Islanda on the road – Mini guida di viaggio all’avventura

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La natura può allestire spettacoli straordinari.
Il palcoscenico è immenso, le luci strabilianti, le comparse infinite
e il budget per gli effetti speciali illimitato.

Yann Martel

Introduzione

L’Islanda per noi era una meta del cuore, ovvero uno di quei posti a lungo sognati che stavano lì, nella “to do list”, in attesa di una possibilità. La possibilità si è palesata quest’anno (2022), grazie anche alla convenienza dei voli diretti e al fatto che siamo riusciti ad organizzarci all’ultimo minuto. L’idea non è venuta solo a noi: abbiamo trovato più italiani che islandesi sull’isola!

Per ragioni dipendenti da un budget da poveracci e da questioni personali abbiamo potuto dedicare a questo viaggio solo 9 giorni effettivi, che sono pochissimi vista la grandezza di questa terra e la varietà di paesaggi che offre. Se avete maggiori possibilità sfruttatele e state almeno 15 giorni, di sicuro non vi annoierete!

Anche questa volta la modalità di viaggio è stata tenda+auto, minima spesa massima resa: l’Islanda si presta particolarmente, poi a noi piace godere della massima libertà e flessibilità per esplorare luoghi nuovi; l’opzione “albergo” implica senz’altro un esborso superiore e anche il fatto che in molti posti, in alta stagione, c’è il tutto esaurito (cosa non difficile vista la disponibilità), il chè costringe a prenotare in anticipo e a giocarsi di conseguenza l’elasticità necessaria per dribblare il mal tempo e l’aprirsi all’imprevisto 😉 .

In 9 giorni abbiamo dovuto darci una mossa: ci siamo goduti ogni posto visitato senza fretta, ma abbiamo tenuto un ritmo abbastanza serrato alla guida (una media di 400 km/giorno) alternandoci al volante, e durante i trekking, sfruttando poi le molte ore di luce (sveglia circa alle 5.00… every given day!)

Siamo riusciti a vedere molte cose e molte altre sono rimaste per “la prossima volta” – perchè ci sarà una prossima volta! Il nostro viaggio è il frutto di una programmazione day by day: seguendo la ring road ma deviando spesso siamo riusciti ad esplorare i fiordi occidentali e un pochino di highlands interne, riuscendo anche a vedere l’eruzione sul Fagradalsfjall, occasione più unica che rara per noi! Ci manca il cuore dell’isola, ci manca Askia, ci manca la penisola di Snaefellsnes, solo per citare alcuni luoghi.

Abbiamo trovato molti turisti e viaggiatori un po’ ovunque, anche nei posti che ci avevano assicurato essere più inesplorati e selvaggi: l’Islanda si presta anche ad un turismo formato famiglia, al cicloturismo, al birdwatching, quindi non aspettatevi d’essere soli (il chè è un bene e un male al contempo). La sveglia all’alba ci ha quantomeno assicurato di goderci i luoghi più gettonati in solitudine o quasi: prima delle 9.00 del mattino, infatti e stranamente nonostante la luce, non si muove nessuno.

Mappa

Ecco il nostro giro: sono circa 3.600 km in auto in senso antiorario e 135 km a piedi (che non compaiono sulla mappa!)

Il nostro viaggio day by day

Giorno 1: da Grindavík a Þjórsárdalur, Golden Circle ed eruzione sul Fagradalsfjall

Arrivando all’aeroporto di Keflavík la sera precedente, tra l’attesa dei bagagli ed il noleggio dell’auto (con relativi tentativi di recupero del codice della carta di credito 😀 😀 😀 ) abbiamo trovato opportuno andare direttamente al vicino e affollatissimo campeggio di Grindavík, sotto una pioggia battente e un freddo polare. Come disse Rossella “domani è un altro giorno”, ma a noi tocca rivedere da subito i nostri piani: scopriamo infatti che l’accesso all’area eruttiva del Fagradalsfjall è stato chiuso (nostra intenzione era andarci la notte stessa) e non sappiamo se l’indomani verrà riaperto.

