BOLOGNANO – VIGNOLE (TN), LOC. GAZZI 465 m s.l.m. – CIMA DEL PEZOL 700 m s.l.m. circa – Arrampicata – Difficoltà 5c (5b obbl.) – Sviluppo 185 m – Esposizione Sud
E’ arrivato l’autunno e le temperature giuste per tornare sulle pareti del Pezol!
Questa via l’avevamo in wish list da un po’, ci era stata consigliata come “bella arrampicata su belle placche” ed in effetti così è stato: davvero piacevole, con roccia a tratti superlativa e tiri quasi tutti interessanti.
Visto che frequentiamo queste pareti da un po’ (a fine articolo trovate l’elenco delle vie ripetute da noi) non rischiamo nemmeno più di perderci durante l’avvicinamento 😀
Abbiamo anche il nostro baretto di fiducia a Bolognano per la birretta finale, quindi, cosa chiedere di più?
Anticipiamo, ma lo spieghiamo meglio nel nostro personalissimo giudizio finale, che ci sono alcune prese trapanate lungo la via: fuor di polemica, la cosa non toglie nulla a questo itinerario, che – ricordiamo – è stato aperto nel gennaio 2025 da Florian Kluckner e G. Kuen come “alternativa facile” alla limitrofa Via Clessidra, con la quale condivide il primo e l’ultimo tiro.
La via è attrezzata in modo misto a cordoni e spit ed è stata gradata VI / V+ obbl. in scala UIAA: vista però l’abbondanza di protezioni e la vicinanza tra esse, in questa relazione abbiamo preferito gradarla in scala francese; ci sembra più coerente con quello che ci si troverà poi in parete.
AVVICINAMENTO
Dal parcheggio nei pressi del tornante, seguire la strada boschiva oltre la stanga fino ad incontrare il sentiero segnalato da cartello e bolli rossi e blu che scende sulla sinistra.
Si supera un capanno di caccia, si risale dal lato opposto e poi si traversa sotto le pareti dell’IR superiore dove ci sono altre vie papabili per l’arrampicata.
A tutti i bivi che incontrerete, mantenete sempre la sinistra, seguendo dei piccoli bolli blu che segnano il percorso corretto verso le pareti. Superato un tratto in piano e la conseguente uscita su una piccola radura erbosa, si risale qualche metro e si abbandona il sentiero principale seguendo invece la traccia che si stacca sulla sinistra, scendendo qualche metro, segnata da ometti e ancora una volta da bolli blu. Si prosegue lungo la traccia con vari sali-scendi fino ad arrivare sopra ad un evidente tratto di ghiaione dove sulla destra, si stacca una traccia di sentiero che lo risale fino a raggiungere le pareti.
Una volta che le avrete raggiunte, la via che troverete subito di fronte è la Claudia 22. Per arrivare all’attacco de Il sole dell’inverno, salite a destra per altri 3 minuti fino al primo punto dove il sentiero si avvicina nuovamente alla roccia.
Troverete la scritta “Clessidra” un po’ cancellata in rosso, ma è anche presente una targhetta metallica col medesimo nome.
Si attacca su questa via per il primo tiro, per poi lasciarla a partire dal secondo. Dal parcheggio, senza perdersi, ci vogliono 20-30 minuti circa, a seconda del passo.
