, ovvero la via d’arrampicata… 😉

Come arrivare

Raggiunta Riva del Garda, seguire le indicazioni per la Val di Ledro che adesso si raggiunge tramite una lunghissima galleria in linea retta che risale dentro la montagna. Un tempo ci si arrivava tramite la vecchia strada del Ponale che è stata recentemente convertita in una pista ciclabile molto panoramica per tutti gli amanti delle due ruote.
Giunti al termine della galleria, è possibile fare una specie di inversione a U ed imboccare il tratto finale della strada sopracitata, parcheggiando in uno slargo che permette la sosta di circa 6 auto.
Noi invece abbiamo proseguito fino al paese di Biacesa di Ledro dove è possibile parcheggiare nella parte bassa del paese accanto ad un campetto da calcio.

Avvicinamento

L’avvicinamento può essere semplice o complesso: dipende se vi perdete come abbiamo fatto noi o meno 😉
Cercherò di essere il più descrittivo possibile ravanando nella memoria.
Se avete parcheggiato sulla vecchia strada del Ponale, prendete un sentiero che risale la montagna tramite una scalinata e presto arriverete ad un bivio dove bisogna andare a destra.
Se invece come noi avete parcheggiato a Biacesa, salite verso la parte alta del paese seguendo i segnavia CAI in direzione della vecchia strada del Ponale. Si traversa a mezza costa e in leggera discesa per una ventina di minuti fino ad arrivare sopra alla vecchia strada e ad una galleria. Lì c’è un primo bivio: noi abbiamo preso a destra (strada in leggera discesa) ma anche quella in salita dovrebbe riunirsi poco dopo. Se prendete in basso nel giro di breve dovreste incontrare il sentiero che sale direttamente dal parcheggio sulla strada del Ponale. Si procede dritto e al bivio successivo si inizia a salire verso monte. Il sentiero attraversa parti di bosco un po’ più fitte ma è sempre facilmente seguibile e conduce ad una grossa falesia i cui settori B, C e D sono nella parte bassa mentre il settore A (da dove parte la nostra via) è nella parte alta.
Il bivio per il settore A è segnato solo da un ometto ma visto che se ne incontrano svariati vi consiglio di seguire questo stratagemma: una volta arrivati in corrispondenza di un punto molto esposto sulla destra, tornate indietro per circa un centinaio di metri. Il primo grosso ometto con sentiero che conduce a monte è quello che porta al settore A. La controprova è che nel giro di poche decine di metri dovreste incontrare una scalinata di pietra che sale ripida e in alcuni tratti con esposizione compiendo alcune S. Quando il sentiero spiana, sulla sinistra si troverà un’ulteriore deviazione con ometto e delle roccette da arrampicare alte circa 3 metri. Salendo le roccette in breve si arriva al settore A che va seguito verso destra fino in fondo alla parete. L’ultima via presente è la nostra, segnata sulla roccia dalla scritta Re del lago e da una corona (la corona sarà il segno indicativo per tutta la via).
Per facilitarvi la vita abbiamo preso le coordinate GPS dell’attacco che sono LAT 45°51’52.45″N, LNG 10°49’42.95″E

Descrizione della salita

La via si snoda per placche e leggeri strapiombi seguendo vagamente la cresta che conduce alla Cima Capi, ma terminando circa 250mt prima. La roccia è ottima, molto ruvida (per ora!) e regala sicurezza. Le protezioni invece sono quelle lasciate in loco dagli apritori (la via è stata aperta dal basso) e sono vecchi cordini su clessidre oppure chiodi piantati a mano nei punti più difficili. Le soste sono quasi tutte su piante. In linea generale la chiodatura è sufficiente alla progressione ma a noi è capitato di integrare più volte con friend e cordini, in particolar modo sul terzo tiro e sul quinto che sono quelli più duri.
Se non userete protezioni veloci, significa che siete più bravi di noi…..ma non ci vuole molto, quindi non menatevela! 😛

1) IV, V-, IV (30mt) – Salire verticalmente per placche facili fino sotto al cambio di pendenza, poi spostarsi un metro a destra e salire per rocce più ammanigliate fino al terrazzino di sosta (albero).
E’ consigliabile concatenare questo tiro con il successivo che è molto breve e facile.

2) IV, III (15mt) – Dal terrazzino spostarsi sul bordo sinistro, proteggere su pianta e risalire per rocce più semplici fino alla sosta successiva sempre su albero. Dalla sosta, camminare per sentiero fino ad incrociare un sentiero CAI. Prendere a sinistra per alcuni metri fino ad incrociare una specie di rampa coperta da vegetazione. Sulla roccia sottostante la rampa è presente il simbolo della corona. Aggirare la roccia sulla destra e raggiungere il terrazzino alla base del terzo tiro.

