Via Kiene – Castelletto Inferiore (o meglio a zonzo per la parete sud)

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VALLESINELLA 1513mt – CASTELLETTO INFERIORE 2601mt – Arrampicata – Difficoltà IV+ / V – Sviluppo arrampicata 260mt – Esposizione SUD

Era da inizio settimana che fantasticavo all’idea di tornare sul Brenta: sabato era prevista una giornata di tempo stabile e soleggiato a Madonna di Campiglio e finalmente sono state riaperte le regioni dopo l’emergenza covid-19, quindi c’erano tutti gli elementi per una grande gita.

La metà di giugno in genere è un po’ presto per andare a scalare in Brenta ma complice la poca neve dell’inverno ero abbastanza sicuro che la parete sud del Castelletto fosse assolutamente già scalabile, valutazione che in effetti si è rivelata corretta.

Lo stesso non si può dire per la discesa sul versante nord, ovviamente ancora carica di neve, ragione che ci ha costretto a portarci sulle spalle i ramponi il cui peso non è indifferente considerando anche la mezza tonnellata di ferraglia del normale armamentario che serve a salire queste vie classiche. Ma così è, se vi pare.

Giunti all’attacco della via abbiamo immediatamente capito che il camino del primo tiro era del tutto impraticabile in quanto bagnato fradicio così siamo partiti all’avventura salendo per uno spigolo sprotetto che ci era stato indicato da due ragazzi come “attacco originale della via Kiene”.

Lo spigolo del primo tiro della via Kiene originale da cui siamo saliti

In effetti con questa variante siamo riusciti ad arrivare alla prima grande cengia con un paio di tiri ricollegandoci poi con il tracciato moderno della via……o almeno crediamo!
Il problema è che quella parete è salibile più o meno ovunque e qua o là si trova sempre qualche vecchio chiodo, solo che il nostro percorso non corrispondeva con quello delle relazioni che avevamo e quindi boh….non siamo in grado di dire se abbiamo salito effettivamente la via Kiene o se abbiamo scelto delle varianti tutte nostre.

Sta di fatto che dopo i primi 7 tiri abbiamo optato per uscire verso la via normale perché eravamo molto stanchi e anche un po’ provati dalla lettura della via che si è rivelata più complessa del previsto.

Di seguito descriverò i tiri per come li abbiamo percorsi noi dando anche indicazione dei 3 tiri finali (che noi invece abbiamo affrontato lungo la linea della via normale), poi se qualcuno capiterà sulla nostra stessa via saprà dirci se abbiamo cannato alla grande o se invece abbiamo effettivamente percorso la via Kiene 😉

Avvicinamento

Da Vallesinella seguire il sentiero nel bosco che porta al rifugio Casinei, poi seguire per il rifugio Tuckett che si raggiunge in circa 1h e 30 di cammino.
Le vie si trovano sulla parete accanto al rifugio, raggiungibili in soli 5 minuti con una traccia che conduce alla base della bastionata sud del Castelletto.

Descrizione della via

Come spiegato nell’introduzione, i primi 3 tiri che abbiamo fatto sono relativi alla via originale aperta da Kiene e non alla via che viene percorsa attualmente dalla maggior parte delle cordate (grande camino).
I tiri 4, 5, 6 e 7 invece dovrebbero essere della via Kiene ma onestamente non mi ci ritrovo con i gradi espressi dal libro di Cappellari “Dolomiti di Brenta” Vol 3. , di conseguenza li graderò secondo la mia percezione.
La descrizione degli ultimi 3 tiri invece la riporto dalla fonte in quanto non li abbiamo saliti.

