Via Anabasi con varianti (non volute, ma tant’è :P) – Zucco dell’Angelone

postato in: Arrampicata, Vie lunghe | 2
BARZIO (LC) – Parcheggio della Cabinovia per i Piani di Bobbio, 800 m s.l.m. – Quarto Sperone, Zucco dell’Angelone 1.165 m s.l.m. – Esposizione SUD – Via multipitch difficoltà 5c obbl., sviluppo 280 m circa; 11/12 tiri a seconda dei concatenamenti.

La via Anabasi è forse la via più conosciuta e tra le più ripetute dell’Angelone, questo per tante ragioni.
Innanzitutto è la più lunga e risale dalla base del quarto sperone fino a pochi metri dalla vetta, poi è su bella roccia e su un grado quasi sempre omogeneo sul 4c/5a, fatta eccezione per un tiro di 5c/A0 che non è evitabile e rende il grado obbligatorio.

Altro plus (almeno per noi) è la chiodatura sicura a fittoni, ma molto distanziata, che richiede quindi una divertente integrazione a friend (consigliati soprattutto quelli medio/grandi).

Peccato solo che lo strapiombo del tiro chiave sia ormai così unto da renderne la risalita poco divertente e l’uso del cordone quasi obbligato (attenzione tra l’altro che il cordone ad oggi risulta parecchio sfilacciato!!).

Noi abbiamo affrontato la via originale con 2 varianti (fuori programma 😛 ):
al terzo tiro abbiamo fatto (per errore) un tiro della via Monelia che sale più a destra e all’ottavo tiro ci siamo spostati sulla via Scarpantibus della quale abbiamo fatto 3 tiri fino a ricongiungerci ad Anabasi appena sotto la vetta.

Queste varianti ci sono piaciute molto quindi nel caso ve le consigliamo per rendere più interessante la via.
Se volete, trovate lo schema completo sia di Anabasi sia delle vie limitrofe sulla guida di Versante Sud “Lario Rock Falesie“.

Un’altra via che consiglieremmo a man bassa sull’Angelone è Lumaca di Vetro, ripetuta qualche anno fa e che secondo noi è un gioiellino (sempre se vi piace la placca!).

Avvicinamento

Dal parcheggio della cabinovia, all’altezza del bar, si imbocca il sentiero che si addentra nel bosco seguendo sempre i segnavia con indicazione 4° sperone; superato il terzo sperone (riconoscibile da alcune belle placche appoggiate) si gira dietro un costone e si scende qualche metro verso un canalino detritico, subito dopo il quale bisogna prendere in salita su traccia fino ad una targa commemorativa con croce, e da lì poco oltre si raggiunge l’attacco della via (triangolo giallo, 20-30 min dal parcheggio).

Descrizione dei tiri

  1. 4c (20m) – Si attacca la placca (più facile partendo a destra), poi dritti fino al punto in cui la roccia si verticalizza. Quindi spostarsi a destra qualche metro e guadagnare un terrazzino dove si sosta su albero.
  2. 5a (25m) – I fittoni di Anabasi sono quelli sulla sinistra, più adiacenti al diedro. Non è conveniente spittare sul primo chiodo di destra perché ci ritrova poi su difficile placca e non è per nulla facile raggiungere il diedro.
    Meglio alzarsi fin da subito a sinistra sfruttando il diedro e andare a spittare su quello che sembra essere il secondo chiodo.
    Da lì in verticale tra placca e diedro fino ad una rimonta leggermente aggettante e alla sosta su due fittoni da collegare.
  3. 4c (35m)qui probabilmente siamo saliti su un tiro della limitrofa via Monelia.
    Dopo i primi metri in verticale sopra la sosta, un po’ vegetati, si arriva ad un punto dove si può rimontare sopra la placca (questo è probabilmente il tiro giusto di Anabasi) ma non si vedono i fittoni, mentre sono visibili a destra, dove siamo in effetti saliti, seguendo il lato di una spalla rocciosa, con arrampicata che diventa via via più divertente (balze ben appigliate). La sosta a cui siamo arrivati, con anello di calata, è vicina a quella di Anabasi, che si trova subito a sinistra alla stessa altezza.
  4. 4a (25m) – Seguire la bella e facile lama sulla verticale della sosta. Aggirare uno speroncino a sinistra arrivando poi alla sosta, sotto un enorme tetto.
  5. 4a (25m) – Ignorare i fittoni che salgono verso sinistra (variante di 5b) e attraversare a destra per qualche metro superando una sosta con catena, risalire poi due roccette fino ad una seconda sosta dalla quale si sale in verticale sfruttando un “diedro” appena accennato con un po’ di vegetazione.
    Spostarsi poi verso destra seguendo delle rocce più lavorate e appoggiate fino alla sosta.
  6. I (20m) – Seguire una specie di sentierino verso destra (presenti una raffica di fittoni!!!) che si abbassa di un paio di metri e poi risale in direzione di una pianta e di una specie di diedro strapiombante sul quale si nota un cordone appeso.
    Fare sosta su una delle due coppie di fittoni presenti alla base del tiro.
    Attenzione che l’albero non sembra stabilissimo, quindi non caricatelo troppo.
  7. 5c (30m) – Tiro chiave della via originale. Si sale nel diedro e in placca alzandosi il più possibile, poi c’è un passo ormai quasi infattibile senza il cordone perché la roccia è talmente unta che i piedi non stanno su neanche a legnate e anche le mani sono belle urfide, il giusto da non dare grande fiducia.
    Una volta passato il rinvio nel fittone appena oltre lo strapiombo, andare a prendere un ottimo bugno per la mano sinistra e delle buone lame che aiutano ad uscire con i piedi a spalmo fino ad un terrazzino.
    Da qui le difficoltà non sono terminate perché bisogna risalire un bellissimo diedro che però è spittato molto lungo.
    Alzarsi utilizzando le buone mani presenti sulla parete di sinistra, allargarsi quindi in diedro e sfruttarne la ruvidità per alzarsi fino a quando ci sarà da scegliere tra entrare nel diedro di sinistra o uscire in placca a destra.
    Io consiglio il diedro di sinistra tutta la vita, decisamente più appigliato e proteggibile a friend (medio/grandi).
    Prendere poi lo spallone di destra fino al fittone e proseguire per altri metri sprotetti e un po’ sporchi fino in sosta.
  8. 5a – 4c (25m)Qui abbiamo cannato… la via originale sale a sinistra superando un diedro esposto e leggermente vegetato fino a un fittone ben visibile, noi invece siamo saliti dritti, agganciandoci così alla Via Scarpantibus.
    Salire verticalmente sopra la sosta per le balze rocciose, poi spostarsi verso destra su roccia più articolata fino ad un’ultimo tratto di placca più liscia, che porta alla sosta con anello di calata.
  9. 5c (15m) – Se avete seguito la nostra variante, salire per placca lavorata seguendo una lama fino alla base di una placca più delicata e tecnica che si supera con passettini morigerati ma per fortuna con buona chiodatura fino alla sosta sotto uno strapiombo. Volendo questo tiro si può concatenare al successivo ma non ve lo consigliamo: noi l’abbiamo fatto e pur allungando le protezioni sui cambi di direzione, ci siamo ritrovati a fare una fatica bestia sul tiro dopo.
  10. 5a/b (30m) – Traversare 3 metri verso sinistra fino a raggiungere il diedro. Salire quindi nello stesso facendo attenzione ad alcune rocce rotte e alla vegetazione che a volte crea problemi. Superare un primo strapiombino ben ammanigliato, poi ancora dritto fino alla base di un secondo strapiombo anch’esso a zappe ma con un po’ di terra tra le balle che conduce fino alla sosta alla base di un tiro strapiombante di 6b+ (tranquilli… si può evitare 😀 ).
  11. 2 (15m) – Seguire la cengia verso destra senza difficoltà rilevanti fino ad incontrare la sosta su ampio terrazzo (nel mezzo c’è un fittone).
  12. 3c (20m) – Salire la rampa appoggiata sopra alla sosta stando un po’ a sinistra fino ad un fittone, poi dritto per rocce ancora più facili fino al termine della via dove si può sostare su spuntone.

