Via Soldà Pilastro NE, Monte Baffelan: la classica delle Piccole

Rifugio Campogrosso (VI) 1.457 m s.l.m. – Monte Baffelan 1.793 m s.l.m. – Arrampicata classica – Via Soldà – Difficoltà V- (mooolto obbligatorio!😅) – Sviluppo 250 m circa – Esposizione N-E

Tempo addietro eravamo andati alla scoperta delle Piccole Dolomiti, con la promessa di tornarci: avevamo scalato sulla Torre Bovental e fatto una bella camminata nel gruppo del Carega per esplorare la zona, che ci aveva convinto per l’ambiente bucolico e le molte possibilità arrampicatorie.
E dopo sei anni – come passa il tempo quando ci si diverte! – siamo effettivamente tornati!

Anche questa volta ci fermeremo per un weekend lungo: la nostra base sarà il Rifugio Campogrosso, la cui ospitalità è stata a dir poco spaziale. La struttura è dotata di comfort che vanno oltre quelli di un rifugio alpino, ma del rifugio mantiene lo spirito e l’accoglienza: no wi-fi se non per gli ospiti delle camere (e qui non prende il telefono), cucina strepitosa con piatti buonissimi e porzioni abbondanti, personale gentile e preparato. Impossibile chiedere di più.

Dopo aver portato a casa la via Sognando tra le Nuvole facciamo le nostre valutazioni per il giorno successivo, davanti ad uno squisito piatto di bigoli: ci piacerebbe molto fare la Diretta Carlesso al Baffelan, ma ne siamo anche intimoriti. Tutti dicono essere bellissima, molto verticale ed esposta, con protezioni mooooolto distanti, insomma una via alla vecchia maniera in cui – lo sappiamo per esperienza – le difficoltà non sono affatto da sottovalutare nonostante i gradi siano, sulla carta, alla nostra portata.

Dopo cena quindi ci accordiamo per un piano B, che diventerà quasi immediatamente il piano A: il Pilastro Soldà una via sullo spigolo NE del Baffelan aperta nel 1928 dai fratelli Soldà e Bertoldi. Appaga la nostra voglia di scalare la bella parete del Monte Baffelan ma abbassa un pochino le difficoltà: al Rifugio ci dicono che comunque la mattina è al sole, ci sembra quindi la soluzione migliore tra quelle disponibili.

Con il senno di poi abbiamo scelto non bene, di più! La via Soldà è di fianco alla Carlesso e se già la prima non è stata per nulla banale, la seconda a vederla sembrava effettivamente richiedere molto più ingaggio e ciappe strette 😀

Una linea bellissima e molto varia, anche se la roccia risente un po’ delle millemila ripetizioni.

Avvicinamento

Salendo lungo la strada SP 99 da Recoaro Terme, poco prima di raggiungere il Rifugio Campogrosso c’è un ampio parcheggio gratuito circolare; si può anche proseguire e poco dopo imboccare sulla destra una strada asfaltata (è sempre la SP 99 o Strada del Re), dove prima di arrivare alla sbarra che la chiude c’è qualche posto per le auto.

Bisogna seguire a piedi la suddetta strada asfaltata fino alla zona prativa limitrofa a Malga Baffelan, proprio sotto l’incombente parete est della montagna… stupenda e impressionante!

Da qui si prende subito il sentiero sulla sinistra, che scende per un brevissimo tratto nei prati per poi risalire fino alla base dello zoccolo che costituisce il basamento della parete, in corrispondenza di una targa dedicata a U. Furlani. Guardando la targa si inizia a salire dapprima a sinistra, poi seguendo il facile per roccette di II/III grado, l’ampio canale che solca lo zoccolo roccioso del Baffelan, fino a raggiungere la parete vera e propria.

Così facendo, in 20 comodi minuti dal parcheggio, si dovrebbe raggiungere l’attacco della via, spostandosi solo leggermente a destra su cengia per reperire la prima sosta che consente di traversare ancora a destra e raggiungere il pilastro vero e proprio.
Invece, aggirando lo spigoletto roccioso a sinistra, si arriva all’attacco della Via Carlesso.

