Bagni di Masino (SO) 1.172 m s.l.m. – Rifugio A. Omio 2.100 m s.l.m. – Punta della Sfinge 2.802 m s.l.m. – Via Bramani – Difficoltà max IV – Sviluppo 250 m – Esposizione NE
Avvicinamento 1.400 m D+ circa
Prendiamo la palla al balzo per goderci gli ultimi weekend estivi e temperature adeguate alla scalata in quota: era tanto che non salivamo da queste parti!
Decidiamo di trascorrere una notte al Rifugio Omio per fare qualcosa sulla Sfinge o sulla Punta Milano il giorno dopo, spezzando così un’escursione che altrimenti ci avrebbe regalato un sicuro mal di schiena e mal di gambe il giorno dopo 😉
La scelta ricadrà sulla Punta della Sfinge, in ballottaggio la via Bramani (IV) e lo Spigolo Fiorelli (V), due classiche vicine che ci avrebbero permesso di decidere il giorno stesso; vincerà la prima, perchè abbiamo preferito stare in piena parete evitando ombra e vento proveniente dalla Val Codera: va bene che è ancora estate… ma a 3.000 metri il freschino si fa sentire!
L’esposizione Nord Est fa sì che la parete vada al sole subito la mattina, ma sia anche la prima ad andare in ombra successivamente.
La Sfinge per il momento l’avevamo vista solo da lontano, durante una delle escursioni più belle che ci ricordiamo di aver fatto, ovvero l’anello Val Merdarola – Valle dell’Oro; il lato del Rifugio Gianetti (Val Porcellizzo) invece lo conosciamo meglio, essendo la base di partenza per un bel po’ di scalate tra cui il Badile, Punta Sertori, Cengalo, che facemmo anni fa.
Che dire? Le vallette laterali della Val Masino sono una più bella dell’altra, ma di una bellezza che toglie il fiato: la cime di granito chiaro fanno da contraltare a prati verdissimi, ai cui piedi si estendono magici boschi fitti, ombrosi e pieni di… funghi 😀 😀 😀
Ebbene sì, anche non andandoli a cercare ce li siamo letteralmente trovati tra i piedi. Un avvicinamento impegnativo ma… proficuo!
Dormire al Rifugio ti da poi la possibilità di godere di alba e tramonto senza fretta: lo spettacolo delle nubi mattutine che tagliano in due la valle, la parte inferiore ancora avvolta nell’ombra e quella superiore con i primi raggi di sole non ha davvero prezzo. Per noi è pura magia.

AVVICINAMENTO
Si parcheggia ai Bagni di Masino, dove finisce la strada, negli spazi adibiti e disponibili: sinceramente quest’anno non abbiamo capito bene come funziona la sosta nei vari siti, ma per non saper nè leggere nè scrivere abbiamo pagato quanto richiesto (8 € giornaliero) tramite Paypal, come da istruzioni.
Dagli edifici dei bagni si segue la strada sterrata, prendendo poi il bivio per il Rifugio Omio attraversando un ponte di pietra.
La mulattiera prosegue in falso piano fino ad un cartello che riporta nuovamente le indicazioni per il Rifugio: da qui in avanti si prosegue su sentiero e numerosi tornanti che risalgono ripidamente il bosco di conifere. Si sbuca in un verde alpeggio, passando prima sotto belle pareti di granito con vecchi ricoveri in pietra.
Superate alcune baite si giunge in vista del Rifugio e lo si raggiunge con un ultimo tratto su prati pregni d’acqua (2 ore circa dal parcheggio).
Dal Rifugio Omio sulla sinistra prendere la traccia che porta al Passo Ligoncio (palina segnaletica, poi bolli su roccia), che dopo un po’ arriva ad un canalone tagliato da muri a secco in sequenza, formati da grossi massi, che si risalgono sempre seguendo il sentiero.
Nella parte superiore si entra in una valletta traversando sotto imponenti pareti di granito, con davanti – inconfondibile – la Sfinge.
In vista del passo il sentiero prosegue verso il Rifugio Brasca (indicazione dipinta su un masso) mentre noi deviamo a sinistra seguendo i numerosi ometti (indicazione “Sfinge” sempre su masso, molto sbiadita).
Si traversa una pietraia fino alla base della parete, puntando verso lo spigolo di destra faccia a monte… comunque gli ometti vi porteranno proprio lì! La via attacca in corrispondenza di una placca chiara, delimitata da una spalla di roccia con fessura alla base, che forma una sorta di arco, già ben visibile da lontano (1 ora circa dal Rifugio Omio).

