Pizzo Coca – Parete Ovest

Pizzo Coca – Parete Ovest

Pizzo Coca – Parete Ovest (AD+ 65° da goulotte o 55° via classica) – Dislivello: 2100mt – Sviluppo: 12.5km – Valbondione (BG)

Stambecco curiosoLa stagione è quella buona e la voglia di alpinismo è alle stelle per i nostri eroi.
Il Niggah la menava con la Ovest del Coca da circa due settimane e a questo punto a tutti è sembrato sensato dargli retta visto che la neve quest’anno è poca e va sfruttata finché c’è
Per di più la settimana prossima aprirà il rifugio, cosa che porterà le “orde dei barbari” su queste montagne.

Qualcuno ha anche paventato l’idea di farlo in giornata, ma credo che sarebbe stata solo una sfacchinata assurda e senza senso, soprattutto considerando che siamo ad inizio stagione e che non abbiamo ancora sulle gambe i dislivelli importanti che servono per queste megamazzate (o almeno….io ancora non li ho!! :P).

Sta di fatto che decidiamo per la due giorni con nanna all’invernale del Coca e ci attrezziamo per essere al rifugio entro le 18:30 di sabato, in modo tale da trovare spazio tra i 10 posti letto Pappa al Coca. Ma a breve arriverà molta più gentedisponibili nel locale invernale.
E’ andata bene così, ma per un pelo.
Fossimo partiti più tardi avremmo dovuto dormire fuori visto che già alle 19:30 eravamo in 14 persone al bivacco e altri 4 si sono aggiunti in extremis verso le 22.

Sveglia alle 4 e pronti a camminare per le 4:30.
Appena usciti dal rifugio, stellata da brividi sopra di noi!

Ci incamminiamo verso il lago di Coca e una volta raggiunto, stiamo alla sua destra cercando di rimanere il più possibile in quota per non perdere dislivello.
L’attacco del nostro canale è circa più o meno di fronte al Tua del Redorta, quindi un pezzo oltre il lago.
Si vedono dei balzi rocciosi che vanno superati cercando la striscia di neve che li aggira prima leggermente verso destra e poi, giunti ad una conca, piegando decisamente a sinistra in direzione di un evidente canale.

Arrivati alla base di quel canale, ci sembrava corretto salire di lì….
Altri due ragazzi prima di noi erano saliti da lì e ci sembrava tutto giusto.
Ci ha anche raggiunto un ragazzo della zona che ci ha detto che da lì l’aveva già fatta e che era la strada più ripida e divertente.
Lui però è salito nel canale più a destra… 😉

Alla fine, dopo abbondante risalita del canale dritto di fronte a noi, abbiamo visto che i due ragazzi che ci precedevano hanno iniziato a scendere e ci siamo resi conto che da lì saremmo arrivati in un punto roccioso e sfasciumoso della cresta, decisamente poco pratcabile e sconsigliabile con i ramponi e in quelle condizioni.
Facciamo quindi marcia indietro tutti quanti, discendendo dal canale fino alla sua base (non vi dico il giramento di palle, ma credo sia immaginabile… :D) e poi risalita dal canale di destra che CREDIAMO sia la via corretta alla parete ovest.

La goulotte correttaIl secondo canale va stringendosi nel breve diventando una goulotte ed è anche più ripido del primo.
Il pezzo centrale è il più interessante dal punto di vista alpinistico con una balza di una 15ina di metri di ghiaccio sfascioso misto neve con pendenze attorno ai 65°.
Il resto è tutto sui 55°-60° ma senza particolari difficoltà tecniche.

Usciti dalla goulotte, resta ancora un lungo pendio finale che porta fino alla cresta.
Si procede dritti in verticale su pendenze attorno ai 50° e poi si devia a destra fino ad una selletta che porta sulla cresta.
Da lì, seguendo il filo, in pochi minuti si arriva in vetta.

Questa volta, sono stato particolarmente felice di raggiungere la cima perché già al termine della goulotte,onestamente,ero sfinito.
Sono ancora indietro con l’allenamento di gamba e purtroppo questa gita richiede gambra allenata alla pendenza e grande continuità.
Ma a quel punto, non arrivare in vetta sarebbe stato un insulto verso me stesso e verso questa magnifica montagna che volevo conquistare da anni.La croce di vetta
Sapevo che, se non l’avessi finita, me la sarei poi trovata sul groppone degli incompiuti con eterno dramma personale….e così….lemme lemme….sono arrivato in vetta, alla tarda ora delle 9:15 del mattino 😉

Il buon Niggah mi ha atteso sulla vetta 15-20 minuti per non farmi scendere in solitaria e dopo qualche fotazza di rito e un po’ di riposo, abbiamo iniziato la verticale discesa faccia a monte che ci ha portati fino all’uscita della goulotte.
Da lì, abbiamo preso il canale di sinistra (guardando a valle), che non finisce mai e che dopo eterne piccozzate ci ha portati ad una balza rocciosa.
Un’ometto di pietra ci ha condotti più o meno lungo una sensata discesa tra le rocce e gli sfasciumi.
Ad un certo punto, abbiamo cercato di rientrare sulla neve per la parte finale della discesa traversando verso destra (faccia a valle) in direzione di un altro canaletto nevoso.

Raggiunto il canale, scendiamo per una ventina di metri fino a trovarci sulla terminale che purtroppo era aperta e che quindi ci ha costretti ad una strisciata “nel vuoto” appesi alle picche.
Superata quest’ultima difficoltà, ci ritroveremo alla base della goulotte e ci resterà solo da discendere fino alla Conca dei Giganti con un ultimo pendio sui 40-45 per poi finalmente rilassarci ed affrontare con calma il sentiero che riporta al rifugio.

Ci ritroviamo tutti insieme nel prato del rifugio verso le 12:30 e dopo le giuste pause, un po’ di pappa e la riorganizzazione degli zaini, affrontiamo gli ultimi 1000 metri di discesa verso la macchina, che comunque, dopo quella bella mazzata, avremmo tutti voluto evitare con un lancio da basejumpers verso valle… 😉

Pucciatina di piedi nel Serio prima di rientrare e poi tutti al bar della bocciofila a bere una birretta di festeggiamento e a godere di un po’ di sole, visto che buona parte della giornata l’abbiamo passata su una parete in completa ombra e con temperature freschine.

Gita molto apprezzata da tutti, soprattutto per la meraviglia che regala la Conca dei Giganti a livello di paesaggio.
Ci si rende conto immediatamente di essere in una sorta di tempio dell’alpinismo e osservando gli splendidi canali del Redorta si rimane quantomeno con l’acquolina in bocca!

Il Coca di suo, affrontato da questo versante, regala una salita di continuità e soddisfazione e con un paesaggio in vetta davvero mozzafiato.
Tecnicamente non c’è nulla di complicato, ma la vetta di questa montagna merita grande rispetto per la sua imponenza, per la verticalità che va affrontata lungo tutto il tragitto e per il fatto che non molla mai…neanche in discesa.

Finché non sei giù non ti puoi e non ti devi rilassare.

Tanta roba. Molto soddisfatto.
Ora puntiamo al Tua sul Redorta.
Ma almeno per quel che mi riguarda, se ne riparla al massimo l’anno prossimo, stesso periodo… 😉

Godetevi le fotazze

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