Val Grande – Anello del Mottac, Ragozzale, Basagrana: una fiaba d’autunno

Val Grande – Anello del Mottac, Ragozzale, Basagrana: una fiaba d’autunno

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andata: TRONTANTO – ALPE FAIEVO (VCO), 950 m slm – SCALA DEL RAGOZZALE, 1.930 m slm – ALPE MOTTAC, 1.690 m slm
ritorno: ALPE MOTTAC, 1.690 m slm – PASSO DI BASAGRANA, 2.070 m slm – RIFUGIO PARPINASCA, 1.200 m slm – TRONTANTO – ALPE FAIEVO (VCO), 950 m slm
sviluppo compl. 21.8 Km – dislivello compl. 2.185 m, EE

L’autunno è un momento magico per la Val Grande: ne guadagna in luce e colori, c’è molta attività tra la fauna locale, è più difficile imbattersi nelle vipere, che qui hanno alimentato parecchie leggende proprio perché numerose.

Anche quest’anno non potevamo mancare e abbiamo dedicato due magnifici giorni all’Anello del Mottac, inedito per noi: ne vale veramente la pena!Anello del Mottac da Trontano

Sul nostro blog troverete molte altre escursioni e traversate in Val Grande (pulsante cerca in alto a destra), un luogo che piace moltissimo a noi e inspiegabilmente assai poco agli escursionisti italiani, mentre facilmente potrete incontrare tedeschi e svizzeri. Se vi piace l’ambiente selvaggio, se amate le ravanate, vi consigliamo di andarci il prima possibile: piano piano anche qui inizia ad esserci segnale telefonico (cosa impensabile solo 3 anni fa), le tracce si trasformano in sentieri, le persone cominciano ad essere molte, forse troppe, visto che In La Piana si narra essere stata occupata da un gruppo di 50 cristiani non più tardi della passata estate!

Ci piacerebbe dire che tutto questo non toglie nulla alla bellezza di questo luogo, ma sarebbe vero solo in parte: ne perde infatti l’esperienza di profondo contatto con la natura, quell’eccitazione mista a paura e sgomento che ti prende allo stomaco quando sai di essere solo, tagliato fuori dal mondo, che non può essere esperita se il vociare delle persone ti arriva all’orecchio a chilometri di distanza.

E quindi perché parlarne su un blog, direte voi: a parte che sulla bellezza della Val Grande si sono espresse voci ben più autorevoli (vedi Meridiani Montagne n°85 del 2017), crediamo sia davvero importante imparare ad amarla per quello che è, un luogo dalla bellezza selvaggia e severa, che dovremmo sperare non si trasformi mai in un parco avventure per trekkers annoiati alla ricerca di emozioni preconfezionate.

 

Finito il pippone, vi raccontiamo la nostra esperienza, come sempre …memorabile!

Siamo partiti dall’Alpe Faievo (950 m slm), a Trontano, per raggiungere la quale, in auto, non è più necessario pagare l’obolo presso il paese: la strada è sterrata ma in buone condizioni.
Da qui si inizia a salire verso il Rifugio Parpinasca su sentiero e tratti di carrabile, e poco prima di raggiungerlo si intercetta il bivio per l’Alpe Nava. Noi abbiamo deciso di percorrere l’anello salendo dal Ragozzale e ridiscendendo dal Passo di Basagrana, ma il dislivello e la lunghezza sono abbastanza indifferenti, si può fare anche in senso opposto. In perfetto stile Val Grande, le indicazioni per le mete principali le troverete solo quando ci sarete vicino: al bivio suddetto dunque non troverete nessuna indicazione per il Ragozzale, occorrerà seguire quelle per Nava.

Il sentiero risale un bosco di faggi fino a raggiungere la dorsale alla destra della valle (faccia a monte) poco sopra la quale si trova l’Alpe Drisoni, in posizione davvero panoramica, con vista eccezionale sulla Val d’Ossola, Domodossola e tutta la catena alpina retrostante. Da qui si continua a salire lungo la dorsale, su sentiero evidente e ben segnato, fino a raggiungere l’Alpe Nava (1.700 m slm), praticamente alla sommità: a questo punto il sentiero vira decisamente a destra, traversando lungamente su prati, boschi e ghiaioni, raggiungendo prima l’Alpe Rina e poi l’Alpe Menta, luoghi davvero incantevoli con le consuete casette in pietra, ormai quasi tutte abbandonate. Dall’Alpe Menta si sale verso la Scala del Ragozzale (1.930 m slm), che si raggiunge velocemente: e proprio di una scala si tratta, realizzata con forza, pazienza e blocchi di pietra posti ordinatamente uno sull’altro per consentire al bestiame di attraversare il passo, costruita nel 1700 e restaurata nel 1995.

