Nel cuore dell’Hokkaido: non solo trekking, in viaggio on the road

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Il Parco Naturale del Daisetsuzan è il più esteso del Giappone; situato nel cuore dell’Hokkaido ci sono molteplici alternative per conoscerlo e assaporarne l’atmosfera, perchè non di solo trekking vive l’uomo: soprattutto se ci capitate durante giornate di pioggia, oppure se di camminare per più di 10 minuti non ne volete sentire parlare.

Intendiamoci, questo è un blog di montagna: ma al di là dei due trekking che abbiamo pubblicato (li trovate alla fine, nei link collegati) c’è molto altro da fare e da vedere!

Essendo il nostro un viaggio itinerante e con un percorso piuttosto serrato abbiamo dovuto scegliere; sicuramente la zona, fermandosi più tempo, offre numerose alternative che non abbiamo contemplato… questo è quanto ci sentiamo di consigliarvi, frutto anche dell’esplorazione “a caso”, dei percorsi non scritti da nessuna parte, della fortuna o della sfortuna.

Nella zona di Biei-Furano, lungo la Route 966 all’altezza di Shirogane, ci si imbatte nello Stagno Blu, ovvero lo Shirogane Blue Pond: basta un quarto d’ora di tempo per farci un salto, parcheggiando a 2 minuti dallo stagno stesso (percorso obbligato, non pensate di poter camminare fuori dal sentiero). L’incredibile colore azzurro-ciano è una conseguenza della presenza di alluminio nel lago e sui fondali, lo stagno stesso è un lascito delle opere realizzate per arginare le colate magmatiche dell’eruzione degli anni ’80 del vicino Tokachidake. Al di là delle ragioni che lo rendono tale lo stagno è molto suggestivo, riflettendo nelle sue acque dal colore innaturale i morti in piedi (ovvero gli alberi defunti ma ancora radicati) che svettano verticali nel suo bacino.
La sua bellezza pare sia una scoperta recente, riconducibile a meno di un decennio fa.

La stessa Route 966, percorrendola potendosi fermare dove la curiosità richiede*, riserva delle sorprese: non lo troverete su nessuna guida patinata, ma qui c’è un locale notevole e quantomeno buffo, stile americano, che ha giocato d’azzardo -ma non troppo- paragonando la 966 alla mitica Route 66 americana. Vedere le foto per credere.
Sul retro tuttavia troverete l’immancabile giardino zen, per non dimenticare di essere in Giappone.

Sempre lungo la Route 966, sulla quale dovrete attenervi a dei limiti di velocità più consoni ad una lumaca che a un’auto (avrete tutto il tempo per guardarvi attorno), potrete imbattervi in campi da croquet popolati da seriossimi anziani in pettorina che sul green trascorrono la giornata.
Non li sottovalutate: si vi avvicinate vi parleranno in giapponese per lunghi minuti, consapevoli del fatto che probabilmente non capite una parola, ma loro sono felici di fare conversazione quindi… perchè dargli un dispiacere?! Se non avete tempo consigliamo di passare oltre.

Le fioriture. Agosto non è il mese migliore per godere delle mitiche fioriture giapponesi, quelle che troverete cercando “Furano” sul web. Tuttavia qualcosa potreste trovare anche in questo periodo: ci siamo imbattuti in diversi campi di girasoli, bellissimi, dove anche i locali si fermano per fare qualche scatto.
Se avete con voi una Nikon la conversazione sarà assicurata: ovviamente anche in questo caso non capirete una parola.
L’alternativa è trovare campi di lavanda, anch’essi presenti e molto amati (non abbiamo avuto questa fortuna, purtroppo).

Dalle parti di Sounkyo vi sono da vedere le Ryusei Falls e Ginga Falls: immaginiamo siano veramente spettacolari in autunno, quando il colore del foliage accende i boschi che le incoronano. In estate sono carine, ma nulla di più: questo affermato da chi è abituato alle cascate alpine, se per voi invece è uno spettacolo nuovo ne vale decisamente la pena, anche perchè raggiungibili direttamente dal parcheggio.

Infine una considerazione: il margine ovest del parco di Daisetsuzan pare essere molto più comodamente accessibile della parte est. Vi sono più centri abitati e le colline salgono più dolcemente verso la montagna, contrariamente a quanto avviene a oriente, dove -superata Sounkyo- non c’è nulla per chilometri e la valle si presenta stretta ed impervia. Se non avete intenzione di dedicarvi alla montagna (a Sounkyo per esempio c’è una comoda funivia), forse conviene trovare alloggio a ovest, dove se non altro potrete scegliere tra molteplici possibilità di esplorazione.

Visto che siamo italiani e non disprezziamo affatto la buona cucina, facciamo volentieri pubblicità a due ristoranti molto molto diversi tra loro ma entrambi da provare, in zona Sounkyo (dopo la pubblicità!)

Gabri alle prese con le bacchette da Asahi Shokudo
  • Beer grill canyon (Sounkyo city, sotto l’Onsen pubblico). Il cuoco è un giovane giapponese, ma vi si trovano molte rivisitazioni di piatti italiani… una cucina fusion?!
    Boh, ma possiamo dire che la pasta era cotta alla perfezione e in generale ogni portata che abbiamo avuto modo di assaggiare era buona, ben calibrata e interessante.
  • Asahi Shokudo a Kamikawa-cho. Il miglior miso ramen mai assaggiato (non solo da noi, anche il nostro amico giapponese ha gradito): pare che Kamikawa sia famosa per il ramen, e questo era veramente buono, sia in versione “specialità della casa” sia in versione “super pork” (preparate le pance, le porzioni non scherzano!).

*Nota a margine sulla guida giapponese
Abbiamo scelto, durante questo viaggio, di fruire di un’auto a noleggio. Fino a che abbiamo girato per le città della main island (Nara, Tokyo, Kyoto) abbiamo approfittato dei treni e del JR Pass, che funzionano benissimo; tuttavia in Hokkaido abbiamo ritenuto opportuna la comodità di spostarci ovunque liberamente, senza orari e dove ci portava il cuore!
Come sempre scelta azzeccatissima: guidare in Giappone, nonostante la guida opposta, all’inglese, è veramente facile. Le strade sono enormi (altro che quelle scozzesi! Lì sì è stato difficile), tenute benissimo, i giapponesi guidano in maniera estremamente ordinata e i limiti di velocità – che tutti rispettano – sono ridicoli.

L’unico problema è che se vi beccano con un tasso alcolico vagamente …alcolico… 😀 sono dolori: durante la sera, se per andare a cena dovevamo usare la macchina, non consumavamo alcolici. Piuttosto ci sbronzavamo dopo, una volta rientrati in campeggio!
Anche a questo giro ci siamo trovati molto bene con Sixt (che in Giappone si appoggia ad agenzie locali).

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