Alpi Apuane – Spigolo di Fociomboli al Monte Corchia (su e giù per la Garfagnana)

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PASSO CROCE (STAZZEMA, LU) 1.160mt – SPIGOLO FOCIOMBOLI 1.350mt – Arrampicata – Via lunga protetta a chiodi – Difficoltà V+ (IV+ obbligatorio) – Sviluppo circa 150mt

Approfittiamo di un altro weekend di tempo incerto sulle nostre Alpi per cambiare meta e fare anche un po’ di mare, avendo due giorni a disposizione; praticamente non organizziamo nulla, ma come al solito ci va di lusso, quindi condividiamo con voi il nostro peregrinare… magari è di ispirazione per un fine settimana alternativo!
Trovate le info dopo l’album della via, con le nostre scoperte su dove dormire e dove mangiare 🙂

Dicevamo… non organizziamo nulla, infatti la sera in tenda la trascorreremo a cercare una via, trad o sportiva, che possa andarci bene. Abbiamo anche provato a chiedere a qualche locale, ma abbiamo capito che i toscani sono un tantino gelosi delle loro montagne e indicazioni agli stranieri preferiscono non darne. Dunque all’alba, sempre in tenda, ci sveglieremo senza ancora alcuna idea! Alla fine – cerca di qui cerca di là – optiamo per la via Erik al Monte Corchia, una via sportiva sul 5° grado con avvicinamento di 10 min. (sì, è stato proprio questo a convincerci!! :D)

La Via Erik non la troveremo, toppando clamorosamente l’attacco e trovandoci però nel posto sbagliato al momento giusto, ovvero sotto lo spigolo di Fociomboli alle 10.00 del mattino, orario in cui o attacchi la via o è meglio se rinunci. L’abbiamo guardato, ci è piaciuto, Santo Internet ci ha assicurato che i gradi erano accettabili per noi quindi via, si parte!

Avvicinamento

Si raggiunge in auto il Passo Croce (1160 m) – Stazzema e si prosegue sempre in auto su una strada che diventa sterrata (bisogna seguire il ramo di sinistra, ovvero quello che prosegue in costa); ad un certo punto la strada torna ad essere asfaltata e dopo di nuovo sterrata.

Qui, se state cercando la Via Erik, alla prima curva a gomito in corrispondenza di uno spiazzo vi dovete fermare: il sentiero è proprio sulla curva e sale ripidamente su erba.
Noi invece siamo andati oltre, sempre in auto, fino a raggiungere un altro spiazzo con cartelli cai per Rifugio del Freo/Passo Croce/Campanice: c’è venuto il dubbio di avere sbagliato, ma guardacaso anche da qui parte una traccia che sale ripidamente il fianco della montagna, raggiungendone la bastionata in una decina di minuti, ed attraversando fasce di bosco e macchie di mirtilli. Questo è il sentiero che porta allo spigolo e ai pilastri di Fociomboli, ma noi ancora non lo sapevamo, quindi abbiamo perso parecchio tempo a cercare vagando l’attacco della Via Erik sul fianco della montagna, ovviamente senza trovarlo! Com’è andata a finire lo sapete, lo spigolo è lì, ed è appunto un evidentissimo spigolo, con attacco subito dopo le Via Franco e G.B. 2014.

Descrizione dei tiri

  1. IV / IV+ (25mt) – Si può attaccare direttamente per placche seguendo gli spit (IV+) oppure salire da un diedrino sulla destra (III), traversare diagonalmente verso sinistra e procedere poi sulla seconda placca che piega leggermente a destra (IV / IV+) e poi nuovamente a sinistra fino a raggiungere un terrazzino. A prescindere da dove salirete la sosta sarà evidente sul terrazzo che sta in verticale rispetto all’attacco.
  2. IV / IV+ (25mt) – Salire la placca alla sinistra della sosta (ch), piegare poi in leggera diagonale destra e salire una seconda placca (IV+, 2 ch, il secondo nascosto si vede solo all’ultimo e si ringrazia di trovarlo :P) fino alla sosta alla base di un muro verticale molto chiodato.
  3. V+/VI- o IV (25mt) – Salire la placca seguendo la linea dei vecchi chiodi e affrontare l’uscita strapiombante tenendosi leggermente a destra (V+/VI-, 5 ch). I chiodi ravvicinati del pezzo duro erano pensati per la risalita in artificiale.
    In alternativa alzarsi sulla placca per circa 2 metri (ch), spostarsi quindi a sinistra in spaccata entrando in un diedro che si può risalire facilmente (IV, 2 ch) fino a ricongiungersi con l’uscita della placca (al termine del diedro puntare a dx verso lo spigolo, ch). La sosta è da attrezzare e si trova su un terrazzo con due chiodi messi verticalmente in una fessura (non si vedono molto).
  4. IV / IV+ (25mt) – Per rocce facili e lavorate sopra alla sosta, poi si piega a sinistra e si risale una placca più ostica (IV+, 2 ch) oppure più a sinistra per roccette (III…questa strada l’ho letta in altre relazioni. Dico però la verità che non mi ricordo molto di questo tiro, quindi tutto sommato doveva essere facile :P) fino a raggiungere l’ampio terrazzo erboso dove si trova la sosta alla base di un diedro strapiombante.
  5. V+ oppure IV, poi IV+ (30mt) – Salire il bel diedro/camino con passo strapiombante ben protetto. In alternativa salire a sinistra della sosta lungo una spaccatura da proteggere a friend e che piega verso l’uscita del diedro. Da lì proseguire verticalmente per rocce più facili e tramite un diedro un po’ erboso sulla destra fino ad un terrazzino dove si trova un chiodo in uscita del diedro e un secondo chiodo due metri più a destra. Dal chiodo a dx salire verticalmente la placca con rocce lavorate ma senza protezioni (IV+) fino alla sosta poco sotto l’uscita in spigolo su erba.
  6. passo di III (20mt) – Salire le facili roccette sopra la sosta fino al terrazzo erboso, piegare a sinistra fino alla sosta.

