Via Monteforte Forever, Tessari – multipitch con un tiro piccante!

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TESSARI (VR) – VIA MONTEFORTE FOREVER – Arrampicata – Difficoltà max VII+ A0 (VI obbl.) – Sviluppo 300 m – Esposizione E

Autunno: stagione in cui diventa difficile scalare in quota, ma che apre ad altre possibilità grazie al clima più fresco. Dunque si torna sui laghi, o al mare o… a Tessari, dove era tanto tempo che non venivamo.

Abbiamo fatto parecchie vie qui e sappiamo cosa aspettarci sia dall’ambiente sia dalla roccia: questa Monteforte Forever è stata recentemente aperta e mancava all’appello, abbiamo calcolato che avrebbe riempito una mezza giornata (sono 11 tiri, ma brevi) in ambiente gradevole e rilassato e così è stato.

Partiti presto per non fare la coda (in auto e sulla via!), rientrati presto: la sorpresa è stata il bellissimo ottavo tiro, divertente e di ingaggio, pippa friendly grazie alla chiodatura ascellare, che a noi su un VII grado schifo non fa 😀

AVVICINAMENTO

Dal parcheggio principale di Tessari, imboccare la strada sterrata / mulattiera che sale subito alla sua destra (faccia a monte) e seguirla ignorando tutte le deviazioni per circa 10-15 minuti fino a giungere ad un evidente tornante verso destra in cui si esce dalla vegetazione.

Continuare sulla strada (che a seguito del tornante punta in direzione nord) e ignorare una piccola deviazione sulla sinistra dopo pochi metri.

Proseguire invece altri 150 metri circa rientrando nel bosco, superando una zona con ghiaioni alla propria sinistra e individuando un ometto sempre a sinistra da cui si stacca un sentierino con anche qualche bollo rosso su roccia (appena superate delle panchine alla propria destra).

Seguirlo in ripida salita per qualche minuto fino a giungere ad un buco, ovvero la sede di una vecchia cava abbandonata.

Aggirare la cava a sinistra, superare il Leone di Nemea e rintracciare, in una specie di piccolo anfiteatro roccioso, la scritta rossa MF dove attacca la via.

DESCRIZIONE DEI TIRI

L1 – IV (30 m) – Salire nel diedro a destra della scritta, poi dritto fino ad uscire da una rimontina verticale. Proseguire quindi in diagonale sinistra per rampe di rocce facili fino alla base di una parete a balze dove si può sostare su cordoni. Questo tiro può essere concatenato al successivo, noi lo abbiamo fatto.

L2 – III (23 m) – Superare le facili placche a risalti sulla verticale fino a raggiungere un altro terrazzino con cordoni dove si sosta.

L3 – IV (30 m oppure 45 sostando alla base della parete successiva) – Per placche sulla verticale, poi piegare in leggera diagonale destra uscendo su un terrazzone detritico (attenzione!) e erboso. Si può sostare 3 metri più in alto rimanendo sulla verticale del tiro, oppure traversare già per una quindicina di metri verso sinistra su sentierino fino al cordone alla base della parete seguente.

L4 – IV (30 m) – Ancora per placche, in leggera diagonale sinistra, proseguire poi in verticale fino alla sosta che si trova poco più a destra di un albero, appena più in alto.

L5 – IV+ (30 m) – Per placche in diagonale destra, poi salire in verticale seguendo la roccia lavorata fino a rimontare una piccola spalla. Proseguire ancora per qualche metro facile fino alla sosta.

L6 – IV- (30 m) – Salire per qualche metro, poi iniziare ad obliquare verso destra seguendo delle rampe a balzelli fino a sostare sotto un evidente diedro.

L7 – V+ (25 m) – Spostarsi a sinistra (il diedro giusto non è quello sotto la verticale della sosta) in diagonale ascendente, su placca, poi immettersi nel diedro con i primi metri dove si trovano anche rocce mobili; risalire il diedro poi uscire sulla sinistra prima del suo termine, dove si trova la sosta.

L8 – VII+ (25 m) – Spostarsi a sinistra poi in verticale sul bella placca fessurata: più si sale più la placca diventa liscia e le fessure, una a destra e una a sinistra, strette. Alberello a sinistra utile per il ribilanciamento, sia come appiglio sia come appoggio (noi lo abbiamo usato). Gli ultimi metri del tiro, decisamente verticali, sono i più tosti e richiedono precisione nei movimenti, con prese piccole e fessurine che vanno sfruttate per la progressione. Tiro bellissimo, e ottimamente protetto (per fortuna!).

