Cantalupa (TO) 460 m s.l.m. – Dente Orientale, Denti di Cumiana 1.342 m s.l.m. – Arrampicata, Difficoltà 5b (obbl. 5a) – Sviluppo 180 m – Esposizione Sud Est
Disliv. avvicinamento 700 m circa
Chi ci conosce sa bene che la curiosità ci spinge a scoprire sempre posti diversi ed esplorare aree che ancora mancano nella nostra mappa. Negli anni è diventato sempre più difficile trovare luoghi dove non siamo mai stati, eppure ancora ce ne sono e questi Tre Denti di Cumiana ne sono un’ottima dimostrazione!
Conoscevamo le vie della più nota e frequentata Rocca Sbarua (non molto distante da qui, Via Funghi Sacri, Normale e Gervasutti), ma ignoravamo la presenza di questo storico gruppo roccioso che, negli anni che furono, è stato frequentato anche da grandi e noti alpinisti come Gervasutti e Boccalatte, che anche qui hanno lasciato la loro impronta alpinistica.
Trattandosi di un luogo per noi nuovo, siamo partiti cauti e abbiamo scelto una via non troppo impegnativa: a posteriori abbiamo fatto bene perché l’arrampicata su granito è sempre un po’ particolare per chi è più abituato al calcare e alle sue formazioni variegate.
Questa via dei Diedri è una creazione abbastanza recente (2014) di Gianpaolo Daghero e offre un’arrampicata divertente e abbastanza varia su placche, diedri e nel nostro caso (spoiler: abbiamo sbagliato :D) anche su strapiombo.
La vista è stupenda: da una parte, si ha il profilo del Monviso che troneggia a poche decine di chilometri di distanza, dall’altra, si ha una fantastica visuale sulla pianura e su Torino. Ma non solo: in cima al dente orientale si erge una piccola cappella del XVIII secolo, dedicata a San Bartolomeo, ben visibile anche da valle. Venne edificata per volere della comunità locale ai fini di scongiurare la caduta di fulmini e tempeste: effettivamente i Tre Denti, le cui rocce spuntano inaspettatamente dal bosco, sembrano proprio il posto perfetto 😉


Per ulteriori dettagli, vi rimandiamo al giudizio e ai commenti sulle foto.
AVVICINAMENTO
Per raggiungere i Denti ci sono diversi sentieri, quello che abbiamo percorso noi parte da Cantalupa, in Val Noce, non lontano da Pinerolo.
Si può lasciare l’auto lungo la via IV Novembre 1944: dopo l’ultimo bivio con indicazioni su masso per i Tre Denti, salendo a sinistra, ci sono giusto un paio di posti… quindi conviene trovare qualcosa prima, stando attenti ai divieti.
Dal masso sopra citato, dopo una decina di metri asfaltati, parte una mulattiera che si infila in un bel bosco di castagni che ci accompagnerà per tutta la salita. Si lascia la mulattiera in corrispondenza di una palina con indicazioni per i Tre Denti e Colle della Bessa, su sentiero che si stacca a destra e che sale ripidamente; si supera il bivio per la Grotta e si continua a salire ignorando ogni deviazione e traccia fino alla Fontana Ellena dove c’è – manco a dirlo – una fonte ed una panca.
Da qui si prende a destra per il Colle della Bessa, lo si raggiunge e si prosegue su sentiero verso il Dente Orientale: poco prima dei primi salti rocciosi il sentiero ufficiale gira a destra, ma noi seguiamo le indicazioni per i climbers a sinistra 😉
Bolli rossi ed ometti ci porteranno a costeggiare le pareti del dente (visibili targhette delle vie spesso illeggibili e linee di spit): doppiamo lo spigolo con qualche sali scendi su pietraia e dopo aver incontrato la Via Gervasutti troviamo il nostro attacco che stranamente riporta uno scritta ben leggibile! (1h e spiccioli da valle)
DESCRIZIONE DEI TIRI
L1 – 5a (25 m) – Salire dritti passando sulla sinistra della targhetta col nome della via, risalire delle placche lavorate in un diedro appena accennato, poi in un punto dove la roccia si appoggia formando una piccola cengia, spostarsi a sinistra e proseguire nel diedro principale uscendo quindi alla sua sinistra con un paio di passi verticali fino alla sosta su terrazzino.
L2 – 5a (25 m) – Appena a sinistra della sosta seguendo il diedro un po’ vegetato (ginepri) per qualche metro per poi risalire sulla placca di sinistra e, continuando nel diedro vicino allo spigolo, si raggiunge la sosta, leggermente sulla sinistra in un punto più comodo.
L3 – 5b (30 m) – Si segue il profilo dello spallone sopra alla sosta con bei passi, qualcuno un po’ delicato all’inizio per raggiungere una lametta orizzontale. Poi salire dritti qualche metro, uscire a sinistra verso uno strapiombo che si supera facilmente e tornare verso lo spigolo di destra usando una stretta lama per le mani. Quindi di nuovo in verticale rientrando in diedro e infine per placca abbattuta e lavorata (ma sprotetta) raggiungendo la sosta sotto un evidente tetto.

