la bella e aerea cresta Baroni

Cresta Baroni – Pizzo del Diavolo di Tenda: in mood Orobico!

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Carona (BG) Parcheggio Rifugi Calvi e Longo – Rifugio F.lli Calvi 2.015 m s.l.m. – Pizzo del Diavolo di Tenda 2.914 m s.l.m. – Rifugio F.lli Longo 2.026 m s.l.m. – Cresta Baroni – Alpinismo, arrampicata – Difficoltà III, max IV – Sviluppo 300 m – Esposizione S-SO – Dislivello complessivo da Rif. F.lli Calvi circa 1.200 m

Questa salita era nei nostri pensieri da un po’, sempre rimandata – anche all’ultimo – a causa del meteo incerto, caratteristica ben nota a chi frequenta queste montagne, spesso definite pisciatoio proprio a causa dei frequenti e improvvisi temporali che vi si formano.

Stavolta invece abbiamo inanellato una serie di colpi di fortuna: una giornata splendida e la disponibilità di Ugo, che gestisce il servizio jeep navetta, nel portarci con la prima corsa fino al Rifugio F.lli Calvi, cosa che ci farà risparmiare svariati km di noiosissima strada (vedere avvicinamento).

Il Pizzo del Diavolo di Tenda è una montagna simbolo di queste valli: luoghi ameni, ricchi di acqua, cascate e cascatelle, laghi e laghetti, questi ultimi incrementati dai bacini artificiali dell’Enel che ormai fanno parte integrante del paesaggio, abitati da stambecchi curiosi che frequentano le cime e le dighe con la stessa perizia.

La Normale al Pizzo del Diavolo avevamo fatto in tempo a QUASI dimenticarcela tanti anni sono passati 😀 , ma la bellezza dei luoghi no… e nemmeno l’immane stanchezza visto che ai tempi eravamo partiti da valle.


Insieme a Niggah, altro estimatore delle Orobie, facciamo finalmente ‘sta Cresta Baroni che appaga le aspettative, soprattutto dal punto di vista dei panorami e della natura; l’ascesa viene via bene, senza problemi, in puro stile plaisir e anche in velocità, avendola percorsa praticamente tutta in conserva.

Mentre siamo su prendiamo appunti per future salite di questo tipo (Cresta del Rondenino? Ci aveva colpito già nel lontano 2013)… ma sempre con passaggio navetta 😉

la cresta del Rondenino
la cresta del Rondenino vista dalla Via Normale al Pizzo del Diavolo

AVVICINAMENTO

Da Carona si sale in auto seguendo le evidenti indicazioni per i Rifugi Calvi e Longo, lungo la Via Carisole. I parcheggi liberi ad un certo punto finiscono, lasciando posto alle strisce blu a pagamento, più vicine al tornante della strada dove comincia il nostro percorso. La cosa antipatica è che per pagare la sosta non c’è nessuna colonnina, nel 2026 bisogna ancora recarsi presso gli esercizi commerciali / bar in paese per acquistare il Gratta e Sosta.

Mollata l’auto si hanno due possibilità:
– per chi deve pagare pegno e/o per gli atletici stacanovisti amanti della fatica, si comincia a camminare lungo una eterna ma comoda mulattiera che – in soli 7 km e 800 m di dislivello – porta al Rifugio F.lli Calvi, da cui si prosegue;
– per chi ha già dato e/o gli piace vincere facile – come noi – è possibile fruire del servizio jeep navetta chiamando Ugo Midali ovviamente concordando giorni prima il passaggio fino al Rifugio Calvi o al Longo (abbiamo valutato fosse più comodo il Calvi).

Al Rifugio Calvi (2.015 m s.l.m.) o meglio, in corrispondenza del sottostante Lago Rotondo, comincia l’avvicinamento vero e proprio.

Circumnavigando il Lago Rotondo, in direzione Nord, si stacca il nostro sentiero che scende e percorre la valle del torrente Brembo, avvicinandosi al Monte Grabiasca che resta sulla destra. Quasi sotto le sue pendici si devia a sinistra, attraversando il torrente, e risalendone il versante idrografico destro, giungendo ad un bel laghetto dalla forma allungata. Il sentiero conduce sopra al laghetto, dove si attraversa nuovamente un ramo del torrente Brembo (oggi secco), risalendo sul versante opposto (indicazioni su massi per il Diavolo), e si prosegue ancora per un po’ lungo il sentiero ufficiale in direzione Nord, con la nostra cresta ben visibile sopra di noi a destra.

Guadagnato il punto in cui il sentiero andrà ad allontanarsi dalle pendici della cresta lo si abbandona, salendo in direzione destra per rampe erbose e detriti fino all’attacco della cresta stessa, seguendo un percorso molto logico e con qualche ometto che conduce comodamente alla targa metallica dedicata ad Antonio Baroni, Guida Alpina. Trovarla è stato molto semplice ed intuitivo.

la nostra cresta
la cresta (quella di fronte), vista dal punto dove si lascia il sentiero per salire su rampe erbose e detriti

Reperita la targa bisogna spostarsi qualche metro sulla sinistra, il secondo diedro camino è quello dove abbiamo attaccato noi e nel nostro caso alla base era presente un ometto.

NOTA BENE: Non sappiamo se abbiamo fatto il percorso originale della Cresta Baroni, perchè non abbiamo trovato nessun vecchio chiodo, contrariamente a quanto riportato in molte relazioni. La presenza di qualche ometto e la documentazione fotografica trovata in rete ci fanno però supporre di aver seguito un itinerario comunemente percorso anche da molte altre cordate, perchè estremamente logico.

