Monte Barone da Coggiola, Cresta Sud-Est e giro ad anello

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Loc. Le Piane, Coggiola (BI) – Santuario Madonna di Oropa (850 m s.l.m.) – Monte Gemevola (1.588 m s.l.m.) – Monte Barone (2.044 m s.l.m.) – La Spelonca (1.400 m s.l.m.) – Le Piane; trekking Alpinistico per cresta integrale – Difficoltà F+ (I/II grado) o EE (cresta + sentiero); Dislivello complessivo 1.250mt – Sviluppo 12 km

Era un po’ che dal nostro girovagare mancava la zona della Valsesia: qui tra sbronze colossali after trekking, vie d’arrampicata e scialpinismo ci siamo sempre trovati benone, quindi …rieccoci!

Questa è una escursione super panoramica, quindi cercate di azzeccare la giornata giusta! A noi è andata maluccio durante la mattinata ma per fortuna il cielo si è aperto verso mezzogiorno, regalandoci una vista notevole sul Rosa, sulle verdeggianti montagne e colline della valle, fino agli specchi luccicanti delle risaie di pianura.

Per la precisione vi portiamo in Val Sessera, la “Svizzera del biellese”.

Avvicinamento

Raggiunta la cittadina di Coggiola si attraversa il centro abitato sino ad una deviazione indicata sulla destra, cartello “Le Piane“, risalendo poi tutta la strada fino ad un piccolo santuario dedicato alla Madonna di Oropa alle Piane di Viera. Accanto al santuario ci sono pochi posti per le auto, che vengono per il resto solitamente parcheggiate poco prima, a bordo strada (occhio a non bloccare gli accessi laterali alle abitazioni).
Vi sono svariati sentieri che partono sul lato della montagna, quello che ci interessa è il G4, che sale ripido attraverso il bosco, indicazioni per il Monte Gemevola (o più poeticamente o Cornabecco).

Percorso

Si superano una serie di deviazioni, sempre seguendo le indicazioni per il Monte Gemevola sino ad arrivare, superato il bosco, su una comoda cresta con prati e roccette, sino alla suddetta cima (1.588 m), dove c’è una croce. Da qui e per un lungo tratto il sentiero si farà un po’ più impegnativo, scendendo ripidamente alcuni tratti sprotetti di I/II grado dove consigliamo di non avventurarsi se non a proprio agio con questo tipo di progressione.

Si arriva in vista del famoso passaggio di IV grado, attrezzato con un canapone, che consente di salire qualche metro e proseguire sul filo di cresta: noi, come spesso facciamo, ci eravamo portati 30 metri di corda e stop, niente imbrago o moschettoni, cosa che può sempre servire ma non in questo caso, soprattutto con 3 mani disponibili invece di 4! Usando il canapone si tratta semplicemente di tirarsi su sui nodi, per pochi metri, tuttavia, senza assicurarsi in qualche modo, si rischia una caduta letale visto che sotto il salto roccioso c’è un dirupo assai ripido.

Insomma, uno dei due ha voluto dare sfoggio di saggezza e abbiamo evitato, prendendo il sentiero che aggira sulla destra. Sempre per scrupolo e per la momentanea impossibilità di usare un arto alla Sella della Scaffa proseguiremo su sentiero evitando il muretto di III grado che ci avrebbe portato sulla Punta Pissavacca. Queste scelte ci faranno perdere un pezzettino di cresta e di divertimento: invecchiando si diventa conservativi 😀

Superata la fontana dei Cacciatori si arriva ad un’altra selletta dove si staccano due tracce: quella di sinistra punta direttamente al Rifugio Barone, mentre quella di destra prosegue in cresta, questa volta camminabile, sino alla Punta delle Camosce (1.699 m). Noi a questo punto eravamo ancora immersi nelle nuvole, ma il panorama è davvero notevole.

Si scende nuovamente fino alla Bocchetta di Ponasca (1.650), per poi risalire fino alla ormai evidente cima del Monte Barone, dotata di croce, bandierine tibetane e installazione per l’individuazione delle vette (insomma, tutto l’armamentario).

Da qui si ridiscende per il sentiero di salita fino al bivio che conduce verso il Rifugio sottostante: ammiccante promessa di birra a fiumi e pance piene!

Visto che tutto sommato eravamo ancora freschi abbiamo optato per la “variante di discesa“, ovvero il sentiero G12 che riporta come indicazioni “La Spelonca”-“Le Piane” e che con un percorso assai bello e più lungo della diretta ci riporterà alla base.

Vale davvero la pena di camminare lungo questo sentiero, anche perché alla Spelonca è possibile incontrare Ales, personaggio mitologico del posto che noi abbiamo mancato per un soffio! Ales – lo scopriremo successivamente – è l’autore del sentiero lastricato che si percorre scendendo, della fontana e delle poetiche incisioni sulla roccia che ci accompagnano sino ad arrivare all’altra sua creazione, quella più stupefacente, ovvero la Spelonca stessa (1.400 m). Una cava con teleferica, un laboratorio, un rifugio tutto costruito letteralmente pietra su pietra. Del suo lavoro ci è stato riferito da un trekker più fortunato di noi, che ha avuto occasione di scambiarci qualche parola, ma se cercate sul web trovate facilmente sue notizie.

Arrivati alla Spelonca (sentiero subito prima del capanno, NON salite le staffe perché non portano da nessuna parte!) si scende fino ad incontrare un bivio dove bisogna tenere la sinistra, si supera un torrentello e si risale in morbido traverso sino alla Cappella Foscale (1.233 m); da qui in avanti è tutta discesa: per gli assetati ci sono svariate fonti, per gli assetati di birra invece c’è il Rifugio la Ciota superato il quale, dopo un altro po’, si arriva tramite mulattiera al parcheggio.

Giudizio

Questa escursione un pochino di amaro in bocca ce l’ha lasciato: non aver potuto fare la cresta integrale per scrupolo e non aver incontrato Ales per sfiga dispiace, ma per il resto è un giro ad anello davvero remunerativo e divertente.

Inutile dire che sulla cresta non c’è anima viva (anzi no… ci siamo imbattuti anche in un simpatico topolino!) mentre in zona rifugio / cima Barone c’è IL MONDO. Questo perchè i sentieri bassi sono ben tenuti e segnalati, mentre – come già sottolineato – il percorso di cresta non è adatto ai trekkers in quanto si tratta di un vero e proprio sentiero alpinistico con passi esposti e talvolta pericolosi.

Giretto perfetto per le mezze stagioni, in estiva fa probabilmente molto – troppo – caldo, visto che il sentiero è protetto dal bosco solo in pochi tratti.

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