DESCRIZIONE DEI TIRI
L1 – 5a (20 m) – Dalla scritta “clessidra”, salire per rampe terrose in diagonale destra fino al primo muretto. Rimontarlo verticalmente fino alla sosta in una piccola nicchia;
L2 – 5b / 5c (35 m) – Ignorare gli spit sopra la sosta (via Clessidra) e iniziare a traversare verso sinistra per circa 7 metri fino a raggiungere una bella placca che si risale con arrampicata elegante e di movimento fino alla sosta;
L3 – 5c (15 m) – A sinistra della sosta salire in verticale sfruttando tre prese scavate, quindi iniziare a traversare verso destra seguendo i buchi e le clessidre sotto a uno strapiombo per poi rimontare in verticale pochi metri fino alla sosta;
L4 – 5b / 5c / 4a (30 m) – In verticale seguendo una fessura, spostarsi poi verso sinistra per aggirare uno strapiombino e rientrare successivamente verso destra dove per terreno più facile si raggiunge la sosta su terrazzone (occhio alle rocce rotte);
L5 – 5c (35 m) – Traversare a destra e alzarsi fino sotto un piccolo tetto. Spostarsi alla sua destra e rimontare in verticale superando due passi leggermente aggettanti ma ben ammanigliati e non fisici raggiungendo un terrazzino. Risalire l’ultimo muro con un altro passetto leggermente strapiombante e uscire in sosta. Attenzione dopo l’ultimo spit perché ci sono rocce pericolanti e non si è protetti fino alla sosta;
L6 – III (25 m) – Dalla sosta salire per semplici rocce appoggiate intervallate da cenge di sfasciumi, fino alla sosta;
collegamento (30 m) – Camminare nel bosco seguendo il sentierino fino alla parete successiva con la scritta Clessidra. Qui trovate anche la scatola di metallo con dentro il libro di vetta;
L6 – 5b / 5a (25 m) – Superare direttamente la bella placca ma attenzione che qualche passo è su roccia unta, soprattutto all’inizio. Sfruttare quindi una spalla per gli ultimi passi che conducono alla sosta appena sotto la vetta.
DISCESA
Dalla cima, andare verso il pilone e aggirarlo verso destra, immettendosi su un sentiero che scende nel bosco con anche alcune parti attrezzate con scale di legno e catene. Dopo aver superato dei vecchi alberi abbattuti coperti di muschio, ad un bivio con palina si prende a sinistra, incontrando dopo poco il sentiero dell’andata che si segue fino al parcheggio.
GIUDIZIO
Questa via a noi è piaciuta davvero tanto: l’arrampicata è varia e divertente, piuttosto costante sul 5b/5c e su roccia di ottima qualità per la maggior parte della via.
Segnaliamo giusto un po’ di unto sul primo e sull’ultimo tiro (che infatti sono in comune con la via “Clessidra, quindi più ripetuti rispetto a questa via aperta invece nel 2025) e alcuni brevi passaggi su rocce un po’ instabili, ma per il resto la via è su roccia impeccabile e quasi sempre su muri verticali o anche talvolta leggermente aggettanti.
Ciò nonostante, l’arrampicata non è di tipo atletico, bensì decisamente più di tecnica e movimento, cosa che a noi piace assai visto che non ci alleniamo in palestra 😅.
Va scritto per dovere di cronaca che sul terzo tiro sono state scavate alcune prese che consentono di raggiungere il traverso sotto al tetto mantenendo il grado omogeneo con il resto della via. Forse ce n’è anche un’altra sul tiro successivo.
Detto questo, a noi questa scelta non ha dato fastidio e anzi, crediamo sia stata una scelta quasi obbligata, proprio per il motivo detto poc’anzi (offrire una via costante sul grado).
Se però siete dei puristi che non apprezzano questo genere di azioni, andate a fare un’altra via o semplicemente provate a passare senza usare le prese trapanate.
Le protezioni (un mix di cordoni in clessidra e spit) sono assolutamente bastanti, inutili dadi e/o friends secondo noi. Utile invece qualche cordino per eventuali protezioni accessorie su piante e/o per allungare i rinvii sui cambi di direzione.
Per il resto, la vista dal Pezol è sempre molto affascinante e si domina tutta la parte terminale della valle del Sarca con panorama su Arco, Torbole e Riva del Garda, spesso vicino alle pareti si vedono le vele dei parapendii.
Essendo in pieno sud, è una via che come dice il titolo, è più adatta al periodo invernale o alle mezze stagioni nelle giornate non troppo calde.
Noi ci siamo divertiti molto e sicuramente la consigliamo ritenendola – rispetto a quelle fatte – una delle più belle vie della parete.
Sulle pareti del Pezol, le vie che abbiamo ripetuto:
– Via Dante Dassatti
– Via Claudia 22
– Via Cercando la Trincea
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