Discesa

Dall’arrivo della via, salire ancora due roccette fino a trovare una traccia di sentiero sulla destra che entra nel bosco e porta alla selletta da cui volendo, si può raggiungere la vetta vera e propria (quella con le antenne!).
O altrimenti prendere il sentiero che scende a destra e che in meno di mezz’ora porta ad incrociare una strada che si segue a destra fino a tornare al parcheggio della cabinovia.

Giudizio

Via che ancora oggi (2022) risulta molto bella, su roccia sempre da buona a ottima (fatta eccezione per lo strapiombo del settimo tiro che è untissimo), parecchio varia e divertente.
Talvolta la vegetazione disturba un po’, ma nell’insieme non è così invasiva come può sembrare guardando le foto.

Ci sono molte varianti con gradi in genere non molto difformi dall’originale ed è probabile imbattercisi perché le linee dei fittoni sono spesso vicine tra loro.
Quelle che abbiamo affrontato noi comunque, sono state anche più gradevoli dei tiri di Anabasi originale (che io, Gabriele, avevo già fatto 13 anni or sono), quindi nel caso ve le consigliamo.

Ulteriori plus: la discesa comoda e su sentiero, si è sempre al sole (evitate l’estate ovviamente), la vista sulla Valsassina e sul Grignone decisamente accattivante.

Consigliata, purché siate un po’ rapidi nelle manovre (sono comunque 11/12 tiri…ci vuole un po’ di pratica, senò potreste metterci taaaaaanto tempo! :P)

Enjoy!!!

Condividi su
Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

2 risposte

  1. Emanuele Menegardi

    Non capisco perché per indicare i metri scrivi mt. Metri è m senza punti e senza altre lettere, anche quegli ignoranti dei sassbaloss mettono mt come se non fossero stati a scuola! m in minuscolo è metri in modo universale ed essendo una unità di misura non va indicato in nessun altro modo. Passare parola. Grazie.

    • Erica Bagarotti

      Gentile Emanuele, la ringraziamo per il commento: ha ragione, infatti come vedrà esaminando il blog a partire dal sottotitolo “metri” viene abbreviato correttamente, laddove ciò non viene fatto è da considerarsi come il frutto di una radicata cattiva abitudine che riconosciamo e che ci impegnamo a modificare.
      Detto questo, una buona abitudine che invece abbiamo e non vorremmo perdere è quella di esplicare eventuali critiche sull’altrui operato nel modo in cui vorremmo fossero poste a noi quando sbagliamo: ovvero in maniera garbata.
      Augurando a tutti di poter sempre imparare dai propri errori, cordiali saluti.
      Erica

      PS: nel caso volesse comunicare il suo pensiero ai Sassbaloss le consigliamo di prendere contatti diretti, poichè noi purtroppo non li conosciamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.