Valgrande – da Ponte Casletto a In La Piana, passando per l’Arca, con uscita da La Colma di Premosello – 3 giorni into the wild

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PONTE CASLETTO, LOC. CICOGNA (VCO) m. 411 slm – ARCA – IN LA PIANA m. 970 slm – LA COLMA
m. 1730 slm – COLLORO m.500 slm – TREKKING MOLTO IMPEGNATIVO EE – sviluppo circa 25 km – disl. complessivo 3000 m circa

Dopo aver girato la Val Grande in lungo e in largo, insieme e ciascuno per conto proprio, questo giro lo volevamo portare a casa fortemente, da almeno qualche anno: era necessario che i pianeti si allineassero, creando la giusta finestra meteo in concomitanza con 3 giorni liberi, e l’impossibilità di fare qualsiasi altra cosa che non fosse scialpinismo (attività per la quale il lato B del blog da forfait :))
Ebbene ce l’abbiamo fatta: è proprio il caso di dirlo, perché il percorso non è semplice e in primavera presenta una serie di difficoltà che lo rendono tutt’altro che banale: i guadi, con i torrenti in piena, e la neve, che permane sulle cime. E’ stata un’avventura, in perfetto stile Val Grande.

A seguire, dopo la descrizione di ogni giorno, album fotografico con altre info utili e i tratti salienti del percorso (e le foto delle due facce da pirla!)

NOTA IMPORTANTE: non c’è campo nè linea telefonica su tutto il percorso. Inutile dire che andare oltre i propri limiti (di resistenza, di esperienza, ecc) rischia di essere particolarmente pericoloso in luoghi difficilmente raggiungibili anche dai soccorsi.

GIORNO 1: da PONTE CASLETTO all’ARCA – disliv. positivo 1.050 m – sviluppo 8.2 Km

ATTENZIONE: Il percorso sul torrente che collega Ponte Casletto al bivacco di Orfalecchio è ufficialmente interdetto con evidenti cartelli esposti dal Parco a causa della pericolosità dell’itinerario, soprattutto in condizioni di umido o bagnato che rendono questo percorso estremamente rischioso.
Il Parco comunque negli ultimi anni ha riattrezzato l’intero percorso con catene di ferro nuove e sostituendo alcuni dei caretteristici ponticelli di legno ormai marci con altri in ferro, rendendo questa strada più agevole e sicura di quanto non lo fosse in passato.

Lasciamo un’auto a Colloro, dove ci aspettiamo in qualche modo di uscire e chiudere il giro, e l’altra nei pressi della galleria di Ponte Casletto da dove parte il nostro sentiero (avere due auto è essenziale se si vuole fare un giro del genere): lungo la stretta strada che raggiunge Cicogna i posti per parcheggiare sono esigui e soprattutto tutti in divieto… sapevatelo! Trovate molte foto della parte di percorso sino ad Orfalecchio QUI: correva l’anno 2014 ed il sentiero era molto più wild di quello che abbiamo trovato oggi, anche se, teniamo a precisarlo nuovamente, resta assai pericoloso.

La traccia segue la destra idrografica del Rio Valgrande, con una serie di saliscendi in parte attrezzati con catene e canaponi; si incontra il bivio per il Ponte di Velina, che non va seguito se non per andare a vedere il manufatto (un grazioso ponte ad arco, in pietra, coperto dall’edera, che permette di attraversare il torrente). Dopo un altro tratto di sentiero, sempre mantenendo la destra idrografica, la traccia si avvicina al letto del torrente in un punto dove questo forma delle pozze di acqua cristallina assai invitanti -possibilità bagno!- che precedono di poco il Bivacco di Orfalecchio, posto a quota 590 m slm.

Abbiamo ancora qualche ora di luce, così decidiamo di raggiungere l’Arca: il sentiero prosegue sempre in costa seguendo il torrente, NON bisogna salire l’evidente scala in pietra posta di fianco al bivacco, che conduce altrove… e uno di noi lo sa bene 🙂

Arriviamo dopo circa 5 ore di cammino in uno dei luoghi mitici della Valgrande, forse quello che meglio incarna l’anima selvaggia di questo parco: l’Arca (695 m slm) è una grotta posta nel punto dove è necessario guadare il torrente per spostarsi sul versante idrografico opposto, la sua forma ricorda quella di una cappella o di una chiglia di nave, alta parecchi metri, larga e profonda, affacciata sul torrente che poco oltre si incanala in un canyon, offre riparo ai trekkers che affrontano la traversata bassa.
Per questa notte sarà la nostra casa, nemmeno troppo umida, al contrario di quello che si potrebbe pensare!