3) V, IV (32mt) – Tiro piuttosto impegnativo. Salire per facili rocce fino ad una prima rimonta da affrontare stando a destra. Risalire poi fino sotto lo strapiombo, proteggersi sul chiodo e rimontare fino ad una lama che si inclina a sinistra. Un paio di passi su placca tenendo la lama fino ad un alberello dove si può proteggere, poi per rocce più facili fino alla sosta su pianta.
Spostarsi poi per qualche metro a piedi in direzione sinistra fino alla base del tiro successivo.

4) V, IV (22mt) – Si attacca in corrispondenza di un chiodo con uno strapiombo piuttosto semplice e ben ammanigliato (tasca 20cm sopra al ch) per poi spostarsi a sinistra in direzione di un cordino, sempre su buone prese. Poi più facilmente in verticale fino ad una bella lama che va seguita verso destra ed infine su a sinistra per placca ammanigliata fino alla sosta. Volendo ha più senso fare sosta direttamente poco sotto la parete successiva.

5) V+, IV, I (40mt) – Tiro chiave con alcuni metri piuttosto continui in leggero strapiombo. Si attacca a sinistra sfruttando un po’ il diedro per alzarsi bene con i piedi fino a raggiungere una lama rovescia dove c’è un provvidenziale cordino. Alzarsi ancora un po’ con buone mani sulla verticale e poi buttarsi a destra fino alla base di un diedro inclinato a sinistra. Seguirlo più facilmente per alcuni metri fino ad un altro strapiombino che va rimontato in direzione sinistra. Ci si ritrova su una placca con un passo delicato che esce poi su rocce più semplici e più ammanigliate. Seguire quindi in diagonale destra per alcuni metri su placca lavorata e poi verticalmente su rocce rotte (attenzione a non far cadere pietre!) fino alla sosta su clessidra.

6) III, IV (20mt) – Obliquare in leggera destra per facili rocce fino alla base di un piccolo diedro che va risalito verso sinistra per pochi metri e poi fino alla sosta su clessidra.

Discesa

Dalla sosta di vetta, seguire una traccia in salita che porta ad incrociare in breve il sentiero CAI. Qui si può prendere in discesa verso destra e tornare a valle (1h circa) oppure proseguire seguendo la cresta in direzione di cima Capi (consigliato, sia per i panorami che per le costruzioni di guerra).
Nel caso seguiste la nostra strada, si arriva alla base della cresta dove c’è un riparo nella roccia ed inizia il tratto ferrato. Seguire la ferrata per facili risalti fino ad una prima cimetta. Proseguire poi in costa con panorama fantastico ed incrociando diverse grotte e residui di costruzioni belliche.
Imperdibile l’ultimo prima della cima dove è possibile entrare in una grotta che procede per centinaia di metri. Noi ne abbiamo percorsi solo alcuni ma leggevo che dovrebbe sbucare all’altezza della chiesetta di cui vi parlerò tra breve. Attenzione però alla scivolosità della roccia, al buio pesto e al fatto che laggiù non vi viene a recuperare nessuno, quindi fate mia i splendidi! 😉
Arrivati sulla cima c’è un bel librone di vetta e una bandiera italiana con vista mozzafiato sul Garda.
Da lì proseguire in discesa sul lato opposto (occhio al sentiero) fino ad una selletta dove c’è un atterraggio per elicotteri. Proseguire per la selletta fino ad un bivio con cartelli dove si prende a sinistra in direzione del bivacco Arcioni. In breve si dovrà risalire seguendo altri tratti ferrati, poi in traverso orizzontale su ferrata un po’ esposta e si scende ad una seconda selletta. Da lì per facile sentiero si raggiunge il bivacco Arcioni che più che un bivacco è un mega rifugio non gestito con tanto di tavoloni all’aperto, griglie, stufa, cucina attrezzata e tutti i comfort del mondo. Mai visto un bivacco così! 😉
Procedere oltre il bivacco fino ad una chiesetta dalla quale si può scegliere se scendere per via ferrata o per un sentiero spesso lastricato in cemento che in breve riporta fino al paese di Biacesa. Noi abbiamo scelto questa strada per questione di rapidità e praticità, anche perché avendo attaccato la via a mezzogiorno ormai non era più così presto 😉
Comunque dall’arrivo della via fino a valle ci vorrà circa un paio d’ore o poco più seguendo la strada fatta da noi. Valutate in base ai vostri tempi.


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