Via Lo Dzerby – la più semplice di Machaby

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Loc. Champagnolaz, Arnad (AO) 360 m s.l.m. – Corma di Machaby Loc. Case Fara – Via lunga di arrampicata – Difficoltà max 5c, 5a obbl. – 13 tiri, Sviluppo arrampicata: 500 m – Esposizione: Sud

Ecco un altro caso in cui possiamo dire che ci siamo sottovalutati: non capitando molto spesso… ne andiamo fieri 😀

Questa è una via facile, MOOOOOLTO facile, anche per noi che siamo degli scarsoni: tuttavia ha il pregio di essere bella lunga (13 tiri) e in ambiente rilassante, con vista sul Forte di Bard, goduto alla grande in una calda giornata di sole autunnale e in quasi totale assenza di vento (cosa rara da queste parti).

Altre viette in zona, più continue e su difficoltà comunque abbordabili sono Bucce d’Arancia e Tike Saab sempre qui a Machaby, oppure I love you Sylvie e Dottor Jimmy sulle pareti del monte Coudrey ad Albard ma – come a volte capita – uno dei due le aveva già fatte 😉
Per questa via invece, vedere il giudizio dettagliato in fondo.

Cogliamo l’occasione per spezzare una lancia a favore dei “gruppi misti” ovvero quelli in cui c’è chi arrampica e chi no. Quante volte abbiamo visto germogliare il seme di drammi famigliari in cui lui/lei vuole scalare a tutti i costi e l’altra metà del cielo non ha voglia/non arrampica/deve tenere il pargolo; oppure compagnie di amici separate dal “ma cosa ci vengo a fare?!” all’idea di schiacciare ore alla base di una falesia al freddo e senza fare nulla, mentre qualcun altro si diverte…

Ecco, questo posto offre un’alternativa: mentre i climbers scalano, gli altri possono raggiungere a piedi, con comoda passeggiata, il borghetto di Machaby: chi arrampica, una volta terminata la via, ci dovrà passare.

Il posto merita davvero una visita – e una birra, se è aperto l’agriturismo – per poi scendere tutti insieme.


Partendo dall’Osteria L’Arcaden (dove gli amici/congiunti climbers avranno quasi sicuramente parcheggiato) considerate un’ora di cammino, ulteriormente riducibile salendo con l’auto fino al Parking Lomasti. Non adatto ai passeggini, se non 4×4!

Fino alla frazione Costa strada asfaltata, poi, percorrendo una comoda mulattiera che taglia i tornanti della strada che porta al Parking Lomasti, superato un ponte di legno, ci si addentra in un bosco di castagni che è una meraviglia: si arriva al Santuario della Madonna delle Nevi (Notre-Dame-des-Neiges – 696 m s.l.m.), di origini cinquecentesche, interamente ricostruito nel 1687 e successivamente ulteriormente ampliato. Salendo ancora, sempre su mulattiera, si arriva al nucleo abitato di Machaby e al suo forte (totalmente ricostruito sulle rovine di un edificio del XVII secolo).
Qui si trovano castagni di dimensioni notevolissime, oltre che strutture in pietra e legno forse ancora più notevoli, che caratterizzano architettonicamente il piccolo borgo.

E’ un luogo dove si respira bellezza ed è piacevole sostare tutto il tempo che occorre in attesa di chi arrampica.


Avvicinamento

Percorrere la SS 26 della Valle d’Aosta puntando all’Osteria l’Arcaden, situata a sud del centro di Arnad.

Attualmente (2022) i parcheggi prossimi all’Osteria l’Arcaden sembrerebbero destinati ai clienti dell’Osteria stessa (quello basso sicuramente, quello alto – inerbito e più ampio – non è chiaro se nella sua totalità o meno); poco più a sud dell’Osteria, lato monte, c’è un altro parcheggio disponibile nel caso.

Lasciata l’auto dove possibile, arrivare a piedi nei pressi dell’Osteria, sulla destra della quale (faccia a monte) si percorre dapprima un tratto di strada asfaltata a fondo cieco, per abbandonarla pochi metri dopo prendendo un ponticello che costeggia delle vigne, puntando verso le pareti.

Oltrepassato il ponticello imboccare il sentiero che sale nel bosco per poi traversare a destra (faccia a monte); si costeggiano alcune placche rocciose, risalendo poi accanto a muri a secco e ruderi, superati i quali si sale fino alle vicine pareti.

La via Lo Dzerby è quella più a sinistra (prima si incontrano Urca Urca e Mitico Vento), segnalata da apposita targhetta metallica e freccia rossa sbiadita.