L4 – 5a (20 m) – Traversare a destra sotto al tetto in direzione dello spigolo, doppiato il quale si sale in verticale qualche metro e si ritorna poi verso sinistra raggiungendo un terrazzino dove si sosta.
L5 – 4b (25 m) – Dritti sopra alla sosta su facile strapiombino oppure partire più a sinistra e seguire una facile rampa che sale verso destra per diversi metri (1 solo chiodo dopo lo spigolo, per il resto da proteggete autonomamente). Ignorare poi una sosta che si vede a destra, salire in uno diedro un po’ vegetato per 3-4 metri fino a raggiungere un grande terrazzo con due soste vicine.
L6 – 5b il tiro originale (non sperimentato), 6a/b tiro diretto sulla verticale (30 m) – Qui noi abbiamo sbagliato interpretando male la nostra relazione e abbiamo seguito la linea di spit che affronta il muro giallo verticale e leggermente strapiombante più o meno tre metri a destra rispetto alla sosta.
Ci è apparso decisamente più fisico e fuori grado rispetto agli altri tiri della via, poi controllando le foto delle altre relazioni abbiamo capito che il tiro originale passa ancora più a destra della parete gialla per poi piegare a sinistra nella parte superiore, ricongiungendosi all’arrivo del nostro tiro.
In entrambi i casi, sconsigliamo di fermarsi alla sosta decisamente marcia che si incontra per prima e di proseguire in verticale in direzione dello spigolo per placche appoggiate fino a trovare un’altra sosta un po’ meno discutibile (ma anch’essa non in piena forma) circa 20 metri sotto la vetta.

L7 – 4c (20 m) – Seguire la facile cresta fino ad un ultimo risalto che si risale sul lato destro dove è presente uno spit, l’unico. Si può sostare sulla catena appena dopo oppure proseguire a destra della cappella di vetta dove si può fare sosta su uno spit con cordone oppure su massi.
DISCESA
Portarsi di fronte alla cappella, dove parte il sentiero di discesa (via normale) segnato da bolli e abbastanza ripido all’inizio.
Si arriva velocemente al Colle della Bessa, da cui eravamo partiti all’andata, poi a ritroso fino a valle.
GIUDIZIO
La via è molto interessante, su bellissimo granito e difficoltà costanti (a parte il tiro che abbiamo sbagliato!) e non scontate per chi non è abituato a questa roccia e a questo stile di arrampicata. Le pareti sono estetiche, il terzo tiro è da incorniciare.
Il nome “Diedri” ben le si addice, perchè ce ne sono di tutti i tipi: netti, appena accennati, appoggiati, più verticali; tuttavia ci sono anche sezioni in placca, belle fessure, qualche rimontina che rendono la via tutto fuorchè noiosa o monotona.
Anche il tiro che abbiamo toppato… è davvero bello ad avere comodo il grado per il quale è stato pensato 😉
Noi abbiamo ragliato parecchio Ça va sans dire … alcuni di noi più di altri 😀
Le protezioni sono a chiodi, abbastanza ravvicinati tra loro nei punti chiave e più lontani dove si può integrare o dove la roccia è più lavorata. Non sono visibilissimi in alcuni punti, bisogna avere fede che ci siano…
Le soste ci sono e sono tutte collegate da catena, ma non sembrano versare in ottime condizioni: ci è parso che la via, in generale, non sia nè molto frequentata nè, di conseguenza, molto manutenuta.
Il chè è un vero peccato perchè il posto è incantevole! L’avvicinamento potrebbe scoraggiare alcuni, ma non è certo l’unica parete ad un’ora da valle: eppure nonostante la bella giornata, nonostante fosse sabato, noi siamo stati gli unici scalatori e anche le uniche anime lungo il sentiero.
Di vie ce ne sono parecchie, per tutti i gusti, e a questo punto ci sarebbe la curiosità di provarne altre, magari con l’accortezza di portare attrezzatura per rinforzare – eventualmente – soste e ferraglia varia.
La cima, forse anche per la presenza della cappella-eremo, è un luogo di contemplazione dove lo sguardo abbraccia tutto l’orizzonte, allargandosi a perdita d’occhio sui profili azzurrini delle montagne tra i quali svetta – inconfondibile – il Re di Pietra.
Disclaimer
Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.































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