Ferrata dei Picasass e anello Mt Camoscio – Mt Zughero

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BAVENO, LOC. TRANQUILLA (290 m s.l.m.) – MONTE CAMOSCIO (890 m s.l.m.) – MONTE CROCINO (1.021 m s.l.m.) – ALPE VEDABIA (879 m s.l.m.) – MONTE ZUGHERO (1.230 m s.l.m.) – Ferrata difficoltà PD e trekking E, Sviluppo 12,9 km, Dislivello 1.300 m circa

Se come noi frequentate spesso le zone dell’Ossola, avrete certamente notato la cava di granito rosa che si vede sulla sinistra dell’autostrada all’altezza di Baveno / Stresa.

Quello che non sapevamo è che il comune di Baveno ha investito in un progetto per ridare valore al territorio esteticamente deturpato dalla presenza della cava attraverso dei percorsi culturali, dei trekking e delle ferrate che permettono di conoscere la storia dei “picasass“, ovvero i minatori che per centinaia di anni hanno fornito il bellissimo granito rosa di Baveno alle grandi città, sia italiane che estere.

La galleria Vittorio Emanuele II e l’Arco della Pace di Milano, ma anche il Palazzo Reale di Bangkok, la chiesa di San Carlo a Vienna, il monumento di Cristoforo Colombo a New York sono tutti costruiti con questo pregiato granito.

Abbiamo così deciso di scoprire più da vicino questo territorio attraverso la Ferrata dei Picasass che sale alla sinistra della cava fino alla vetta del Monte Camoscio e da cui è possibile godere di una spettacolare vista sul Lago Maggiore, su Baveno e su Verbania.

Visto poi che la ferrata è piuttosto breve, abbiamo proseguito il nostro giro concatenando le vicine vette del Monte Crocino e del Monte Zughero, facendo così un lungo e remunerativo anello lungo le pendici nord-orientali del Mottarone.

Volendo, gli appassionati di ferrate possono anche intraprendere il percorso della “miccia”, ovvero una variante della ferrata dei Picasass data estremamente difficile.
A voi la scelta.

Avvicinamento

Dall’autostrada che porta a Gravellona Toce, uscire a Baveno / Stresa e prendere a destra in direzione del Campeggio La Tranquilla. Oltre il campeggio si raggiunge vie delle Cave dove potete lasciare la macchina oppure, se volete risparmiarvi qualche metro di dislivello, potete proseguire lungo la stretta strada in salita fino a passare sopra all’autostrada e lasciare l’auto in uno dei pochi spiazzi presenti da lì in avanti (se arrivate tardi sarà già tutto pieno).

Ad ogni modo proseguendo lungo la strada, troverete il cartello con le indicazioni per le due ferrate.
Superate un piazzale commemorativo dove sono esposte delle foto con la storia delle miniere e proseguite dritti sul sentiero che traversa nel bosco e conduce in breve ad un bivio dove a sinistra troverete quasi subito l’attacco della “ferrata dei picasass” mentre a destra nel giro di pochi minuti potrete raggiungere l’attacco della ferrata “la miccia”.

Descrizione della ferrata dei Picasass

Si attacca con delle facili scalette a staffe che rimontano con una serie di zig zag una serie di roccette. C’è molto ferro e le difficoltà sono basse quindi se siete pratici di questo tipo di terreni nel giro di 10 minuti sarete già ad un terzo dell’itinerario, dove troverete la prima via di fuga e la curiosa cava degli Americani (550 m), una grotta esplorabile.

Da qui attacca il pezzo centrale della ferrata che ne rappresenta il cuore: aumenta un po’ la verticalità fino ad un punto in cui c’è da fare un esposto traverso verso destra seguito da una rimonta a tratti strapiombante che richiede un po’ di sforzo fisico.

Ci saranno poi una serie di salti abbastanza verticali sempre su staffe che portano fino ad un grande terrazzo panoramico dove troverete il libro di via e potrete godere di un’ottima vista sul lago Maggiore.

Qui si incrocia il sentiero e c’è la seconda via di fuga, oltre che il punto di incontro con la ferrata della miccia che arriva anch’essa su questo terrazzone.

Proseguendo verso monte nel giro di qualche minuto si arriva nei pressi della cima del monte Camoscio (890 m) prima della quale è possibile divertirsi con il ponte di funi che attraversa una piccola gola, oppure aggirarlo a destra per sentiero e roccette.

Da qui nel giro di un paio di minuti si arriva alla croce di vetta dalla quale si gode di un’ottima vista, questa volta a 360°.

A questo punto potete decidere se scendere per il comodo sentiero oppure se come me siete arrivati su molto in fretta, potete allungare il percorso compiendo un ampio anello che passa per le cime dei monti Crocino e Zughero e se volete potete raggiungere anche la cima del Mottarone.

Descrizione dell’anello Monte Camoscio, Monte Crocino, Monte Zughero

Dalla cima del Camoscio, si scende nella sottostante valletta in direzione del piccolo rifugio Papà Amilcare (al momento chiuso) da cui parte un sentiero in falsopiano (segnavia M3) che con brevi sali-scendi procede in costa fino a raggiungere il versante sud del monte Crocino dove troverete la deviazione per raggiungerne la vetta.

Piccolo strappo verticale e sarete in cima al monte Crocino (1.021 m).
Tornate quindi sui vostri passi fino a riprendere il sentiero precedente e proseguite in direzione sud fino a scendere ad un bell’alpeggio parzialmente abbandonato, l’alpe Vedabia (879 m).

Da qui parte il sentiero di discesa (segnavia M2) che potete imboccare subito o che riprenderete dopo se come me volete fare un anello più ampio.

Dall’alpe, seguite la strada sterrata in costa che in breve conduce in una piana che si attraversa totalmente in direzione del versante nord-ovest del Monte Zughero.
Da qui si inizia a salire e la strada, a tratti molto dissestata, inizia a fare alcuni tornanti nel bosco passando accando ad una zona con grossi massi.

Una volta raggiunto il versante sud-ovest dello Zughero, la strada lascia il posto ad un ripido sentiero che sale dritto per prati e roccette sul versante sud della montagna e conduce fino alla bella e panoramica vetta a quota 1230mt.

Si ripercorrono quindi i propri passi fino a ritornare all’alpe Vedabia dove si imbocca il sentiero M2 che si immette nel bosco e che dopo lunga traversata e qualche breve tratto di risalita riporta a Baveno.

Giudizio

La ferrata, pur essendo divertente, è più una scampagnata che altro, adatta quindi ad una spensierata gita con gli amici senza troppo impegno.
Interessante invece la scoperta dei luoghi che si incontrano lungo il percorso e che consentono di fare un tuffo nella storia di questa zona mineraria italiana.

L’anello che ho proposto rappresenta un piacevole e lungo trekking, sempre molto panoramico e che tra sali e scendi consente di macinare circa 1.300 m di dislivello e 12,9 km di sviluppo, quindi tutto sommato anche allenante.

A prescindere dal giro che sceglierete di fare, buona gita! 😉

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2 risposte

    • Gabriele Poggi

      Ciao Giorgio, siamo contenti che ti sia piaciuto.
      In una bella giornata di cielo terso in effetti, il paesaggio merita assai.
      Buona serata e a presto!

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