DESCRIZIONE DELLA SALITA

A parte il tiro nel camino noi abbiamo fatto tutta la cresta in conserva protetta.

Dall’attacco salire il facile canale stando sulle placche di destra che risultano più solide (II e III), evitando gli sfasci che si trovano al centro del canale. Dopo circa 30 metri, uscire dritti sempre tramite le placche di destra sbucando su un camminamento che si segue per qualche metro per poi riprendere a salire in verticale e in leggera diagonale destra senza linea obbligata e cercando il terreno migliore, fino a sbucare sulla linea di cresta.

La si segue giungendo così alla base dell’evidente torrione principale che è impossibile non notare. Giunti al torrione, noi siamo stati alla sua destra per alcuni metri fino ad intercettare un diedro aperto appoggiato (III) alla propria sinistra che porta direttamente sotto una parete molto verticale e buia, solcata da una grossa fessura dentro ad un diedro.

Giunti alla sua base, c’è un terrazzino dove si può eventualmente fare sicura al compagno sul tiro più impegnativo, che sale alla destra della grande fessura in un camino più stretto e con un grosso sasso incastrato che produce un leggero bombé se si sta all’interno.
Il grande diedro con fessura di sinistra l’abbiamo evitato, pur venendoci un dubbio, perchè di sicuro a occhio non era III, ma nemmeno IV grado 😀

Risalire il caminetto con un paio di passi un po’ più difficili (max IV) ma eventualmente proteggibili con friend e/o dadi, poi uscendo dal passo chiave si trovano degli spuntoni dove si può mettere un cordino. Al termine del risalto, si traversa leggermente a destra per una quindicina di metri facili, fino a trovare un altro sperone roccioso dal quale si possono assicurare i secondi.

Giunti a questo punto, salire nuovamente in verticale (III) seguendo la linea più agevole fino a raggiungere la cima del torrione e riguadagnare la linea di cresta, circa 30 metri più in alto.

Da qui in avanti rimanere sempre più o meno in cresta (II+) senza spostarsi se non per un paio di metri, in genere sul lato sinistro più che sul lato destro.

lungo la cresta

Si raggiunge un punto dove ci si abbassa ad una forcella per poi risalire nuovamente dal lato opposto (III) oppure si può fare un balzetto per guadagnare la parete opposta e seguirla sempre tra diedri, placche e cresta.

Si raggiunge poi un altro punto dove si scende per qualche metro fino ad una piccola sella, si risale poi a sinistra e si procede nuovamente in una sorta di diedro appena accanto alla cresta (III).

Continuando ancora si incontra un’ultima piccola selletta e si risale per l’ultima volta dal lato opposto, sempre per cresta (II) fino a raggiungere il grande ometto e la grande costruzione di vetta pochi metri più il là, dove i Lung Ta (bandierine tibetane) sembrano aver quasi adempiuto al loro compito.

Rispetto al 2013 c’è tutto, bandierine, stambecchi, super panorama oggi davvero meraviglioso… manca però il libro di vetta 🙁

DISCESA

Dalla cima si prosegue verso Nord (ometto) scendendo una prima parte ripida in cresta, molto molto bollata, fino a che la traccia non piega decisamente a ovest abbassandosi su roccette e sfasciumi fino alle pendici del Pizzo del Diavolo.

Ci si lascia a destra la Bocchetta del Podavit e la netta linea di cresta del Pizzo Rondenino, sempre seguendo il sentiero della Normale che traversa fin sotto al Monte Aga. Qui conviene stare bassi e proseguire, costeggiando un piccolo laghetto, fino al Passo Selletta, che si raggiunge con un tratto in salita molto breve.

Sotto di noi compare l’azzurrissimo Lago del Diavolo ed è il momento di scendere ripidamente fino alla diga, che va percorsa per poi prendere la traccia che scende a sinistra fino al Rifugio Longo, passando dai laghetti gemelli dell’Archinello.

al Passo della Selletta
siamo al passo… sotto di noi il Lago del Diavolo

Dal Rifugio Longo… indovinate un po’ 😀 , ci sono di nuovo due possibilità:
– si cammina su mulattiera fino al parcheggio (l’equivalente – più o meno – del percorso del Calvi, 7 km per 800 m di dislivello)
– si chiama Ugo e si capisce se è disponibile per un passaggio a valle (sempre grazie Ugo!)

GIUDIZIO

Come l’abbiamo fatto noi (jeep navetta, bella giornata, ottima visibilità) è davvero un giro piacevole, non particolarmente stancante, con la parte alpinistica facile e divertente, una giornata tutta da godere insomma.

L’ambiente è una favola e pur essendo un classico delle valli bergamasche non manca di stupire: se non ci si ferma ai rifugi, assai frequentati, ma si va oltre si gode della pace delle pietraie, dei laghetti incastonati nel verde, del rumore delle cascate e della compagnia degli stambecchi, che essendo orobici sono molto intraprendenti.

La cresta in sè resta sul III grado ad eccezione del camino – ma dipende da che camino fate! – con un percorso che a noi è sembrato logico e intuitivo; la roccia… beh è quello che è, siamo pur sempre sulle Orobie! Attenzione sempre a quello che si tira e a dove si mettono i piedi e le protezioni veloci 😉 Se non si ha dimestichezza con questo genere di salite è possibile che ci si complichi la vita., finendo su terreni davvero brutti.

Mentre per la reperibilità di acqua non avrete problemi, un punto di attenzione va messo sulla quasi totale assenza di connessione dati e telefonica: soprattutto se non si conosce la zona può essere utile scaricarsi prima la traccia dei vari sentieri, perchè ve ne sono molti che si intersecano e senza punti di riferimento noti può essere complicato imbroccarla al primo colpo.

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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