San Domenico di Varzo (VCO) 1.420 m s.l.m. – Monte Teggiolo 2.385 m s.l.m. – Scialpinismo, Difficoltà BS – Disliv. complessivo 1.100 m circa – Sviluppo complessivo 17,1 Km – Esposizione prevalente Nord-Ovest
La neve è finalmente caduta copiosa e, dopo lo scorso weekend in Val Seriana, è tornata forte la voglia di immergerci nella natura coperta di bianco. Questa volta, però, con l’idea di cercare un luogo più selvaggio e silenzioso.
E dove andare, se non in alta Ossola: un territorio che amiamo molto, che in passato ci ha regalato tanto e che siamo certi abbia ancora molto da offrire. San Domenico di Varzo non è certo una località sconosciuta per lo sci da discesa, anzi; ma basta addentrarsi in Val Cairasca perché gli impianti diventino un ricordo, lontani dalla vista e dalle orecchie. Appena imboccata la strada che porta alla frazione di Ponte Campo sembra di entrare in un altro mondo, dove le case di pietra sonnecchiano sotto la neve, in attesa della primavera.
E poi c’è il silenzio. Un silenzio interrotto solo da un uccello che prende il volo o da un accumulo che scivola giù dai rami: un piccolo tonfo, un battito d’ali, una goccia che cade con ritmo regolare. Oltre a noi, solo un altro gruppetto di scialpinisti e un paio di persone a passeggio verso valle: non abbastanza da spezzare questa magia.

In un inverno che si sta rivelando purtroppo avaro di buone notizie per quanto riguarda gli incidenti in quota, vale la pena ribadirlo anche qui: in montagna, e ancor più nello scialpinismo, le condizioni vanno valutate caso per caso, momento per momento. Non esistono due giornate uguali, a volte nemmeno due ore uguali. Farlo è responsabilità di ciascuno.
Avvicinamento
Durante l’inverno in presenza di neve bisogna parcheggiare a San Domenico: la Via Alpe Veglia, che porta alla frazione Ponte Campo dove d’estate si parcheggia per salire ad esempio all’Alpe Veglia, è battuta ma non pulita, accessibile solo con motoslitta. Quindi si lascia l’auto in uno dei parcheggi sotto gli impianti di risalita, tra i quali c’è anche il capiente silos multipiano di recente costruzione.
Da qui si percorre a piedi la Via Alpe Veglia fino a Ponte Campo, per poco meno di 2 km.
Salita
Da Ponte Campo si attraversa il torrente sul ponticello e, dopo non molto, si lascia la strada principale per salire a sinistra fino all’altezza di alcune baite, solitamente su comoda traccia.
Da qui si deve raggiungere la strada che passa più in alto, in corrispondenza del primo tornante: se si segue questo percorso sono un centinaio di metri ripidi, dritto per dritto. Altrimenti (più comodo), superato il ponte di Ponte Campo, si dovrebbe proseguire sulla strada per l’Alpe Veglia girando a sinistra alla prima deviazione ed imboccando la strada secondaria che con un traverso arriva fino al primo tornante.
Si resta sul versante orografico sinistro proseguendo su strada – ovviamente innevata! – con una serie di tornanti via via più stretti, cui segue un tratto più rettilineo che supera alcuni piccoli rii laterali, fino a raggiungere un nucleo di case di pietra sparse (Stalletto, quota 1.850 m circa) molto carino e pittoresco. Sulla destra, faccia a monte, il Pizzo Valgrande e la Punta Lago delle Streghe vegliano severe sulla valle.

Superato Stalletto si continua a risalire la valle fino al termine della strada, dalla quale si stacca il sentiero che più ripidamente raggiunge un altro nucleo di casette, Le Balmette a quota 2.060 m circa. Da qui in avanti si abbandona definitivamente il bosco e si sale su pendii aperti, in un’atmosfera lunare.
Dalle Balmette la nostra traccia abbandonerà anche il sentiero estivo: il Passo delle Possette lo vedremo da lontano, lasciandocelo a destra e in basso, mentre continueremo a salire guadagnando quota in dolce traverso ascendente puntando alla parte più alta dell’altopiano su cui si intravede la sagoma del Bivacco Teggiolo, che però è ancora parecchio lontano 😉
Raggiunto il minuscolo bivacco in pietra la vista si apre a 360° o almeno dovrebbe, nuvole permettendo: non sarà così per questa volta, pazienza. La super vista sul Monte Leone il Teggiolo ce l’ha già regalata durante la gita del 2022, che lo approcciava da Bugliaga.
Ci troviamo all’apice di quello che verso nord è un piano inclinato mentre verso sud precipita più vertiginosamente, con salti di roccia, verso Trasquera: non resta che scendere… ovviamente verso nord! 😀 😀 😀
Discesa
Dalla cima, si scende la pala nord facendo ben attenzione a stare a debita distanza dal dirupo alla propria sinistra (faccia a valle).
Terminata la pala, si procede in traverso verso ovest seguendo più o meno la linea di salita ma stando leggermente più bassi e cercando i punti in cui la pendenza consente di scendere senza racchettare.
Si sta alla destra di una spalla rocciosa (vedere mappa sotto) e scendendo in una valletta molto divertente con buone pendenze, bosco rado e una sorta di gola dove d’estate passa un ruscello. Così facendo non si ripassa dalle case in località Balmette ma si raggiunge direttamente Stalletto e l’alpe Vallè.
Da qui il percorso diventa meno divertente ed è necessario seguire la strada a ritroso, salvo qualche eventuale ripido taglio nel bosco.
Una volta giunti al punto in cui ci si è immessi sulla strada all’andata, da qui è possibile fare un’ultima divertente discesa fino a Ponte Campo, a patto ovviamente che le condizioni della neve siano buone a quella quota.

Giudizio
Bella questa scialpinistica! L’ambiente è magico, come avrete capito ce lo siamo davvero goduto: non è “grandioso” ma infinitamente poetico, tranquillo, si respira pace e silenzio; questo per noi fa la differenza tra un’escursione così e quella della scorsa settimana sul Timogno, dove c’era gente per ogni dove.
E’ anche un ambiente vario: si passa dal bosco agli ampi pendii aperti con le gobbe disegnate da una neve immacolata, data la scarsa frequentazione, ai sonnecchianti alpeggi di pietra e la vista dalla cima, poi, è super (ammesso che si veda qualcosa ovviamente!)
A parte un paio di tratti la salita è sempre agevole e mai troppo ripida, cosa che rende l’escursione adatta anche alle ciaspole. Meno alla splitboard, visto che ci sono un paio di traversi in piano e leggera discesa che con la tavola possono risultare antipatici da gestire.
Il dislivello non è eccessivo ma lo sviluppo inizia ad essere “interessante”, dovendo anche risalire fino a San Domenico: valutate in base alle vostre zampe.
Infine il bivacco in vetta, oltre ad essere un punto di riferimento, conforta il cuore e – visto che c’è la stufa a legna – anche le budella nel caso sentiate la necessità di qualcosa di caldo.
Disclaimer
Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.


























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