Rifugio Benigni: inedito giro ad anello per il Passo di Salmurano e il sentiero dei Vitelli da Cusio

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Santuario dell’Addolorata, Santa Brigida (BG) 810 m s.l.m. oppure
Colle della Maddalena, Cusio (BG) 1.260 m s.l.m.
Rifugio Benigni (2.222 m s.l.m) – Passo di Salmurano (2.015 m s.l.m), sviluppo compl. max 25 km – disliv. compl. max 2.000 m – trekking (impegnativo!)

Avendo la fortuna di trovarmi in zona Santa Brigida / Cusio in questi primi giorni di lockdown novembrino di questo nefasto anno 2020 ne ho approfittato, muovendomi sempre a piedi da casa, per percorrere sentieri per me inediti, nonostante anni di frequentazione della zona.

Nasce così l’idea di questo giro da circa 25 km di sviluppo e 2.000 metri di dislivello che partendo dal santuario dell’Addolorata di Santa Brigida*, raggiunge la località Colle della Maddalena tramite il sentiero del periplo del pizzo Cusio; luogo (la Maddalena) che possiamo definire come partenza vera e propria del giro ad anello e che, volendo accorciare lo sviluppo e il dislivello, possiamo raggiungere in macchina.

* momento rieducational channel: se volete leggervi qualche curiosità sul Santuario… le trovate a fondo articolo, dopo le foto! Ne vale la pena

Avvicinamento

Al Colle della Maddalena (Cusio – 1.260 m) i posti per le auto sono davvero risicati e per proseguire oltre nella speranza di trovare un parcheggio occorrerebbe munirsi del ticket per la strada dei piani dell’Avaro (2 € al giorno).
Un’altra possibilità è quella di parcheggiare nel paese di Cusio (presso il cimitero solitamente si trova posto) e percorrere le mulattiere che attraversano il paese e raggiungono la suddetta località.
Se invece volete percorrere fedelmente il giro dal santuario dell’Addolorata di Santa Brigida sappiate che il primo tratto è un dedalo di strade sterrate (il vecchio percorso di sci di fondo e, attualmente, anche vecchio percorso vita) e il rischio di allungare inutilmente o di prendere deviazioni sbagliate è alto; in ogni caso il sentiero da seguire è il 105C, ma non ci sono tantissime indicazioni.

Pertanto, il consiglio è quello di raggiungere il Colle della Maddalena in auto o comunque lasciarla nel sottostante paese di Cusio.

Percorso fino al Rifugio Benigni

Raggiunto il Colle della Maddalena come più vi è piaciuto, parte il vero e proprio giro ad anello che qui andrò a descrivere.
Dal borghetto di case proseguire per un centinaio di metri lungo la strada che sale ai piani dell’Avaro, alla prima curva netta verso sinistra si nota una strada interpoderale (sulla sinistra) che conduce ai paesi di Ornica e Valtorta (la strada è percorribile anche in auto solo con apposito permesso): iniziamo a percorrerla. Purtroppo dopo una prima parte di sterrato la strada diviene asfaltata, ma il supplizio dura non più di 20 minuti; giusto il tempo di raggiungere il ben visibile attacco del sentiero CAI 107 (in realtà il sentiero 107 inizia ben più in basso nell’abitato di Ornica, ma questa è un’altra storia 🙂 ).

Abbandonata finalmente la strada si inizia a salire nel bosco seguendo il sentiero, sempre ben segnalato ad eccezione del punto in cui si deve attraversare il torrente per ricongiungersi al sentiero CAI 108. In questo punto non viene proprio naturale attraversare il corso d’acqua e ci starebbe bene una qualche indicazione.
Per non sbagliare fare riferimento ad un traliccio dell’alta tensione posto su un dossetto alla nostra destra e sul versante opposto; poco dopo averlo superato ci si ritrova nel punto in cui “guadare” il torrentello per riprendere il sentiero che sembra puntare proprio verso il suddetto traliccio e, senza realmente raggiungerlo, si fonde con il 108 che parte dalla località del Sciocc (sulla strada per i piani dell’Avaro).
Continuando a salire si incontra la fonte d’acqua S.Carlo e poco dopo, sulla sinistra, si stacca il sentiero 108A, che si inoltra nella valletta laterale solcata dal torrente d’Ornica e delimitata a sinistra (faccia a monte) dalla dorsale del Pizzo e del Torrione Giacomo e frontalmente dal passo di Valpianella.
Si prende quindi questo sentiero che, dopo aver perso qualche metro, inizia a risalire dapprima costeggiando quasi a mezza costa le pendici settentrionali del pizzo Giacomo, per poi spostarsi sull’altro versante del torrente e puntare al passo. Poco prima di raggiungere il passo di Valpianella ci sono due diverse deviazioni per il rifugio Benigni: è indifferente quale scegliere , convergono poco più sopra (io ho preso la seconda perchè ero tentato di percorrere la cresta che dal passo porta al pizzo Giacomo, passando per l’estetico torrione, ma ho rinunciato all’idea essendo solo e temendo soprattutto di trovare del verglas – come già successo – lungo le pendici nord attraversate poco prima).

