Via Cengia Rossa – Parete San Paolo, Arco – bella o no? ;)

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Fraz. Ceniga – Dro (TN) – Via Cengia Rossa – disliv. arrampicata 180 m – 6a/5c O 5b/A0 – esposizione S/E – avvicinamento 15 min.

Siamo andati fino ad Arco questo weekend perché era l’unico posto dove il Colonnello lasciava un barlume di speranza meteo, almeno per la mattina.
Quindi sveglia alle 5, partenza alle 6 e pronti a scalare alle 9.

Peccato che purtroppo la giga-perturbazione del weekend sia arrivata con un paio d’ore d’anticipo e non ci abbia permesso di concludere questa via, che a noi due ha suscitato pareri molto discordanti: entusiasmo per me, “rigurgito” per Erica! 😛

In genere siamo piuttosto allineati sui giudizi, ma stavolta proprio non ci siamo trovati e quindi vi proporremo una sorta di recensione “bifida”, con entrambi i pareri (stile intervista doppia delle Iene).
Poi quando la farete, deciderete voi se stare da una parte o dall’altra 😉

Avvicinamento

Almeno sull’avvicinamento, non possiamo che essere entrambi d’accordo! 😀
Giunti ad Arco dall’autostrada superare il ponte che conduce verso il centro e girare a destra in una stradina che entro breve passa accanto al campeggio e all’osteria “la lanterna“.
Andare oltre per circa 300mt e parcheggiare in uno spazio adibito sulla destra, in corrispondenza di un manufatto (vecchia chiusa idraulica).

Tornare poi indietro a piedi sulla strada superando “la lanterna” fino a trovare un sentiero che sale nel bosco sulla destra a bordo di un campo.
Salire per qualche decina di metri, poi al primo bivio conviene traversare verso sinistra e poi appena si incontra una traccia che sale più in verticale, seguirla fino alle pareti.

Se avete fatto tutto bene, dovreste trovarvi di fronte all’attacco della via Sabina che avevamo già percorso e recensito qualche anno fa.

Procedete quindi a destra per circa 15 metri fino a trovare l’attacco della Cengia Rossa (scritta blu su roccia e spit visibili).

Descrizione della via + Giudizio

Come anticipato nel prologo, stavolta divideremo in due i pareri sui tiri perché proprio abbiamo avuto approcci e sensazioni discordanti. Gli ultimi due tiri sono descritti dalla guida edita da Versante Sud come “particolarmente belli” (5b/5a) …ma noi abbiamo dovuto sfiga vuole abbandonare, causa pioggerellina anticipata!


COLONNA GAB

  1. 5c/6a o 5b/A0, 25mt – Salire per facile placca, poi giunti sotto la verticale fare attenzione ad un paio di piedi ormai staccati e instabili. Si sale verticalmente su discrete prese fino ad afferrare la parte superiore del pilastro (volendo, una bella mungitura sul rinvio ci sta a pennello :P), poi traverso a destra con piedi a spalmo ma almeno su mani piuttosto nette fino ad un terrazzino sotto un diedro.
  2. 5b, 20mt – Bellissimo tiro per chi ama i diedri! Chiodatura ottima tranne un po’ di strizza a metà tra il primo e il secondo diedro per raggiungere la prima protezione del secondo che è un po’ alta (almeno per i nani come me).
    Uscire poi a sinistra fino ad un terrazzino con sosta.
  3. 6a o 5b/A0, 40mt – Tiro chiave con un passaggio aggettante e non banale dopo pochi metri.
    Ci si alza verticalmente fino alla prima spittata, poi vedete voi…….le manine e i piedini sono piccini, a meno di usare LA MANONA a forma di rinvio che può aiutare decisamente nel passo.
    Io ho usato la manona e non me ne vergogno affatto ;P , grazie alla quale sono arrivato a prendere delle prese decenti per il traverso successivo verso sinistra (protezione un po’ scary su cordino vetusto) e poi per la successiva rimonta che alzando un filo i piedi è meno difficile del previsto, con grandi zappe su cui (una volta prese) si può fare festa e ballare il twist.
    Poi ultimi facili passi verticali ed infine uscita su una grossa cengia con sosta su cordone (da controllare ed integrare, logorato. In calata poi ne abbiamo lasciato uno nostro per i posteri).
  4. Collegamento: ci si sposta fino alla base della parete successiva
  5. 4c/5c/5a, 25mt – Tiro strano. Si parte in verticale e non si vedono chiodi, poi si avvista un chiodo sotto lo strapiombo e si trovano ottime tasche per la rimonta alla sua destra. Quindi per roccette più facili.
    Raggiunta la placca successiva, qui purtroppo si perde pesantemente in qualità: roccia gommatissima per i piedi, sembra di pattinare sul sapone!
    La spittata è alta e non banale in queste condizioni quindi attenzione.
    Forse il passo più pericoloso a mio avviso (anche se non drammatico per le grandi mani).
    Una volta messi i piedi sulla cengia, da lì facile placca di discreta qualità in leggera diagonale sinistra fino ad un altro terrazzino erboso che va seguito ancora a sinistra.
    Poi facile rimontina di qualche metro su roccette fino alla sosta alla base del pilastro successivo.

