Prima ravanata invernale nel Vallone di San Grato: Madonna delle Nevi, Baite di Muni

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Strada ISSIME-S.GRATO (AO) (1.430 mt slm) – BAITE DI MUNI (2.020 mt slm) lungo il sentiero 1C – disliv. positivo 640 m, sviluppo compl. 10,5 Km

Come avrete capito a noi i posti troppo frequentati ci piacciono poco e considerato che è caduta la prima neve, magica nel contrasto con i colori ancora autunnali, abbiamo pensato ad una bella ravanata non troppo impegnativa: ci siamo infilati nel Vallone di San Grato (o Saint-Grat), terra di tradizione Walser, dove ovviamente non abbiamo incontrato NESSUNO per tutto il giorno!

Eh sì, perchè con la neve questi percorsi -nello specifico il nostro sentiero è una variante dell’Alta Via n°1– che in stagione escursionistica sono molto battuti, tornano ad essere visitati solo dalle bestiole: troppo facili per chi vuole fare “alpinismo serio”, troppo faticosi per la maggior parte dei camminatori, per qualche mese diventano regni misteriosi, coperti da una coltre candida e inviolata in cui si colgono solo le tracce degli animali. Poi… siamo arrivati noi 😀

ACCESSO

Si percorre la strada della Valle di Gressoney fino a Issime, dove appena superato “il centro” si trova a sinistra la deviazione per il Vallone di San Grato, segnalata; la strada è asfaltata, comoda, e si inerpica con ripidi tornanti. Bisogna posteggiare prima della sbarra che limita il transito ai soli veicoli autorizzati: ci saranno 2 posti si e no, un altro paio poco sotto, lungo un tornante.

Attenzione: la parte bassa della valle è quasi sempre in ombra, in caso di neve valutate bene le possibilità della vostra vettura, prima di proseguire. Noi arrivati alla sopra menzionata sbarra eravamo al limite della transitabilità.

PERCORSO

Dalla sbarra si prosegue a piedi, o sulla strada o prendendo il sentiero che si incontra subito a destra, sino ad arrivare ad un gruppo di baite (presumibilmente Chroiz) e alla vicina Chiesa di S. Grato, affacciata sulla valle (1.660 mt).

A questo punto si piega a sinistra, poco oltre, salendo, è visibile una palina segnavia ove le indicazioni non sono proprio chiarissime. Le Baite di Muni infatti sono indicate in direzioni opposte ma con uguali tempi di percorrenza: nel dubbio noi scegliamo il “sentiero alpino” ovvero l’1C. Da qui troveremo qualche bollo giallo su qualche roccia non ancora del tutto sepolta dalla neve, ma in questa prima parte seguire l’ipotetico sentiero è abbastanza intuitivo, dato che prosegue in falsopiano sulla sinistra orografica della valle, attraversando bellissimi boschetti e radure con qualche baita… di tradizione architettonica walser, ovviamente!

Poco prima di quota 1.800 m, superata una baita, abbiamo incontrato uno sbarramento dell’ipotetico sentiero: un albero schiantato lo ha forse ostruito, siamo dovuti scendere qualche metro per aggirare l’ostacolo, nei pressi di un ruscelletto.

Successivamente, arrivati ad una radura che in primavera deve essere una zona quasi paludosa, dopo aver superato due ponticelli di legno individuabili nonostante la neve, abbiamo perso la traccia: la neve aveva coperto eventuali bolli gialli, nè erano rintracciabili tracce precedenti. Abbiamo individuato due enermi massi erratici l’uno accostato all’altro, a formare una sorta di galleria triangolare al di sotto della quale vi è un piccolo laghetto, totalmente gelato: lì ci siamo fumati la sigaretta dell’indecisione 😀 Come sempre, aiuta: aggirando i massi e proseguendo alla loro sinistra (faccia a monte), la pendenza diventa accettabile e il bosco non troppo fitto, così da consentirci di proseguire.

L’altimetro diceva che eravamo vicini alla quota delle Baite di Muni, e infatti dopo un breve muro un po’ più pendente da lì a poco le abbiamo raggiunte. L’idea era di proseguire verso i Piccoli Laghi, ma alla nostra quota (2.020 m) la neve iniziava ad essere un po’ troppo impegnativa senza ciaspole: una 50ina di cm di pappa per nulla portante e tanto tanto bagnata!

Per la discesa abbiamo evitato il percorso ad anello, pure possibile, perchè con queste condizioni abbiamo preferito la sicurezza garantita dal seguire, a ritroso, le nostre stesse tracce.

GIUDIZIO

L’abbondante neve fresca, la nostra allergia alle ciaspole e la totale assenza di esseri umani ha reso un percorso in sè per sè super easy una bella, seppure un pochino faticosa, ravanata invernale in ambiente davvero magico: complice una luce pazzesca, gli alberi non ancora del tutto spogli, il fascino antico di queste baite. Il silenzio. Che non è un silenzio pneumatico, ma è quello che se presti attenzione svela dettagli minuti: il procedere di un camoscio solitario poco più in alto, la neve che cade dagli alberi, il verso di qualche uccello sopra di noi, lo scorrere dell’acqua sotto la neve.

(nelle foto come sempre troverete qualche indicazione in più se voleste ripetere l’esperienza)

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