La Baiarda – Via alpinistica “ignota” e Diedro Gozzini – Cima di Pietralunga

pubblicato in: Alpinismo, Arrampicata, Vie lunghe | 0
ACQUASANTA (GE) (165 m slm) – CIMA di PIETRALUNGA (664 m slm) – Via alpinistica classica sconosciuta (tiro finale: Diedro Gozzini), circa 150 m, Difficoltà IV°+ max —— Avvicinamento: sviluppo 3,7 Km circa – disl. 450 m circa

Una cosa che capita sovente con le vie classiche collocate in posti che non si conoscono… è che ti ritrovi a salire non la via di cui avevi diligentemente scaricato le relazioni ma una via a caso: finché c’è qualche chiodo e anello di calata c’è speranza!

Così è successo a noi; volevamo fare la via dei diedri sulla Pietralunga, abbiamo imbroccato il tiro iniziale e quello finale: in mezzo abbiamo concatenato dei tiri che non erano quelli che ci aspettavamo, ma comunque di soddisfazione.

RETTIFICA: PENSAVAMO DI AVER IMBROCCATO IL TIRO INIZIALE, MA PROBABILMENTE CI SBAGLIAVAMO; QUELLA CHE CREDEVAMO ESSERE LA PLACCA DELL’UBALDO ERA – SEMPRE PROBABILMENTE – LA PARETE DELLE CLESSIDRE. CE NE SIAMO ACCORTI TORNANDO SUL LUOGO DEL DELITTO E FACENDO UNA NUOVA VIA (VEDI ALTRA VIA IGNOTA)… MA E’ TUTTO UN FORSE DA QUESTE PARTI!

A seguire descrizione dell’avvicinamento e della “nostra” via… la Baiarda è un luogo relativamente poco frequentato (anche se davvero meritevole e con roccia pazzesca) e sul web si trovano relazioni piuttosto datate, speriamo quindi di dare un contributo utile. Noi di certo ci torneremo (magari per trovare la via “giusta”!)

AVVICINAMENTO

Si raggiunge in macchina il paesino di Aquasanta, posto nell’entroterra ligure proprio alle spalle di Genova Pra’: noi abbiamo dovuto parcheggiare nei pressi della stazione termale, perché la strada che conduce alla stazione ferroviaria era apparentemente chiusa. L’ideale è riuscire ad arrivare all’altezza della ferrovia in macchina, risparmiando così un po’ di tempo.

Su qualche relazione viene riportato di attraversare i binari tramite un opportuno passaggio appena a sinistra dell’edificio della stazione, ecco NON dovete farlo! Di questo percorso non c’è più traccia, ora per salire basta seguire la strada asfaltata, che prosegue oltre la stazione, e la segnaletica Cai verso “Punta Martin”, che in breve porta verso una casa e un bivio. Si prende la strada bassa, sempre seguendo i bolli bianco/rossi, oltrepassando ancora qualche edificio. Si prosegue sempre in piano con qualche sali scendi costeggiando il rilievo collinare, senza deviare, sino a raggiungere un altro gruppetto di case, dove la strada diventa sterrata e giunge al termine.

Qui comincia il sentiero che in leggera salita e con qualche su e giù si inoltra nella valle del Rio Baiardetta, sempre più bella con il torrente che al di sotto del sentiero forma delle pozze assai allettanti. Si risale la valle finchè il sentiero non si congiunge con il Rio, in prossimità del “Masso del Ferrante”, una enorme roccia che, negli anni in cui questa era considerata a tutti gli effetti la palestra dei genovesi, era il punto di ritrovo dei vari chiodatori che hanno aperto le vie sulle pareti della Baiarda.

Oltrepassato il Masso del Ferrante si prosegue riattraversando il rio per raggiungere brevemente un bivio, dove bisogna tenere il sentiero sulla destra, che sale ripidamente verso la bastionata rocciosa. Dopo una decina di minuti di sentiero si arriva all’attacco della Placca dell’Ubaldo: vi sono vecchi e nuovi chiodi, il sentiero prosegue ma noi ci fermiamo qui. (dalla macchina circa 1.10”)

Tra le foto troverete la mappa dell’avvicinamento e della discesa: non ci si perde, ma si può avere qualche indecisione, specialmente la prima volta che si viene da queste parti!

VIA

La via è chiodata da montagna, vi si trovano vecchi spezzoni di corda e qualche vecchio chiodo, accanto a quelli nuovi comunque sempre presenti; si può integrare facilmente con friends e in qualche caso cordini.

1° TIRO: PLACCA DELL’UBALDO – III: placca appoggiata tendente al verticale, con roccia rugosa e dalla tenuta perfetta (una costante della via!), solcata da belle fessure: al termine della placca si arriva su una cengetta erbosa, sosta da attrezzare su due chiodi.

2° TIRO: RACCORDO – dalle relazioni avevamo inteso che per trovare la “parete delle clessidre” bisognasse spostarsi traversando la cengia sulla sinistra. Probabilmente ci siamo spostati troppo poco, fermandoci dopo pochi metri in corrispondenza di una placca nerastra solcata da una fessura diagonale,  vicino ad un albero solitario, dove abbiamo trovato dei chiodi (vecchi e nuovi): con il senno di poi forse avremmo dovuto proseguire oltre lungo una traccia che scendeva ulteriormente, superando una insenatura della roccia… ma… non lo abbiamo fatto, quindi… eccoci qui, sulla “via ignota”!

3° TIRO – IV: sfruttando lo spigolo per le mani e/o la fessura diagonale si risalgono i primi metri un po’ più complicati, poi ci si sposta a sinistra qualche metro su erba guadagnando una placchetta seguita da un diedrino al termine del quale è presente una sosta su due chiodi.

4° TIRO: II: tiro di collegamento. Si rimonta oltre la sosta attraversando per erba verso destra per alcuni metri e aggirando uno spigolo. Entro breve si trova una sosta nuova a fix con catena alla base di una lunga placca. Questo tiro volendo è concatenabile con il precedente. Attenzione solo ai giri della corda.

5° TIRO – IV: bella placca quasi verticale di circa 45 metri, chiodata molto bene, solcata da fessure e intervallata da qualche piccola cengia erbosa (i punti più balordi, come sempre!) che va superata sempre proseguendo in verticale. Appena usciti dalla placca si trova una sosta a fix con catena, proprio di fronte ad un evidente strapiombo chiodato (dovrebbe essere un tiro di VII da quello che ho letto in giro) che noi ovviamente non faremo. Si può decidere di utilizzare questa sosta oppure si può risalire per erba sulla destra per altri 6-7 metri fino ad un’altra catena con anello ancora più grande, dalla quale è possibile partire più comodamente per il tiro successivo

6° TIRO – II: da dove siamo non riusciamo a scorgere nessun chiodo; proseguiamo per rocce risalendo i punti più deboli del rilievo per qualche metro fino ad individuare un terrazzino sulla sinistra che si trova proprio sopra al tiro di strapiombo citato prima. Traversare per erba sulla destra aggirando una grossa roccia fino ad un cavo metallico che va seguito sulla destra fino a scorgere sopra la propria testa l’evidente Diedro Gozzini, questo sì riconoscibilissimo (e pieno di guano)! Risalire per rampe rocciose fino alla grossa sosta alla base del diedro facendo attenzione alla roccia in alcuni punti meno buona del solito.

7° TIRO: DIEDRO GOZZINI – IV+ / IV: tiro chiave, si parte su roccia resa un po’ infida dal guano dei gracchi che qui evidentemente hanno preso dimora, e con l’impiccio di un rovo che cresce baldanzoso proprio dove si mettono mani e piedi! Sfruttando il diedro bisogna risalire atleticamente alla destra della roccia biancastra, per poter poi rifiatare pochi metri sopra, al centro del diedro. Da qui un altro passo un po’ delicato, che consente di arrivare alla base di un altro tratto bello verticale, e infine l’uscita sulla sinistra in leggero strapiombo (occhio alla testa!), ben ammanigliato (un passo e si è fuori). La sosta con catena è sopra una specie di nicchia.

8° TIRO – II: su roccia lavoratissima si risalgono i pochi metri che ci separano dalla madonnina e dalla sosta sommitale. Subito dietro il versante della montagna è meno scosceso e si vede chiaramente il sentiero di discesa.

GIUDIZIO

Peccato non aver trovato la “via giusta” ma, in ogni caso, la placca del nostro 5° tiro e ovviamente il diedro meritavano la salita.

Il vero piacere di questa via però lo da la roccia: eccezionalmente ruvida e ricca di piccoli rilievi anche in placca, lavoratissima, solida, da una estrema sicurezza nella progressione. Dovrebbe essere di tipo ofiolitico, letteralmente «roccia serpentina», anche se la colorazione è prevalentemente rossastra.

Vien voglia di aprirsi una nuova linea, di esplorare, ma qui di possibilità ce ne sono già diverse, anche su gradi più sostenuti di quelli che abbiamo affrontato noi: certo, non c’è la varietà e la quantità di Finale Ligure, ma fortunatamente nemmeno la stessa ressa sotto le pareti: noi non abbiamo incontrato nessuno.

Altra cosa da tenere in considerazione è che su questo versante -nord- fa tendenzialmente freschino, anche se, come nel nostro caso, la giornata è bella e soleggiata.

DISCESA

Una volta in cima si hanno diverse possibilità: si può scendere seguendo la traccia che per cengie erbose si ricongiunge al sentiero di salita, oppure salire ulteriormente fino al passo che si scorge poco oltre e godersi la vista del mare, arrivando poi fino alla Cappellina, poco distante. Da qui in circa un’ora si è di nuovo a valle, ad Acquasanta: ci sono due sentieri, noi abbiamo preso quello che scende nella valletta parallela al Rio Baiardetta, per goderci un giro “ad anello”.

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