Discesa

La discesa ufficiale è su terreno pessimo. Consigliamo quindi di portarsi delle scarpe adatte (scarpe da avvicinamento con Vibram o scarponcini).
Si segue una traccia di sentiero che dalla fine della via porta nel bosco aggirando uno spigolo roccioso. Si scende quindi in un canale detritico ma vegetato evitando le parti peggiori un po’ a sinistra (faccia a valle). Si scendono almeno 50-60 metri nel canale fino ad un albero poco prima del cambio di pendenza dove si trovano su un ramo dei vecchi cordini con maglia rapida che consentono di scendere in doppia nel pezzo più verticale (30 metri).
Prendere quindi una traccia verso destra (sempre faccia a valle) che porta in un canale di sfasciumi più ampio. Scendere il canale evitando le parti peggiori sulla sinistra grazie ad una ripida traccia su erba, seguire poi la traccia che scende a sinistra nel bosco, poi per ometti si torna a destra con l’ultima parte su ghiaione fino alla strada sottostante.

In alternativa ci è stato detto da un ragazzo locale che dal termine della via si può risalire per rocce un po’ delicate lo spigolo roccioso sovrastante e puntare verso la cima boscosa ed erbosa, bisogna poi andare alla ricerca dell’arrivo della via Erik e scendere quindi per sentiero più comodo da lì. Noi avevamo già messo via tutta l’attrezzatura quindi non abbiamo provato questa soluzione e non sappiamo quanto sia facile / difficile rispetto alla discesa normale. Valutate voi.

Giudizio

Bella via su calcare ottimo. Le difficoltà non sono mai esagerate e in ogni caso ci sono chiodi in tutti i punti in cui uno li vorrebbe. Rimane una via alpinistica da integrare, ma è sicuramente più protetta di molte altre vie che abbiamo fatto (il riferimento è sicuramente alle Dolomiti). Si può risolvere stando al limite del IV+ oppure si possono prendere alcune varianti rendendola un po’ più pepata (V+ / VI-). Unico neo la discesa che è un po’ una menata, anche se per fortuna è breve.

Bello anche scalare vista mare (lontano) e vista cave, che da qui sembrano delle cattedrali, in virtù del loro bianco brillante che risalta sull’onnipresente verde dei boschi.

Tra mare e montagna, quello che abbiamo da consigliarvi
in questa zona (oltre alla via)

Le Apuane, Garfagnana, abbastanza vicine da essere raggiunte comodamente in auto da Milano, offrono vicinanza di mare e montagna, quindi una perfetta integrazione tra relax e ambizioni scalerecce.
Per il mare tuttavia optiamo per il versante ligure (vi pare che due come noi possano apprezzare gli spiaggioni sabbiosi e piatti della Versilia?!) precisamente Punta Bianca, che separa la Bocca di Magra dal Golfo di La Spezia, con i suoi fondali rocciosi che assicurano un’acqua di colore blu intenso e una concentrazione di esseri umani accettabile.

le Apuane viste da Punta Bianca

Il pernotto è la vera scoperta: visto che non avevamo voglia di dormire sul litorale, al caldo, optiamo per macinare un’oretta di auto su per i monti, inoltrandoci in Garfagnana verso quello che sicuramente è uno dei camping più belli che abbiamo visto in Italia. Se vi capita andate a dormire al Camping Argegna situato sulla sommità dell’omonimo monte: tutta la zona è molto bella, con valli e versanti verdissimi, coperti dai boschi e con vista incredibile sulle cime più alte delle Alpi Apuane. Questo campeggio ha una pineta infinita, fresca e silenziosa che, unitamente alla gestione maniacale dell’ordine e della pulizia, lo rendono perfetto per un soggiorno in tenda.
Altra interessante scoperta è La Casa del Pellegrino, ristorante/ostello che dista 2 minuti a piedi dal Camping, dove abbiamo mangiato un cinghiale in umido veramente notevole (raga’, siamo in toscana!) in ambiente sempre molto piacevole e rilassante.

Dall’Argegna per raggiungere il Monte Corchia ci va un’altra oretta abbondante di macchina su strada di montagna, che però vi farà scoprire il cuore verde e selvaggio della Garfagnana, circumnavigando quello che crediamo sia il massiccio del Pizzo d’Uccello.

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