lungo la Normale del Monte Legnone, uno dei tanti stambecchi

Monte Legnone: una Normale stra-ordinaria

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Rifugio Roccoli Lorla, Introzzo (LC) 1.463 m s.l.m. – Monte Legnone 2.609 m s.l.m. – Hiking difficoltà EE, disliv 1.300 D+, sviluppo 11 km circa

Non avevamo mai scritto della Normale al Legnone, eppure l’avremo fatta… quante volte?

Per chi è abituato ad andare in montagna si tratta quasi di una passeggiata, di un valido allenamento per mettere su gamba, per noi milanesi poi il Legnone è quasi una montagna di casa, però… ci siamo resi conto che a pensarla – solo – così si fa peccato 😉

Dunque, visto che di relazioni su questa escursione ce ne sono a bizzeffe, ve la racconteremo a modo nostro: a volte diamo per scontata la bellezza e non dovremmo farlo mai.

Percorso

Noi siamo saliti dal Rifugio Roccoli Lorla (Introzzo – LC), che per essere raggiunto necessita di circa mezz’ora d’auto da Dervio, lungo una strada tortuosa e molto stretta ma molto ben tenuta.

Si parcheggia in uno degli ampi spiazzi a pagamento disponibili presso il Rifugio, pagando il ticket alle macchinette.

Il sentiero, che all’inizio è una mulattiera, parte proprio sulla sinistra del Rifugio e poco più in basso.

Il primo tratto è un lungo traverso con qualche tratto più ripido in un bosco magnifico, custodito da faggi giganteschi: guardatevi intorno, in alcuni punti sembra di attraversare dei portali magici, e forse è proprio così!

Raggiunta quota 1.690 m circa si cambia versante, passando da SO a SE, scendendo verso l’Alpe d’Agrogno Basso, posto incantevole dove si può sostare – anzi, si deve! – per avere un primo assaggio di panorama sul Laghi di Como e Novate Mezzola. C’è un tavolone in legno che sembra fatto apposta per la siesta.

Il sentiero è ben visibile, risale i prati alle spalle dell’alpeggio, quasi sulla linea di cresta, per poi reimmettersi di nuovo in un tratto di bosco; oltre al sentiero da qui è visibile anche la cima del Legnone, ancora parecchio lontana.

Seguendo il sentiero – sempre segnalato da paline in corrispondenza dei bivi – la prossima tappa è l’Alpe d’Agrogno Alto, altro alpeggio in altro bel pratone. Abbiamo detto addio agli alti fusti e ci avviciniamo alle rocce, fino a raggiungere quota 2.100 m al valico di Porta dei Merli: da qui in avanti non è inusuale incontrare gli stambecchi 🩷

Questi re cornuti non sono affatto timidi: percorrono i sentieri, si fermano a brucare dove gli pare – e ci mancherebbe visto che sono a casa loro – non si sposteranno fino a che non gli sarete praticamente addosso.
… A volte nemmeno quando gli sarete praticamente addosso.
Quindi keep calm, muovetevi lentamente e se non si schiodano aggirateli, ma sempre con molta attenzione: loro sono agili su questo terreno, voi meno 😉 Inoltre, non prendeteli alla leggera e non avvicinatevi… ricordate le corna.

Visto che stiamo raccontando una Normale, che virtualmente è alla portata di molti e che tra questi “molti” potrebbe esserci qualcuno che non sa (non si nasce imparati) anche se ci pare inutile lo ricordiamo: NON dare cibo umano agli animali selvatici, compresi gli stambecchi – che tra l’altro non lo gradirebbero essendo erbivori.

stambecco anziano

Eravamo rimasti al valico di Porta dei Merli: da qui cavalcheremo la Cresta Ovest vera e propria del Monte Legnone, inizialmente in falso piano fino al Bivacco Silvestri o Cà de Legn, luogo molto bucolico se non fosse per l’enorme ripetitore bianco posto accanto, che rovina un po’ l’atmosfera.

Superato il Bivacco si inizia a salire sul serio (voi direte, perchè fino a qui cosa avevamo fatto?!)
Si supera qualche tratto attrezzato con catene in ferro, messe lì più per l’esposizione che per la difficoltà, sezioni di roccette facili, sezioni su sfasci: ormai è tutta roccia. A quota 2.530 m circa su quella che potremmo chiamare anticima si incontra una palina e un bivio, si prosegue sulla cresta e dopo qualche roccetta finale, finalmente, si raggiunge la croce e la annessa cappelletta.

panorama dalla cima del Monte Legnone

Con una buona giornata il panorama da qui è davvero spaziale: la Val Masino e la Valmalenco, i Laghi, le vette più lontane che riempiono l’orizzonte regalano un 360° sconfinato. Per questo difficilmente quassù sarete da soli, ma c’è ampio spazio per tutti.

Ritorno come per l’andata.

Giudizio

Una classica delle Orobie Occidentali e una delle cime più panoramiche della zona.
Ma anche un ambiente ancora selvaggio, dove non di rado si incontrano bestiole varie, con boschi magnifici alla base. Lascia sempre un bel ricordo, per questo ogni tot ci torniamo.

Il sentiero è ottimamente segnalato, manutenuto in modo certosino vista anche la quantità di persone che lo salgono; c’è tutto quello che serve (l’allenamento e la forma psicofisica ce la dovete mettere voi) MA in condizioni non ottimali può essere una montagna insidiosa.

Oltre all’escursionismo estivo anche in versione invernale ci sono diverse possibilità sul lato ovest: la più classica è il Canale Sovian, e bella dev’essere la via di ghiaccio/misto Amori incerti, ben più impegnativa (chissà 😀 ).


Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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