Descrizione dei tiri

  • L1: III (35 m): dalla sosta si traversa verso l’evidente spigolo a destra (meglio abbassarsi per farlo!) e una volta superato si risale in leggera diagonale destra fino alla sosta che si trova una ventina di metri sopra. Nessun chiodo trovato;
  • L2: IV+ (secondo noi anche V-) poi IV (35 m): salire la placca compatta sopra la sosta con un paio di passi delicati e sprotetti, fino a raggiungere prima un chiodo nascosto dietro lo spigolo poi un chiodo più evidente sulla parete; proseguire per linea logica in leggera diagonale sinistra fino alla sosta sotto un evidente diedro;
  • L3: IV, poi III e II (45 m): rimontare il diedro subito a destra della sosta senza uscire alla sua destra ma rimanendo all’interno fino al suo termine, poi per rocce più semplici in leggera diagonale sinistra; infine seguire una facile rampa erbosa sempre in diagonale sinistra fino alla sosta alla base di una paretina con fessura al centro;
  • L4: IV+ (12 m): si risale la parete fessurata con passo leggermente aggettante sfruttando in spaccata la roccia di destra, per poi rimontare verticalmente e salire infine a destra sul pulpito dove si sosta; tiro brevissimo, e uno dei pochi in cui si può integrare facilmente a friends;
  • L5: IV+ V- (35 m): si scende dal pulpito e si traversa sulla parete di sinistra, dove si affronta prima un lungo diedro fessurato, poi leggermente a sinistra si risale verticalmente superando un piccolo strapiombo (ben protetto, ottime maniglie a monte), quindi sempre in verticale con passi un po’ più facili fino alla sosta. Attenzione alla roccia friabile sugli ultimi passi!!;
  • L6: IV- poi III (45 m): dalla sosta alzarsi un metro e traversare decisamente verso destra seguendo una esile cengia; infilarsi quindi in un diedro aperto e appoggiato, che si risale; poi su rampa a gradoni e rocce abbastanza instabili fino alla sosta, alla base di un diedro camino che parte a sinistra;
  • L7: IV (da noi percepito almeno V-) poi II, III (55 m) tiro della VIA VERONA: risalire il diedro fessurato che si trova a sinistra della sosta, prima facile poi via via più verticale: non andare a sinistra nonostante sia presente un vecchio chiodo e anche una linea a spit, ma rimanere nel diedro sfruttando un appoggio per i piedi sulla destra (chiodo) fino a rimontarlo. Seguire quindi l’ampio canale detritico appoggiato fin quasi al suo termine dove si risale a destra in corrispondenza di un chiodo sulla parete (possibile sosta intermedia); rimontare poi un leggero strapiombo e proseguire su rocce rotte fino alla sosta finale su grosso masso, finalmente al sole.

Dalla sosta finale seguire la traccia che rapidamente, per roccette, porta sulla sommità del Baffelan e alla sua croce. Qui il panorama è davvero bello, aperto, una distesa verde fino all’orizzonte punteggiata dalle rocce pallide, lunari del Sengio Alto che si elevano verso il cielo. Sullo sfondo il profilo del Carega e degli altri gruppi delle Piccole Dolomiti: per noi è tutto nuovo o quasi, una goduria!

Discesa

Dalla croce di vetta proseguire in direzione opposta a quella di salita (ovest) fino a trovare la traccia di discesa della via normale, ben visibile tra roccette e sfasci (passi di disarrampicata di II grado). Una volta arrivati alla base, ove è presente una palina segnaletica) NON prendere il sentiero che scende subito a sinistra passando in una serie di gallerie, ma risalire per qualche metro di fronte, dove il sentiero prosegue in cresta per poi scendere al Passo delle Gane.

Da qui seguire il sentiero di sinistra (versante est) che risale fino ad un colletto per poi scendere ripidamente con stretti tornanti fino al sottostante bosco.

Arrivati al bosco proseguire su comodo e ampio sentiero fino a riallacciarsi alla Strada del Re (la strada asfaltata percorsa all’andata).

Giudizio

Una via logica molto bella e varia, che segue le debolezze della montagna ma che regala passaggi non banali, da non sottovalutare.

Come detto, la roccia risente un po’ delle ripetizioni e dell’età della via: da una parte la cosa è positiva, perché si è stabilizzata risultando tutto sommato abbastanza solida (per essere in Piccole Dolomiti, ovviamente: appena si esce dalla via e nei punti più appoggiati si sgretola letteralmente sotto le mani se non si presta attenzione), di contro in alcuni passi obbligati e soprattutto sull’ultimo tiro, è evidente che non ha più il grip originario. Con roccia “nuova” la percezione delle difficoltà sarebbe probabilmente diversa.

Le soste sono sempre comode, su golfari giganti cementati che danno molta sicurezza. Nel nostro caso avevamo davanti una cordata ma c’è stato spazio per tutti (lo stesso non si può dire per la Via Carlesso, che vedevamo alla nostra sinistra, dove le soste ci sono sembrate spesso appese).

Le protezioni in loco non sono certo abbondanti: si trovano dove servono e a parte alcuni casi non è scontato riuscire ad integrare, la roccia è molto compatta; questo rende la via anche un po’ da cercare e da leggere, spesso i chiodi non sono immediatamente visibili… e forse alcuni non li abbiamo proprio visti 😀

Per noi, vuoi anche il freddo pungente che è subentrato una volta entrati nel cono d’ombra dovuto all’esposizione con conseguente congelamento di mani e piedi 😉 è stata una via comunque impegnativa, non regalata, certamente di grande soddisfazione. L’ultimo tiro ci è sembrato decisamente più duro del resto, sarà che non è l’uscita originaria della via o sarà che ormai al posto delle mani avevamo degli zoccoli…

Se volete “fare il grado” sulla parete est esistono altre linee più adatte: questa è una via classica di esplorazione (anzi, forse una delle più classiche!), logica e anche elegante a pensare che venne aperta con l’attrezzatura del MILLENOVECENTOVENTI! e gli scarponi ai piedi… Anche per questo è molto ripetuta, come la vicina Carlesso.

Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

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