Nel tempo che ci rimane prima che calino le tenebre ci organizziamo per accendere un fuoco e goderci la serata sotto le stelle, mentre il torrente romba accanto a noi. Dall’altra parte si intravedono i segni rossi del sentiero che dovremo prendere l’indomani.
Con il senno di poi abbiamo fatto bene a proseguire fino all’Arca, superando Orfalecchio: il tratto di sentiero successivo è anche peggiore di quello appena percorso ed esserci tolti qualche ora di marcia ci ha permesso di prendercela più comodamente.

GIORNO 2: dall’ARCA a IN LA PIANA – disliv. positivo 800 m – sviluppo 5 Km

Questa è la parte di sentiero che nessuno dei due aveva mai percorso. Va considerato che tra il primo ed il secondo giorno il dislivello complessivo è di circa 2.000 m, visti i continui saliscendi, su un terreno tutt’altro che facile; l’impegno richiesto non è solo fisico, ma anche mentale: la concentrazione dev’essere sempre massima, vuoi per non perdere la traccia, vuoi per l’esposizione a tratti notevole, su un sentiero spesso privo di protezioni.

Fatta questa premessa necessaria, dopo una notte passata nella grotta dell’Arca, ci tocca subito il primo guado, più brutto a vedersi che a farsi: in questa stagione la portata d’acqua del torrente è notevole, come anche la forza delle correnti che si formano; i passaggi tra le rocce, aiutati dalla presenza di due tronchi di attraversamento, non sembrano a prima vista molto sicuri.
Facciamo un primo tentativo senza zaini: ebbene si può fare dunque procediamo, incrociando le dita per il successivo guado sul Rio Fiorina delle cui condizioni nulla sappiamo (si trova parecchi chilometri dopo).

Si risale lungo il letto sassoso dell’affluente del Rio Valgrande, proprio di fronte all’Arca, fino a raggiungere una prima radura con resti di costruzioni in pietra e bivacchi en plein air: questa volendo può essere un’alternativa al pernottamento all’Arca, anche se essendo proprio nel bosco accendere falò può essere pericoloso. Da qui in avanti il sentiero, superata una prima cuspide rocciosa, è un continuo traversare, con salite e discese piuttosto ripide, su un terreno reso disagevole e infido dalla presenza del fogliame depositatosi sui massi spesso bagnati. Alla nostra sinistra il torrente, parecchi metri sotto, bellissimo e brillante di verde e d’azzurro nella luce primaverile: prestare attenzione, una scivolata in certi punti può essere fatale. Traversando si passano diversi affluenti, la traccia è comunque abbastanza ben segnata – per essere un sentiero interdetto – da bolli rossi e ometti.

Guardando il versante opposto un primo punto di riferimento possono essere le creste del Lesino e del Pizzo Proman, che sovrastano la valle (noi inizieremo qui a farci due domande circa l’uscita dalla Colma, visto che queste cime si presenteranno ancora belle innevate); proseguendo si giunge al Pozzo di Val Negra, dove bisogna superare un affluente del Rio Valgrande che proprio nel punto di attraversamento forma una magnifica pozza di acqua cristallina, dove noi ci fermeremo per venti minuti di meritato riposo. Nei punti più difficili anche qui sono presenti alcune catene.

Dopo il Pozzo, in un paio di punti, la traccia non è così evidente: vi sono svariati alberi caduti che interdicono il passaggio, gli ometti e i segni si fanno più radi, ma con un minimo di attenzione e un po’ di buon senso non ci si perde. Si arriva così alla confluenza con la Val Gabbio, che si apre sul versante opposto, appena superata la quale inizia la discesa verso il guado sul Rio Fiorina… i nostri timori vengono confermati: la portata d’acqua ci costringerà ad un bel bagno nell’acqua gelata!
L’acqua ci arriva fino alla vita, fortunatamente, altrimenti non avremmo saputo come portare gli zaini dall’altra parte: anche perchè, nonostante il punto di attraversamento sia in acque abbastanza tranquille, la corrente è comunque forte, tale da sbilanciarci.

