Via Clipper – Punta della Croce – Monte Alben: sortite per future invernali

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CONCA DELL’ALBEN – Oltre il Colle (BG) 1.250 m slm – CIMA CROCE 1.978 m slm – VIA CLIPPER III-IV – disliv. avvicinamento +500 m – disliv. arrampicata + 230

Avevamo in mente tutt’altro per questo weekend: si prospettava una gita su neve di taglio alpinistico, ma visto il meteo un po’ ballerino e la settimana impegnativa sul lavoro, abbiamo infine deciso per qualcosa di più plaisir con sveglia “tardi”.
Dopo svariate ricerche abbiamo deciso di fare ritorno sulla Punta della Croce al monte Alben dove alcuni anni fa avevamo percorso la bella ferrata Maurizio rimanendo molto compiaciuti dall’ambiente affascinante e dalla roccia di buona fattura.

Dalle relazioni che abbiamo trovato in giro pare esistano solo tre vie di arrampicata su questa immensa parete, cosa che mi pare alquanto strana! Ma tant’è….
Abbiamo optato per la via Clipper, gradata facile e in genere percorsa in invernale in misto per darle maggiore “pepe”.
Decidiamo di andare in avanscoperta per la prossima stagione e tentiamo il percorso in estiva che si rivelerà assolutamente facile, ma mai banale o scontato, con anche qualche passaggino estetico e divertente.

La via se percorsa senza neve è un po’ discontinua e nella parte alta si passa anche su roccia non di ottima fattura, ma nel complesso devo dire che ci siamo divertiti a percorrerla e la consiglierei a chi vuol fare pratica su vie facili ma piuttosto ben protette, senza arrivare al livello dell’attrezzatura da via sportiva.
Al termine della via tutti eravamo d’accordo sul fatto che probabilmente percorrerla con picche e ramponi non dev’essere così banale e quindi diciamo che ci siamo trovati un ottimo nuovo giochino per l’inverno prossimo! 😉

Avvicinamento

Dal paesino di Oltre il Colle seguire le indicazioni per lo skilift e gli impianti invernali, risalendo lungo una strada asfaltata che diventa poi sterrata: si arriva fino ad un ampio parcheggio, dove la strada finisce in corrispondenza di un vecchio albergo abbandonato. Si risalgono gli impianti fino alla stazione superiore della seggiovia, subito visibile, per poi seguire il sentiero che va verso destra e che dopo poco ricomincia a salire ripidamente in un boschetto; si arriva così al rudere di un vecchio impianto color arancione, ai piedi del fianco della montagna dove i vecchi paravalanghe divelti sembrano spettri dei tempi passati (tempi nei quali, evidentemente, c’era più neve).

Qui si può seguire ancora per un po’ il sentiero (bolli rossi) e poi piegare a sinistra, oppure puntare subito per sfasciumi al fianco della montagna, salendo a muzzo: noi abbiamo optato per la seconda, fiancheggiando la parete rocciosa abbiamo superato le targhe di altre vie per poi rintracciare la nostra (scritta CL con un cerchio rosso, alla base di un evidente sperone).

Tutta la via è attrezzata da montagna con chiodi, spit e qualche vecchio cordino in clessidra (da doppiare, magari!): volendo si può facilmente integrare con dadi, friends e fettucce perchè il calcare è estremamente lavorato.

Al termine della descrizione le foto (stavolta siamo stati bravi, ci sono più riprese di ogni tiro) e il disegno dei tiri con la posizione delle soste

Descrizione della via

  1. III / IV / II+ (60 metri abbondanti)Il primo tiro è lunghissimo e se avete le mezze da 60 come noi, è forse consigliabile spezzarlo in due facendo sosta poco prima del traverso su un chiodo e una fettuccia su clessidra. Valutate voi. Facendolo tutto d’un fiato si fatica parecchio con la corda, anche allungando tutte le protezioni, e noi non siamo potuti arrivare fino alla sosta, bensì a 3 metri da essa dovendo poi improvvisare su spuntone.
    Risalire il primo spigolino fino a dell’erba, poi avanti sulla placca successiva fino alla base del traverso. Spostarsi a destra circa 5 metri con passi esposti ma con ottime mani e riprendere poi a salire in verticale con terreno più semplice e percorso non obbligato superando anche tratti di prato fino alla sosta che si trova sul lato sinistro di un nuovo risalto di colore nerastro.
  2. IV (40mt)Bel tiro, molto vario e con passaggi divertenti. Rimontare sopra la sosta una paretina leggermente strapiombante con ottime mani. Spostarsi verso lo spigolo a destra ed uscire su terreno più facile. Seguire un primo diedrino appoggiato in direzione destra e girare dietro una roccia dove ci si trova di fronte ad un buco che va attraversato con passettino esposto (consiglio di stare alti per prendere le buone prese dall’altro lato piuttosto che scendere nel buco).
    Superato il saltino si cammina un paio di metri fino ad un nuovo diedro più verticale ma ben ammanigliato e con ampia fessura: risalirlo direttamente e spostarsi un po’ più a sinistra con terreno più semplice fino alla sosta poco prima di una parete verticale.
  3. IV / III (30mt) – Salire verticalmente sulla parete per 6-7mt, poi obliquare leggermente verso sinistra seguendo delle rocce lavorate che escono poi su terreno più semplice. Quindi a destra fino alla base di un grosso masso (tetto) che va aggirato e subito dopo si trova la sosta.
  4. II+ / III+ (50mt) – Salire il boulder partendo alla sinistra della sosta, poi aggirare un’evidente parete sempre a sinistra fino ad un canale misto roccia ed erba che va risalito per circa 20mt fino a deviare verso sinistra in un canalino un po’ sfasciumoso (attenzione). Consigliamo di far sosta su due chiodi vicini sulla sinistra poco prima di un grosso masso incastrato, altrimenti vi ritrovereste a sostare su cose scomode più avanti (in altre relazioni dopo il masso incastrato era descritta una sosta ma noi non l’abbiamo trovata).
  5. IV / III (35mt) – Passare nel buco formato dalla roccia incastrata (occhio agli sfasciumi), poi affontare un bellissimo diedro appoggiato fino al suo termine (spit) ed uscire a sinistra sulla cresta. Quindi seguire verso destra su terreno facile fino poco sotto un pino mugo ormai divelto dove si può sostare. Se si vuole evitare il diedro si può anche uscire subito in cresta su terreno più facile, ma è sconsigliabile visto che il diedro è carino!
  6. II / III (35mt) – Per facili risalti ed erba in direzione della fine delle rocce. Quando ormai il terreno si abbatte attrezzare una sosta su uno dei molti speroni presenti. Proseguire poi a piedi per 2 minuti fino alla croce di vetta. Questo tiro volendo si può affrontare in conserva o slegati.

Discesa

Arrampicando lungo la via non mancherete di scorgere, a valle, il ripido sentiero che arriva al passo che separa la Punta della Croce dalla Cima della Spada: questa è la traccia che conviene percorrere per ridiscendere velocemente, che si ricongiunge al sentiero dell’andata.

Giudizio

Via semplice se affrontata in versione estiva. Protezioni alla giusta distanza per questo genere di difficoltà. Su qualche tiro abbiamo integrato, in particolar modo rinforzando le clessidre con cordini nostri perché quelli che si trovano in loco sono parecchio vetusti.
Messo anche qualche friend medio-piccolo.
Nel complesso via divertente, senza pretese e un filo discontinua ma comunque in un ambiente davvero suggestivo e maestoso. Torneremo a gustarla in invernale dove sicuramente ci sarà da impegnarsi ben di più! 😉

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