Di conseguenza alle 5.30 del mattino optiamo per un piano B: aspettando che gli organi di stato islandese decidano se riaprire o meno l’accesso al vulcano, andiamo visitare due luoghi relativamente vicini e molto molto turistici, essendo parte del celebre Golden Circle: Geysir (che ha dato il nome a tutti i Geyser del mondo) e le cascate di Gullfoss. Qui scopriamo che muoversi la mattina prestissimo ha un senso, perchè nonostante tutto a Geysir troveremo pochissima gente!

Per chi come noi non ha mai visto un geyser in vita sua lo spettacolo è assicurato, anche se quello attivo è Strokkur, mentre il ben più grande Geysir risulta dormiente. Anche Gullfoss merita senza ombra di dubbio: le cascate e il relativo canyon sono eccezionalmente belle, soprattutto se come è successo a noi vengono incorniciate da un arcobaleno (ne vedremo moltissimi di arcobaleni, ma era il primo giorno e non potevamo saperlo!)

Abbiamo saltato una delle attrazioni del Golden Circle (non si può fare tutto!) ovvero Þingvellir perchè ci aspettavamo di dover camminare su percorsi prestabiliti in mezzo a centinaia di persone… e anche perchè a quel punto ci era giunta la notizia che il sito eruttivo aveva riaperto. Bisognava decidere se tornare indietro a vederlo il giorno stesso oppure se sperare fosse ancora in attività alla fine del nostro viaggio: visto che chi visse sperando …. ci guardiamo in faccia e torniamo indietro.

Vedere un’eruzione vulcanica in totale sicurezza e da una distanza così ravvicinata è stato emozionante, un vero spettacolo della natura. Abbiamo percorso i 5 km a piedi che separano i parcheggi dal vulcano attraversando i campi di lava delle precedenti eruzioni in modalità skyrunning, bruciando i tempi e dribblando la marea umana che come noi voleva cogliere l’occasione di vedere un fenomeno per molti così raro. C’erano anche bambini di 5-6 anni, persone che superavano i 70: ognuno con i suoi tempi tutti sono arrivati sulla collina di massa lavica sfasciumosa che in un batter di ciglia ci separava dallo show.

E il vulcano non si è risparmiato, ha offerto il meglio. Parte della roccia ormai incandescente che costituiva il cratere è crollata davanti ai nostri occhi, non c’è da stupirsi se la gente rimaneva lì, incantata, per ore, a guardare il miracolo di madre natura. Da qui inizia la vita: quest’isola offre innumerevoli esempi di creazione, qualcosa che in genere si studia a scuola ma non si vede mai dal vivo!

L’indomani ne avremmo avuto ulteriore dimostrazione. Uno sguardo al meteo e poi via, prendiamo commiato da Fagradalsfjall e decidiamo di puntare verso l’interno, dove a Þjórsárdalur, lungo la strada che porta a Landmannalaugar, troviamo un Camping minimal ma carino. La sera, dopo aver piazzato la tenda, facciamo un salto a Hjalparfoss (foss=cascata) che sarebbe stata da vedere con una luce migliore e senza pioggia… ma tant’è!


Giorno 2: da Þjórsárdalur a Landmannalaugar, trekking di Skalli nelle highlands

All’alba e sotto una light-rain puntiamo verso le highlands islandesi senza sapere bene cosa ci sarebbe toccato in sorte: ce la farà il Duster? Quanto brutte sono le F-roads? Boh… abbiamo fiducia 🙂 e imbocchiamo la F208 (scelta appositamente perchè priva di guadi).

I primi km sono bruttini, con il senno di poi forse servono a scoraggiare chi decide di percorrerli senza un mezzo adeguato: si balla parecchio, ma è tutta scena e basta prenderci confidenza. Ad una piazzola senza nome e senza particolari segnalazioni, guidati dall’istinto, decidiamo di mollare la macchina e avventurarci a piedi lungo un sentiero e …voilà! Uno degli scenari più belli di tutto il viaggio! Sigöldugljúfur (lo trovate su googlemaps) è praticamente la trasposizione reale di Gran Burrone de Il Signore degli Anelli: un canyon incredibile con infinite cascatelle nel mezzo del piatto deserto.

