Parcheggio Malga Cornetto, Valli del Pasubio (VI) 1.526 m s.l.m. – Avancorpo del Monte Cornetto – Via Sognando tra le nuvole – Multipitch, Difficoltà V (IV+ obbl.) – Sviluppo 165 m – Esposizione: NORD
Tempo addietro eravamo andati alla scoperta delle Piccole Dolomiti, con la promessa di tornarci: avevamo scalato sulla Torre Bovental e fatto una bella camminata nel gruppo del Carega per esplorare la zona, che ci aveva convinto per l’ambiente bucolico e le molte possibilità arrampicatorie.
E dopo sei anni – come passa il tempo quando ci si diverte! – siamo effettivamente tornati!
Anche questa volta ci fermeremo per un weekend lungo: la nostra base sarà il Rifugio Campogrosso, la cui ospitalità è stata a dir poco spaziale. La struttura è dotata di comfort che vanno oltre quelli di un rifugio alpino, ma del rifugio mantiene lo spirito e l’accoglienza: no wi-fi se non per gli ospiti delle camere (e qui non prende il telefono), cucina strepitosa con piatti buonissimi e porzioni abbondanti, personale gentile e preparato. Impossibile chiedere di più.
Il nostro primo giorno in Piccole Dolomiti lo dedichiamo a tastare il terreno, scegliendo un po’ a caso una via sugli avancorpi del Monte Cornetto, una delle tante guglie che disegnano il profilo del Sengio Alto. Arrivando da Milano non volevamo esagerare nè con le difficoltà nè con la lunghezza… stiamo diventando saggi!
Saremo gli unici su questa via, eccezion fatta per un paio di camosci che ci hanno osservato dalla cima di un’altra guglia, forse perchè è esposta a nord e in questa stagione all’ombra fa ancora un freddo polare?!!
Dopo esserci ghiacciati per benino decidiamo che il giorno dopo, cascasse il mondo, “si scala su una parete Sud, al massimo Est!” Infatti… ci ritroveremo impegnati sul bel Pilastro NORD EST del Baffelan 😀 😀 😀 su una via superclassica aperta nel 1928 dai fratelli Soldà, ovviamente ancora al freddo: ma questa è un’altra storia 😉
Avvicinamento
Si lascia l’auto presso il parcheggio a pagamento della Malga Cornetto, quasi al confine tra il Trentino Alto Adige e il Veneto: da qui parte la Strada del Re che conduce fino al Rifugio Campogrosso, passando dall’Ossario del Pasubio e dal Ponte Tibetano (Ponte Avis, attrazione molto gettonata da queste parti).
Ci sono due sentieri, proprio a monte del parcheggio: uno porta verso il Vajo Stretto, l’altro ha un cartello in legno con la dicitura “Montagna Viva”, ed è quello da seguire. Risale nel bosco fino ad incontrare un bivio ben evidente di fronte ad una parete rocciosa, dove a sinistra si va verso la falesia (sarà il sentiero del ritorno) mentre a destra si prosegue ancora mooooolto ripidamente (indicazione su albero P.ta C.d.M. … scopriremo al rientro di cosa si tratta 😉 ) seguendo i bolli rossi. Più che un sentiero è una salita per capretti!
Si raggiunge un canale con vegetazione rada, che si risale passando accanto a delle pareti rocciose (partenza della via Cavalcata del Tricorno), poi si supera una zona di grossi massi erratici e, una volta sopra, all’altezza di una piccola piana, si devia a destra in direzione degli avancorpi del Cornetto, su terreno calpestato, abbastanza liberamente: lo spigolo su cui attacca la nostra via è evidente di fronte, bisogna solo raggiungerlo e non confondersi con le tante guglie visibili da qui – vedere le foto sotto.
All’attacco non ci sono scritte, ma è ben visibile un cordone a pochi metri da terra proprio alla base dello spigolo e un altro alla base (se non vi perdete ci vuole una mezz’ora dal parcheggio).