  1. III+ (35mt) – Si attacca su uno spigolo che si trova circa 40 metri a destra rispetto al camino della via Kiene, subito dopo una specie di grotta / rientranza della parete.
    Salire appena a sinistra dello spigolo, poi all’altezza di un “naso” spostarsi alla sua destra e salire delle placche fino a raggiungere una cengetta con una sosta vetusta fatta da un chiodo e una clessidra collegate da un cordino delle guerre puniche (inutile dire che è il caso di usare un cordino vostro). Nessun chiodo presente.
  2. III+ / IV- (40mt) – Salire verticalmente un muretto appena a sinistra della sosta sfruttando delle belle lame. Iniziare poi ad obliquare verso destra per rocce più facili fino a raggiungere una cengetta. Seguire la cengia verso destra per circa 7-8 metri fino a trovare un punto che regala una rimonta leggermente più facile. Salire quindi l’ultimo muretto in verticale fino ad una clessidra che consente di fare sosta proprio alla base della grande cengia detritica.
  3. II (40mt) – Seguire la cengia detritica in diagonale sinistra facendo moltissima attenzione a non buttare giù gli enormi massi che si trovano lungo il percorso (!!!) fino a raggiungere la base delle pareti, subito a sinistra di un evidente tetto. Noi abbiamo trovato un cordone ad indicare il punto dove fare sosta e un ometto con incastrato all’interno un palo in ferro.
  4. III+ (40mt) – Dalla sosta obliquare prima verso destra per alcuni metri e poi verso sinistra sfruttando delle rampe più facili fino alla sosta su una cengetta.
  5. IV (35mt) – Spostarsi a sinistra camminando sulla cengia per circa 4-5 metri fino alla base di un evidente diedro. Salire verticalmente il diedro fino a quando la sua verticalità non si accentua, spostarsi quindi a destra in un secondo diedro più piccolo e rimontarlo direttamente (2ch) fino alla sosta alla base di un altro diedro.
  6. IV+ (50mt) – Salire verticalmente il diedro totalmente sprotetto (è possibile usare un paio di dadi, che consiglio caldamente) uscendo al suo termine sulla sinistra. Spostarsi qualche metro a sinistra e risalire verticalmente (si trovano un paio di chiodi mi sembra) per poi piegare a destra fino a una cengetta (1ch). Rimontare quindi in verticale, appena a sinistra del chiodo, salendo su una roccia esposta (altro chiodo), poi verticalmente fino alla sosta su una cengia più ampia.
  7. III+ (50mt) oppure III 25mt se si esce sulla normale – Dalla sosta spostarsi alcuni metri a sinistra fino a trovare una rampa che obliqua da sinistra verso destra e che conduce sulla cengia della via normale (sembra una specie di sentiero). A questo punto potete continuare a salire in leggera diagonale destra fino alla base di un evidente e lungo camino (sosta) oppure scegliere di uscire sulla normale nel caso fosse tardi come è successo a noi. Per la descrizione della normale vi rimando alla gita “Spigolo Gasperi e via Normale“.
  8. IV (45mt) – Salire interamente il camino (2ch) sfruttando la spaccata e uscendo ogni tanto al suo esterno fino a raggiungere un terrazzo con sosta.
  9. III (30mt) – Continuare in diagonale sinistra seguendo una fessura fino sotto la rossa parete sommitale e al così detto “terrazzo al sole” del Castelletto, dove si sosta.
  10. IV (40mt) – Traversare a sinistra per 7-8 metri con passi esposti e delicati (2ch), salire poi un breve caminetto fino ad un terrazzino. Infine proseguire sulla parete fino in cima.
    Come variante (V) è anche possibile salire in verticale seguendo una fessura gialla e leggermente strapiombante che porta più direttamente in vetta (alcuni chiodi).

Discesa

La discesa si effettua sul versante opposto rispetto a quello di salita. Appena sotto la cima in esposizione nord si trova un grosso masso con un cordone di calata assicurato a due spit.
Calarsi per 55 metri fino ad un terrazzo (attenzione che si atterra proprio sul bordo e bisogna ballonzolare un po’ per riuscire ad arrivarci). Giunti sul terrazzo, trovare un grosso anello di calata sotto gli strapiombi e calarsi ulteriormente per altri 30 metri circa. Poi a seconda delle condizioni (neve o sfasciumi), trovare il modo di scendere fino alla valletta sottostante. A quel punto, puntare verso le pareti del torrione di Vallesinella proprio di fronte e scendere seguendo una traccia e degli ometti fino ad incontrare il sentiero che collega il Tuckett con il Grosté. Prendere quindi a sinistra fino al rifugio e poi per la strada dell’andata

Giudizio

Avendo percorso la via solo in parte, non me la sento di dare un giudizio di merito anche perché ci sono mancati dei pezzi importanti e sicuramente di valore. Quello che posso dire è che i diedri della parte centrale sono davvero splendidi e su ottima roccia (come del resto quelli della vicina Alimonta-Vidi) mentre la variante di attacco che abbiamo percorso noi a causa del camino bagnato è su roccia più delicata e come arrampicata è sicuramente più interessante il camino che torneremo a fare un’altra volta.

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