L9 – V (25 m) – A destra della sosta si risale un bel pilastro, lasciandosi poi una grottina sulla sinistra e rimontando un breve risalto roccioso, fino alla sosta su comoda cengia.

L10 + L11 – IV- e III (50 m) – Abbiamo unito gli ultimi due tiri: spostarsi su cengia verso destra per circa 3 metri, poi risalire in verticale il breve muretto (rocce da verificare) e proseguire per balze rocciose fino alla sosta sommitale, ove è presente il libro di vetta contenuto in una scatola metallica.

DISCESA

Poco sopra la sosta troverete il sentiero che va imboccato verso sinistra. Seguirlo in cresta ignorando a un certo punto una deviazione verso destra e continuando dritto fino ad uno spiazzo con moltissimi ometti di pietra.

Proseguire ulteriormente in cresta in direzione del forte fino a raggiungere una forcella dalla quale si stacca un sentiero sulla sinistra bollato di rosso che è la linea di discesa.

Seguire la ripida traccia in discesa segnata da bolli rossi, tenere la sinistra (faccia a valle) e dopo qualche metro in orizzontale riprendere a scendere ripidamente continuando a seguire i bolli rossi (a un certo punto scritta T. e freccia su masso).

In circa 20 minuti dalla forcella uscirete poi dal bosco e vi ritroverete all’altezza del tornate senza vegetazione che vi abbiamo dato come punto di riferimento per l’avvicinamento. Da qui in discesa sul sentiero principale fino al parcheggio.

GIUDIZIO

La via è gradevole, su buona roccia – fatta eccezione per un paio di punti dove bisogna prestare attenzione – tendenzialmente “facile” anche rispetto al grado proposto… con un picco di adrenalina sull’ottavo tiro che, come avrete capito, è decisamente fuori dalla comfort zone 😀 , ma anche bellissimo!

Il sistema di strette fessure su cui si arrampica su questa lunghezza è elegante ed esaltante, più tecnico che fisico (anche se un po’ ti devi tenere!), peraltro protetto più che bene, il che rende azzerabili alcuni passi: se ci si chiede il senso di tutte queste protezioni, che per carità sicuramente un po’ rovinano l’esperienza, noi lo troviamo proprio nel fatto che questo tiro è del tutto fuori grado rispetto al resto della via. Chi arrampica agevolmente sul VII grado – e dunque chiaramente avrebbe preferito proteggersi da sè i passaggi – crediamo non venga a ripetere una via tutta prevalentemente di IV o V grado solo per un’unica lunghezza!

L’alternativa, che però non abbiamo provato, è proseguire a sinistra invece che salire in verticale sul muro fessurato: sono ben visibili gli spit di una lunghezza che discende in traverso verso sinistra (6a+), dopo la quale, da relazioni, c’è un ulteriore tiro di 5c-6a che porta ad una sosta leggermente a sinistra di quella ufficiale della nostra via, alla quale ci si può ricongiungere.
Dalla sosta di L7 tutte queste cose non si vedono, quindi bisogna decidere lì per lì: Gabri quando ha visto un traverso in discesa (comunque su difficoltà per noi non scontate) ha preferito proseguire dritto: bene! anche perchè il traverso in discesa da secondi non è cosa gradita dalle nostre parti 😉

Scovare una nuova linea su queste pareti, ripulirla dalla vegetazione e far emergere questo bel calcare non deve essere stata una passeggiata: avremmo preferito qualcosa di più sostenuto nell’insieme, ma va bene così ci siamo comunque goduti il viaggio di 11 lunghezze.

Considerando che Monteforte Forever è stata aperta da poco (2025, da Mario Brighente, D. Dal Cerè e T. Vicentini) è abbastanza scontato trovarci la fila, soprattutto nelle mezze stagioni dove Tessari rappresenta una valida alternativa per molti: la roccia è stabile per la maggior parte della via, ma qualche punto è ancora incerto, bisogna prestare attenzione.

Le protezioni sono per la maggior parte attrezzate con cordoni in clessidra (soste su due cordoni su clessidre, alberelli ecc) dunque vanno verificati i materiali che sono soggetti all’usura del tempo; è presente qualche spit in alcuni punti e in generale è possibile integrare facilmente laddove se ne senta la necessità.

Questo posto è stato una miniera di possibilità per noi, anche se – avendolo frequentato per un po’ – ne riconosciamo anche i limiti: le vie sono spesso discontinue e l’autostrada purtroppo disturba parecchio!

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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