Ravanata verso la Cima Ritorto da Sant’Antonio di Mavignola, dorsale sud-est

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Loc. Fratè lungo la SS Pinzolo – Madonna di Campiglio (1.355 m slm) – punto imprecisato della dorsale sud-est a quota 2.100 m – Malga Ritorto (1.750 m slm) – Loc. Fratè – disliv. 750 m circa, sviluppo 6,5 Km – ravanata

Non di sole cime note vive l’alpinista, ma quando si addentra nella ravanatio meglio chiamarlo “montagnino”.

Sì, perchè se l’alpinista -quello serio- troppo spesso punta al risultato, i più fighi al curriculum alpinistico, il montagnino si sveglia, sbadiglia, calza gli scarponi e va.
Spesso va a caso, spinto da una curiosità o dalla noia, o da un’idea malsana che non ti vuole raccontare perchè prima vuole concretizzarla. Nel nostro caso avevamo semplicemente esaurito le escursioni fattibili partendo da casa, con le regole della “zona rossa” (e il nostro livello di gamba, ovviamente!); da Plaza (località a Sant’Antonio di Mavignola) si vede perfettamente questa cimetta pratosa, al termine di una dorsale, che sembra una cazzata e che per questo non avevamo mai approcciato: con tutte le gite che ci sono sul Brenta! E invece…

Questa escursione, con le giuste condizioni, può trasformersi in una bella scialpinistica: nel nostro caso di neve ce n’era solo nella parte alta, e comunque alcuni versanti sono parecchio pendenti quindi da valutarsi a seconda delle condizioni.

Avvicinamento

Il modo più semplice per dare inizio a questa ravanata è parcheggiare in uno degli spiazzi panoramici posti lungo la SS che porta da Sant’Antonio di Mavignola a Madonna di Campiglio: ce ne sono almeno due da cui partono relativi sentieri segnalati con indicazioni verso Malga Milegna. Noi sceglieremo il secondo spiazzo, quello più alto, dopo la Loc. Fratè. Da qui basta attraversare la strada imboccando una forestale sterrata molto comoda che risale verso alcuni masi che ancora non sono visibili.

Percorso – Ravanata

Si sale lungo la strada sterrata (sulle curve più ripide in parte cementata) che, oltrepassati alcuni masi, con qualche tornante arriva fino ad un alpeggio. Qui troverete una serie di cartelli segnaletici che puntano a sentieri che vanno ignorati… essendo questa una ravanata!

Di fronte la cima senza nome: il pendio di cresta sembra vicino e poco pendente. Saliamo dritto per dritto, in questa stagione l’alpeggio è un labirinto di rigagnoli d’acqua generati dallo scioglimento della neve, praticamente una palude punteggiata di erica e crocus.

Dopo una serie di falsipiani approcciamo la cresta vera e propria, che risaliamo cercando di evitare le zone di neve e scegliendo le soluzioni più semplici, destreggiandoci tra l’erbastronza in pendenza e le roccette, fino ad arrivare in vista di un altro crocevia poco più basso (Pian dei Mughi) che ancora una volta ignoriamo. Proseguiamo sulla dorsale, su pendenze sempre più disagevoli ed erbastronza sempre più stronza: la picca serve pure sull’erba, fidatevi!

Superate le ultime roccette a pochi metri dal culmine della dorsale desistiamo, perchè oltre c’è neve non assestata e uno dei due (indovinate chi!!) non si sente per nulla a proprio agio 🙂

Si vede bene la cresta, che prosegue fino a quella che pensiamo sia la cima del Monte Ritorto. Raggiunta la quale, probabilmente, si aprirebbero diverse alternative che non abbiamo sperimentato.

Discesa

Ridiscendiamo in misto su erba lungo la via della salita, piegando questa volta verso il crocevia di Pian dei Mughi (1.975 m s.l.m.) che precedentemente avevamo individuato: da qui, seguendo le indicazioni verso Malga Ritorto, si può copiere un comodo anello, evitando di ripercorrere la ravanata dell’andata e soprattutto facendo una puntatina a quella meraviglia di terrazzo panoramico che è la Malga Ritort.

Giudizio

Che dire: questa dorsale offre un paesaggio tutt’intorno che è davvero notevole. Diciamo che ci sono modi migliori per goderne, tipo usare i sentieri quando ci sono 🙂 .

Come tutte le ravanate, il bello è l’avventura: se qualcun altro vorrà mettere piede qua sopra, ci farebbe piacere avere un feed back della cresta completa, …così, giusto per amor di condivisione.
L’occasione è anche gradita per fare una riflessione: fuori “dal sentiero tracciato” non si sa mai cosa si può trovare, quindi, prima di avventurarvi, chiedetevi ad ogni passo se avete un piano B, se sareste in grado di tornare indietro… insomma ravanate sì, ma con criterio!

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