Pizzo del Ton, Cresta Est – una ravanata d’altri tempi in Valle Antrona

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ANTRONA SCHIERANCO – ANTRONAPIANA (VCO), PARCHEGGINO 1.300 m slm – PIZZO DEL TON 2.675 m slm – CRESTA EST, ALPINISTICA – II MAX III GRADO – sviluppo compl. 10 km circa – disliv. compl. 1.450 m circa – F+

Se il ravanage è la nobile arte dell’incasinarsi in montagna (come scriveva anni fa http://girovagandoinmontagna.com che citiamo volentieri per averci fatto molto ridere), ecco: questa escursione potrebbe esserne un esempio! E come ogni ravanata che si rispetti la cosa vale in salita quanto – soprattutto – in discesa.

Colpa anche del meteo, perfettibile: se in tutte le relazioni trovate scritto che è meglio non intraprendere questa avventura dopo piogge o tempo incerto c’è una ragione (che noi abbiamo bellamente e improvvidamente ignorato). ebbene, saremo l’ennesima relazione che rimarcherà il concetto: la roccia diventa scivolosa, l’erba lunga già infida di suo diventa scivolosa, anche il sentiero (se così lo si può chiamare) diventa scivoloso. Ed essendo appunto una ravanata, in territori poco frequentati e abbastanza wild, potrebbe diventare pericoloso, oltre che scivoloso.

Comunque il posto è magico, il perchè sceglierlo lo trovate sotto, nel giudizio.

Avvicinamento

Arrivati ad Antronapiana bisogna seguire una stradina sulla sinistra, asfaltata ma stretta, con indicazioni verso il Lago Campiccioli. Pare sia la norma ignorare il divieto che si incontra poco dopo averla imboccata.
Dopo qualche tornante a quota 1.300 m circa si trova uno slargo dove posteggiare (ci stanno massimo tre auto. Accanto c’è una cascatella e appena sotto una bella baita), per poi tornare sui propri passi per una ventina di metri e imboccare il sentiero con segnavia C19 Passo del Mottone – 2 h 30.

Da subito si ha una incantevole vista sul sottostante Lago di Antrona e la sua incredibile e altissima cascata. Il sentiero sale da subito bello ripido: diciamo che non potete farvi illusioni, se così si comincia potete stare certi che la musica non cambierà più avanti!

Si superano le baite diroccate dell’Alpe Crevaloscia per proseguire sempre nel bosco, in parte in traverso anche abbastanza esposto, verso l’Alpe Colmigia, guadando un piccolo Rio. Il lariceto diventa via via più rado, aprendosi su un pianoro in quota da dove si può vedere a monte una sella, che bisognerà raggiungere. La distesa di mirtilli, lamponi, rododendri si fa via via più verticale: nell’ultima parte il sentiero è poco più di una traccia, nel nostro caso reso scivoloso dal fango creatosi con le piogge della notte.

Dopo un bel muro parecchio pendente si raggiunge la bocchetta (2.120 m slm), che offre alla vista un paesaggio eccezionale: la Valle Antrona da una parte e il Passo del Mottone con la piramide del Pizzo del Ton dall’altra, con i sottostanti laghetti di Trivera (gli unici bacini naturali che si trovano da queste parti).
Il Pizzo del Ton si offre nella sua veste più severa, il versante nord, verticale e totalmente roccioso, con belle placche levigate.

Per raggiungere il Passo del Mottone (2.284 m slm) bisogna ridiscendere e scarpinare sulla pietraia ancora per un poco, scoprendo altri laghetti lungo il cammino (ometti).

Dal Passo del Mottone è possibile salire a sinistra sul Mottone stesso oppure a destra, percorrendo la Cresta Est del Pizzo del Ton fino a raggiungerne la cima (che è quello che faremo noi).

Cresta Est

Si risalgono i primi pendii della cresta, di erba e rocce non buonissime, evitando il terreno peggiore: noi siamo passati a destra rispetto al filo di cresta.

Successivamente si riesce a stare aul filo, con difficoltà che comunque non superano il II grado: per noi è stato un po’ più complicato a causa di un terreno reso scivolosissimo dalle piogge della sera precedente e da una leggera spruzzata di neve mezza sciolta che ha creato la classica patina sulle rocce (in sè ottime) tutt’altro che rassicurante.

Ai tratti di roccia si alternano canalini con vaghe tracce di sentiero: sul versante nord c’è una bella esposizione; arrivati ad un punto dove abbiamo incontrato qualche muretto abbiamo deciso di tirare fuori la corda e procedere in conserva con protezioni veloci, vista anche la condizione del terreno ed il fatto che nel frattempo la nuvola sopra di noi aveva deciso di regalarci qualche spruzzo di neve mista ad acqua.
Bene ma non benissimo.

Ormai in vista della cima abbiamo avuto qualche esitazione: di fronte a noi un passaggio su roccia che ci ha dato da pensare (visto che la via è data massimo III grado, ma forse ci siamo lasciati suggestionare dal nevischio) , abbiamo provato ad aggirarlo sulla sinistra, buttandoci su un balconcino erboso (erba cattiva!) che attraversato porta ad altri risalti rocciosi con delle facili placche fino in vetta. La pioggerellina/nevischio, nel frattempo intensificatasi e trasformatasi in grandine, purtroppo ci ha privato degli ultimi metri di arrampicata.

Discesa

Anche la discesa non poteva che essere una ravanata: avendo intravisto quella che ci sembrava una traccia di sentiero più in basso ci siamo infilati nel canalino erboso a sud-est, al di sotto del quale si scorgeva un altro laghetto.
Discesa su erba bagnata infidissima, per poi renderci conto che quella che vedevamo non era affatto una traccia: dopo un centinaio di metri siamo dunque ritornati sul filo della già percorsa Cresta Est traversando in un punto comodo (si fa per dire), per poi prendere una traccia (questa volta vera!) che scende ripida sul versante nord, nei punti erbosi. Il sentiero ad un certo punto traversa sotto la bastionata rocciosa per poi perdersi nel nulla: da qui altra ravanata in diagonale fino ad arrivare, evitando salti di roccia, sul ghiaione sottostante le pareti.
Dal ghiaione in poche decine di minuti si riguadagna il lago costeggiato all’andata e dunque il sentiero ufficiale.

A questo punto la pioggia è diventata più insistente, rendendo ancor più simpatica la nostra discesa a valle! 😉

Giudizio

Il paesaggio di cui si può godere durante questa escursione è veramente fantastico, da qualsiasi parte si guardi: l’ambiente è selvaggio e poco frequentato (se i sentieri sono tutti così ne capiamo anche il motivo!).
Ma al di là di questo, nonostante le antipatiche condizioni meteo -ce la siamo cercata!- anche la salita merita: facile ma divertente, su roccia ottima (la poca che abbiamo trovata asciutta), da scoprire e trovare come nella migliore tradizione alpinistica, … e anche allenante viste le pendenze. Solo per intenditori e amanti del genere però (non adatta a chi cerca la prestazione).

Da queste parti torneremo sicuramente, per scoprire qualcosa di inedito.

Ps: la corda portatela… non si sai mai. A parte che in montagna un 20-30 m non guasta mai, considerate che qui sarete nella condizione dell’ “aiutati che dio ti aiuta”. L’ambiente è severo e se – come è capitato a noi – il meteo rende le cose difficili è sempre meglio averla. Anche il caschetto è consigliato, visto che soprattutto in basso la roccia non è il top!

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