Tornando a noi ora si seguono le indicazioni per il rifugio e in 15 – 20 minuti lo si raggiunge (siamo sul sentiero 101).

Che dire, il rifugio Benigni è in un posto favoloso e se non ci siete mai stati vi consiglio di raggiungerlo anche solo attraverso le vie più “classiche”.

Dal Rifugio Benigni: rientro al Colle della Maddalena

Dopo una meritata pausa in questo posto bellissimo, dove è anche facile vedere dei begli esemplari di stambecchi, per continuare il giro – che ancora è lungo – si ritorna sui propri passi per poi prendere il sentiero 108 che scende ripido verso il “canalino”, lo discende per facili roccette e attraversando sotto la bastionata del Piazzotti Orientale arriva fino a pochi metri sotto il passo di Salmurano. Io ho preferito evitare questo tratto temendo sempre di trovare verglas, viste le basse temperature: è tutto all’ombra e percorso da un torrentello.

Sono tornato dunque indietro fino a riprendere il sentiero 108A (detto anche sentieri dei Vitelli – mi ero scordato di dirlo!) e a circa 2.000 metri, quando in teoria si dovrebbe piegare verso destra per riprendere le pendici settentrionali del Giacomo, ho deviato a sinistra lungo una traccia di sentiero (visibile quasi a malapena), che tagliando tutto il pendio porta grosso modo a riprendere il sentiero descritto precedentemente, quello che ho preferito evitare. Dico grosso modo perchè per evitare di fare troppa strada ad un certo punto ho iniziato a risalire dritto per dritto verso il passo Salmurano, che effettivamente va raggiunto per proseguire il giro 😛

Dal passo, senza possibilità di perdersi, si segue lungamente il sentiero 101 in direzione del Monte Avaro che possiamo anche pensare di raggiungere velocemente per le sua bonaria dorsale nord est. Se invece non vogliamo aggiungere questa piccola deviazione prendiamo il sentiero (109a) che scende nella valletta tra monte Avaro e monte Triomen e punta verso gli ormai ben visibili piani dell’Avaro. Ad un certo punto il sentiero diviene una strada carrozzabile e passa vicino ad un acquedotto, per poi scendere ad una sorta di passo con un grosso abbeveratoio. Qui abbiamo due possibilità.

  • La prima: si segue la strada fino al rifugio Avaro prima e al ristorante Ristorobie (fantastico per degustare piatti tipici) poi; sulla sinistra del ristorante la strada sterrata prosegue: la si segue fino ad un punto panoramico con panchine da cui sulla destra parte il sentiero che scende al punto di partenza del giro, il colle della Maddalena.
  • La seconda soluzione, a mio avviso migliore e più bella, consiste nel risalire brevemente il versante subito alle spalle dell’abbeveratoio e poi seguire fedelmente la cresta che, passando per la stazione superiore dello skilift, conduce al punto panoramico descritto prima.

Il sentiero che si percorre ora è il 109B. Lo si segue fino a quando non sbuca su un tornante della strada carrabile.
A questo punto facciamo il tornante in discesa stando sul lato sinistro della strada e poche decine di metri dopo prendiamo il proseguimento del sentiero che termina proprio dove qualche ora prima avevamo iniziato il tour. Qui se siamo stati fortunati nel trovare parcheggio in zona abbiamo terminato… altrimenti beh, non ci resta che raggiungere l’auto lungo la strada fatta all’andata!

Relazione e foto a cura di Stefano detto IlNiggah


Il Santuario della Beata Vergine Addolorata di Santa Brigida:
se siete arrivati sin qui meriterebbe una visita, perchè è molto bello e perchè la sua storia è costellata di questioni quantomeno curiose.
Prima tra tutte: qui si officia con il rito Ambrosiano e non con quello Romano, tradizione liturgica dell’Arcidiocesi di Milano di cui il santuario, come anche le parrocchie di Cassiglio, Ornica, Valtorta, Averara, Cusio e Mezzoldo fa parte.
Il Santuario poi è dedicato a Santa Brigida di Kildare, protettrice dell’Irlanda subito dopo San Patrizio, nonchè tramite tra la cultura celtica e quella cristiana: la primitiva cappella, che risale al X secolo, fu probabilmente eretta sui resti di un edificio ancora più antico, ascrivibile a culti pagani praticati di consuetudine negli ambienti montani, come del resto consueta era ed è la pratica di legittimazione del nuovo culto costruito (letteralmente) sull’antico.
Fu proprio la chiesa a dare il nome al Comune di Santa Brigida: costruita e trasformata nell’arco di almeno 1.000 anni, conserva all’interno ed all’esterno affreschi risalenti al XV – XVI secolo (alcuni molto particolari!)

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