Canalone Neri alla Cima Tosa: carpe diem!

giorno I: PARCHEGGIO di VALLESINELLA, MADONNA DI CAMPIGLIO (TN) 1.513 m slm – RIFUGIO BRENTEI 2.182 m slm
giorno II: RIFUGIO BRENTEI 2.182 m slm – CIMA TOSA 3.173 m slm dal CANALONE NERI (disliv. canale 900 m – sviluppo 1200 m, difficoltà AD) – RIFUGIO PEDROTTI 2.491 m slm – PARCHEGGIO DI VALLESINELLA 1.513 m slm
Dislivello complessivo giorno I e giorno II: 2.364 m circa – sviluppo 20 Km circa

Esistono progetti e Progetti, nell’alpinismo come nella vita. I progetti con la P maiuscola te li porti dietro magari per anni in attesa della giusta congiuntura astrale (il meteo favorevole, le condizioni stagionali, la disponibilità dei compagni di cordata, la forma fisica ecc ecc): non hanno molto a che vedere con ciò che “puoi” fare ma si legano indissolubilmente ad un sogno, ad un’idea che per quanto banale esercita un fascino irresistibile.

Un tassello dopo l’altro, a volte ci vogliono anni, i Progetti via via si compiono, e realizzandosi cedono il posto ai nuovi. Questa è stata la volta del Canalone Neri.

La congiuntura astrale non era proprio perfetta, almeno dal punto di vista della forma fisica, ma quando la maggior parte dei pezzi del puzzle si combina vedi già il quadro d’assieme e allora tanto vale provare!

Se volete farvi un’idea di cosa vi aspetta o siete curiosi di sapere della nostra esperienza in breve andate direttamente al GIUDIZIO, in fondo all’articolo; a seguire la descrizione dettagliata.

Avvicinamento da Vallesinella al Rifugio Brentei + sortita alla base del Canalone: giorno I

Si può lasciare l’auto al parcheggio di Vallesinella, presso Madonna di Campiglio: le tariffe stanno diventando abbastanza esose (11 euro per 2 persone + auto e 1 notte di permanenza), ma resta comunque la miglior possibilità considerando il dislivello ed i tempi di percorrenza dei sentieri.

Da qui, con comodo sentiero, si risale fino al Rifugio Casinei (1.825 m) seguendo poi per il Rifugio Brentei (2.182 m), dove noi abbiamo pernottato: era il primo giorno di apertura della stagione, quindi non abbiamo avuto problemi (quando si dice la congiuntura astrale!), ma considerate che di solito bisogna prenotare parecchio tempo prima. O dormire fuori, che viste le temperature si può anche fare.

Nel pomeriggio abbiamo fatto un piccolo sopralluogo esplorativo per capire quale traccia fosse conveniente seguire la notte a venire per avvicinarci al canalone: e abbiamo fatto bene, perchè con poca luce e senza sentiero avremmo probabilmente perso parecchio tempo. Qui sotto qualche indicazione per l’avvicinamento vero e proprio, che tendenzialmente si percorre la notte.

Dal Brentei NON bisogna prendere il sentiero che immediatamente scende verso valle (il Martinazzi) ma proseguire sul sentiero segnalato che supera la Cappella e si dirige verso la Bocca di Brenta. Dopo circa 5 minuti di cammino si incontra un grosso masso isolato sulla destra, in corrispondenza del quale sul sentiero vi sono un paio di ometti che preludono ad una traccia che devia appunto a destra, scendendo qualche metro verso il masso errante: lo si raggiunge, dopo di chè si abbandona la traccia e si punta decisamente a sinistra, verso la Bocca di Brenta, scendendo per declivi erbosi nel punto più conventiente. Qui gli ometti sono assenti, bisogna superare la verticale del Neri sempre scendendo verso valle, sino a trovare di nuovo la traccia che la attraversa per poi risalire sul versante opposto. Ci si porta così alla base del conoide nevoso del Canalone Neri, dove è conveniente prepararsi alla salita.

Canalone Neri e rientro al Brentei: giorno II

Visto che uno di noi è particolarmente lento (indovina chi?!?:D) anche se sapevamo non ci sarebbe stato rigelo siamo partiti molto molto presto: qualche minuto prima delle 3.00 eravamo in marcia con le frontali. Nonostante la luna piena, se il giorno prima non avessimo fatto quel minimo sopralluogo di cui sopra avremmo perso più tempo, mentre così in circa 50 minuti siamo arrivati all’attacco del canale, senza nessuna esitazione.

La prima parte del canalone ha una pendenza che va dai 35° ai 40°, il conoide nevoso è molto largo, la sensazione è quella di trovarsi su una normale salita in pendio che si può affrontare anche con le bacchette. Quando le pareti laterali iniziano ad avvicinarsi sino a diventare tra loro parallele la pendenza si assesta sui 40° – 45° e rimane costante per qualche centinaio di metri: nel nostro caso ci siamo tenuti a destra della rigola, che sarà stata larga almeno 2 metri e profonda 1 metro.

In corrispondenza di una cengia innevata sulla sinistra la pendenza sale a 45° costanti con tratti a 50° (forse questo era il punto di attacco del famoso “ginocchio”, di cui però non si percepisce più la presenza, almeno in questa stagione!) e tale rimane sino a superare una roccia isolata affiorante che noi abbiamo tenuto alla nostra sinistra.