E anche il deserto, questo deserto di lava ricoperta di muschio, è bellissimo!
La strada successivamente migliora, permettendoci velocità più cristiane dei 30 km/h: in men che non si dica raggiungiamo il lago montano di Frostastaðavatn e il Campo Base di Landmannalaugar, dove nel dubbio piazziamo la tenda.

Qui i percorsi di trekking sono segnalati attraverso paletti colorati: optiamo per uno dei più lunghi fattibili in giornata, nonostante sia mattino inoltrato abbiamo fiducia nelle nostre possibilità. E facciamo bene, perchè questo trekking di 15 km è proprio bello e permette di attraversare paesaggi davvero suggestivi: il percorso blu, demominato Skalli (lo trovate step by step in un post dedicato), dopo aver guadagnato quota percorre gli altipiani compiendo un lungo giro ad anello, permettendo di ammirare l’arcobaleno delle rocce vulcaniche e le vicine montagne. Dislivello complessivo circa 520 m, durante i quali il meteo è passato dal caldo torrido alla grandine!

A seguire approfittiamo delle hot spring del posto, ahinoi troppo affollate: ci sono bus turistici che scaricano qui un gran numero di persone il cui unico obiettivo è appunto quello di fare il bagno. Nessun problema in sè ma, a beneficio di chi magari ci leggerà ed è fuori dal giro “barbone”: un campo base/rifugio non è un albergo. La comodità finisce laddove inizia la libertà di chi decide di viversi questi luoghi in modo opportuno, arrangiandosi: dunque, occupare i tavoli da bivacco sparpagliando la propria mercanzia in attesa del bus mentre le persone stanno cucinando con il fornellino da campeggio, arrangiandosi appunto, non è bello for the record.

La sera, approfittando delle ore di luce e dell’agognato calore dell’auto 😀 , decidiamo di fare un pezzo di F-road a cazzo, fino al primo guado, in esplorazione.

Avremmo potuto fermarci per altri due giorni senza annoiarci, ma l’Islanda è grande… dunque al mattino decidiamo di levare le tende sotto una pioggerella un filo antipatica, considerando il fatto che il campo tende dista dal parcheggio 5 minuti a piedi, se non si ha la possibilità di guadare.


Giorno 3: da Landmannalaugar a Skaftafell, passando dalle spiagge nere di Vik

Sempre all’alba ripercorriamo la F-road dell’andata, a questo punto più baldanzosi e osando qualcosina, fino a trovare la possibilità di tagliare senza guadi verso sud riprendendo la Ring Road. Facciamo una puntata alle cascate di Skógafoss, purtroppo viste sotto la pioggia, fino a raggiungere Vík í Mýrdal che vanta almeno un paio di spiagge nere (non fateci caso, qui il 90% delle spiagge sono nere!).
Prima di Vik deviate verso Reynisfjara Beach: da questa spiaggia avrete l’opportunità di avvicinarvi meglio ai faraglioni, di scalare i basalti colonnari che ne delineano parte del perimetro e, se avete uno zoom, di ammirare le molte pulcinelle di mare (puffins) che colonizzano le scogliere. Un posto davvero bello, anche se assai frequentanto godibilissimo perchè la gente si disperde nei molti km di spiaggia.

Lungo il percorso della Ring Road ci addentriamo di nuovo verso l’interno, scoprendo un altro canyon interessante – Fjaðrárgljúfur, arrivando infine alle prossimità occidentali del Vatnajökull, il quarto ghiacciaio più grande del mondo e il più grande d’Europa.

Qui, con una breve camminata, facciamo visita alle cascate di Svartifoss (ancora basalti colonnari), e piazziamo la tenda nel campeggio forse più bellino e organizzato che abbiamo visitato, lo Skaftafell Campground, dove abbiamo il piacere di cenare finalmente sotto il sole del tardo meriggio.
Sappiate che se decidete di fermarvi il parcheggio principale, per i campeggiatori, è gratuito!

