Valle e Laghi di Spluga: autunnalata in un angolo sperduto della Val Masino

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Cevo, frazione di Civo (SO), 660 m s.l.m. – Laghetti di Spluga (quali laghetti?!) 2.180 m s.l.m. – trekking EE sviluppo compl. 11 km, disliv. coml. 1.500 m

Questa è un’escursione per chi ha già visto parecchio della zona – quantomeno le cose più ovvie – e ha già percorso i sentieri più battuti. Oppure per chi desidera camminare in solitudine e godersi i colori autunnali, passando dal bosco basso di latifoglie a quello alto di conifere, fino ad arrivare alle praterie sommitali. I laghi… beh quelli non li abbiamo visti! Quelli piccoli erano coperti di neve, mentre per il lago più grande, ovvero il Lago di Spluga Superiore, ci sarebbero volute le ciaspole, anche se mancava proprio poco.

E non vi stupite se tra le foto troverete anche soggetti “banali”: a noi questa stagione fa tornare bambini, accendendo lo stupore per ogni cosa (e soprattutto le pernici bianche – quelle sì sarebbero state un soggetto interessante e ce n’erano parecchie – col cavolo che si fanno sorprendere :P)

Descrizione dell’itinerario

Seguire le indicazioni per Cevo, frazione di Civo (sì, fa ridere!) e parcheggiare comodamente presso un ampio parcheggio limitrofo al cimitero. Questa soluzione ci è stata suggerita dal gestore del piccolo bar all’imbocco del paese, vicino a Ponte del Baffo, perchè successivamente bisognerà percorrere una forestale gestita dall’Enel dove – ci hanno detto – fioccano le multe, quindi meglio lasciare l’auto qui! Il simpatico gestore aveva poca fiducia che saremmo riusciti a raggiungere i laghi, visto che era un po’ tardi 🙂
Dalla strada principale, limitrofa al parcheggio, risale un’altra strada a destra, che si percorre fino ad incontrare una carrabile sterrata che gira a sinistra: la si imbocca e dopo poco si incontra una prima cappella con vicina fontanella. Si segue la strada sino a raggiungere la centrale Enel e il ponticello che attraversa il torrente, ove il cartello segnala il sentiero 22 verso i laghi di Spluga (dati 4h).

Il sentiero risale alternando tratti con tornanti abbastanza ripidi all’interno del bosco a brevi traversi, seguendo l’andamento della valle e il corso del torrente; è molto evidente e proseguendo si raggiunge l’agglomerato di baite – piuttosto malconce – di Ceresolo (1.041 m), preceduto da una cappella simile alla prima incontrata. Da qui si prosegue e il sentiero attraversa una prima zona di rovi, che anche se sono stati tagliati risultano piuttosto antipatici; a tratti sono presenti rigagnoli d’acqua che rendono assai viscide le pietre, prestare attenzione.

Si guada il torrente nel modo più agevole possibile per continuare sull’altro versante, sempre su sentiero ben visibile, sino ad incontrare le numerose baite, anch’esse abbandonate, di Corte del Dosso (1.460 m): è la prima “finestra”, ma non sarà l’ultima, che si apre sulle orobie bergamasche, schierate in bell’ordine all’orizzonte. Dai prati di Corte del Dosso, aggirando a sinistra faccia a monte, si rientra nel bosco, che piano piano salendo di quota cambia composizione, forme e colori.

Si sbuca di nuovo sui prati a Corte di Cevo (1.760 m). Qui le possibilità (lo abbiamo capito in discesa) sono due: noi siamo saliti lasciandoci a sinistra l’edificio più grande, seguendo gli ometti nella radura e rituffandoci poi nel bosco di conifere; scendendo abbiamo scoperto che esiste un sentiero forse più diretto che risale accanto a delle baite limitrofe, ma tenendosi a destra il casone.
Ad ogni modo il sentiero è sempre abbastanza ben segnalato e comunque il percorso intuitivo e battuto. Ultimo pit stop per noi, lasciatoci alle spalle definitivamente anche questo bosco, è la Casera di Spluga (1.939 m), da cui si gode di un panorama davvero incantato.

Il posto è una meraviglia, peccato che questa sia nel nostro caso la “quota neve”: da qui in avanti cammineremo appunto in neve inconsistente e bagnata, faticosamente anche perchè non riusciremo a vedere più nessun segnavia e dovremo tracciare. Procederemo ad cazzum puntando due giganteschi ometti che si scorgono all’orizzonte, stagliati contro il cielo azzurro.

Noi arriveremo fino a quota 2.180 circa, come premesso senza vedere nessun laghetto, ma accompagnati dal canto del torrentello vicino, mezzo sepolto dalla neve anche lui. Scenderemo per la strada dell’andata (circa) con gli scarponi, le calze e i piedi totalmente infradiciati, ma come sempre – o quasi – felici della meravigliosa giornata, quando ormai nonostante l’ora, la valle inizierà ad essere lambita dalle prime ombre delle sera.

Giudizio

Il posto è davvero bello e selvaggio, si capisce che è assai poco frequentato forse anche perchè manca di punti di appoggio (rifugi, bivacchi ecc), ma noi abbiamo apprezzato proprio questo. In un’altra stagione, senza neve, sarebbe interessante svalicare in Val Merdarola attraverso l’omonimo passo; anche quella della Merdarola fu una grande gita, non senza qualche problemino!!

In ogni caso il dislivello è per gambe un minimo allenate (per questo è dato EE, altre particolari problematiche non sussistono): potrete sempre fermarvi al nucleo di baite che preferite, ma vi consigliamo di arrivare – sempre in condizioni di agio e sicurezza – almeno alla casera di Spluga, da cui si gode uno splendido panorama.

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