Lago di Val Mora e Monte Mincucco da Caprile: un anello… periglioso!

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Caprile Superiore (970 m s.l.m.) – Monte Mincucco (1.832 m m s.l.m.) e ritorno per la casera Serrada – trekking/ravanata – disliv. positivo 1.200 m circa , sviluppo 10 Km circa

Un giro ad anello che percorre un tratto dell’antica via mercatorum in alta val Brembana. La via Mercatorum (via dei mercanti) era un’importante strada di comunicazione che permetteva a Bergamo di commerciare con le comunità dei Grigioni e del centro Europa scendendo nell’attuale Valtellina. La via infatti permette di raggiungere sia il passo San Marco (un tempo di Albarino, o Albaredo) scendendo così a Morbegno, sia il passo di Verrobbio raggiungendo la Val Gerola.

Il giro qui proposto parte della frazione di Caprile Superiore nel comune di Santa Brigida, ma in alternativa si può raggiungere la frazione di Valmoresca nel comune di Averara ( soluzione forse più comoda arrivando dalla “pianura” ). Possibilità di parcheggio in un grosso spiazzo appena prima dell’ultimo nucleo di case.

Il sentiero (CAI 110) parte appena dietro la graziosa chiesetta di S.Rocco (prima di partire c’è la possibilità di visitare l’omonimo eremo seguendo le indicazioni) e percorre la val Mora che per un primo tratto è caratterizzata da un fitto bosco di faggi e abeti. Quasi subito si incontra una deviazione sulla sinistra, la si ignora (è da dove si arriverà al ritorno) e si prosegue con pendenze molto blande fino a sfiorare la località Baite Losco da dove si inizia a prendere quota via via in modo più marcato.
Dopo circa un’ora e mezza di cammino e aver ammirato le varie cascatelle incontrate lungo il percorso si arriva alla base della diga di Val Mora. Qui il sentiero passa alla sinistra della casa del guardiano ed entra in un tunnel che di fatto costeggia la diga e al cui termine risale fino al bellissimo lago.
Ora si costeggia tutto il lago, davanti a noi (un pò sulla destra) si vede chiaramente il passo San Marco raggiungibile -credo- in 1/1,5 ore.
Prima di un ponte che attraversa il torrente Mora, si devia a sinistra nella valle che scende dai Ponteranica mantenendosi sulla destra orografica del ruscello. Tutto l’ambiente è fantastico e verrebbe voglia di piantare una tenda e fermarsi qualche giorno. All’altezza di una cascata il sentiero abbandona la valletta e inizia a salire lo spallone nord est del monte Mincucco e aggira lo stesso in senso antiorario. Non c’è un vero e proprio sentiero che arriva in cima, ma la cosa più conveniente è proseguire lungo il fianco sud fino a superare la cima e poi facilmente raggiungere l’ometto della vetta che da qui sembra un panettoncino. Proseguendo invece lungo il sentiero si arriverebbe ai laghetti di Ponteranica e volendo ai piani dell’Avaro.

Per completare il nostro anello, bisogna ridiscendere sul sentiero e ripercorrerlo a ritroso fino a incrociare sulla destra il sentiero che porta ad una grande baita: da qui consiglio di proseguire per pochi minuti e raggiungere la ben visibile croce di Mincucco dalla quale si gode di una bellissima vista sulla valle.
Dalla suddetta baita piegando nuovamente verso la cima del monte si raggiunge in leggera discesa una seconda baita con abbeveratoio. Da qui inizia una piccola avventura perché il sentiero (vuoi per la stagione autunnale, vuoi perchè non molto battuto) non è ben evidente soprattutto nel primo tratto (poi fortunatamente diviene più marcato e si incontra qualche piccolo ometto), ma quel che è peggio non si incontrerà mai un cartello, o un segno sulle rocce; insomma il sentiero c’è, ma è meglio aver con se un GPS se non si conosce la zona.
Ad ogni modo tra la baita e l’abbeveratoio ci si butta nel pratone abbassandoci alla cieca con un andamento diagonale da destra a sinistra, ad un certo punto inizia sgorgare un torrentello e se ce lo si ritrova sulla sinistra qualcosa è andato storta.
Se invece il torrentello resta alla nostra destra poco più in basso si inizia a intravedere quella che sembra una traccia di sentiero che fa un tornante verso destra e dove finalmente si incontra un primo mini ometto.
Da qui, come se l’occhio si fosse abituato, si riconosce il “sentiero” e lo si inizia a seguire con più tranquillità fino a giungere alla casera Serrada (dal nome della valle che stiamo percorrendo) che è ben visibile già dall’inizio di questa traccia. Dalla baita si segue il sentiero che poi si tuffa nel bosco sottostante. Da qui, a causa delle foglie che nascondono e appiattiscono tutto, si scende nuovamente alla cieca, ma ad un certo punto si scorge nuovamente il sentiero vero e proprio che, comunque, per colpa delle foglie dei faggi si rischierà di perdere altre volte. Se ad un certo punto, avendo fatto attenzione a tutte le possibili deviazioni, ci si trova al rudere della baita Merende, ecco… abbiamo sostanzialmente mancato un tornante!
In teoria ci dovrebbe essere un sentiero anche qui e in effetti nulla fa pensare di aver sbagliato qualcosa fino a quando, lasciatasi alle spalle la baita, la traccia non si perde nella vegetazione alta. A questo punto, un pò dubbioso sulla bontà del percorso, ho sfoderato l’arma segreta -il GPS- e ho capito che sarei dovuto tornare indietro a poco prima della baita stessa. Infatti arrivando da qui risulta evidente come il sentiero faccia un tornante prima di attraversare un piccolo corso d’acqua; arrivando invece da monte ci si lascia ingannare dall’evidente traccia che porta alla baita e ancora una volta per colpa delle foglie non si vede la giusta direzione.
Presa nuovamente la strada giusta non ci si può più sbagliare fino a riprendere il sentiero dell’andata poco distante dalla partenza.

Osservazioni:

Forse in periodi dell’anno diversi dall’autunno inoltrato il sentiero che percorre la val Serrada (la discesa qui descritta) risulterebbe molto più evidente, ma considerando anche il fatto che in quanto a bellezza paesaggistica non c’è paragone rispetto alla val Mora, mi sentirei di consigliare ai meno esperti e/o sprovvisti di un app di cartografia di ritornare lungo il sentiero della salita.

Il monte Mincucco è forse il più basso dei 2.000 Orobici, sulle mappe gli si attribuisce un altezza di 2.001 / 2.009 metri, ma è in una posizione veramente favorevole per il panorama pertanto, anche se potrebbe risultare poco interessante come meta , la consiglierei, magari integrandola in un giro più lungo che raggiunga i laghetti di Ponteranica, dai quali volendo si può anche pensare di salire le cime omonime.

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relazione e foto a cura
di Stefano detto ilNiggah

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