DESCRIZIONE DEI TIRI
L1 – IV (50m) – Salire la bella placca appoggiata sfruttando la spalla destra fino al termine della fessura, proseguire quindi in verticale (spit… inaspettato…) e seguire poi una serie di lame continuando in diagonale sinistra fino ad un anellone cementato dove si sosta.
L2 – IV (30m) – Proseguire in placca seguendo un evidente diedro aperto sopra la sosta, dal quale si esce a sinistra fino ad incontrare la sosta di salita con due chiodi collegati da vecchi cordini. Oppure proseguire altri 10 metri fino all’anello cementato.
L3 – IV (30m) – Continuare in verticale fino al termine di uno spigolo, in corrispondenza di un risalto spostarsi a sinistra con un passo in placca più delicato e raggiungere un terrazzino alla base di un diedro leggermente strapiombante dove si trova la sosta di salita su chiodi.
L4 – IV (45m) – Salire il diedro direttamente e poi puntare in direzione di una leggera spalla in diagonale destra (anello cementato). Proseguire in verticale sul lato destro della spalla sfruttando la bella placca lavorata fino alla sosta su due chiodi più cordone (un po’ scomoda).
L5 – IV (35m) – Proseguire in verticale e in leggera diagonale sinistra (anello cementato) in direzione di un diedro con dei grossi massi piatti incastrati. Noi qui siamo poi usciti a sinistra (abbiamo seguito la cordata precedente) arrivando ad una sosta con cordoni.
Probabilmente il tiro originale prosegue invece dritto nel diedro raggiungendo la sommità della cresta, per poi risalirla e arrivare ad una sosta su anello cementato sulla sinistra pochi metri prima della vetta. La nostra linea ad ogni modo si ricongiunge. Valutate voi.
L6 – IV (55m) – Appena a sinistra della sosta, salire un diedro leggermente aggettante e seguire una grossa lama in direzione destra su terreno che poi si abbatte e che conduce in spigolo (spit, a cui si arriva anche se nel tiro precedente si è continuato fino alla cresta). Proseguire sullo spigolo esposto senza linea obbligata ma puntando leggermente a sinistra fino ad incontrare uno spit con anello sull’uscita in vetta. Più comodo proseguire altri 5 metri verso sinistra e sostare poi su masso.
Qui ci si può slegare e per chi volesse, si può raggiungere la cima vera e propria per facili rocce verso sinistra fino all’ometto nel punto più alto, con vista diretta sul Ligoncio (sono pochi metri).

DISCESA
Una possibilità (non sperimentata da noi) è calarsi dalla cresta Est, utilizzando le calate che si raggiungono camminando verso un grosso ometto in quella direzione, a partire da un terrazzino erboso.
Visto che avevamo appurato di non avere cordate ancora impegnate sulla via, noi ci siamo invece calati sulla linea della Bramani appena percorsa, sfruttando i grossi anelloni cementati lungo il percorso, con 5 calate (oppure 4, non ce lo ricordiamo!) e due mezze da 60.
Da qui a ritroso fino all’Omio e poi a valle.
GIUDIZIO
Tra le Bramani che abbiamo fatto, forse questa è stata la più semplice! Non scontata ma decisamente accessibile rispetto al grado, anche se tutta da proteggere (salvo qualche vecchio chiodo, che spesso abbiamo visto dopo, e un paio di spit).
La linea è logica e la roccia è un granito bello lavorato, anche se non proteggibile ovunque: scalarlo da molta sicurezza sui piedi.
I tiri più belli sono – a nostro avviso – il primo e l’ultimo.
Le soste della via, quelle di salita, sono attrezzate su vecchi chiodi e cordoni, in tutte c’è una maglia rapida; a distanza di qualche metro ci sono poi gli anelloni cementati per le calate, che eventualmente possono essere usati anche come soste in caso di traffico in via. Essendo la linea più facile, infatti, non è raro trovarci altre cordate.
Bella linea in ambiente superlativo: la cima della Sfinge guarda negli occhi il Pizzo Ligoncio, che è proprio lì, così vicino da poterlo quasi toccare, mentre sul versante opposto a quello di salita lo sguardo si estende sulla Val Codera. Osservando invece in direzione della val di Mello, all’orizzonte svetta il Disgrazia, ormai spogliato da tutto il ghiaccio e la neve 🙁
Certo, questa bellezza va guadagnata: resta inaccessibile a chi non ha voglia di farsi 1.400 metri di dislivello per l’avvicinamento 😉 Secondo noi ne vale la pena, ma guardate le foto e giudicate voi!
Disclaimer
Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.










































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