Ferrata al Cristo di Maratea, tra mare e montagna

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Maratea (PZ), 300 m s.l.m. – Cristo Redentore del Monte San Biagio, 623 m s.l.m. – difficoltà PD – Sviluppo compl. anello 5,3 km circa – Sviluppo ferrata 350 m – Dislivello ferrata 150 m – Esposizione O-N/O

Durante il nostro troppo breve soggiorno in Basilicata, nella zona di Maratea, abbiamo avuto modo di stupirci di non poche cose… una tra queste il fatto che qui esiste una statua alta oltre 20 m posta sul monte San Biagio, che domina la cittadina e il Golfo di Policastro, tanto simile al più noto Cristo Redentore di Rio de Janeiro.

E quale miglior modo di raggiungerla (e trovare le differenze tra le due) di una ferrata?!

Questa del Cristo Redentore è la quinta via ferrata della Basilicata, inaugurata appena nel 2021, ma siamo certi che in questa terra dove le montagne la fanno da padrone, altre ne verranno.

L’attacco si raggiunge direttamente dal centro di Maratea, cosa che la rende facilmente accessibile e un’ottima scusa per visitare il borgo, un’intricata ragnatela di vicoletti molto suggestivi. Il panorama è unico, con una vista incredibile sul Golfo di Policastro (nelle giornate più terse si riescono a vedere anche le Isole Eolie!)

sede Ivy Tour a Maratea

In questo caso, facendo parte del Press tour del progetto “P.A.R.T.I. Basilicata” (alias Piano di Azione per la Ripresa del Turismo in Basilicata, finanziato da APT Basilicata e Regione Basilicata) abbiamo avuto dei ciceroni d’eccezione: una guida alpina, Oreste, che ha accompagnato al “battesimo delle vie ferrate” alcuni nel gruppo che non ne avevano mai fatte, e Donato, guida escursionistica – e molto altro – che ci ha raccontato di tutto e di più sulla statua e sui sottostanti boschi, letteralmente ricoperti da ciclamini.

Se volete essere accompagnati, anche solo per non limitarvi all’aspetto meramente sportivo della via ferrata in sé volendo invece approfondire gli aspetti culturali e naturalistici del territorio, potete rivolgervi a Ivy Tour, dove oltre alla competenza e alla passione, troverete anche l’attrezzatura necessaria 😉

Noi abbiamo fatto un anello che parte dal centro di Maratea, sale al Cristo Redentore con la ferrata e poi ridiscende attraverso il Sentiero dei Carpini.

Avvicinamento

Dal centro di Maratea si può risalire a piedi fino al Cammino di San Biagio, santo patrono della città, il cui sentiero ufficiale si stacca dall’ultimo tornante degli otto che a ovest del borgo risalgono verso Santa Caterina.

Dopo pochi minuti e un dislivello minimo su scalinata e sentiero si arriva al bivio per la ferrata, indicato da apposito cartello esplicativo. Chi non volesse percorrere la ferrata può proseguire lungo il sentiero fino alla cima del Monte San Biagio e alla statua del Cristo Redentore.

Via Ferrata al Cristo Redentore

La prima parte alterna brevi divertenti muretti verticali e tratti camminabili (sempre con cavo di protezione), con parecchie staffe per aiutare la progressione.

Segue un tratto in cresta, mooooooolto panoramico, con un orizzonte che si apre sempre di più mano a mano che si sale: è praticamente un sentiero con brevi risaltini di roccia, un calcare gripposissimo tra l’altro! Il Cristo è praticamente sopra di noi e viene da chiedersi dove siano i due ponti tibetani che lo precedono… ebbene, eccoli qui!

Il primo è il più lungo dei due, attraversa un canalino erboso per raggiungere l’opposta parete, che si risale brevemente e dietro alla quale è nascosto il secondo ponte, più corto ma con tratto successivo in leggero strapiombo dunque fisicamente più impegnativo.

