Via Chiaraviglio-Berthelet al Corno Piccolo: arrampicata con vista sul Gran Sasso

Via Chiaraviglio-Berthelet al Corno Piccolo: arrampicata con vista sul Gran Sasso

PRATI DI TIVO (LOC. LAGHETTO) 1.450 mslm – RIF. FRANCHETTI 2.433 mslm – CORNO PICCOLO, VIA CHIARAVIGLIO-BERTHELET 2.655 mslm – RITORNO DAL SENTIERO ATTREZZATO VENTRICINI – disliv. compl. circa 1.200 m, disliv. arrampicata circa 120 m – III, passi di IV – via lunga alpinistica

La nostra settimana alla scoperta delle catene montuose del centro Italia comincia dal Gran Sasso, al quale arriviamo attraverso un lungo giro in macchina che ci porterà ad attraversare i luoghi fortemente colpiti dai recenti – e meno recenti – terremoti, quali Campotosto, Amatrice, Accumoli.

E’ doveroso menzionarli, ed è altrettanto doveroso e doloroso ricordare che gran parte delle persone che vivono in queste terre si trovano ancora in una situazione a dir poco precaria: cumuli di macerie sono ancora ammonticchiate ai margini delle strade, come se il terremoto avesse colpito da pochi mesi, interi centri abitati rasi al suolo, famiglie “sfollate” e famiglie che vivono nelle baracche, infilate di casette tutte tristemente uguali ai margini di rovine e costruzioni puntellate, quelle che un tempo erano le loro case. Chi ha potuto ha mantenuto aperta la propria attività, ovunque siamo stati accolti con grande ospitalità: vi consigliamo una gita da queste parti, anche perché i luoghi sono davvero bellissimi e meritano di non essere abbandonati a se stessi.

Salendo da Pietracamela, borgo caratteristico ai piedi del Gran Sasso, si può arrivare in macchina sopra ai Prati di Tivo, in Località Laghetto, dove c’è un comodo parcheggio dal quale partono i sentieri che conducono al Franchetti. Si attraversano declivi erbosi, passando di fianco ad un albergo abbandonato (Albergo Diruto) molto suggestivo, giungendo velocemente all’arrivo degli impianti di Prati di Tivo (loc. Madonnina). Da qui il sentiero penetra tra le rocce del versante est del Gran Sasso, immettendosi nel Vallone delle Cornacchie, delimitato da una parte dalla parete ovest del Corno Piccolo e dall’altra dalla bastionata del Corno Grande. Alla sommità del salto roccioso è appollaiato il Rifugio Franchetti, piccino (una 20ina di posti) ma molto accogliente.

Da queste parti l’unica certezza è la variabilità meteo: il primo giorno lo trascorreremo tentando alcune vie sul Corno Piccolo, sul versante del Vallone dei Ginepri, rimanendo… scornati :). I gradi sono piuttosto severi e la montagna non di facilissima lettura: proveremo la Via Gervasutti, sbagliando strada, poi visto l’incombere dei nuvoloni neri, opteremo per una passeggiata fino al ghiacciaio del Calderone, o quel che ne resta, nella bella conca alla base del Corno Grande.

Dormiamo al Franchetti, in compagnia di Zen, un bellissimo pastore abruzzese (attenzione, non maremmano!) mascotte e guardiano del rifugio; il mattino successivo sveglia di buon’ora e partenza per il passo dei Due Corni, a 10 minuti dal Franchetti, con la Via Chiaraviglio-Berthelet come obiettivo.
Avevamo individuato l’attacco il giorno prima e avevamo avuto tutto il pomeriggio per studiarci la parete, tra una nuvola di passaggio e l’altra.

ATTACCO

Superato il passo dei Due Corni (2.547 mslm) si scende brevemente sul versante opposto del Corno Piccolo, costeggiando la bastionata del Vallone dei Ginepri, fino a che non si incontrano due segni verdi triangolari alla base di un canalino con grandi massi che risale la parete.

DESCRIZIONE DELLA VIA

Noi siamo saliti con le scarpe da avvicinamento e, a parte qualche passaggio, in conserva: la via è abbastanza semplice, ben segnata con segnaviavia verdi e frecce tranne che nella prima parte, dove si rischia qualche errore, e prevede almeno una calata (si trovano delle soste già attrezzate, per il resto, ove necessario, la via è da proteggere).