Salita la scala lo sguardo spazia sul tutta la Val Grande, dalla Val Gabbio, alla Cima Pedum, fino alla Bocchetta di Vald: magnifico. Subito sotto è presente un bivacco, in posizione davvero spettacolare.

A questo punto bisogna ritraversare verso sinistra, in leggera salita e con qualche sali scendi, fino a raggiungere la ben visibile dorsale alberata che da Testa di Mente scende verso il cuore della Val Grande. Questa va percorsa lungamente con un sentiero che è un filo più impervio, ma sempre ben visibile e privo di difficoltà alpinistiche, fino quasi al suo termine, dove la traccia scende per prati conducendo in vista dei due edifici dell’Alpe Mottac (uno è il bivacco, l’altro il rifugio del corpo forestale).

Che dire… scegliere quale sia il più bello tra i bivacchi della Val Grande è davvero difficile: questo è sicuramente in una posizione invidiabile, con una vista mozzafiato a 360° e ottimamente tenuto (come di consueto qui). Ci sono due stanze indipendenti, ognuna con la propria dotazione di stufa, attrezzi, pentolame e legna, con soprastante assito in legno per dormire. A 5 minuti di cammino (indicazione con cartello in legno), verso valle, vi è una fonte d’acqua. Qui è anche possibile reperire la legna, cosa sempre opportuna anche solo per rimpinguare le riserve del bivacco, anche se senza accetta e sega non è stato semplicissimo! Stranamente mancavano nella dotazione 😀 se qualcuno volesse portarle su dopo averci letto sarebbe un gesto sicuramente utile.

Siamo partiti da Faievo alle 9.40, arrivando al Mottac alle 15.00 circa: da qui a sera facciamo la conoscenza di un simpatico ragazzo polacco, a spasso da solo per la Val Grande da qualche giorno, e ci dedichiamo prima al relax e dopo al fuoco :), necessario per la preparazione degli spiedini che ci siamo portati da casa. Stando via due giorni soltanto non abbiamo badato al peso dello zaino, ma piuttosto alla libidine di una buona cena al tramonto, con vista sul Pedum che si tinge di rosa!

Alla preparazione dello spiedino hanno assistito anche un paio di camosci, che gironzolavano tranquilli nella radura. Condividiamo la cena con il trekker polacco e ci godiamo anche una stellata niente male, prima di metterci dentro il sacco a pelo: non ci sarà bisogno nemmeno di accendere la stufa.

Il mattino dopo mentre noi sistemiamo il bivacco e prepariamo gli zaini per la partenza, i due camosci della sera prima si faranno di nuovo vivi nella radura, proprio di fianco al bivacco: sono guardinghi ma non impauriti, e ci faranno compagnia per una buona mezz’ora.

 

Al ritorno bisogna ripercorrere la dorsale verso Testa di Menta, per poi prendere questa volta verso destra in direzione di Basagrana: si passa in costa sotto al Tignolino, anche in questo caso il sentiero è evidente, impossibile sbagliare. Purtroppo il calore del sole farà salire una densa nebbiolina dal cuore della Valle, che non ci permetterà una gran visuale se non una volta raggiunto il Passo (2.070 m slm). Da qui, verso l’Ossola, lo sguardo spazierà di nuovo fino ad incontrare il profilo del Rebbio all’orizzonte.

mirtilli e rododendi scendendo da BasagranaLa discesa dal Passo di Basagrana attraversa una valle amena, letteralmente tappezzata di rododendri e mirtilli (guarda caso è stagione… ne abbiamo fatto una scorpacciata!) fino a raggiungere la Costa dei Bagnoli (1.750 m slm), ove è possibile vedere più in basso il Rifugio Parpinasca, che si guadagna attraverso un sentiero che scende ripidamente prima, per poi diventare più dolce tagliando boschi e pascoli.

Siamo partiti dal Mottac alle 8.55 ed arrivati al Rifugio Parpinasca (1.200 m slm) alle 13.10… orario perfetto per approfittare dell’apertura e del conseguente pasto caldo!

Nel complesso questa escursione non è tra le più impegnative né tra le più lunghe fatte qui in Val Grande, ma sicuramente è da annoverare tra le più belle, complice sicuramente la luce dell’autunno che rende questo luogo… una favola.

 

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