Dell’importanza di saper desistere (e di farlo con classe)

Dell’importanza di saper desistere (e di farlo con classe)

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A volte desistere è la scelta giusta, anche se la parola suona antipatica: può succedere per mille ragioni, perchè è stato sottostimato un rischio, per superficialità… per sfiga!
Vi raccontiamo le nostre, andando controcorrente in tempi in cui fa scuola spesso e solo la “prestazione positiva”, con l’umiltà e l’autoironia che non dovrebbero mai mancare, anche dopo una giornata come quella di oggi in cui abbiamo “desistito” ben 3 volte!

 

1.

La meta avrebbe dovuto essere il Canale Pagani in Grignetta: ma ci svegliamo tardi (da bravi brancaleoniani), e già dalla Superstrada Milano-Lecco, guardando le montagne, capiamo che questa notte è caduta tanta, forse troppa neve. Non avendo mai fatto il Canale ci viene il dubbio che possano esserci accumuli in sommità e vista l’ora non proprio adeguata decidiamo da subito di optare per qualcos’altro sempre in zona. Ehhh… chi dorme non piglia pesci, e a quanto pare nemmeno fa canali!

2.

La scelta ricade sulla Sinigaglia, un percorso di cresta già affrontato in invernale parecchi anni fa: è alpinistico, con passaggini esposti, e ci piace l’idea di ripercorrerlo con questa Grignetta che, straordinariamente innevata, da il meglio di se.
Dopo il primo tratto di sentiero Cermenati, pieghiamo a destra e affrontiamo il lungo traverso già tracciato su neve ottima, che ricollega al sentiero Sinigaglia: ad un certo punto incrociamo le cordate che stanno risalendo il Canalone Porta… Non ci dispiace l’idea, ma per il momento ci atteniamo al piano.

E se nel primo caso abbiamo dovuto desistere per colpa della nostra pigrizia, nel secondo caso… facciamo che le colpe ce le dividiamo al 50% tra noi e la sfiga!

Qualcuno aveva visto le previsioni meteo (Gabriele)…. e non aveva dato troppo peso alla questione vento! Appena superati i Magnaghi le raffiche si faranno forti e insistenti, sollevando neve fresca e polverosa come in una danza, bella da vedere ma in cui non vorresti ritrovarti in mezzo: procediamo ancora qualche metro investiti dal vento per poi valutare che raffiche così forti avrebbero potuto diventare un problema serio in cresta, a maggior ragione se esposta (soprattutto per una persona che pesa meno di 50 kg) :P). E qui entra in gioco un aspetto fondamentale della valutazione del rischio: la stessa situazione può essere un problema per alcuni e indifferente ad altri, la stessa persona, a seconda delle proprie condizioni in uno specifico giorno, può valutare e valutarsi in modo diverso: finchè si può tornare indietro c’è questa possibilità, il problema si presenta quando il tornare indietro diventa più rischioso del proseguire o peggio quando diventa impossibile. Il disagio in una situazione, che se peggiora può trasformarsi in paura (non c’è cosa peggiore in montagna), è un forte campanello d’allarme, che andrebbe sempre ascoltato.

3.

Torniamo sui nostri passi, scornati, con un’idea in testa: il Canalone Porta, incrociato all’andata, sembrava riparato… è tardi ma non tardissimo, perchè non provare?! Ecco a voi il piano C!
Peccato che noi il Porta non lo avessimo mai fatto: sapevamo solo che era facile, alla nostra portata, e non eccessivamente lungo preso da lì, ma non avevamo idea di dove fosse l’uscita. (Com’è possibile, direte voi, visto che la Grignetta è la montagna di casa?! Semplice: ce lo siamo ricordati dopo, a cose fatte!)

La neve è ancora portante e a parte dove ci incasiniamo da soli, risalendo un risalto di roccia forse in un punto un po’ stronzo, anche le roccette sono effettivamente facili. Tutto procede bene finchè non arriviamo in vista del profilo della sommità… e anche delle raffiche di vento che sollevano la neve in cresta, che coincide con l’ultima parte della Sinigaglia, quella più rognosa, che avevamo voluto evitare. Ebbene si: la memoria circa il percorso del Porta ci ritorna improvvisamente, ad aver avuto dietro una relazione o quantomeno uno schema grafico ci saremmo risparmiati la fatica (ma in Grignetta si sa, il telefono non prende!)

Resistere o desistere? Tra la situazione di chiara difficoltà che si sarebbe prospettata (identica alla precedente) e una discesa laboriosa ma nota abbiamo scelto la seconda. La disarrampicata è sempre lunga e impegnativa… soprattutto quando tra gli errori della giornata puoi annoverare il fatto di aver portato solo una corda da 30 mt, precludendoti la possibilità di effettuare comode calate in doppia.
Almeno siamo stati lungimiranti: durante la salita, ponendoci il problema di una discesa di emergenza, avevamo addocchiato eventuali clessidre e anelli su cui fare sicura, che sono stati utili in questa fase.

Oggi la montagna ci ha regalato una grande lezione di umiltà, non c’è che dire. E anche sull’importanza dello svegliarsi per tempo, visto che se lo avessimo fatto avremmo portato a casa il Pagani come da programma (invece abbiamo vagato per tutto il giorno sulla Grignetta, come i pazzi :D)

 

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