Superato il Rio con gli zaini asciutti (e tirato un sospiro di sollievo!) non ci resta che trovare il proseguimento del sentiero sulla riva opposta, non proprio evidente: bisogna risalire in qualche modo un evidente muretto roccioso di fronte al guado sopra al quale è possibile trovare i primi bolli ed un cartello che avverte dell'”attraversamento pericoloso”. Sconsigliamo di affrontare l’arrampicata delle rocce in quanto c’è un punto molto esposto e rischioso. Andare invece una decina di metri verso valle e risalire nei pressi di un vecchio cavo di ferro ormai arrugginito (non tenetelo con le mani o potreste tagliarvi seriamente!) fino a raggiungere il sentiero sovrastante. Da qui le cose si fanno più semplici: la traccia prosegue in falsopiano in una bella faggeta, risalendo dapprima accanto al fiume, per poi deviare in una valletta sulla sinistra (destra orografica) onde aggirare un risalto roccioso.

Qui, a pochi metri da In La Piana, ci siamo persi: ma sapevamo di essere vicinissimi al sentiero ufficiale, che avevamo già percorso, e siamo andati ad intuito. A breve abbiamo visto dall’alto le cataste di legna che precedono la radura, ed in pochi minuti siamo scesi, finalmente, alle casette in pietra di In La Piana (quota 960 m slm). Siamo a “casa”!

A questo punto ci possiamo rilassare. Questo è uno dei luoghi più belli della valle, con ben 3 bivacchi attrezzatissimi ed ogni comfort che si possa desiderare dopo due giorni into the wild, acqua, legna, barbecue e brandine. Due ragazzi tedeschi sono gli unici ospiti oltre a noi. Poi ci sono “quelli del posto”: cervidi (caprioli o cervi femmina non sapremmo dire, visto che sono comparsi all’imbrunire) che ci hanno accompagnato fino all’ora della nanna con il loro incedere elegante nel silenzio della radura, curiosi al punto giusto, facendo frusciare le foglie e osservandoci con gli occhi accesi dalla luce delle frontali. Saranno stati almeno 7 o 8 esemplari. Bellissimi.

GIORNO 3: da IN LA PIANA a La COLMA DI PREMOSELLO, e discesa fino a COLLORO – disliv. positivo 1300 m – sviluppo 12.6 Km

Ci svegliamo con calma e partiamo alla volta della Colma, questa volta su comodo sentiero ufficiale, già percorso in direzione opposta durante questa escursione, che ci vedeva impegnati in un’altra traversata. Qui rispetto ai giorni precedenti, si cammina comodi e tranquilli: praticamente una pacchia!

Arriviamo velocemente alla Colletta (1.270 m slm) attraverso il ripido sentiero nel bosco, per poi traversare in leggera discesa sino ad un ponticello: da qui ahinoi comincerà la neve, una neve pessima, bagnatissima e ovviamente per nulla portante! Raggiungiamo faticosamente l’Alpe Serena (1.320 m slm) e ancor più faticosamente iniziamo a risalire il muro che porta infine al bivacco della Colma di Premosello. Dobbiamo ringraziare i ragazzi tedeschi, che qualche decina di minuti avanti a noi hanno tracciato quasi tutto il percorso: erano muniti di traccia gps, quindi non abbiamo nemmeno dovuto fare lo sforzo di cercarci la strada!
Ricambieremo comunque il favore tracciando noi la parte più ripida e maggiormente innevata per circa 200mt di dislivello, fino al bivacco della Colma.

Arriviamo alla Colma di Premosello (1.728 m slm) all’ora di pranzo, con gli scarponi, le calze e i piedi del tutto fradici.

Anche per i primi metri di discesa la neve pappa non ci darà tregua, ma fortunatamente non durerà a lungo! Lasciamo alle altre gite sopramenzionate questa parte di sentiero, che è comunque impossibile da perdere e molto piacevole, se non fosse che dopo tre giorni parecchio faticosi non vedevamo l’ora di rilassarci a valle. Arrivare a Colloro city è comunque una bella vasca: poco dopo l’Alpe La Piana il sentiero termina e bisogna procedere su strada asfaltata, seguendola per qualche altro Km e fruendo di qualche comodo taglio dei tornanti.

Alla fine, anche stavolta, ce l’abbiamo fatta!

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