Via Per chi mi hai preso? - Sesto tiro

Via Per chi mi hai preso? – Cascata di Danerba – Val Daone

postato in: Arrampicata, Vie lunghe | 0
Val Daone – Loc. Boazzo, Casa Vacanze Val Daone 1.250 m s.l.m. – Arrampicata sportiva – Grado 6a – Sviluppo arrampicata 220 m circa – Esposizione Sud

Questa via ce l’avevano suggerita due amici, che disgraziatamente per noi… arrampicano molto meglio 😀

In Val Daone è la nostra prima via e se è vero che è anche una delle più facili sarà dura fare il bis. La roccia è davvero incredibile, almeno qui sulle Placche della Cascata di Danerba: tipico granito “adamellico” a funghi che quando guardi la parete sembra quasi di stare in artificiale, solo che le prese non sono colorate! La Val Daone poi è un ambiente molto bucolico, la via si svolge praticamente tutta vista Lago di Malga Boazzo quindi anche il panorama è garantito.

Come purtroppo spesso avviene ultimamente, ci siamo beccati qualche zecca nonostante attenzione e repellente: si passa in zone vegetate nell’avvicinamento e nelle calate (immaginiamo anche lungo il sentiero di discesa se optate per quello) quindi… in bocca al lupo!

Rimandiamo al giudizio per i dettagli, ma una cosa la diciamo subito: sulla targhetta della via è riportato max 6a, e in effetti è così.
Nel caso foste alti almeno 1m e 75, allora forse il grado obbligatorio potrebbe essere il 5c.
Ad ogni modo, vista la nostra esperienza e per essere oggettivi, daremmo 6a come obbligatorio, per coerenza e per giustizia verso tutti i ripetitori.

Avvicinamento

Si percorre la strada della Val Daone in auto fino a superare il Lago di Malga Boazzo; è possibile posteggiare o in uno stretto spiazzo poco prima del ponte, al termine del lago, oppure superando il ponte e scendendo subito a sinistra verso la centrale idroelettrica, dove c’è uno spiazzo più grande (poi bisogna ripercorrere a piedi il ponte).

Il sentiero di avvicinamento che va percorso attacca in corrispondenza della colonia estiva / chiesetta bianca situata poco prima dello spiazzo piccolo. E’ un sentiero bollato, che in breve (10 min.) porta al di sotto della placconata. Vi sono almeno due alternative relativamente alle tracce da seguire: una porta a destra della via l’altra a sinistra, in entrambi i casi per raggiungere l’attacco bisogna fare qualche metro con l’ausilio di una corda fissa.

Targhetta metallica alla base di un corto diedro, nel nostro caso bagnatissimo visto che il giorno prima aveva piovuto (ma sarà l’unico punto bagnato, quindi significa che le placche asciugano in fretta!).

Descrizione dei tiri

  1. 5c il diedro, poi un passo 5b, poi 5a (25 m): salire il diedro sfruttando le lame, traversare a sinistra e procedere poi per placca più facile fino alla sosta un paio di metri a destra su terrazzino;
  2. 5a (40 m scarsi): dritti sopra alla sosta, piegare poi verso destra e poi nuovamente dritto, sempre su bella placca a funghi;
  3. 5a (50 m): su placca a destra della sosta, poi su un bello spigolo arrotondato, si supera una possibile sosta intermedia su 2 spit ravvicinati dopo circa 25 m, quindi ancora in verticale fino ad incontrare un’altra sosta pochi metri sotto il bosco. Chiodatura…..scarsa… 😉
  4. 4c (30 m): sopra alla sosta la placca prosegue “sporcandosi” di muschio e terra sempre di più, superati due spit si entra nel bosco e si cammina fino alla sosta che si trova traversando a sinistra per alcuni metri fino alla base della parete (ignorare il cordone su faggio, che è la sosta di Cavalcando lOrso);
  5. 5c (30 m): partenza non banale su placca un po’ sporca (si può aggirare), poi su bellissima placca a funghi con chiodatura stranamente più vicina. Passo più duro nel mezzo. 5c se siete un po’ alti. La sosta si trova a sinistra dell’evidente tetto bianco, dove questo forma un arco per poi morire sulla parete;
  6. 6a (40 m): tiro chiave: salire la parete verticale a funghi partendo a sinistra dello strapiombo fino al primo spit (occhio all’equilibrio). Traversare poi verso sinistra un paio di metri e salire in verticale sfruttando i funghi fino al secondo spit (un viaggio!).
    Si traversa quindi a sinistra con passi non banali ma ben protetti (6a), fino all’uscita verticale.
    Spostarsi 2m a sinistra, quindi di nuovo su placca sprotetta ma più appoggiata obliquando infine dopo l’ultimo spit 2 metri a destra: la sosta è dietro la gobba e non è subito evidente;
  7. 4a (25 m): questo tiro non l’abbiamo fatto perché era un po’ tardi, ma si vede l’evidente placca molto lavorata da salire. Di spit invece non se ne vedono! Dovrebbe esserci una sosta su albero.
Video di vetta e calata

Discesa

Noi, complice il fatto che non avevamo cordate dietro, abbiamo optato per le calate (speravamo d’essere meno a rischio zecche… invece!)
Ripercorrendo L5 ed L6 in discesa è possibile arrivare ad attrezzare la calata successiva sul cordone su faggio di Cavalcando l’Orso. Da qui con una calata si arriva ad un’altra sosta di Cavalcando l’Orso, e successivamente con una calata di 63 m 😀 alla base della parete. Ovviamente noi avevamo due mezze da 60, quindi gli ultimi 3 m su placca abbattuta ce li siamo fatti disarrampicando (fattibile se la placca non è bagnata, quindi occhio!!)

A sinistra della targa metallica (faccia a monte) c’è un cordone che consente di prendere il sentiero di discesa.

Giudizio

Il granito è fantastico, gripposissimo, e la conformazione a funghi rende l’arrampicata particolarmente divertente. Da sapere però che la chiodatura è spesso molto lunga (6/8 m), salvo nei punti più duri dove va un po’ meglio… ma comunque non si può azzerare (nè proteggere) quindi: ve la sconsigliamo se non avete un 6a pulito; “Fare o non fare, non c’è provare” come direbbe Yoda.

L’unico tiro “sporco” è il 4°… ma tutto sommato sopportabile.

Tutte le soste sono da collegare e sono presenti 2 maglie rapide in ognuna, cosa che consente di calarsi un po’ quando si vuole senza abbandonare attrezzatura.

La limitrofa via Cavalcando l’Orso sulla carta dovrebbe essere più facile, ma sembra chiodata ancora più lunga 😐 e soprattutto, pur avendola percorsa solo in calata, sembrerebbe più discontinua, con molte zone disturbate da terra e aghi di pino.

Condividi su
Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *