Vista dal Bivacco Crabun

Monte Crabun, tra la Valle del Lys e la Val D’Ayas

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Perloz, Localita Pra (AO), 1.380 m s.l.m. – Monte Crabun 2.711 m s.l.m. – Difficoltà E – Disliv. positivo 1.330 m, sviluppo 10 km circa – Esposizione SUD

Panoramica escursione sui Contrafforti Valdaostani del Monte Rosa, non regalata, raggiunge una cima che domina letteralmente l’intorno, offrendo una vista davvero spettacolare sulle montagne circostanti, a perdita d’occhio.

Nel nostro caso il forte vento ha giocato un ruolo fondamentale nel ripulire il cielo, ma anche nel farci congelare, soprattutto in cresta dove le raffiche non ci hanno lasciato respiro: la vetta ce la siamo goduta poco, restando qualche minuto in più presso il bivacco appena sotto la cima, un po’ più riparato.

Evidentemente in questa primavera 2026 dobbiamo patire il freddo sempre e comunque 🙂

Percorrendo l’Alta Via dei Giganti, nel lontano 2014, abbiamo capito che in Vale d’Aosta le montagne ti fregano: sembrano sempre “vicine” ma è solo un’illusione ottica dovuta al fatto che qui è tutto grande, ampio, le valli, le vette… Il Monte Crabun non fa eccezione. Lungo il sentiero pare sempre manchi poco, la croce (e che croce!) è ben visibile da lontano ma solo perchè la cima e la suddetta croce sono più grandi di quello che sembrano.

Il percorso da noi seguito è dato 4 ore e rotte da Prà: pensiamo sia un timing da zaino pesante, perchè noi con poca zavorra ce ne abbiamo messe meno di 3, e in questo periodo non siamo certo in forma smagliante 😉

Vi lasciamo al giudizio per gli ulteriori dettagli.
Se come noi volete pernottare in zona non possiamo che consigliarvi il Camping Mombarone: gentili e attrezzatissimi (piscina, tende-alloggio a mo’ di bungalow per chi non ha la propria, bagni puliti, bar), rapporto qualità prezzo eccellente.

Percorso automobilistico

In auto, imboccata la Valle del Lys a Pont-Saint Martin, si segue per Perloz, Chamioux, Marine risalendo i tornanti fino a Fey-Dessus (1.128 m s.l.m.).
In teoria – se non abbiamo male interpretato – bisognerebbe parcheggiare qui a Fey per stare sul sicuro: da qui in avanti la strada, sempre asfaltata ed in ottime condizioni, è oggetto di “divieto ai non autorizzati”. Se si sale lo si fa a proprio rischio e pericolo… cosa che noi abbiamo in realtà fatto, forse prendendo un po’ troppo alla leggera i cartelli e considerando un buon auspicio il fatto che la sbarra fosse aperta!

Cartelli a parte dalle varie ordinanze e avvisi disponibili online non è del tutto chiaro se e quando la strada fino a Prà sia o meno percorribile, e in che periodi dell’anno (stagione estiva?). A noi è andata bene, ma non garantiamo 😉

In ogni caso a Prà, subito sotto al minuscolo borgo di Le Chichalin (1.362 m s.l.m.), è disponibile un piccolo parcheggio e subito dopo la strada termina: arrivarci a piedi da Fey significa aggiungere altri 230 m di dislivello positivo.

Percorso

Raggiunta Prà si sale a Le Chichalin seguendo i segnavia gialli per il M. Crabun, su bella mulattiera che attraversa i pratoni dell’alpeggio; ci si immette così nella valle del Torrente Nantey, prima sul versante idrografico destro, poi attraversando il torrente e raggiungendo il lato opposto, con un percorso abbastanza ripido ma comodo a gradoni.

Risalita tutta la valletta si giunge all’alpeggio sommitale, dove la visuale si apre e tutto sembra… gigante!
A sinistra si vede un borgo di casette in pietra, dove termina la teleferica e che non bisogna raggiungere: si tratta di Le Pian e parrebbe abbandonato. Arrivati sul pianoro è presente, proprio accanto al sentiero, una fontana in pietra.

l'alpeggio sommitale, con il piccolo paesino di Le Pian

Superato il falsopiano si ignorano le deviazioni a destra e a sinistra, fino ad arrivare ad un ricovero in pietra addossato a delle rocce, anche questo all’apparenza abbandonato.

Si continua a camminare in direzione nord, su traccia di sentiero, per prati; ad un certo punto, il sentiero piegherà decisamente in direzione ovest (sinistra) guadagnando, con una lunga diagonale ascendente, la cresta che separa questa valle da quella di San Grato, con i suoi Laghetti (coperti dalla neve nel nostro caso).

In tutto questo la cima sembra sempre a due passi ma non lo è – ci teniamo a precisarlo!

L’ultima parte di cresta, più ripida, si svolge sempre su sentiero che zigzaga tra rocce e roccette e conduce prima al Bivacco e pochi metri dopo alla cima vera e propria, dove ci accoglie la bella statua lignea di Gesù e la grande croce bianca, quella che vedevamo già dal basso e sembrava così vicina 🙂

Qui non c’è che da guardarsi intorno – vento permettendo: siamo a 2.711 m; a Nord le Dames de Challand (il Rosa è purtroppo nascosto dalle cime di mezzo), a Est il Mont Mars e le altre cime del Biellese, ad Ovest la Valle di Champorcher e il parco del Mont Avic e a Sud, la Dora Baltea che uscendo dalla val d’Aosta raggiunge la pianura.

Avremmo voluto fare un anello alto, scendendo dalla cresta ovest, ma abbiamo preferito toglierci velocemente dalle raffiche lungo il percorso noto: di freddo ne avevamo preso abbastanza 😀

Giudizio

Probabilmente questo itinerario non sarà mai molto affollato, trattandosi tra l’altro di una deviazione rispetto all’Alta Via n°1: come dicevamo è un hiking mediamente impegnativo, sia come sviluppo sia come dislivello, ma di grande soddisfazione.

Attraversando prima la Valle del Torrente di Nantay con le sue cascatelle, poi gli ampi alpeggi di Le Pian e percorrendo infine l’eterna cresta che separa questa valle dal Vallone di S. Grato regala panorami diversi lungo tutto il tragitto, e nella parte sommitale una vastità eccezionale.

panorama dalla cima del Mont Crabun

Potersi godere la vetta senza vento è quello che vi auguriamo nel caso voleste prendere spunto 😉
Noi abbiamo giusto fatto due foto con la croce e il particolare Cristo ligneo che ci ha accolto in cima… sembra quasi che voglia spronare chi arriva, anche se – forse – le intenzioni dello scultore non erano esattamente queste.

Poco sotto la vetta, nascosto tra le rocce, il Bivacco Crabun offre un minimo di riparo, ed è davvero molto accogliente: virtualmente potrebbero trovarvi posto 12 persone.

Dal punto di vista alpinistico non vi sono particolari difficoltà in condizioni estive: fino a Le Pian si percorre una mulattiera gradonata, che superato l’alpeggio diventa un sentiero sempre bollato; bisogna fare solo un minimo di attenzione alle deviazioni che ogni tanto si trovano, avendo presente la direzione in cui si vuole andare… cosa non difficile visto che la cima è subito visibile.
Diversamente, con condizioni di visibilità scarse, conviene avere una traccia dei sentieri sottomano perchè la faccenda potrebbe complicarsi 😉

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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