Descrizione dei tiri

  • 1) 5a – 25m: dopo una quindicina di metri abbastanza verticali con buone prese si attraversa un terrazzino, per poi salire un altro muretto a sinistra: possibile, come nel nostro caso, trovarlo bagnato, quindi un po’ infido;
  • 2) 3c – 25m: a sinistra su rampa facile che si verticalizza una minima, con qualche piede un po’ “saponoso”… ;
  • 3) 4b / 3c – 35m: placca appoggiata dove la roccia non da buone sensazioni di tenuta, lo gneiss migliora quando la parete si verticalizza; si devia in diagonale destra fino ad un terrazzo, ancora a destra fino alla base dello strapiombino, dove ci accoglie un nano da giardino (la rima non è voluta!);
  • 4) 5b – 45m: dopo aver salutato il nano, rimontare il tettuccio (1 chiodo subito sopra, nel caso si volesse azzerare) con ottime mani e buoni piedi. Questo è il passo di 5b, il resto del tiro è in diagonale ascendente sinistra (allungare il rinvio dove si cambia direzione) su una placca caratterizzata da canne e buchi, molto lavorata dunque facile;
  • 5) 5c – 40m: in diagonale sinistra su una placca abbastanza liscia, si raggiunge lo spigolo e un piccolo pulpito, per poi piegare a destra: qui ci sono uno/due passi di 5c delicati, superati i quali il tiro prosegue su un muro verticale con ottimi piedi;
  • 6) 3a – 45m (trasferimento): salire un primo muretto di fronte alla sosta (sulla sinistra della paretina è presente un’altra sosta, volendo) per poi proseguire su placche abbattute e tracce di sentiero fino ad un castagno sulla destra, sul quale si attrezza la sosta;
  • 7) 4a / 3a – 50m: a destra parete con un paio di passi di 4a, poi per risalti più facili e tratti erbosi;
  • 8) 4b – 45m: placca abbastanza verticale molto lavorata, di movimento;
  • 9) 4a – 40m: placca abbastanza verticale molto lavorata, di movimento;
    (trasferimento, volendo collegabile partendo alla sosta subito sotto: a sinistra, su tracce di sentiero, fino ad arrivare alla base dello scivolo del decimo tiro: accanto sono presenti due spit da collegare, con anello di calata, che si trasformano in una sosta più comoda della precedente)
  • 10) 4a – 40m: salire il diedro appoggiato e svasato (sembra una pista da bob!), per poi deviare a destra su una serie di risalti e rocce facili fino alla sosta;
  • 11) 3c – 30m: dritti su facile placca;
  • 12) 3c – 30m: dritti su facile placca;
  • 13) 3c / 4a – 45m: dritti su facile placca fino agli ultimi metri, dove la roccia diventa più povera di appigli ed appoggi, impennandosi leggermente. Si arriva così all’anticima della Corma di Machaby.

Discesa

Seguire gli ometti e tracce di sentiero guadagnando la cima vera e propria, per poi ridiscendere in uno spiazzo con staccionata (Belvedere Machaby) dove si trova una mini palestra di roccia. Da qui in una decina di minuti, su sentiero più evidente, si raggiunge l’abitato di Machaby.

Scendendo lungo la mulattiera sulla sinistra si entra nella valletta sull’opposto versante rispetto alle vie d’arrampicata: con una discesa comoda in bei castagneti si supera un ponticello di legno e ci si ricongiunge alla strada asfaltata che si segue (diversi tagli possibili) fino ad un bivio con una cappelletta votiva, al quale si prende a sinistra raggiungendo in breve l’Osteria l’Arcaden.

Giudizio

A nostro avviso l’unico vero ingaggio, se non ci siete abituati, è la lunghezza: la via è lunga, i tiri sono lunghi… considerate 4 ore per una cordata da 2 persone.

Le difficoltà si concentrano sullo strapiombino del quarto tiro (1 passo, con mani ottime) e su un paio di passi di 5c sul quinto tiro: per il resto la via si attesta sul 4° grado, dove poco più dove poco meno, senza grosse discontinuità.
La roccia non è la migliore presente in zona, almeno sull’appoggiato: la sensazione in alcuni punti è che non sia gripposissima, anche se nel complesso non ci si lamenta di certo!

Chiodatura giusta, più lunga sui tiri facili, noi non abbiamo sentito la necessità di integrare. Soste sempre collegate da catena, con anello di calata, e tendenzialmente comode.

Può essere un buon banco di prova per testarsi sulla velocità e la continuità, magari prima di approcciare per la prima volta vie lunghe (lunghe!) più impegnative. Il panorama rilassa, l’esposizione sud… anche (a meno che non sia estate: rischia di essere un forno!) e tutto sommato l’arrampicata è piacevole e divertente. Un bel modo di godersi la giornata!

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