“Naso di ghiaccio” al Piz Cambrena (3606mt) – tra cattedrali di neve e di ghiaccio

“Naso di ghiaccio” al Piz Cambrena (3606mt) – tra cattedrali di neve e di ghiaccio

ST. MORITZ DIAVOLEZZA (2973 mt) – PIZ CAMBRENA (3606 MT) – disliv. positivo 900 mt – pendenza max 50° – itinerario misto – difficoltà PD

L’Architetto qui ha sfoggiato la sua maestria: in epoca settecentesca il romanticismo tedesco avrebbe definito l’esperienza del camminare su questo ghiacciaio come “sturm und drang” ovvero “tempesta/sconvolgimento e impeto”. Non ci sono parole per descrivere la maestosità e la bellezza -terribile bellezza- di questo ambiente, la sua perfezione e la sua eleganza… ma andiamo con ordine.

Le previsioni del Bernacca davano sole pieno, poco vento e temperature più che accettabili, così ci siamo organizzati per prendere la prima funivia del Diavolezza alle 8.20, in modo da poter avere tutto il giorno per dedicarci a questo itinerario -abbastanza facile e bellissimo- che ci avrebbe portato sulla Cima del Piz Cambrena, per poi fruire degli impianti anche per la discesa (l’ottimismo vola, abbiamo acquistato andata e ritorno di default!)

Abbiamo attraversato il ghiacciaio con le ombre del mattino e con il sole del pomeriggio, facendo un giro ad anello sotto il Piz Cambrena che ci ha fatto apprezzare, da punti di vista diversi, vere e proprie cattedrali ipogee di ghiaccio e neve: sì, stiamo parlano di seracchi e crepacci (ce ne sono in abbondanza qui… quindi fate molta molta attenzione), terribili e spaventosi, ma anche magnifici, magici, di una bellezza da perdere il fiato. Fiato che bisognerebbe conservare per spostarsi dalle situazioni di pericolo il più rapidamente possibile 🙂

La giornata è stata oltre le aspettative, entrambe le cordate hanno portato a casa la cima senza intoppi, velocemente e con molto gusto, avendo il tempo di fermarsi per una birra (in Italia, che siamo dei poveracci) prima della coda eterna che giocoforza avremmo trovato al ritorno.

A parte noi cinque, nessuno ha percorso questo itinerario. Eppure la neve era buona, anzi ottima.
In compenso abbiamo visto sfilare un gruppo numeroso verso il Palù, che però deve aver abbandonato anzitempo forse per il ghiacciaio troppo crepacciato, o forse… chissà.

DESCRIZIONE

Dall’arrivo degli impianti del Diavolezza si procede verso Sud-Est (sinistra, faccia al ghiacciaio) lungo gli impianti, su sentiero segnato: in sostanza bisogna aggirare il Piz Trovat tenendoselo sulla destra per arrivare alla Fourcla Trovat (3019 mt). Da qui noi siamo scesi sul ghiaione dritto per dritto fino alla Vedretta di Pers, ma percorrendo ancora per qualche metro la cresta si scende più comodamente sul ghiacciaio (evitando così di perdere quota per poi doverla risalire sotto il Cambrena).

Si traversa il ghiacciaio: tendenzialmente i crepacci restano più a monte, ma comunque occorre prestare attenzione.

Al di sotto dello sperone Nord Ovest del Piz Cambrena si comincia a risalire, prima su scivolo nevoso poi su roccette (facili): a destra e a sinistra si disvela la crepacciatura del ghiacciaio, incisa da linee evidenti, che lo percorrono seguendo geometrie e disegni diversi. Salendo -sempre in misto- si arriva a quota 3300mt circa dove si incontrerà la traccia del ritorno, che qui si ricongiunge, al di là di una selletta.

Si prosegue sempre in cresta: a tratti di neve si alternano tratti di roccette con qualche passaggino non banale ma proteggibile.

Si arriva dunque all’anticima: sembra di essere alla fine e invece no! Questo tratto, pendenza max 45°, noi l’abbiamo affrontato su neve, ma a seconda delle condizioni potrebbe anche essere parecchio ghiacciato. Da qui si traversa verso Sud-Est (sinistra, faccia a monte): stando sottocresta si cammina parallelamente ad un immenso crepaccio, che sembra cesellato… difficile non fermarsi a fargli un servizio fotografico!

Sulla cima non c’è nulla: nè croce nè libro di vetta. In compenso il panorama è…. OLTRE!

Si scende tenendosi sulla destra (faccia a valle) rispetto al percorso di salita, aggirando dunque l’ultimo tratto di cresta, e passando invece sul ghiacciaio: scendendo di quota abbiamo avuto modo di passare tra i ponti di ghiaccio che separano i crepacci, di guardare dentro l’abisso e di subirne il fascino. Attenzione a quando si traversa verso sinistra per riprendere la crestina della salita: il seracco a monte scarica, nonostante il paesaggio sia sublime bisogna fare in fretta.

Da qui si ripercorre la traccia dell’andata ridiscendendo neve e roccette fino alla base del ghiacciaio.

GIUDIZIO

Facile misto, ma attenzione a crepacci e seracchi. A seconda delle condizioni neve/meteo la difficoltà può diminuire o aumentare.
Prestare attenzione anche alla salita delle roccette lungo lo spigolo Nord Ovest: a seconda della copertura nevosa, è possibile scaricare a valle detriti poco piacevoli.

Per il resto… l’ambiente è superlativo e la difficoltà più che abbordabile!

 

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