In compenso iniziamo ad avere l’orticaria nei confronti dei percorsi “obbligati” e delle onnipresenti piazzole recintate che costituiscono l’unico punto di vista possibile per qualsiasi cosa: forse in Italia siamo incivili, ma questa cosa che non puoi spostarti dalla traccia delineata nemmeno di un centimetro, esattamente come avviene in Giappone del resto, è veramente frustrante… anche se comprensibile per la salvaguardia della flora locale.


Giorno 4: da Skaftafell a Skjöldólfsstadir, tra lagune di ghiaccio e canyon da favola

Di nuovo sveglia all’alba, per godere delle lagune glaciali in santa pace.
Fjallsárlón è la prima che si incontra, deviando per pochi km su sterrato dalla Ring Road: ci si prospetta uno spettacolo incredibile, un nuovo scenario. Una delle lingue di ghiaccio dell’immenso Vatnajökull lambisce l’acqua, nella pace immota del mattino. Ma il bello deve ancora venire: poco oltre si distende il gigantesco Jökulsárlón, un lago/laguna glaciale con iceberg che vagano alla deriva e la bellissima Diamord Beach situata accanto all’estuario, una spiaggia nera con frammenti di ghiaccio multiformi depositati sulla battigia e altri vaganti nell’oceano.

Qui, complice forse il fatto che era davvero molto presto e in giro non c’era nessuno, abbiamo visto le foche fare colazione 😀 da una distanza piuttosto ravvicinata; a questo punto abbiamo fugato ogni dubbio circa il fare o meno un’escursione in barca, spendendo tempo e denaro.

Quando inizia la movida turistica noi siamo di nuovo on the road puntando verso Hofn, un tranquillo paesino dove facciamo una sosta per ammirare il panorama e rifornirci del necessario.

L’intenzione sarebbe stata quella di visitare Vestrahorn, ma l’accoglienza ci ha fatto desistere: che si tratti di una riserva o meno, non è possibile fare nemmeno due passi oltre il parcheggio senza pagare dazio. Due passi a caso, giusto per fare una foto al mare. Anche no, grazie, proseguiamo.

La Ring Road prosegue seguendo la costa vicino al mare e noi con lei, toccando il Farò Hvalnes e oltre fino all’incrocio con la 939, dove deviamo verso l’interno. La nostra meta è lo Stuðlagil Canyon nella valle di Jökuldalur; forse anni fa era poco conosciuto, ora è visitatissimo e ben segnalato. E la ragione è evidente non appena ci si arriva: qualcosa di davvero spettacolare e immersivo, grazie anche al fatto che ancora si può arrivare fino al letto del fiume e girare liberamente come si vuole scendendo dalla parte est del canyon stesso (dalla parte ovest invece lo si può ammirare solo dall’alto). Incredibili formazioni di basalti prismatici scolpiscono tutte le pareti della gola, il cui fiume ha un’acqua di un azzurro elettrico e intensissimo acceso dalla luce del sole. Per raggiungerlo dalla parte “giusta” dovrete deviare dalla strada 923 prima di Ground (dove si trova il parcheggio alto), in corrispondenza di un ponte: vi è un primo parcheggio che va ignorato e successivamente, dopo un tratto sterrato, un secondo ampio parcheggio dopo il quale si prosegue a piedi per qualche chilometro. Non sapendolo noi lasceremo l’auto al primo parcheggio… aggiungendo inutili chilometri al giro!

La giornata – lunghissima – può dirsi conclusa, e noi piazziamo la tenda al vicino Skjöldólfsstadir Camping: qui, visto che il campeggio fa parte di un’area gestita da un albergo con ristorante, ci concediamo la prima “cena da ricchi” 😀 (provate le costine d’agnello che sono eccezionali!)


Giorno 5: da Skjöldólfsstadir ad Akureyri, Diamond Circle tra acqua e fuoco

Continuiamo il nostro giro antiorario seguendo la Ring Road fino alla 864, dove la abbandoniamo nuovamente per vedere parte delle bellezze naturali di quello che viene definito il Diamond Circle, ovvero sostanzialmente il giro della penisola di Tjörnes.

Per vedere Dettifoss (la cascata più “potente” d’Europa) e le successive altre due cascate che si susseguono all’interno del canyon ci sono due alternative, che ci hanno spiegato essere differenti per la seguente ragione: dalla 864 è possibile avvicinarsi maggiormente alla cascata, mentre dalla 862 si sta più lontani ma si riesce a coglierla e fotografarla in tutta la sua estensione. Questa informazione l’abbiamo acquisita in modo fortuito e solo successivamente: lì per lì abbiamo optato per la 864 solo perchè sterrata 😀 e ormai ci avevamo preso gusto!

Dettifoss purtroppo l’abbiamo vista sotto la pioggia, cosa che comunque non ci ha impedito di impressionarci di fronte alla portata e alla forza di questa cascata (a nostro avviso però non è tra le più belle… o forse andava vista dalla strada 862 😉 ). Proseguendo sullo sterrato che costeggia il canyon e fermandosi dove occorre, si arriva di nuovo al mare fino a raggiungere la piccola Húsavík. Il paesino merita una breve fermata per una pausa caffè, ma se non volete fare Whale Watching attraverso i tour in barca organizzati, nulla più di questo. Noi abbiamo evitato questa opzione, anche se ci dicono che la possibilità di avvistamento delle balene, da qui, è circa del 90%.

Andiamo invece verso l’ameno Mývatn Lake, attorno al quale ci sono diverse cose da scoprire (anche a seconda dei personali interessi di ognuno): noi facciamo una capatina sul Hverfjall, un cratere enorme di colore nero, sul Krafla, un altro cratere ma questo contenente un lago di un azzurro intenso, giretto sul lago e infine visita all’area Geotermica di Namaskard con i suoi vapori sulfurei. Sembra troppo intenso come programma, ma i siti hanno tutti l’opportuno parcheggio a due passi! Abbiamo invece evitato Dimmuborgir, perchè di formazioni vulcaniche ne avevamo viste abbastanza per quanto particolari queste fossero, e le Hot Spring di Grjotagja (sì, quelle di The Games of Thrones!) perchè un luogo così piccolo secondo noi rischiava d’essere poco godibile in presenza di troppa ressa. Non sapremo mai se abbiamo fatto bene o no 😉

Alla fine di questa giornata piena di cose ma anche di persone (troppe!) sposiamo l’idea di spostarci verso luoghi meno frequentati, ovvero i Westfjords… che in teoria dovrebbero essere selvaggi e fuori dalle mete più battute (così ci dicono).

Ci dirigiamo dunque ad Akureyri, evitando il tunnel a pagamento (nel 2022 1.500 isk), che è una vera e propria cittadina, con tanto di pub, negozi ecc. Ovviamente non manca il campeggio!


Giorno 6: da Akureyri a Reykjanes, la porta dei Westfjords e seconda hot spring islandese

Siamo belli carichi per l’avventura nell’avventura, ovvero ci galvanizza l’idea di andarci a ficcare nella parte meno frequentata dell’isola! Prima però facciamo tappa a Hvítserkur, deviando dalla Ring Road per qualche chilometro sulla sterrata 716 (Penisola di Vatnsnes). Letteralmente Hvítserkur significa “camicia bianca”, perchè questa roccia basaltica isolata in mezzo al mare, dalla forma particolare e posta a pochi metri dalla costa, è letteralmente ricoperta di guano biancastro… opera delle chiassose colonie di gabbiani che vi hanno preso dimora.

Sempre in zona merita una visita la cascata di Kolufoss, non particolarmente imponente ma scenografica (e anche qui, per fortuna, senza aree delimitate per l’osservazione, ci si può muovere come si vuole).