E qui purtroppo per noi, ha iniziato a piovere. Peccato perché i due tiri finali erano dati molto belli e un po’ più semplici dei precedenti, ma almeno per quanto mi riguarda, tornerò sicuramente a chiudere questa via che mi è piaciuta molto per i bei movimenti, le buone prese e l’arrampicata divertente e verticale.
Di sicuro è un po’ gommata, ma comunque meno di molte altre qui ad Arco e in generale l’ho trovata piacevole…e aggiungo, in alcuni tratti entusiasmante.
Nella colonna accanto suppongo ci saranno pareri diversi 😉

G.P.

7) 5b/5a, 25mt – Non l’abbiamo fatto, ad ogni modo ci si alza in verticale stando a sinistra con qualche passo più duro, poi dovrebbe diventare più facile fino alla sosta.

8) 5b/5a, 25mt – Ultima bellissima placca che con una leggera diagonale verso destra conduce fino alla cengia rossa.

LA COLONNA INFAME

  1. 5c/6a o 5c/A0, 25mt – Questo primo tiro è la cartina tornasole di quanto sei nella merda, ma è il primo tiro, c’è quella cosa che “ti devi scaldare” ecc ecc quindi ti incazzi ma non ti scomponi. Perché alla fine i passi duri sono pochi: arrivare a prendere gli appigli sopra il pulpitino (bisogna alzarsi bene con i piedi – ohhhcccazzo l’unico appoggio decente balla, non lo puoi usare) e traversare a destra (con ottime mani e piedi moooolto a spalmo su quel calcare …un po’ cosi che abbiamo noi che abbiamo visto Arco)
  2. 5b, 20mt – E’ un 5b. Un 5b bello. Bello tosto. Ma tanto lo fai di merda perché sei ancora scossa dal tiro di prima.
  3. 6a+ o 5c/A0, 40mt – A vederlo non sembra facile: infatti, è molto peggio di quello che sembra. Rispetto al primo tiro la cosa simpatica è che la difficoltà non è su qualche passo, ma spalmata e costante su una decina di metri. La placca é molto tecnica -e come avrete capito qui siamo scarsini- la fiducia sui piedi è inferiore a quella che daresti a un venditore di auto usate. Quella maledetta decina di metri diventa un esercizio di trazione sulle braccia, avvinghiate ai cordoni santisubito, tanto che poi quando si arriva alla parte più facile ti sei dimenticata che per arrampicare puoi “anche” usare i piedi.
  4. Collegamento: ci si sposta fino alla base della parete successiva (nulla da ridire).
  5. 5a/5c, 25mt – Il quarto tiro è più facile, dicono. No, non è vero.
    L’esaltazione vera si raggiunge una volta superato il primo tetto, quando scopri che la placca che ti sta davanti è unta come un lottatore turco di Kirkpinar. L’entusiasmo vola, volo anche io un paio di volte mentre spantego con i piedi sulla superficie saponosa e brillante della parete, cercando di afferrare ormai qualsiasi cosa, naturale o artificiale, si possa in qualche modo tirare.

Terminata questa mer… ehm simpatica esperienza, arriviamo alla sosta del tiro successivo e MIRACOLO comincia a piovere.

La natura ha ascoltato i miei lamenti, forse le mie bestemmie, oppure ha deciso di porre fine a questo indegno spettacolo. Poco importa.
Dopo tre calate mi aspettano i negozietti di Arco, quelli non deludono mai
.

Ogni volta che torno in questo luogo mistico mi ricordo di quanto poco ne apprezzi la roccia. Sì sì, lo so, è blasfemo dire che non mi piacciono le pareti del tempio, sarà per questo che ad ogni giro di giostra la mente rimuove, tipo dolori del parto. Anche stavolta infatti ci sono cascata, con entrambi i piedi visto che la via scelta era al limite risicato del mio assai vergognoso grado. Detto questo concedo che a saperli fare i movimenti sono anche belli, mi sembra forse un po’ eccessivo definire “bella” la roccia, che per un buon 50% bella non è: a meno che non conosciate altro che ofiolite… c’è di meglio!

E.B.

PS: seguitemi per altri consigli #arrampicaremale 😀

7) 5b/5a, 25mt – Non l’abbiamo fatto, ad ogni modo ci si alza in verticale stando a sinistra con qualche passo più duro, poi dovrebbe diventare più facile fino alla sosta.

8) 5b/5a, 25mt – Ultima bellissima placca che con una leggera diagonale verso destra conduce fino alla cengia rossa.

Discesa

Dall’ultima sosta, camminare lungo il terrazzo esposto fino al suo termine, rimontare una roccetta e prendere una traccia di sentiero verso destra fino ad arrivare ad un grosso masso dove si trova il libro di vetta.
Proseguire poi fino ad incrociare un ampio sentiero che scende dolcemente in direzione nord (a tratti anche cementato). Dopo una ventina di minuti, prendere un sentierino segnato da un ometto che scende più ripidamente sulla destra e che in breve riporta alla strada asfaltata che va poi seguita verso destra per circa 1 km fino a tornare nei dintorni dell’osteria “La Lanterna” (30 min circa dalla cima).

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