Guglie bianche del Lebendun – bell’anello da Riale

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Riale (VCO) 1.720 m s.l.m. – Rifugio CAI Città di Somma Lombardo 2.561 m s.l.m. – Anticima Pizzo del Costone 2.927 m s.l.m. – Guglie del Lebendun 2.892 m s.l.m. – Lago di Sruer 2.330 m s.l.m. – Passo di Nefelgiù 2.583 m s.l.m. – Riale; trekking ad anello, disliv. positivo compl. 1.650 m , sviluppo 22,5 km – Difficoltà EE

Escursione proposta dal Niggah che “aveva voglia di camminare un po’”… non c’è che dire, camminare abbiamo camminato come non ci succedeva da tempo! 22.5 km e 1.650 m di dislivello era da un po’ che non li macinavamo in giornata: nonostante la visibilità scarsina è stato un giro molto molto interessante, che vi auguriamo di ripetere con un meteo migliore di quello che abbiamo trovato noi visto che i panorami meritano, sia come bellezza sia come varietà.

Il sentiero G37 ha pochi anni di vita, realizzato ad opera del Cai-Seo Domodossola + Cai Somma Lombardo, sul cui sito vi rimandiamo anche per vedere qualche fotografia delle guglie riprese con ottima visibilità: anche l’atmosfera lunare nella quale abbiamo camminato noi però ha il suo fascino e queste strane formazioni di roccia bianca, nel vedo/non vedo delle nuvole basse, sembrano quasi aliene.

Si tratta di marmo saccaroide, in contrasto con i colori della roccia circostante, che sgretolandosi ha lasciato sul terreno aree ricoperte di sabbia finissima e bianchissima, della consistenza dello zucchero o …di una spiaggia tropicale 😀

E’ una gita di sicuro impegno se affrontata in giornata, per tutti i dettagli rimandiamo come sempre al giudizio finale.

Qui è possibile divertirsi anche d’inverno: ad esempio, noi nel 2019 siamo saliti al Corno Orientale di Nefelgiù, poco lontano da dove siamo andati oggi.

Descrizione dell’itinerario

Giunti a Riale si può lasciare l’auto nell’ampio parcheggio a pagamento quasi a ridosso della diga di Morasco (nel 2022 il costo è di 5 € al dì, pagabili tramite appositi totem).

Da qui, tramite strada asfaltata, si raggiunge la sommità della diga, lasciandola sulla sinistra (faccia a monte) e percorrendo tutta la sponda nord del Lago di Morasco, seguendo le indicazioni per il Lago del Sabbione/Rifugio Somma.

Superata la Centrale Idroelettrica il sentiero comincia a salire più ripidamente, dapprima traversando lungo il fianco della montagna per infilarsi poi all’interno di una sorta di piccolo canyon che sbuca infine su una dorsale.

Dalla parte opposta diventa visibile il Rifugio Città di Busto e gli impianti di una vecchia teleferica;
proseguendo nel vallone e stando sul suo lato sinistro in circa un’oretta si arriva al vecchio impianto ormai in disuso e la visuale si apre finalmente verso il Lago del Sabbione e la Punta d’Arbola.

Arrivati in prossimità della diga del Lago del Sabbione, sulla sinistra parte il sentiero segnalato che superati gli ultimi metri di dislivello ci porterà al Rifugio Somma, situato in una posizione veramente panoramica. Sull’opposta sponda e molto più vicino al ghiacciaio è visibile, piccino, il Rifugio Claudia e Bruno.

Per proseguire si reperiscono le indicazioni situate pochi metri prima del Rifugio, che consentono di risalire le morene soprastanti dalle quali, con lunghi saliscendi per dei bellissimi altopiani, si giunge in vista dei Laghi di Ban: qui il sentiero scende fino a lambire il lago glaciale, compiendo poi un lungo giro fino a risalire dalla parte opposta (evitabile stando alti e facendo un traverso? non lo abbiamo verificato!).

