LIZZOLA (BG) 1.262 m s.l.m. – MONTE SASNA 2.229 m s.l.m. – Canale Centrale – Alpinismo Invernale – Difficoltà D (80° max, AI 2+/II) – Dislivello 1000m circa – Sviluppo canale 700 m circa – Sviluppo complessivo 9.5 km – Esposizione Nord-Ovest
Gita fantastica per tutti gli amanti del ravanage sur l’herbe! 😜
Scherzi a parte, la prima parte del canale e l’ultima erano anche in buone condizioni, ma sul salto centrale della parte superiore (ovviamente il pezzo più duro…) beh, lì abbiamo fatto grass tooling!
Ma partiamo dal principio: l’idea era quella di fare un canale sul Monte Crostaro e se non lo avessimo trovato in condizioni, cosa che in effetti è successa, decidere lì per lì puntando su qualche alternativa che immaginavamo ci fosse.
Sapevamo che, vista la quota e il caldo delle ultime settimane, poteva andarci male.
Il Couloir del Crostaro lo abbiamo trovato praticamente allo stato liquido, quindi abbiamo fatto dietrofront tornando verso il Sasna, dove avevamo adocchiato una cascata che sembrava formata e l’attacco di un canale con una cordata già impegnata nella salita. Alla fine opteremo per il canale, risalendolo con buon divertimento fino alla fascia nevosa mediana più abbattuta che si trova circa a metà della montagna.
Qui con il senno di poi saremmo dovuti scendere per attaccare magari la cascata che avevamo visto alla base, concludendo così la giornata. Invece ci siamo fatti ingolosire e – nonostante già dal basso si vedesse che il salto roccioso della parte superiore di canale fosse scoperto – siamo risaliti fino alla base della goulotte per vedere da vicino come fosse messa. Ecco… era messa male: ma la speranza è l’ultima a morire e a volte annebbia la mente 🙂
Magari più su migliora…
Magari è solo questo pezzo…
Ma sì proviamo a salire…
Ecc ecc
Saliamo, sì, ma trovando condizioni ancora peggiori di quelle che ci aspettavamo: probabilmente la slavina che avevamo risalito per raggiungere la goulotte aveva portato via anche tutto il ghiaccio e la neve presente nella strettoia, lasciandola totalmente secca, con massi instabili e zolle erbose marce “non portanti” 😀 😀 😀
Ne usciremo vivi e fortunatamente nella parte alta dove la pendenza si abbatte troveremo anche il canale in condizioni decenti, coperto da neve portante, tale da poter essere risalito senza problemi fino alla cima.
Che dire, è stata un’avventura degna dell’armata brancaleone, ma dopo questo exploit si prevede la diserzione di alcuni dei suoi membri😉.
Avvicinamento
Il punto di partenza è la località di Lizzola, frazione del comune di Valbondione, in Val Seriana. Alla fine del paese vi sono diversi parcheggi gratuiti, uno dei quali si trova proprio in prossimità del Quartiere Valletera dove si stacca la mulattiera che porta verso le Piane di Lizzola, costeggiando il vicino torrente.
In falsopiano la mulattiera prosegue superando alcune baite, per poi diventare sentiero, normalmente battuto anche in inverno da camminatori, ciaspolatori e scialpinisti.
Il primo rilievo montuoso sulla destra è il Monte Sasna, mentre proseguendo si arriva sotto le pendici del Monte Crostaro, dove si trova l’attacco del Couloir omonimo, poco dopo un ampio canale (45 minuti dal parcheggio).
Sotto il Sasna invece è presente una cascata già ben visibile dal sentiero e subito prima l’attacco del Canale Centrale, incassato tra due pareti rocciose e raggiungibile in pochi minuti dal sentiero stesso (25/30 minuti dal parcheggio).
Canale Centrale del Monte Sasna
Salire il morbido pendio iniziale tra le rocce che conduce nel nostro caso ad un primo saltino ghiacciato di pochi metri.
Da qui decidiamo di procedere in conserva corta e affrontiamo il primo e il secondo saltino mettendo una vite di sicurezza…non strettamente necessaria, ma certamente utile alla progressione (se legati in cordata).