Descriverla a tiri non ha molto senso, visto che in molti punti si cammina tra le rocce.
A seguire la descrizione sommaria, integrata dalle foto scattate nei passaggi più significativi e divertenti.

Dopo le prime rocce, usciti dal canalino alla base della parete, ci si ritrova su una sorta di spigolo dove è presente un chiodo e subito dopo un passaggio con una roccia sporgente; superata questa NON bisogna andare a destra (come abbiamo fatto noi una prima volta, con un dulfer che ci sembrava promettente!) ma verso sinistra, affrontando un passaggio esposto in cui bisogna tenere una grossa lama orizzontale con le mani e abbassarsi in aderenza con i piedi, traversando per un paio di metri verso un canale bello grande tappato da una roccia verticale. Questo muro che fa da tappo è il passaggio più ostico della via, soprattutto se lo si affronta con le scarpe da avvicinamento (è dato III… per noi qualcosina di più!): siamo saliti sfruttando delle prese alte sulla sinistra e i piedi in diedro, fino ad arrivare ad una prima catena che si tralascia per salire ancora di un metro. Forse a destra potrebbe essere più facile… chissà! Si sbuca così in un punto comodo con un’altra sosta, che introduce ad una ampia cengia camminabile (la cengia è sul versante opposto, ben visibile dal Franchetti).

Da qui il percorso è abbastanza intuitivo: si risale la cengia e i segni verdi sono sempre ben posizionati, disegnando la via che, quasi in cresta, passa da un versante all’altro baipassando i torrioncini sommitali (che volendo possono diventare delle varianti per chi volesse tentare la versione integrale).
Non perdetevi la suggestiva “finestra della Chiaraviglio”, che si apre sempre sul versante del Franchetti: praticamente un dolmen naturale con un blocco di pietra incastrato su due pilastroni che incornicia il paesaggio.

Alla base della guglia del Torrione Aquila bisogna calarsi in una sorta di pozzo profondo 4-5 metri, su sosta attrezzata con fettucce per poi proseguire nuovamente per facili roccette e passaggi tra massi, fino ad arrivare in vista di una placca alla base di un altro torrione (il Cicchetti). Qui c’è una una lama orizzontale che taglia nettamente la parete, che a prima vista sembra una esile cengietta da percorrere “in piedi”, ma che presto si restringe e che va dunque tenuta con le mani, abbassando i piedi sulla placca… con le scarpe da avvicinamento non ce la siamo sentita, vista la possibilità di pendolare, optando invece per una breve calata (è presente una sosta attrezzata) fino al sottostante e ben visibile sentiero della Ferrata Danesi.

Sia percorrendo la “Cengia del Pendolo” fino alla fine, sia risalendo con il sentiero si arriva infine ad una parte ferrata che in breve, con qualche scala, conduce in vetta.

DISCESA

Noi abbiamo optato per la normale, visto che sulla ferrata avremmo sicuramente trovato traffico in senso opposto.
Questa riporta agilmente fino alla base della bastionata del Corno Piccolo sempre sul versante del Vallone dei Ginepri: da qui si può risalire fino al Passo dei Due Corni oppure percorrere in discesa la Ferrata Ventricini… che in realtà è piuttosto un sentiero attrezzato, a tratti, con corde fisse. Non avendo visto questo versante durante la salita al Franchetti abbiamo deciso di percorrerlo al ritorno, allungando un po’… e prendendoci un bell’acquazzone pomeridiano!

Ci si ricollega al sentiero di salita in località Madonnina, chiudendo così l’anello.

GIUDIZIO

Bella via, lunga e facile, che proprio per questo permette di godere appieno di un panorama splendido e per noi inedito, che spazia fino al Mare Adriatico.
In generale noi abbiamo trovato le vie sottogradate rispetto agli standard “del Nord”, ma effettivamente i gradi sono corretti se si considera che sono delle classiche alpinistiche, tracciate in anni in cui si arrampicava con gli scarponi e il massimo grado era il VI. Un IV grado al punto più ostico l’avremmo comunque dato, anche se forse le scarpe da avvicinamento non sono state un’idea geniale!

La roccia è un calcare davvero ottimo, anche se ci hanno detto non essere il migliore sul Gran Sasso, e la cosa ingolosisce parecchio: nel nostro programma ci sono però altre escursioni e nuove mete quindi a malincuore salutiamo questa “piccola” montagna, un vero spasso per chi ama arrampicare, con possibilità praticamente infinite su vie classiche e sportive.

 

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