Monte Cistella dal Rifugio Crosta: la terrazza dell’Ossola

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SAN DOMENICO di VARZO (VCO) 1.410 m slm – RIFUGIO CROSTA 1.751 m slm – MONTE CISTELLA 2.880 m slm – Trekking – disliv. compl. 1.470 m – sviluppo compl. 16 Km circa

Ora che l’ho salito potrei definire il monte Cistella come “la terrazza dell’Ossola”: questa montagna non la conoscevo affatto, nonostante si veda già molto bene dalla SS del Sempione all’altezza di Domodossola. La sua posizione offre infatti un fantastico punto panoramico che spazia dal Monte Rosa agli altri 4000 svizzeri come Weissmies e Lagginhorn, senza dimenticarsi del severo versante est del monte Leone.
La cima inoltre è circondata da 2 grandi altopiani dall’aspetto lunare che contribuiscono ad aumentarne il fascino.

Il giro qui proposto parte da San Domenico per raggiungere il Rifugio Crosta, dove ho deciso di pernottare perchè volevo proprio prendermela comoda – nulla vieta di farlo in giornata, ma considerando il fatto che questo approccio risulta abbastanza lungo come sviluppo (7/8 Km), forse converrebbe partire da Varzo: in questo caso però bisogna mettere in conto un bel po’ di dislivello in più. Insomma, se fosse la vostra prima gita magari sarebbe il caso di dividerla come ho fatto io e godere oltretutto dell’ospitalità e sopratutto dell’ottima cucina del rifugio.

Descrizione

Lasciata la macchina a San Domenico si ripercorre la strada verso valle fino ad incontrare sulla sinistra l’inizio del sentiero, caratterizzato da un grande cartellone segnaletico che riporta tutti i possibili percorsi per arrivare al rifugio (attenzione, perchè pochi metri prima ci sono altre indicazioni, che però farebbero intraprendere un giro ancora più lungo che sale prima, lungo le piste di San Domenico). Sarete certi però di aver preso il sentiero “giusto” se dopo pochi metri incontrerete un vecchio telefono a disco attaccato ad un albero (!!!) che credo possa servire per contattare il rifugio.

Dopo pochi minuti purtroppo si giunge su una strada asfaltata, utilizzata dai proprietari delle innumerevoli baite che popolano i begli alpeggi incontrati lungo il percorso. Si segue la strada per qualche minuto fino ad incontrare su un albero le indicazioni per il percorso invernale che continua lungo la strada. Sulla destra per fortuna si stacca un sentiero che con lievi sali e scendi attraversa alpe Dorcia, alpe Crosi e alpe Coaté. Il sentiero poi rientra in una pista carrabile, che se seguita fedelmente porta dritta dritta al rifugio.
Consiglio: prendete come ho fatto io una deviazione sulla sinistra definita “panoramica”, che guadagnando un po’ di quota passa prima da alpe Rono (da cui si gode di una bella vista sulla valle) per poi scendere sino al rifugio Crosta.

Nota sulle tempistiche: dal paese viene indicato un tempo di 2 ore e 50…. Non spaventatevi perchè se siete un minimo allenati e non volete rilassarvi troppo il tempo si dimezza facilmente!

Dal rifugio guardando verso nord non possiamo ancora scorgere la cima, ma possiamo vedere tutto il vallone (Solcio) che si deve percorrere per giungere al passo Cistella, non prima di essere passati di fianco all’affascinante pinnacolo roccioso del pizzo Boni dove ci sono anche vie di arrampicata.

Dal Rifugio Crosta al passo Cistella viene indicato un tempo di 2 ore e mezza, ma se si è abituati a camminare ci si mette moooolto meno, ad esempio io, fermo da luglio per infortunio, ci ho impiegato 1,5 ore. Dal passo, una scritta scolorita ci indica il percorso che ora risale verso est su un pendio caratterizzato da grossi massi.
A indicare la strada migliore ci sono numerosi ometti che però al mattino presto, avendo il sole negli occhi, non sempre sono facilmente identificabili. Ad ogni modo si deve quasi raggiungere la bastionata rocciosa per poi aggirarla verso destra, fino ad arrivare all’altopiano basso del Cistella che lascia a bocca aperta per la sua vastità. Da sotto non ci si aspetta proprio un tale ambiente.
Per raggiungere la nostra meta però non ci inoltriamo nell’altopiano, ma continuiamo a costeggiare la bastionata rocciosa fino ad incontrare una “caverna” con una madonnina (era il vecchio bivacco Leoni) per poi deviare poco dopo verso sinistra dove la bastionata si indebolisce notevolmente e permette di raggiungere facilmente l’altopiano “alto” dove sorge il rifugio/bivacco Leoni, una capanna non custodita – ma sempre aperta – al cui interno dovreste trovare una stufa con legna e un fornello con bombola a gas. Dalla capanna vediamo la cima: non ci resta che seguire degli ometti che conducono ad un canale roccioso che facilmente (è presente anche una catena più utile forse in caso di ghiaccio ?) porta direttamente alla croce di vetta, dalla quale la vista è davvero meravigliosa.

Discesa

Per la via di salita, unico punto un pò critico potrebbe essere in caso di scarsa visibilità l’attraversamento della pietraia che riporta al passo di Cistella. Se ci si abbassa troppo presto c’è il rischio di finire su una placconata che precipita nel vallone sottostante.

Avendo tempo però credo sia ancora più remunerativo attraversare l’altopiano alto, salire il pizzo Diei e poi tornare a San Domenico passando dagli impianti sciistici, compiendo così un giro ad anello.

Io tempo non ne avevo perchè mi aspettava il pranzo al rifugio: dopo averne provato la cena non potevo saltare 🙂


relazione e foto a cura di
Stefano detto Il Niggah

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