Il canale procede con brevi e divertenti balzelli di ghiaccio (max 2) intervallati da tratti appoggiati e semplici fino ad uscire su un ampio pendio innevato che nel nostro caso era totalmente ricoperto dai resti di un’enorme slavina (purtroppo venuta giù proprio dalla parte superiore del nostro canale).
Per evitare di camminare sulle fastidiose palle di ghiaccio della slavina, abbiamo risalito il pendio procedendo dritti per poi immetterci nella seconda parte del canale attraversando a sinistra poco prima che lo stesso riprenda ad incassarsi tra le rocce.
Dopo alcuni metri su pendenze attorno ai 45°, si arriva al punto chiave della salita: un tiro di oltre 50 metri che presenta un diedrino iniziale seguito da una seconda parte molto verticale e quasi del tutto improteggibile (utili friend, cordini e volendo anche un paio di chiodi da roccia, almeno nelle condizioni drammatiche in cui l’abbiamo trovato noi) con una pendenza di oltre 80°, nel nostro caso su instabili zolle d’erba e rocce spesso rotte.
Superata la parte più dritta del muro, le pendenze si abbattono leggermente ma per riuscire a fare una sosta bisogna proseguire fino ad un piccolo alberello o addirittura fino a delle rocce + alberello ancora più a monte (circa 55 metri dall’attacco del tiro).
Fate molta attenzione a come realizzate la sosta perché né le rocce né gli alberi danno grandissime garanzie di stabilità.
Usciti dal tiro, si supera il piccolo risalto roccioso e ci si ritrova nella parte superiore della montagna, dove è possibile proseguire la salita immettendosi nuovamente in un canale che procede dritto di fronte, con pendenze costanti e qualche piccolo saltello verticale (mancano circa 150-200m alla vetta).
Nel finale ci si ritrova di fronte a 4 grandi corpi rocciosi e ci si infila esattamente nel centro, uscendo poi in cresta seguendo il pendio che aggira le ultime rocce a sinistra.
Volendo giocare ancora un po’, si può prendere anche la linea più incassata fra le rocce sulla destra, con qualche saltello in più, uscendo comunque a pochi metri dalla croce di vetta.
Discesa
Dalla croce di vetta del Sasna, si segue la cresta verso ovest che con un paio di leggeri sali-scendi porta in breve al Passo della Manina.
Proseguire ancora in cresta e poco prima di raggiungere la Cappella della Manina (già ben visibile dalla cima, impossibile sbagliare) si segue la traccia che scende verso sud-ovest e che passa su uno spallone boschivo per poi scendere dolcemente verso Lizzola, a pochi passi dal parcheggio dove si è lasciata la macchina.
Giudizio
Per noi è un po’ difficile dare un giudizio oggettivo su questo itinerario perché il pezzo chiave l’abbiamo trovato in una condizione ai limiti del percorribile (e dannatamente pericolosa!), quindi nonostante il resto della progressione sia stata molto divertente, alla fine è rimasto un po’ di amaro in bocca a tutti.
Vista la quota non elevatissima, sicuramente il periodo migliore per salire questi canali è attorno a gennaio-febbraio, quando fa più freddo ed è più probabile trovare il tratto chiave ghiacciato e vagamente solido.
Condizioni a parte, l’ambiente è davvero splendido, ricco di possibilità e alternative, sia per il ghiaccio sia per lo scialpinismo, e la linea di cresta sommitale regala una vista stupenda su Coca, Redorta e Presolana.
Inoltre, i dislivelli sono “moderati”, sempre inferiori ai 1000 m, cosa rara sulle Orobie! Motivo per il quale si tratta di gite che possono essere fatte anche quando non si è ancora al top della condizione fisica, ma sicuramente è meglio essere in palla almeno con quella mentale!😅
Segnaliamo inoltre che sia per il canale del Monte Sasna, sia per il Couloir del Crostaro, c’è la possibilità di “abbandonare la nave” una volta superata la prima parte.
Raggiunti i morbidi pendii centrali, basta seguirli verso ovest per trovare prima o poi la traccia che riporta verso il passo della Manina e successivamente di Lizzola (neve sfondosa permettendo, ovviamente!😉
Per chi lo gradisse, qui trovate la traccia GPX e KML del nostro percorso.
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