Descrizione dei tiri
- L1: V (20 m): si parte sullo spigolo per poi deviare leggermente alla sua destra con passo ostico, su roccia compatta, superando una prima sezione un po’ aggettante. Poi per terreno più semplice fino alla cima del primo pulpito;
- L2: IV (25 m): serie di placche più appoggiate fino alla sosta;
- L3: IV+ il camino, poi III: a sinistra della sosta ci si infila nel camino con qualche passo in aggetto, un po’ fisico se lo si affronta dritto per dritto, o un po’ atletico, se si sale in spaccata sfruttando il diedro; si riguadagna la cresta salendo fino alla sosta;
- L4: IV (30 m): per placca verticale nel primo tratto, andando leggermente a sinistra, poi su terreno più facile ma delicato fino alla sosta sulla cima del primo avancorpo: dalla parte opposta a quella di salita c’è una maglia rapida per la calata (di fronte si vede la parete del quinto tiro, che sembra più cattiva di quello che poi sarà);
- Calata di 20 metri circa fino all’intaglio sottostante;
- L5: V- (30 m): si risale verticalmente per una prima sezione con passo leggermente aggettante, e una volta superata si devia leggermente a sinistra su terreno delicato (delicatissimo) anche se più facile fino alla sosta;
- L6: IV- (20 m): si risalgono le placchette in successione sopra la sosta per pochi metri, per poi uscire sulla cima dove si incontra un primo cordone e aggirando il grosso blocco sommitale senza salirlo, la sosta con maglia rapida per la calata. Non abbiamo visto/trovato il libro di via 🙁 però… che panorama!
Discesa
Dalla cima ci si cala dalla sosta attrezzata su un grande masso, provvista di maglia rapida, dentro un buco formato da grossi massi (divertente!) fino alla forcella detritica poco sotto (8-10 metri).
Da qui si scende all’inizio su terreno calpestato/traccia ripida su erba per una trentina di metri fino al sottostante sentiero. Raggiunto il sentiero lo si segue verso sinistra (faccia a valle), raggiungendo la Punta Cassa da Morto; ora ci è chiara l’indicazione che avevamo visto all’andata – P.ta C.d.M. – e anche il perché del nome: un gigantesco masso squadrato sospeso tra le rocce, che sembra indovinate cosa 😉
Il sentiero scende poi ripidamente tra roccette, rientra nel bosco, passa accanto ad una parete spittata con monotiri (la falesia?) e si ricongiunge alla traccia dell’andata all’altezza del bivio dove eravamo andati a destra.
Come per l’avvicinamento, avere una mappa dei sentieri può essere utile.
Giudizio
La via segue la cresta dell’avancorpo e non è scontata, ma quantomento sui passi chiave molto ben protetta. I cordoni presenti sia lungo i tiri sia sulle soste sono come sempre da verificare, nel nostro caso alcuni risultavano un po’ logori. E’ strano pensarlo guardando le protezioni, ma si tratta di una via recente, aperta nel 2020 (M. Canova e G. Roggero).
Risulta in generale abbastanza atletica, con diverse sezioni che superano brevi strapiombi; la roccia è a tratti ottima, ruvida e compatta, e a tratti assai fragile e delicata (come sul camino del terzo tiro). E’ scontato sottolineare che il caschetto qui è fondamentale, per questo motivo e anche perchè le guglie sono frequentate dalle bestiole, che muovendosi tirano giù di tutto 😉
L’ambiente è molto bello e selvaggio, anche il sentiero di discesa offre panorami interessanti sui pinnacoli del Sengio Alto e sulle sue belle pareti. Tutto sommato una via gradevole per iniziare ad esplorare la zona, divertente e avventurosa.
Un punto di attenzione sull’avvicinamento, che non è per niente scontato, soprattutto per chi non conosce il posto! A noi è stato utile aprire l’app Outdooractive prima di perdere il segnale, che qui va e viene… ma soprattutto va!
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