Cima Brenta Alta – Via Normale da Vallesinella. Nel cuore del Brenta

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PARCHEGGIO di VALLESINELLA, Ragoli TN (1.550 m s.l.m.) – CIMA BRENTA ALTA (2.960 m s.l.m.) – Via alpinistica – Difficoltà PD- II+ – Dislivello 1.400 m

La Brenta Alta è uno dei colossi del gruppo centrale del Brenta.

Il suo versante nord regala ardite e interessanti vie di arrampicata e la sua cima è un punto di osservazione privilegiato per godere di una splendida ed inconsueta vista sul Campanile Alto, sulla Torre di Brenta e sui giganti della Tosa e del Crozzon.

Questa escursione – seppure facile dal punto di vista tecnico – resta pur sempre una salita alpinistica, probabilmente nemmeno moltissimo frequentata. Necessario dunque portarsi appresso la normale attrezzatura: corde (basta una corda da 60, utile soprattutto per le calate), imbrago, caschetto (obbligatorio!) e al più qualcosa per proteggere. La fatica verrà ampiamente ripagata: in cima non saprete da che parte voltarvi, tanto belli sono gli scorci di cui potrete godere!

p.s. Se vi interessa il gruppo centrale del Brenta, vi consigliamo caldamente anche la via Preuss al Campanile Basso e la via Agostini alla Cima di Molveno che noi abbiamo trovato bellissime, anche se ovviamente su gradi ben più impegnativi 😉

AVVICINAMENTO

Dal Parcheggio di Vallesinella seguire per il rifugio Casinei (1.825 m) e poi per il rifugio Brentei (2.182 m) che si raggiunge in circa 1h e 40. Proseguire poi verso la Bocca di Brenta (2.552 m) che nel nostro caso sarà quasi priva di neve, ma che in altre stagioni può richiedere l’utilizzo dei ramponi, soprattutto se ghiacciata.

Giunti in Bocca di Brenta, la normale alla Brenta Alta parte subito alla sinistra della bocca, in corrispondenza di una targa e di una micro-cengia che poi andrà seguita.

DESCRIZIONE DELLA VIA

Dalla Bocca di Brenta – guardando in direzione del rifugio Pedrotti/Tosa – piegare a sinistra per pochi metri fino ad una targa sulla parete. Da lì seguire una strettissima cengia con qualche passo un po’ delicato che immette poi su una cengia più ampia segnata da ometti e da evidente passaggio.

Ci si infila entro breve in un canalone di sfasciumi che termina di fronte a due camini verticali. Il camino di sinistra, che sembra più semplice, è in realtà molto più difficile nella parte alta (lo scopriremo grazie alle calate di discesa).
Affrontare quindi il camino di destra direttamente (II+) per una decina di metri, uscire poi su un terrazzino a destra e salire per una rampa rocciosa fino al termine del risalto.

Si procede quindi su ghiaione per un centinaio di metri di dislivello assai faticosi, attraversando prima verso destra (faccia a monte) e poi verso sinistra una volta superata una piccola balza rocciosa.
Raggiunta la parete successiva, si attacca appena a sinistra di un caminetto nero verticale, su una placca bianca lavorata (si vede bene nelle foto a fine articolo). Ometti alla base e tracce di passaggio sul ghiaione. Un masso abbastanza grande pochi metri sotto l’attacco.

Si risale la placca stando vicini allo spigolo (II+), poi si prende verso destra una sorta di rampa ascendente, che con una serie di rimonte successive porta fino al secondo ghiaione.

Si segue più brevemente il secondo ghiaione fino ad un canalone che si insinua verso monte in direzione sinistra con facili balze di colore bianco (II) proprio in mezzo a pareti ben più verticali e definite.
Dopo circa 30 metri di risalita nel canalone, si supera stando a sinistra un evidente gendarme appuntito e si esce in uno spiazzo più largo.
Seguire quindi verso destra per circa un centinaio di metri con facili risalti di I grado intervallati da sfasciumi vari fino ad incontrare una parete arancione più verticale, che si aggira a sinistra seguendo gli ometti.

Da lì in breve, sempre per ometti e senza via obbligata fino alla panoramica vetta, dove si trovano grossi ometti e, sepolto sotto le rocce di uno di essi, una sorta di librino di vetta conservato in una scatolina.


DISCESA

Per la via dell’andata ma con tre possibili (e consigliabili) calate.

Si scende per sfasci e roccette fino al risalto centrale dove a monte della bastionata si trova una sosta su chiodi e cordoni che consente una calata di circa 12 metri fino ad una cengia sottostante e con ometti dove si trova una catena più nuova su spit, che porta con circa 30 metri di calata fino alla base della bastionata.
Rifare quindi in discesa il percorso su ghiaione fino ad arrivare a monte del camino iniziale.
La catena di calata è poco visibile, di colore grigio, ed è posizionata sulle rocce sommitali del camino di destra (in questo caso faccia a valle), raggiungibile con un paio di passi un po’ esposti su terreno poco stabile.

Calarsi nel camino per circa 25 metri fino alla sua base, poi come per la via dell’andata per cengia fino alla Bocca di Brenta.

GIUDIZIO

Nonostante l’arrampicata in questa via normale non regali particolari gioie, percorrerla rimane comunque divertente ed appagante e il paesaggio che si gode dalla vetta è davvero qualcosa di unico e indimenticabile.

Le principali torri del Brenta sono tutte lì di fronte a noi ed è in impossibile non godere come un riccio di quanto offerto da mamma natura da lassù.
Sicuramente ci sono percorsi di salita di maggiore soddisfazione, ma la nostra nuova politica è “prima fai la normale, poi le eventuali arrampicate” e questo devo dire che ci ha aiutato già in diverse occasioni, soprattutto in discesa! 😉
Consigliata!!

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