Via Maga alle Coste di Loppio – Via classica “ristrutturata”

PASSO SAN GIOVANNI (TN) 287 m s.l.m. – COSTE DI LOPPIO – Via Maga – Arrampicata – Difficoltà V+ max (V obbl.) – Sviluppo 130 m circa – Esposizione SUD

Altro posto in cui non eravamo mai stati: come vedete non serve molta fantasia, ma tanta curiosità!
E di quella ne abbiamo da vendere 🐒

Come sempre – siamo dei curiosi conservativi – partiamo con un approccio soft, ovvero dalla via più semplice della parete, non conoscendo la roccia e le caratteristiche intrinseche del posto. Avremmo potuto osare di più con il senno di poi, ma per questo ci sarà tempo.

Quello delle Coste di Loppio è un ambiente un po’ defilato rispetto ad Arco, con grandi potenzialità: anche il panorama non ha nulla da invidiare alle location più blasonate e la roccia è davvero bella.
Sono state aperte una serie di linee su queste pareti, con difficoltà fino al 6b / 6b+ e sicuramente altre ne verranno.

La via Maga, che per un po’ è rimasta orfana di nome, ricalca riattrezzandola una via classica che serpeggiava un po’ sulla parete, cercandone le debolezze e i punti di salita più facili. I tiri più interessanti sono senza dubbio quelli dispari, quindi concentratevi durante il fatidico BIM BUM BAM di inizio via 😉

La riattrezzatura è stata fatta da Gabriel Perenzoni, che è anche il chiodatore principale delle altre vie presenti sulla parete.

Avvicinamento

Noi abbiamo parcheggiato al Passo di San Giovanni, il valico tra Nago – Torbole e la Valle di Loppio. Poco prima del cartello segnaletico del passo la banchina stradale della SS 240 si allarga e accanto alla ciclabile c’è lo spazio per qualche auto: occhio a non invadere la frequentatissima ciclopedonale 😉

Ci sarebbe un’altra possibilità di parcheggio non verificata che poi vi descriveremo. In ogni caso occorre usare il buon senso, perchè altrimenti si rischiano chiusure e divieti per tutti.

Dal Passo di San Giovanni si imbocca a piedi la ciclopedonale che costeggia la SS 240, direzione Arco. Quando la ciclabile svolta seccamente scendendo a destra, in corrispondenza di un’edicola votiva, si scavalca la recinzione proseguendo per qualche decina di metri sulla statale, fino ad incontrare sulla destra una strada sterrata.

La grotta - riparo che si incontra durante l'avvicinamento

Si imbocca la sterrata che passa tra i vigneti: al suo termine c’è uno spiazzo in cui volendo si potrebbe parcheggiare. Al di là del fatto che noi non abbiamo visto divieti, è abbastanza logico pensare che si tratti di un terreno a servizio della gestione dei vigneti stessi: probabilmente un paio di macchine non danno fastidio, ma occupare tutto lo spazio in maniera selvaggia potrebbe non essere una buona idea.

Dal termine della strada inghiaiata si prosegue su una traccia di sentiero che parte alla propria destra, dapprima poco pendente, poi sempre più ripido fino a raggiungere un tratto pianeggiante.

Qui sulla sinistra si vede il sentiero da cui si scenderà al ritorno. Si prosegue invece dritti incontrando subito una grotta alla propria destra.

Proseguire ancora in falso piano fino a quando il sentiero si avvicina alle pareti, che vanno raggiunte: la prima via che si incontra è Maga, seguita da Mira Lago e dalle altre sulla destra (30” dal parcheggio di Passo San Giovanni).

Descrizione dei tiri

  1. L1 – IV+ (20m) – Passo verticale in partenza, poi per placca più lavorata fino ad un terrazzino dove si sosta.
  2. L2 – IV (20m) – Traversare in diagonale sinistra, quindi salire un facile muro e sostare sotto un salto verticale.
  3. L3 – IV+/III+ (15m) – Dritti sopra la sosta (clessidra) oppure a destra con passi meno verticali, quindi per placca appoggiata fino alla sosta.
  4. L4 – II+ (30m) – Traversare lungamente a destra. Si incontra la sosta della via Miralago, poi un alberello mozzato, si scende leggermente e si segue una cengia più stretta ma ben protetta fino alla base di un diedro quasi in fondo alla cengia (scritta Maga).
  5. L5 – V/IV+ (15m) – Alzarsi sopra alla sosta fino ad un’ottima orecchia per la mano destra, quindi spostarsi nel diedro e salire la sua placca sinistra fino al termine del salto.
    Proseguire con un altro paio di salti su roccia meno buona fino alla sosta.
  6. L6 – II+ (15m) – Traversare ancora a destra su cengia esposta fino a raggiungere la sosta sotto uno strapiombino.
  7. L7 – V+ (22m) – Superare il primo passo aggettante ma con buone mani, quindi seguire in diagonale sinistra superando un blocco, raggiungere la parete di sinistra su ghiaia e terra e affrontare l’ultimo muro verticale (con un passo strapiombante su piccoli appoggi ma molto ben ammanigliato) fino ad uscire dalla via (barattolo con libro di vetta).

Discesa

Si seguono gli ometti che brevemente portano ad una traccia che diventa sentiero, poi giù fino ad intercettare prima una falesia in allestimento sulla sinistra poi il sentiero dell’andata, che si percorre a ritroso.

Giudizio

La via è divertente e piacevole anche se un po’ discontinua e permette anche di farsi un’idea di tutta la parete, di esplorare almeno con lo sguardo i passaggi delle altre vie limitrofe, che interseca a più riprese. Cosa che era un po’ il nostro obiettivo!

La roccia salvo che in un paio di punti è un calcare ancora perfetto e nuovo. Bisogna però prestare sempre attenzione: sul facile capita che qualcosa ancora si stacchi.

Attrezzata in modo più che ottimale con spit e cordoni in clessidra e sono già presenti tutte le soste: la sensazione è quella di un ambiente mai estremo, con difficoltà abbordabili e protezioni abbondanti anche se di natura mista.

il Lago di Loppio... praticamente secco

Bellissima la vista: si scorge un angolino suggestivo del Lago di Garda circondato dai monti e dalla parte opposta il Lago di Loppio. Voi direte ma dov’è sto Lago di Loppio?! Più che un lago in effetti oggi è un bacino lacustre, una piana dove svettano parecchi alberi e di acqua visibile spesso non c’è traccia, se non in periodi particolari dell’anno caratterizzati da forti piogge. Tutto causato da un disastro ambientale che risale alla costruzione della Galleria Adige-Garda nella prima metà degli anni ’90… Un lago effimero dunque: quando l’acqua c’è è uno spettacolo veramente particolare, con salici e pioppi a impreziosirne la superficie.

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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