Erica con il leggendario pino mugo centenario della via Cassin

Via Cassin – Torrione Palma: gioiello della Grignetta

Piani Resinelli (LC) 1.300 m s.l.m. – Torrione Palma 1.928 m s.l.m. – Via Cassin – Arrampicata Trad – Difficoltà V, V+ RS2 (D+) – Sviluppo 220 m circa – Esposizione SO – Disliv. avvicinamento 500 m circa

Con la primavera ci è venuta voglia di impegnarci di nuovo in un itinerario alpinistico e… quando ti vengono queste “voglie” una via classica è sempre una buona idea.

La Via Cassin poi è stata un’ottima idea!
Vuoi l’ambiente severo della Grignetta, che ti da l’idea di montagna-montagna pur essendo tutto sommato “piccola”, vuoi il passato arrampicatorio di questi torrioni, dove si sono formati alcuni tra i più grandi alpinisti della nostra storia, vuoi l’imponente parete sud ovest del Torrione Palma che mette addosso un certo timore reverenziale, ora come allora: tutti ingredienti per una giornata super e di grande soddisfazione, dove nulla è scontato.

A cominciare dall’avvicinamento e finendo con la discesa, la concentrazione e l’attenzione devono sempre essere alte, così come – ovviamente – sulla via, che nonostante i gradi non è da sottovalutare.

Abbiamo seguito le varianti Corti e Tenderini sul secondo tiro e sui tiri di uscita, la descrizione dei tiri si riferisce alla via così “modificata”: aperta da Cassin e Redaelli nel 1931 la via è stata infatti riattrezzata nel 2002, seguendo però le varianti Corti-Guerci e Tenderini, appunto.

Con noi, in trasferta dalla Valle dell’Adige, l’instancabile Cicio: una cordata da tre dunque, incredibilmente l’unica della parete pur essendo sabato! Le comode soste della via hanno garantito il giusto comfort a tutti, un po’ meno contento sarà stato il famoso pino mugo alla sosta del quarto tiro, assediato da tre deficienti e silente testimone di innumerevoli ascese più o meno eleganti, quella di Cassin tra tutte.

Se volete leggere qualcosa di interessante su messere pino mugo e sulla Via Cassin originale, trovate qui il bell’articolo di Storie Minerali.

Avvicinamento

L’avvicinamento è già di per se un viaggio, tra le guglie della Grignetta e nella storia di questa montagna.

Le possibilità di parcheggio sono due, una più conveniente dell’altra, ma con numero di posti assai limitato dato che la Grigna Meridionale è frequentata da moltissimi escursionisti oltre che dai climbers: per garantirsi la pole position e risparmiarsi un po’ di avvicinamento bisogna alzarsi presto la mattina 😉

Prima possibilità è parcheggiare nell’ampio parcheggio dei Piani Resinelli, a pagamento, appena sotto al Forno della Grigna. Da qui bisognerà poi seguire dapprima le indicazioni per il Rifugio Porta per poi deviare appena possibile prendendo il Sentiero della Direttissima verso il Rosalba.

Seconda e migliore possibilità è parcheggiare al termine di Via Caimi, prosecuzione di Via Locatelli (la ripida strada che si imbocca in corrispondenza della chiesa dei Piani Resinelli sulla destra) dove nello slargo sterrato c’è spazio per una decina di macchine. Da qui, seguendo brevemente il sentiero, si arriva rapidamente al Canalone Caimi, dove si prende la Direttissima in direzione Rifugio Rosalba.

Il Sentiero della Direttissima traversa salendo e scendendo una serie di valichi e sellette, passando proprio sotto ad alcuni tra i più strani e buffi pilastri della Grignetta: per chi non c’è mai stato è un continuo stupirsi con il naso all’insù! Si segue il sentiero verso il Rosalba superando alcuni tratti ferrati, ignorando tutte le deviazioni (Torre-Fungo-Lancia, Colle Valsecchi ecc per citarne solo alcune) fino ad arrivare alla base di un canalone detritico con indicazione su palina per il Torrione Palma.

Da qui, con la parete del Torrione già ben visibile e incombente sullo sfondo, bisogna – INDOSSANDO IL CASCO – risalire il canalone stando all’inizio nella spaccatura (II-III), poi per roccette e detriti, fino ad arrivare ad una parete appoggiata che chiude il canale stesso, con diedro marcio a sinistra e fessura a destra. Visto che la roccia non è delle migliori e in più la placchetta non è proteggibile, abbiamo deciso di ignorare la parete, che per quanto appoggiata risulta pericolosa, e arrampicarci sull’avancorpo di destra guadagnando così la sommità del canale.

Da qui si risale su erba fin sotto la parete: visibile all’attacco il primo fittone e la scritta azzurra sbiadita “Cassin”, con sotto una nuova scritta nera.

Schema della via Cassin al Torrione Palma
Il nostro schema della via con la posizione delle soste, abbastanza precisa

Descrizione dei tiri

  • L1 (IV, 40 m): presenti 3 fittoni e 1 vecchio chiodo; si risale la placca lavorata le cui rade protezioni non sono facilmente integrabili 😉
    Arrivati alla fine della placca si risale il breve camino verticale a destra (vecchio chiodo), subito sopra il quale c’è la sosta, ben visibile. Questo è forse il tiro più facile, utile per prendere le misure della via.
  • L2 (V+, 25 m) Variante Corti: presenti 3 fittoni e 1 vecchio chiodo; questo secondo noi è il vero tiro chiave della via, per difficoltà e continuità. Risale la compatta placca scura verticalmente, imponendo passi delicati e movimenti da studiare. Ben visibili i primi due fittoni, per alzarsi meglio sfruttare la lama staccata accanto alla sosta fino alla prima protezione.
    Una volta superato il leggero strapiombo al termine della placca scura bisogna guardare verso destra, percorrere una rampa più appoggiata e guadagnare la sosta. NON proseguire dritti verso il pulpito sopra la placca, dove è presente una vecchia sosta che però non è quella corretta (ve lo diciamo perché noi ci siamo cascati e poi abbiamo dovuto rimediare!)
  • L3 (IV+, 35 m): presenti 2 fittoni e 3 vecchi chiodi, il primo dei quali inutile; spostarsi a destra della sosta alla base di un diedro aperto con alla base un vecchio chiodo che è meglio non rinviare per non creare attriti. Dalla sosta è comunque visibile il primo resinato, parecchio in alto. Si risale la placca, all’inizio sfruttando il vago diedro di destra per poi abbandonarlo e spostarsi in piena parete leggermente a sinistra, fino alla sosta sotto un evidente diedro. Possibilità di integrare le lunghe protezioni esistenti, ma solo in alcuni punti.
  • L4 (V+, 30 m): presenti 2 fittoni e 2 vecchi chiodi; si risale la parete a sinistra della sosta, per poi spostarsi a destra nel diedro che diventa un po’ strapiombante all’altezza del primo vecchio chiodo (possibile integrare a friend prima del chiodo). Qui c’è il passo chiave del tiro, che consente di superare lo strapiombino per poi risalire verso sinistra e arrivare alla sosta in corrispondenza del terrazzino abitato dal centenario pino mugo, che è lì che aspetta.
  • L5 (IV+, 25 m): presenti 1 fittone e 1 vecchio chiodo; sul terrazzino spostarsi di un metro a sinistra e, usando un ramo del povero pino mugo (il quarto di cordata, nel nostro caso), rimontare e infilarsi dentro un breve diedro che va risalito fino ad incontrare la prima protezione, non visibile dalla sosta. Da qui seguire in diagonale ascendente sinistra (sosta a questo punto visibile) una serie di lame/gradoni che solcano la parete, forse con qualche passo in leggero strapiombo.
  • L6 (V+, 25 m): presenti 1 fittone e 3 vecchi chiodi; subito a destra della sosta si nota un vecchio chiodo con anello, la prima protezione che consente di rimontare la paretina strapiombante, sopra la quale è presente il fittone resinato (non visibile dalla sosta). Ci si sposta poi a sinistra, in massima esposizione, dove due chiodi abbastanza vicini tra loro permettono di doppiare uno spigolo che poi va brevemente risalito fino alla sosta, in questo caso da collegare.
  • L7 (IV+ poi III, 25 m): presenti 1 fittone e 1 vecchio chiodo; a sinistra della sosta si vede il vecchio chiodo in corrispondenza di una paretina aggettante con due fessure, che va rimontata. Si continua poi a sinistra, arrivando al fittone, non salire in verticale sul fittone ma seguire il facile a sinistra per alcuni metri, per poi imboccare una strozzatura semplice da risalire ma con roccia ballerina: rimontato questo scalino pochi metri in alto si vede l’ultima sosta, da collegare. Siamo in cima!