A questo punto abbandoniamo la Ring Road, che non rivedremo per un bel po’, imboccando la strada 68, che alterna parti asfaltate a parti sterrate, un po’ come avverrà su tutti i percorsi dei fiordi occidentali. Il paesaggio qui regala scorci di rara bellezza, soprattutto con giornate di sole come quelle che sono toccate a noi! Non ci sono particolari punti di interesse: è tutto spettacolare.

Prima di piantare la tenda andiamo in esplorazione cercando di trovare una hot spring “free” di cui avevamo sentito parlare, non lontana da Reykjanes, ovvero la Nauteyrarlaug sulla 635… ebbene, troveremo l’accesso chiuso (si trova in una proprietà privata) ma non desisteremo. Crediamo di aver trovato proprio il proprietario del terreno poco oltre in un bar, dove eravamo andati a chiedere informazioni: avuto il suo permesso ci siamo goduti questa bella pozza di acqua non caldissima ma limpidissima in completa solitudine!

A Reykjanes vi è un campeggio che è parte di una struttura alberghiera la quale, tra le altre cose, offre anche una mega piscina di acqua termale a pagamento (nel 2022 1.000 isk a persona); noi a questo punto con le hot spring eravamo a posto, tuttavia abbiamo approfittato della vicina spiaggetta dove sgorga naturalmente acqua a temperature infernali, che si mescola con quella fredda dell’oceano, per una pucciata di piedi. Ovviamente a gratis! Non farete fatica a trovarla, basta seguire il vapore 🙂 Fate attenzione perchè in alcuni punti l’acqua è davvero bollente.


Giorno 7: da Reykjanes a Flókalundur, tuuuuuutto il perimetro dei fiordi e moooooolte cose da vedere

Oggi ci aspetta una giornata intensissima, vista la scaletta che avevamo messo giù la sera precedente: non abbiamo idea di quanto riusciremo a fare… dunque come di consueto sveglia alle 5.00 e si parte.

Puntiamo a Ísafjörður, la capitale del Fiordo dei Ghiacci e di tutti i Westfjord, fermandoci lungo la panoramicissima strada per scattare delle foto e nella city per gli usuali rifornimenti. Da qui piccola deviazione per l’Ósvör Maritime Museum, dove si trova un agglomerato di casette di torba con il tetto in erba, già viste sporadicamente lungo le strade percorse.

Seguiamo la strada 60, deviando poi sulla 622 e 626 giusto per fare un giro più ampio 😀
Qui è tutto un susseguirsi di fiordi profondissimi delimitati da scoscesi altipiani, infatti in questo caso, approfittando di un’anonima sterrata un po’ più cattiva di quelle fatte sino ad ora, riusciamo a salire in macchina sul cucuzzolo di uno di questi. Panorama mozzafiato.

Arriviamo dopo i molti chilometri macinati alle cascate di Dynjandi, maestose con i tre salti d’acqua di cui l’ultimo è il più spettacolare (se potete meglio andarci di pomeriggio, godrete di una luce migliore). Riprendendo il periplo costiero, imperdibile il relitto della baleniera Garðar ba 64 se vi piacciono le stranezze: questa nave fu costruita in Norveglia nel 1912 e si spiaggiò nel 1981 nel luogo dove è ancora oggi visibile, ormai in rovina, sulla spiaggia circondata da verdeggianti altipiani.

Abbiamo tempo, dunque decidiamo per un’altra deviazione: oltre alle baleniere spiaggiate vorremmo vedere anche le foche, spiaggiate anche loro preferibilmente, e pare che uno dei posti consigliati per questo tipo di incontri sia proprio qui vicino: Raudasandur Beach è uno dei luoghi memorabili di questo viaggio, anche se le foche alla fine non le abbiamo viste. Chilometri e chilometri di spiaggia dorata, esposta dalla bassa marea, camminabili fino ad arrivare all’oceano!

E’ giunta l’ora di fermarsi e lo faremo poco oltre, al campeggio di Flókalundur che ci riserverà una ulteriore e graditissima sorpresa: Hellulaug, hot spring gratuita (e nascosta) ricavata nelle pareti rocciose che delimitano la vicina spiaggetta, con vista sul tramonto e sull’oceano. What else?