da San Rocco a San Fruttuoso di Camogli e ritorno: anello su uno dei sentieri più belli del levante ligure

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andata: Loc. San Rocco, Camogli (GE) (219 m slm) – San Fruttuoso (14 m slm) – Via Batterie
ritorno: San Fruttuoso (14 m slm) – Loc. San Rocco, Camogli (GE) (219 m slm) – Via Semaforo Vecchio
disliv. compl. 1.200 m circa – sviluppo compl. 14,5 Km

Uno dei più bei trekking della Liguria, a nostro parere imperdibile, adatto praticamente a tutti (con le dovute precauzioni) e che permette di godere di un paesaggio unico, costruito armoniosamente nei secoli da madre natura e dalla mano dell’uomo.

Da Camogli a San Fruttuoso, attraverso un anello che attraversa e risale i promontori verdeggianti (in tutte le stagioni!) a picco sul mare di Punta Chiappa e Cala dell’Oro per lambire il mare blu della Riserva Marina di Portofino: a parte la neve e i ghiacci c’è davvero tutto.

Vi raccontiamo il giro che abbiamo fatto noi, ma i sentieri qui sono numerosi e attrezzatissimi, quindi il percorso può essere modificato a piacere (si può anche programmare un comodo ritorno in traghetto, in alcune stagioni, da San Fruttuoso, il che consente di godere di un punto di vista diverso sulle insenature e sulle calette costiere).

Va subito sottolineato che la scelta della stagione in cui si affronta questo trekking è importante: essendo piuttosto lungo ci sentiamo di sconsigliare l’estate. E’ vero che in parte si svolge all’interno della macchia mediterranea, e che in alcuni (pochi) punti è possibile rigenerarsi con un bagno in mare, ma le temperature elevate, l’afa e gli insetti rischiano di trasformarlo in un incubo! Più adatti l’autunno, l’inverno o i primi mesi di primavera (e noi comunque nonostante fosse il 31 dicembre il bagno lo abbiamo fatto lo stesso!).

Altra questione è la facilità del trekking: è davvero per tutti, ma è pur sempre un percorso su sentiero, in parte giustamente attrezzato (roccette scivolose, esposizione ecc…), per di più dalla località Batterie o poco oltre il telefono non prende, né ci sono altri punti di appoggio sino a San Fruttuoso. Quindi non affrontatelo con le infradito, o senza scorte d’acqua o il giusto equipaggiamento a seconda delle temperature e delle previsioni meteo: rischiereste di rovinarvi un’esperienza.

Percorso

In inverno, a patto che non ci siano feste, ponti, sagre o altro, arrivando al mattino presto (prima delle 9.00) in genere si riesce a parcheggiare nei posti free lungo la strada che conduce a San Rocco, località dove sorge l’omonimo santuario appena sopra Camogli. Alternativamente è possibile provare a Camogli city, nel parcheggio basso a pagamento o nel parcheggio (sempre a pagamento, caro) limitrofo a San Rocco: non sottovalutate la questione… il problema di piazzare l’auto può rovinarvi la giornata, costringendovi a girare per ore se capitate nel giorno o nell’orario sbagliato.

Da San Rocco, passando accanto alla omonima chiesa, si imbocca il sentiero da qui in avanti segnalato con due pallini rossi, direzione Batterie e poi San Fruttuoso, il più bello e panoramico anche se non l’unico. Dapprima si procede su stradina in mezzo alle tipiche casette liguri, molto pittoresche con i loro orti e giardini che profumano di erbe aromatiche; dopo poco il lastricato cede il posto a un sentiero nei boschi, che lambisce alcune architetture militari della seconda guerra mondiale (Batterie deve il suo nome appunto alle batterie antiaeree, restaurate)… oggi fortunatamente semplici punti panoramici.

Dalla località Batterie un cartello avvisa che il sentiero diventerà più ostico, ed in effetti è così. A parte l’assenza di segnale telefonico, cominciano una serie di saliscendi più marcati e punti esposti (dotati di catene, anche se non servirebbero, proprio perché il percorso è mediamente frequentato da escursionisti non esperti) fino ad arrivare in cima al passo che separa la Baia di San Fruttuoso dalla Cala dell’Oro. Da qui si scende ripidamente fino all’abbazia, che però si scorgerà, tra gli ulivi, solo all’ultimo.

San Fruttuoso è un posto incantato, purtroppo perennemente assediato dai turisti, che in ogni stagione – praticamente – approdano qui grazie al traghetto (maledetto!), a ondate, urlanti e spesso irrispettosi della piccola spiaggia sulla quale si adagia quel gioiellino di architettura che è l’abbazia benedettina, risalente al X secolo con successivi ampliamenti nei secoli seguenti.

A questo punto noi abbiamo deciso di non ripercorrere i nostri passi ma di fare un giro ad anello, e dopo un bagnetto rinfrescante (magnifico!) siamo risaliti dall’altra parte della piccola caletta, seguendo il sentiero in direzione Pietre Strette e poi Semaforo Vecchio. Questo percorso è meno panoramico del precedente, il mare non si vede quasi mai, e consente di rientrare a San Rocco aggirando il Monte Portofino.

Per non farci mancare nulla noi abbiamo terminato la giornata con quattro ulteriori passi a Camogli, in tempo per vedere il tramonto dall’Isola (ovvero lo sperone tra la spiaggia e il porticciolo ove sorge il castello e la Chiesa dell’Assunta): per farlo siamo scesi e risaliti a piedi dal bivio tra l’Aurelia e la strada di San Rocco (altro dislivello per noi!), attraverso viette, scalinate e caruggi che consentono di tagliare tutti i tornanti della strada statale passando in mezzo alle case e agli orti.

Tra le foto troverete non solo il trekking vero e proprio ma gli scatti di tutta la giornata: siete in un paradiso… godetevelo!

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2 Responses

  1. fabrizio nebiolo

    Bellissimo, però i passaggi esposti al passo del Bacio, pur attrezzatissimi con catene, non mi sembrano adatti proprio per tutti, specie se con bambini al seguito.

    • Erica Bagarotti

      Ciao Fabrizio e perdona il ritardo nella risposta… ci era sfuggito il tuo commento, causa disfunzionamemto del sistema di notifica.

      Tutte le cose vanno tarate, ovviamente, sulla propria persona e – cosa ancor più difficile – su coloro che si accompagnano, come nel caso dei bambini.

      Ti posso dire senza alcun dubbio di essere smentita che da “bambina” (7-13 anni) quel sentiero l’avrei fatto cantando e su una sola gamba: anzi, l’ho fatto, l’ho percorso alle elementari (gita di classe) con Suor Lucia che zompettava avanti e indietro con l’ingrato compito di tener d’occhio una fila di bimbetti ipereccitati quando ancora tutte quelle catene non c’erano. Suor Lucia e tutti noi indossavamo scarpette da ginnastica, non scarpe da trekking (sono del ’77 per la cronaca).

      Questo per dire che dipende: un bambino abituato a camminare quel sentiero nemmeno lo vede, un bambino magari ancora un po’ maldestro e che si annoia in natura rischia di inciampare ad ogni passo, per tedio o per fatica.

      Agli accompagnatori (genitori, parenti, amici, guide) l’arduo compito di valutare con chi hanno a che fare e anche le proprie capacità di far fronte alle difficoltà che potrebbero palesarsi.

      Detto questo credo che un bambino “medio” avendo tutto il tempo a disposizione e l’aiuto di un adulto consapevole e collaborante possa percorrere il sentiero serenamente e vivendo una bella esperienza.

      Un saluto,
      Erica

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