    Stranamente su questo torrione non c’è nulla, nè una croce nè un libro di vetta.

Discesa

La cima non è grandissima: verso nord si nota un ometto in corrispondenza di un intaglio, e due frecce arancioni sulle rocce che, seguite, portano in breve alla sosta di calata. Si effettua una doppia di circa 40 m sulla verticale della sosta fino ad arrivare ad un pianoro di sfasci; NON proseguire la calata dentro l’ampia fessura/canale detritico che a questo punto diventerà visibile sotto di voi.

Proseguire invece camminando con molta attenzione verso la targa posta più in basso, già visibile, posizionata sul colletto a sinistra (faccia a valle): prima scendendo su sfasci poi con circa 3 metri di disarrampicata (II+) si raggiungono la suddetta targa e un pianotto da dove parte un canalino detritico che punta a nord, con qualche ometto poco visibile. Scendere nel canalino, poi su traccia che porta velocemente al sottostante sentiero Cecilia, bollato in bianco e rosso: fare molta attenzione a non smuovere detriti, questo sentiero è molto frequentato!

Seguire il sentiero Cecilia a destra (se seguito a sinistra si arriva invece al Rosalba), che con qualche sali scendi porta al Colle Valsecchi, che era già chiaramente visibile dalla cima del Torrione Palma; giunti al colle si scende ripidamente il versante opposto sul sentiero Giorgio, che si ricollega poi alla Direttissima già percorsa all’andata.

Giudizio

Una via emozionante e davvero bella, anche per tutto il carico di storia che si porta dietro e al quale è impossibile non pensare quando si rinviano i vecchi chiodi presenti (santi subito): è stata riattrezzata con luccicanti fittoni resinati, vero, ma questo secondo noi non toglie nulla alla sua bellezza, anzi la rende percorribile con qualche sicurezza in più.
Le varianti poi la rendono omogenea sul grado: anche i IV non sono da sottovalutare, come dice il nostro amico Cicio “i gradi compressi di una volta”!

Come detto richiede concentrazione e attenzione: la roccia è tutto sommato buona ma il Torrione Palma è pur sempre parte della Grignetta, quindi rischia sempre di rimanerti in mano qualcosa (o peggio qualcosa – anche parecchio grosso – rischia di volare a valle, sulla testa di chi è di sotto). Inoltre sebbene le protezioni ci siano dove serve, sono distanti e non sempre di facile integrazione, soprattutto sul “facile”.

Le soste, attrezzate con anello di calata ad eccezione delle ultime due, contribuiscono a rafforzare la sicurezza percepita lungo la via.

L’arrampicata è piacevole, mai banale ma nemmeno mai ostica (con l’eccezione del secondo tiro, che è proprio diverso dagli altri): attorno si dispiega l’incredibile mare di guglie, pinnacoli e torri della Grignetta, ammirabili da una prospettiva via via crescente.
E’ una via in generale bella verticale ed esposta, soprattutto dal pino mugo in poi.

La consigliamo a tutti coloro che amano questo genere alpinistico, che richiede un po’ di ingaggio anche nell’avvicinamento e nella discesa, ma offre al contempo un’esperienza di montagna a 360° e una giornata difficile da dimenticare.
Contrariamente a tante vie e viette fatte, questa rimarrà sicuramente nei nostri ricordi!

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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