All’altezza della roccia affiorante si è circa a metà del canale: da qui in avanti la pendenza resta costante sui 45°-50° su neve un filo più portante, sino alla sommità (che non arriva mai!) e all’uscita del canale.

Dall’uscita, proseguendo sul piattone della raggiunta Cima Tosa verso destra, dopo pochi metri si arriva alla Madonnina e al libro di vetta.

Discesa: non è finita fino a che non si è a valle

Ad essere onesti questa volta per noi la discesa è stata facile: conoscevamo la Tosa e anche se in condizioni invernali cambia tutto, soprattutto la percezione dei luoghi, non abbiamo avuto problemi.

Tuttavia in altre condizioni la discesa può essere rognosa, quindi proviamo a descriverla nei punti salienti. Innanzi tutto l’orientamento: la Cima Tosa è un susseguirsi di altipiani, una specie di pianoro nel bel mezzo del cielo. Non ci sono punti di riferimento, quindi in condizioni di scarsa visibilità (cosa che si verifica spesso grazie alle nubi/nebbia che salgono da Molveno) e di terreno non tracciato è utile avere una traccia gps, soprattutto se non si conosce questa montagna.

La via di discesa punta in direzione opposta alla salita, ovvero a Est / Sud Est, verso quelli che d’estate sono terrazzi di rocce e sfasciumi e, nelle condizioni che abbiamo trovato noi, pendii innevati di pendenza variabile. Seguendoli nei punti più comodi, con la possibilità di trovare qualche roccetta da disarrampicare, si arriva ad un salto roccioso dove sono allestite delle calate con catena. In tutto le calate sono 3, ognuna da meno di 30 metri, noi abbiamo fatto le prime due con due corde da 60m, disarrampicando l’ultima parte (non lo consigliamo con i ramponi ai piedi, niente di difficile ma a quel punto meglio calarsi per l’ultima volta).

Dopo le calate e un ultimo pendio si segue in falsopiano verso sinistra quello che sarebbe il sentiero estivo. Si punta verso la bastionata di Cima Margherita, che si costeggia tenendosela a sinistra, sino a dove si incontra nuovamente il sentiero che risale per roccette nel punto più comodo per superarla: da qui dopo poco si arriva in vista del Rifugio Pedrotti (2.491 m).

Dal Rifugio Pedrotti in poche decine di minuti si risale fino alla Bocca di Brenta, per poi ridiscendere sul versante opposto, sino ad arrivare in vista del Brentei.

GIUDIZIO

Salita lungherrima ma – nelle condizioni in cui l’abbiamo trovata noi – priva di difficoltà alpinistiche importanti: la pendenza non supera i 50°, del ginocchio purtroppo non c’è più traccia, probabilmente perchè il ghiaccio si è via via assottigliato formando una lieve impennata che rimane poi costante fino alla fine del canale. Non c’è stato rigelo, la neve era abbastanza morbida nella prima metà e un poco più dura nella seconda, e visto il numero di cordate che ha salito il Neri negli ultimi giorni tutto il percorso l’abbiamo trovato abbastanza gradonato, cosa che ha ulteriormente abbassato il livello di difficoltà.

Tuttavia rimane una ascensione bellissima: le luci dell’alba colorano le pareti del canalone di rosso e di rosa, letteralmente “accendendole” mano a mano che si sale, fino al pieno sole del panettone nevoso della Cima Tosa, dalla quale si gode di una vista mozzafiato su tutto il gruppo del Brenta e, dall’altra parte, sul gruppo della Presanella.

Il vero pericolo è costituito dalle scariche, motivo per cui è bene attaccare il canale di notte: durante la nostra salita è venuto giù un masso grande quanto la testa di un uomo, fortunatamente rimanendo all’interno della rigola (che proprio per questo ovvio motivo va evitata come la peste), oltre ad una serie di altri sassolini che prendendo velocità si trasformano in proiettili… più che vederli senti il sibilo che ti passa accanto.
A questo bisogna prestare davvero molta attenzione!

Anche la discesa, come già detto, può avere le sue difficoltà: nel nostro caso la giornata è stata eccezionalmente tersa (complice anche il fatto che siamo arrivati su prima delle 7 del mattino, mettendoci in tutto 50 minuti per l’avvicinamento e 2.30 ore per il canale) permettendoci di trovare subito le calate; sappiamo però che in altre condizioni qualcuno ha fatto più fatica ad individuarle. Inoltre è anch’essa piuttosto lunga, quindi tra salita e discesa bisogna essere allenati il giusto.

Da ultimo un plauso va all’ospitalità del Brentei, dove tra l’altro la cucina è davvero ottima e abbondante! Qui è facile trovare qualche alpinista, più o meno anziano, che ancora si ricorda di Bruno Detassis che con il cannocchiale scrutava la buona riuscita delle ascensioni degli alpinisti sulle cime limitrofe, cime che lui aveva scalato innumerevoli volte (per dire: Campanile Basso salito per l’ultima volta alla bellezza di 79 anni!).
Dato che anche noi non siamo più ragazzini scapestrati, del Re del Brenta ci piace ricordare questo saggio insegnamento: “il vero alpinista è colui che diventa vecchio”.

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