Chi volesse evitare i ponti tibetani può utilizzare il sentiero che si trova subito a ridosso del primo ponte, che porta velocemente sulla cima del San Biagio. Se ve la sentite però noi consigliamo di farli, perchè sono la parte più divertente della ferrata: anche l’ultimo tratto, più fisico, è affrontabile in serenità essendo breve ed estremamente “ferrato” 😛

Si arriva così ai piedi della statua del Cristo… che SORPRESA! ci volta le spalle!!!
C’è una ragione, ma vi lasceremo scoprirla sul territorio 😀

Discesa

Una volta riempiti cuore e occhi con la vista del golfo e l’incredibile blu del mare, si può fare una capatina fino alla Basilica di San Biagio appena sotto la statua, ma in realtà il sentiero dei Carpini, ovvero il nostro sentiero di discesa, si stacca prima, a sinistra, lungo il percorso lastricato che conduce dal Cristo alla chiesa.

Il sentiero scende dolcemente nel bosco, dove vi aspettereste di trovare una prevalenza di carpini… ma, invece, troverete soprattutto ornielli! Nel nostro caso il terreno era coperto di ciclamini, una fioritura incredibile.

Si arriva senza possibilità di smarrirsi fino alla suggestiva e antica chiesina della Madonna delle Grazie, dalla quale continuando a scendere si raggiunge nuovamente il centro di Maratea.


Prima del “giudizio” e delle foto la poco edificante storia nella storia: come volendo fare i fighi sul ponte tibetano (don’t try this at home!) si perde lo smartphone, per poi recuperarlo con una bella calata fuori programma 😉

Giudizio

Ferrata assai panoramica in ogni suo punto, breve, non difficile e ben attrezzata (fin troppo visto che il calcare è eccezionale!) dunque adatta anche a principianti. E’ un ottimo modo di esplorare l’ambiente, divertendosi senza eccessivo impegno fisico, osservandolo da punti di vista inediti: noi amiamo particolarmente le terre dove la montagna bacia il mare, e su questi 33 km di costa scarsi in Basilicata accade proprio questo miracolo!

Vi sono enormi potenzialità in questo territorio: al di là del mare, sul quale è inutile spendere parole, le montagne e l’interno ci hanno piacevolmente stupito e sono ancora – purtroppo o per fortuna – assai poco conosciute; la speranza è che le attività outdoor a basso impatto (come l’arrampicata, l’escursionismo, il cicloturismo) possano svilupparsi nell’ottica della consapevolezza e della sostenibilità.

Noi consigliamo di portarvi, oltre al costume da bagno, anche l’attrezzatura montagnina 🙂


PS: c’è una falesia poco lontano, che non abbiamo potuto provare per mancanza di tempo, ovvero la Falesia Capo La Grotta: a giudicare dal colore della roccia si tratta di calcare strapiombante… forse se l’avessimo provata avremmo preso delle gran pannocchie! L’altra falesia vicina è quella di San Biagio, sempre calcare, dove ci dicono esserci anche dei 5b di scaldo, per brocchi come noi.

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Disclaimer

Attenzione: Le attività che si svolgono in montagna quali alpinismo, arrampicata, scialpinismo, ma anche il semplice escursionismo possono essere potenzialmente pericolose: la valutazione del rischio spetta alla responsabilità di ognuno singolarmente, in base alle proprie condizioni psico-fisiche e alle condizioni ambientali. Relazioni e descrizioni all'interno del blog sono frutto della nostra personale esperienza, possono contenere imprecisioni nonostante la nostra attenzione; le foto e i video possono essere utilizzati esternamente solo a fronte di richiesta e autorizzazione scritta.

2 risposte

  1. Greta Dealessi

    Che bellissima esperienza ragazzi. Avevo una gran pausa che si è trasformata prima in adrenalina e poi in soddisfazione. Il top è stato condividerla con un gruppo così bello!!

    • Erica Bagarotti

      Ciao Greta!
      sì, i compagni in montagna fanno la differenza, sia durante l’attività sia nel post 🙂
      la gran paura nel tuo caso se n’è andata quasi subito: basta vedere le foto!!!

      buon tutto e speriamo di rivederci presto (magari su un’altra ferrata, chi lo sa!)

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