Si cammina ora risalendo una valle di sfasciumi/ghiaia in cui bisogna prestare un po’ di attenzione agli ometti e ai segnavia, soprattutto in caso di scarsa visibilità, affiancati dalle belle guglie appuntite del Ghiacciaio di Ban, finchè con un ultimo strappo si arriva sull’anticima del Pizzo del Costone (uno spiazzo senza particolari caratterizzazioni, se non un paletto metallico).

Da qui il sentiero scende ripidamente in direzione ovest (attenzione al terreno) per alcune decine di metri fino ad una sella sabbiosa a partire dalla quale si arriva in vista delle Guglie Bianche del Lebendun, che faranno capolino proprio davanti a noi in evidente contrasto con tutto quello che c’è intorno.

Viste da lontano sembrano quasi dei denti, denti di gigante ovviamente! Si trovano leggermente più in basso della cima della dorsale, dove si trova anche una croce e il libro di vetta. Noi qui abbiamo giocato un po’ con le silhouette incredibili di queste formazioni, nonostante le nubi basse celassero il panorama circostante che si capiva essere bellissimo.

A questo punto è possibile tornare indietro per il medesimo percorso dell’andata, oppure proseguire compiendo un anello, cosa che – ovviamente! – abbiamo scelto di fare. Proseguire consente di far spaziare lo sguardo su paesaggi diversi (nuvole permettendo!) anche se bisogna sottolineare che da qui in avanti il terreno diventa ancora più impegnativo.

Si prosegue per una mezz’oretta seguendo la linea di cresta ed aggirando una cima minore fino a un passo, a partire dal quale la traccia inizia a scendere in direzione dei sottostanti Laghi di Sruer e Vannino.

Si prosegue su pietraia e grossi massi (alcuni instabili) con vista sul Ghiacciaio del Sabbione. Parte del percorso si capisce essere stata omettata in base alla possibile presenza di neve, nel nostro caso non ve n’era traccia.

Superata la pietraia e persa ulteriormente quota si prende la traccia di sentiero vera e propria che porta in decisa discesa fino al Lago Sruer, specchio d’acqua dal colore pazzesco, che va aggirato sulla sua sinistra (faccia a valle) fino al suo termine.

Arrivati in fondo al lago e proseguendo oltre per qualche decina di metri sono visibili due tracce: la prima scende fino al sottostante Lago Vannino, la seconda – più labile e meno evidente – prosegue in traverso fino a riprendere il sentiero per il Passo di Nefelgiù, a sinistra (sempre faccia a valle). Ovviamente per non perdere quota scegliamo quest’ultima, incontrando svariate marmotte.

Il successivo sentiero per il passo è evidente e ben segnalato e sale con pendenza costante nell’ampia valletta tra la Punta del Ghiacciaio di Ban e il Corno Occidentale di Nefelgiù: quasi in cima ci accoglie un branco di attempati stambecchi al pascolo che, come sempre, si fanno gli affari loro.

Arrivati al Passo di Nefelgiù non resta che scendere lungamente la valle che porta sino al Lago di Morasco, visibile fin quasi da subito ma… non lasciatevi fregare, è ancora parecchio lontano 😉

Raggiunta la diga dell’andata, per arrivare al parcheggio è possibile percorrerla sulla sommità oppure (meglio), attraverso dei tagli, restare alla sua destra.

Giudizio

Anello bello e interessante per la varietà dei paesaggi che si scoprono, da quelli più antropizzati in basso ai deserti di pietraie e ghiaia delle quote più alte, con il ghiacciaio – ahinoi – in evidente sofferenza, l’incredibile colore dei laghi ecc ecc. Per non parlare della particolarità delle guglie bianche, obiettivo del nostro camminare!

Da affrontare con il giusto livello di allenamento perché, pur non essendoci difficoltà di tipo alpinistico, il percorso è lungo, la traccia in alcuni punti non è evidentissima, il terreno non è sempre “facile”. Inoltre siamo quasi a 3.000 m, quindi anche il meteo può essere inclemente.

Arrivati alle guglie, nel caso abbiate trovato difficoltà nella prima parte del percorso, crediamo sia meglio ripercorrere i propri passi piuttosto che tentare l’anello: come detto, proseguendo, ci sono tratti (brevi) molto ripidi e parti su pietraia più difficilmente gestibili del sentiero fin qui affrontato.

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